Andiamo in Uruguay Giovani

Raduni A.U.G. anno 2000


Raduno Gruppi A.U.G.
Casa Emmaus
10/07/2000


Presenti: Don Mimmo, Giuseppe Colistra e Maria ( Casa Emmaus ), Francesca, Nathalie, Morena, Francesco ( Zangarona ), Rosy, Aurora, Annamaria ( Nicastro ).

Don Mimmo: sono stato sul punto di non fare il raduno, per l’assenza della Sardegna; mi sembrava inutile, vista la totale indifferenza loro. Abbiamo sconvolto l’organizzazione dei campi estivi per loro. Dico queste cose perchè voglio che restino scritte. Non so se leggeranno questo comunicato perchè se avessero letto l’altro, o sarebbero qua, o sarebbero fuori dall’A.U.G.
Poi ho deciso di farlo per alcuni motivi: ho riletto una lettera di Rosa nella quale fa la storia del suo essere in missione, una storia costellata da momenti negativi, di sofferenza che l’hanno portata alla sua permanenza in missione. Questa lettera e il Vangelo di ieri, mi hanno fatto pensare di fare lo stesso il raduno, perchè è un momento grave questo che stiamo vivendo, per vari motivi.
L’uscita di Giuseppe Falvo, che a me ed anche ad altri ha pesato moltissimo, è un motivo. E’ stato onesto nel dire che non se la sente di andare avanti in questo cammino, è il primo ragazzo che è così onesto, gli altri se ne sono andati o senza dire niente, o scaricando tutte le responsabilità sugli altri. Mariangela per esempio, è andata via, non ha detto chiaramente che è colpa mia, ma a chi le chiede, dice di chiedere a me, quindi..... nell’A.U.G. bisogna seguire uno stile; se l’attegimento di Mariangela crea problemi allo stile A.U.G. e lei non se ne rende conto...proprio per questo io ho dovuto porre i puntini sulle “ i ” ; lei non c’è stata e se ne andata: la frase con cui ha chiuso il nostro incontro è stata: “ a queste condizioni io non ci sto ”.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso e farmi pensare di non fare il raduno è stata la Sardegna che non viene, loro vengono ad accompagnare Massimo come un fatto privato, personale, non vengono al campo, vengono in gita.
Il Vangelo di ieri, la lettera, mi hanno fatto cambiare idea e ho reimpostato il raduno nella notte tra sabato e domenica.
Avrei dovuto parlare del gruppo e della missione, ma a chi? Se proprio chi ne ha più bisogno non viene?
Così l’ho reimpostato perchè il Vangelo parla del fallimento nella predicazione e della necessità di annunciare lo stesso almeno la Speranza!
La Sardegna deve un pò definire che cosa fare, hanno un partente, ma a me è venuto il dubbio se Massimo è un partente A.U.G. a no. Chi non è al raduno non è A.U.G., come chi non è alla riunione in gruppo non fa parte del gruppo.
Ho ripensato al raduno delle Tre a e ho aggiunto Due u e Una g.

Le Due u:

