Andiamo in Uruguay Giovani

 

 Casa Cafarnao

... un pò di storia

 

L’AUG è presente in Uruguay con una missione permanente dall’aprile 2000 quando ha aperto “Casa Betania” nella città di Melo e nella omonima diocesi, con Rosa e Caterina. Successivamente ha aperto “Ain Karim”, in campagna, a 7 km dalla città di Melo.

Dopo casa Betania e Ain Karim nasce ora “Casa Cafarnao”, sul mare, sull’Oceano Atlantico e non perché l’Aug si sia data al turismo, anzi…:tante volte nelle zone turistiche la ricchezza che si vede abbaglia e nasconde tanta povertà (che non si vede).

E’ questa la realtà specialmente di alcune zone de La Paloma, precisamente del barrio Parque dove appunto l’Aug il 1° maggio c.a. ha aperto la casa Cafarnao. Siamo qui in un’altra diocesi, quella di Maldonado-Rocha, la più povera di clero di tutto l’Uruguay.

I contatti tra la missione di Villa Betania e il parroco de La Paloma, che ha anche una parrocchia nella città di Rocha a 30 km da La Paloma, c’erano già stati nel 2005-2006. In quel periodo, mentre l’internato di Villa Betania era al secondo anno di funzionamento, i missionari permanenti si erano resi conto della necessità di far fare durante l’estate ai ragazzi interni un po’ di vacanze sane, respirando aria buona anche perché per loro l’interruzione dei tre mesi estivi con rientro nelle proprie famiglie era troppo lunga. Così insegnava l’esperienza del passato: infatti alla riapertura del nuovo anno scolastico, i ragazzi rientravano nell’internato in condizioni penose sia dal punto di vista fisico che del comportamento.

      Però Melo è molto distante dal mare (320 km) e si voleva trovare presso il mare un punto d’appoggio e un alloggio adeguato perché gli alberghi sono troppo costosi. Perciò, attraverso la Curia di Melo, ci si è messi in contatto col parroco de La Paloma, Padre Francisco, il quale si è mostrato subito molto accogliente e disponibile a collaborare con la missione di Villa Betania.

        Così nel febbraio 2006 Padre Mimmo, Rosa e i sette ragazzi interni hanno avuto la possibilità di trascorrere 15 giorni nella zona de La Paloma e di respirare aria buona, alloggiando nel salone adiacente la parrocchia, fornito di bagno e cucina. P. Mimmo celebrava ogni giorno la Messa perché il Padre Francisco non riesce a essere presente sempre, avendo anche la parrocchia in città e altre cappelle sul Lido. La gente del posto si è dimostrata subito ospitale e ha accolto con simpatia la “muchachada”.

        Vivendo lì, anche se per pochi giorni, ci si è resi conto della necessità di una presenza di Chiesa sia a La Paloma, sia soprattutto nelle altre zone della stessa parrocchia, che si popolano molto in estate, ma che anche durante l’inverno hanno una popolazione stabile.

La necessità di una presenza pastorale a La Paloma si era vista da subito in forma chiara, come anche quella di un lavoro di promozione umana, considerando che nei mesi invernali non esiste alcuno sbocco lavorativo nella zona. La possibilità di avviare qualche attività di promozione umana dovrà essere verificata sul posto per individuare insieme alla gente del luogo quella più opportuna e realizzabile. Ciò non esclude la prospettiva che questa casa, ora da noi aperta, diventi punto di riferimento, durante l’estate, per i giovani delle altre missioni.

L’idea di aprire un’altra missione era già da tempo nell’animo dell’Aug. Ora, dopo la conoscenza de La Paloma  si presentava l’occasione opportuna e nel 2007 per i suoi 10 anni l’Aug ha deciso senza ulteriori indugi di dare forma concreta a questa idea. Dopo un colloquio col Padre Francisco, che già aveva individuato una zona molto bisognosa dove l’Aug poteva fare bene ( il barrio Parque) si è stabilito un incontro col Vescovo  del posto, Mons. Rodolfo Wirz, che è avvenuto l’11 febbraio 2008.

Il Vescovo è stato ben felice di poter avere nella sua diocesi, tanto bisognosa sia sotto l’aspetto materiale, sia sotto quello spirituale, i missionari che lavorassero soprattutto con i giovani.

Il barrio Parque è il più povero di tutta la zona de La Paloma, è ai margini dello sviluppo e del benessere che hanno toccato altre zone: è un barrio prevalentemente di pescatori, che prima abitavano in capanne sulla spiaggia, finché l’Intendenza ha costruito per loro delle case più stabili. E’ nato così questo barrio, dove, entrando, ci si riempie di terra, perché le strade non sono asfaltate e dove tante altre carenze di varia natura e tante altre forme di miseria saltano subito agli occhi; il cuore si stringe  per lo squallore che c’è in giro: non una casa finita, non un negozietto che si possa definire tale, nessun servizio, neanche la scuola elementare.

I missionari dell’Aug, pur avendo coraggiosamente  deciso di venire qui senza esitare, non hanno neanche il posto dove andare a vivere: bisogna costruire tutto da zero.

E oltre a edificare materialmente, c’è la ricostruzione morale e religiosa da fare. Attraverso l’oratorio, con un po’ di giochi e il merendero che si spera di poter aprire al più presto, si cercherà di avvicinare i ragazzi per iniziare con loro l’opera di Nuova Evangelizzazione, annunziare Cristo Salvatore non solo con le parole ma anche con le opere, andando pure incontro per quanto possibile alle necessità materiali di questi fratelli.