Unire

Uscire

UNIRE: Se non uniamo le forze, senza fare gruppo, senza uno stare insieme di gruppi che lavorano per gli stessi poveri, senza unità di fondo, si può fare solo elemosina.
Il problema del raduno sardo era: non abbiamo soldi e non apriamo la missione, senza tener conto del bisogno dei poveri. Ma l’A.U.G. sente ormai quei poveri come parte della famiglia e quindi non si può pensare solo ai soldi bisogna mettere in moto tutti i sentimenti, il dovere, il cuore la mente di uomini che amano, sono una famiglia e ... proprio per questo restano uniti anche nelle difficoltà che possono essere i soldi, ma restano uniti come famiglia e fanno l’impossibile per continuare a essere Aperti, aperti nello spirito A.U.G. Andando e Amando!
Questo lo possiamo fare solo se c’è Unità e allora nell’A.U.G. è assolutamente necessario fare continuamente lo sforzo dell’Unire ( le persone nel gruppo, i gruppi tra di loro, i gruppi con la missione, con i poveri, con... Unire sempre Unire! ).
Se non c’è Unità si può anche Aprire, ma ognuno apre la sua finestra e vede cose diverse, se non cè un punto in comune non ci ritroviamo, il punto in comune sono i poveri.
Io vorrei dire che il punto in comune è Gesù, però non ho il coraggio di dirlo, per la mia vita, per i miei peccati, anche se vedo che alla domanda: dove andare?, Gesù interviene. Molte volte ho come l’impressione in tutta la mia vita che sia Gesù che fa lo sforzo del restare Unito a me, io tante volte è come se Lui nonostante i miei limiti, le mie promesse tante volte non mantenute, insomma i miei peccati continui ad Amarmi così tanto da voler restare unito a me e quindi mi segue, quando mi allontano mi aspetta, mi punzecchia perchè riprenda il cammino, in una parola comunque non abbandona la presa. L’unità è una cosa difficile da raggiungere ci vuole tanta buona volontà e solo chi Ama di più è capace di creare Unire. Come vedete i soldi... in questo sono proprio l’ultina cosa, la domanda resta l’Amore! Quanto Amo? I poveri, Gesù... questo mi spingerà a fre famiglia, gruppo, A.U.G. ad Unire.
L’Unirsi serve per portare il peso dei poveri. L’Unirsi sono i gruppi. L’Unirsi sono i gruppi. Chi non vuol fare A.U.G. se ne vada, è meglio essere pochi, ma UNITI, che essere 100, ma dispersi. Mi piace qui ricordare che anche Gesù su questo è stato abbastanza chiaro “ Chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua ”.
Conservare l’Unità pur nella varietà è una cosa difficile solo un grande ideale ti può aiutare a farlo. Guardate gli apostoli... che varietà, ma che Unità.
Nessuno si preoccupi dei soldi, anche se siamo pochi, punzecchiando e sensibilizzando, i soldi arrivano, quello che dobbiamo sempre salvare è lo Spirito.
La scelta è sempre personale, alla fine sono sempre io che decido di starci o no e questo vale per tutta la vita, io sono prete e ho scelto per tutta la vita, ma se non lo scelgo anche oggi e domani e dopodomani e sempre che cosa significa per tutta la vita? A un certo punto dell’A.U.G. mi sarà richiesto di fare un passo in più, la partenza mi mette certamente in una prospettiva diversa nei riguardi della missione e allora magari potrò anche dire sto in missione come permanente, come Rosa e Caterina, essere permanente è scegliere per oggi, domani e dopodomani, per sempre, penso che questa decisione del “ per sempre ” sia un grande aiuto per costruire una vita felice, e questo lo dico per qualsiasi cosa non solo per l’A.U.G. anche nei momenti di difficoltà che pur potranno esserci sempre io posso fare riferimento a questa forza che è dentro di me e che è la scelta della vita.
In questa scelta che resta personale sempre dobbiamo tenere presente che lo stile e comune, la mia scelta io la vivo nel gruppo, il gruppo la vive con gli altri gruppi, è l’essere famiglia, è l’unità. Per fare A.U.G. l’idea dell’Unità è essenziale; altrimenti scelgo di fare altro.
Anche nell’Amare la cosa non funziona, è un amare per interesse, i poveri li amo finche mi servono o non mi creano eccessivi problemi. L’idea dell’Unire è importante anche per la Terza A.
Senza l’unità, la famiglia, l’Amore può essere solo l’Amore di oggi.
USCIRE: non è lo stesso di Aprire!
Aprire è accorgersi di un mondo, di una situazione; Uscire è andare verso questo mondo, queste situazioni, Uscire è fare uno sforzo! Io posso Aprire e vedere quello che c’è ( ed è già molto ), ma il passo decisivo è fare tuo quello che c’è per avere ulteriori possibilità di apertura.
Lo sforzo dell’Uscire si manifesta così: la scelta personale se è accompagnata dall’Uscire, mi porta a fare gruppo. Se resta solo una scelta personale rischia di non poter essere vissuta, non mi porta ad uscire da me stesso.
L’Uscire è combattere continuamente la grande tentazione di egoismo, di chiusura che c’è in noi, una tentazione che potrebbe addirittura esserci nelle cose buone.
E’ necessario quindi andare in gruppo ( il lavoro nel tempo libero ) andare a trovare gli altri gruppi ( scambiarsi aiuto in alcune attività, piccole raccolte mensili fatte insieme o altro ) andare ai campi di lavoro, partire per la missione. Sono tutti piccoli passi che mi aiutano ad Uscire da me stesso. L’Uscire riesce a far crescere i gruppi, a fare altri gruppi partendo anche solo dalla propria esperienza personale.

L’Uscire crea l’A.U.G. passo dopo passo !

Faccio un esempio: Molte Congregazioni religiose si sono aperte alle Missioni perchè stavano morendo, non avevano magari come carisma iniziale questo della missione, ma hanno capito che Uscire da certe sicurezze era necessario. Questo passo è stato abbastanza facile per le congregazioni religiose, in fondo ce l’hanno scritto nel dna la Chiesa è Missionaria, quindi è una vocazione generale della Chiesa; per noi che siamo nati con questa voglia dell’Andare l’Uscire acquista un significato particolare sotto l’aspetto personale che è essenziale comprendere e fare proprio. Se non si esce si muore come persona e come gruppo. Se non si va, si muore.
Faccio un esempio con Giuseppe Falvo, leggetelo in senso positivo: Giuseppe Falvo ha capito il meccanismo dell’Uscire, ma ad un certo punto della sua vita ha deciso di chiudere. Ha chiuso con l’A.U.G. io spero che trovi la sua strada e possa essere felice, ma prima o poi dovrà decidere di Uscire per essere felice.
Ora voglio dire che questo meccanismo del chiudere, ( che può sempre accadere, ricordate San Filippo Neri? “ Gesù mio tieni la tua mano sulla mia testa se no Pippo tuo si fa turco ), non mi fa paura, mi fa paura quando si tenta di nascondere, di paludare il non voler scegliere, il non volersi prendere le responsabilità. Nascondere gli ostacoli a se stessi, il far finta che non ci sono ostacoli, difficoltà, paure, sofferenze, desideri diversi, il non metterli in comune non serve a molto ad un certo punto si soffoca e le cose scoppiano. Chi se ne va e scarica le responsabilità io li capisco perchè non mettono in comune gli ostacoli, i problemi e poi non ce la fanno e scoppiano.
Spero sempre che nel continuare a camminare riescano prima o poi a Uscire e vivere! E per chi resta ricodiamo che bisogna continuare ad Amare, sempre!
Nei raduni si fissa la linea, quindi se qualcuno vuole dire qualcosa, aggiungere, commentare lo faccia.
Niente da dire e Don Mimmo ci concede una pausa in cui ognuno pensa a cosa potrebbe significare la “ G ”.
Le cose pensate sono: Gastimare ( bestemmiare ), guardare avanti, giocare, gioire.
Don Mimmo: Vince chi ha detto GIOIRE.
Una g:
Gioire

Gioire: Io avevo pensato all’entusiasmo, ma l’idea della gioia è più profonda dell’entusiasmo, è molto di più, se volete è un entusismo permanente che ti fa vivere una vita felice sempre anche nella sofferenza e nei problemi.

Vivere l’A.U.G.
è possibile solo con la
Gioia
se non si prova gioia
non si può fare questo cammino!
 

Noi facciamo cose che agli altri sembrano fuori dal mondo, che sembrano incomprensibili ( quasi nessuno fa oggi la raccolta stracci, dal punto di vista dei soldi non conviene, o cose di questo tipo ). Oggi il mondo giovanile mi sembra più chiuso di 35 anni fa, allora sembrava aperto, credevamo di poter cambiare il mondo, i giovani speravamo e ci davamo da fare per cambiare il mondo. Dico sembrava perchè a vedere come molti sessantottini si sono poi seduti su scrivanie mi viene istintivamente dire sembrava; l’apertura vera c’è sempre e dipende poi da un uscire.
Ma... a prescindere da una situazione sociale che può più o meno facilitare una situazione, comunque in un cammino di questo tipo se manca l’entusiamo costante non si va avanti.
Oggi tante volte sembra che manchi l’entusiasmo del momento, sembra che i giovani non sperano più, ma presto scoppierà qualcosa che ci farà vedere che non è così.

Per fare A.U.G.
ci vuole quindi GIOIA
che traduco con
ENTUSIAMO COSTANTE

che significa che io sono contento sempre, anche quando le cose vanno male, spero cristianamente, per costruire, non spero senza però fare niente.
GIOIA = riprendere il cammino anche dopo una caduta, dopo il fallimento del momento.
Io sono contento sempre anche quando ho la senzazione del fallimento, come adesso per esempio, certo non si vede sulla faccia, ma sono contento e mi preparo alle prossime battaglie.
 

Se guardo la mia vita vedo che lo stile di vita scelto nel ‘68 non è cambiato, i modi si, sono stati fatti tanti passi avanti, scelte successive che mi hanno aiutato a capire meglio e a vivere meglio, il sacerdozio per esempio, a quei tempi molto contrastato nell’O.M.G. e da me desiderato come servizio alla missione e ai giovani della Calabria, il sacerdozio stesso ha richiesto ulteriori passi e scelte, come è normale nella vita, ogni passo rende possibile e alcune volte necessario un altro passo.
Così si va avanti con Gioia, in fondo cosa può succedere? al massimo la morte, ma noi cristiani crediamo nella resurrezione, quindi... così alcuni gruppi scompaiono e altri ne possono sempre nascere, alcuni possono fare scelte diverse, ma altri riprendono le fila, certo la fedeltà è importante per tutti, fatte delle scelte quando queste sono forti molto dipende dalla fedeltà di chi ha fatto la scelta, tutti dobbiamo stare attenti a questo, tutto il resto si aggiusta.
Già nel 1980 P. Ugo mi aveva detto che dovevo fare una missione mia, che con il Marañon, che non potevo essere legato a quelle dell’O.M.G. Allora non ho avuto la forza necessaria per il passo, ho avuto paura? Si! c’è da avere paura di un passo così, ma quanto tempo si è perduto!
Se avessi avuto dentro di me un pò più di gioia....! Oggi la missione c’è con persone che vi hanno dedicato la vita: Betania e Casa Emmaus. La presenza della missione permanente crea la necessità dell’entusiasmo costante che è la gioia. Ripeto questo cammino si può fare solo con questa idea di fondo della gioia.
Cammino significa un passo dopo l’altro, camminando l’orizzonte può

cambiare... fra 10 anni riprenderemo queste cose, magari le dovremo correggere, migliorare nell’espressione, ma credo che lo spirito che animerà il cammino sarà lo stesso. Non dobbiamo avere schemi fissi, lo stile, lo spirito deve rimanere lo stesso, la scelta personale, il gruppo, l’uscire, l’andare, tutto questo rimane lo stesso, però qualche aspetto dello schema se necessario si corregge.
Se tu non hai gioia dentro di te, non esci e non nascono gruppi. Senza la G non riusciamo a realizzare nè le Tre a nè le Due u.
Se questa cosa non ti fa felice non la puoi fare, non si può fare. Se si vive l’A.U.G. come un lavoro ( inteso come lo intende il mondo ), prima o poi ti renderà triste come se fossi in ufficio.
La Gioia è Gesù sulla croce, che abbandonato da tutti, si sente insieme agli altri, pensa agli altri, “ Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno ”. La gioia o ce l’hai dentro e la vivi, o non ce l’hai ( ma dove sarà andata a finire visto che ti è stata regalata nella creazione? cerchiamola sempre e la troveremo, magari l’abbiamo persa senza accorgercene o buttata sotto tante cose di questo mondo che ci sembrano più importanti ). Ci sono momenti in cui la gioia sprizza fuori come all’Osanna della Domenica delle Palme, e momenti che la vivi conme la croce. La gioia è qualcosa di così interiore che non si può spiegare, se ce l’hai continui a nuotare anche quando stai affondando, se no affoghi e a furia di continuare impari a nuotare.
Senza un pizzico di gioia non si inizia il cammino, non solo dell’ A.U.G., ma qualunque; non si ama, si diventa egoisti, non si apre si chiude. Anche i movimenti più chiusi all’inizio nascono con la gioia o con la speranza di trovare gioia. Perfino i tossicodipendenti iniziano insieme, poi finiscono a bucarsi da soli.
La scelta deve essere personale, io posso sollecitare, punzecchiare, ma se uno non vuole vivere, io non posso farci niente.
In Sardegna, per esempio, io posso scrivere, telefonare, ma se non rispondono, che posso fare? Questo vale anche per qui, perchè non ricevo molte risposte. Un dialogo si fa a Due, da soli non si può fare.
Giuseppe Colistra: l’aprire si può fare da soli, l’uscire si deve fare per forza insieme.
Don Mimmo: sono d’accordo, per uscire uno si deve fidare, farsi accompagnare da qualcuno.

PAUSA PRANZO

Storie dei gruppi da Giugno ‘99 a Luglio 2000

Zangarona.
A gigno 1999 il gruppo di Zangarona era formato da 2 persone: Nathalie e Giancarlo. Giancarlo non è stato presente spesso per motivi di lavoro, mentre Nathalie ha lavorato da sola per molto tempo. A luglio a organizzato il campo di Zangarona insieme a due ragazzi di Nicastro: Raffaele e Santino e una ragazza di Platania: Nicoletta.
Subito dopo il campo è entrata Morena, perchè voleva stare vicino a Nathalie visto che era da sola in gruppo e quindi lavorava meglio e fare qualcosa di più concreto. Dopo ci siamo messi a fare lavoretti per le attività nei vari paesi. Ad Ottobre Nathalie presenta la partenza; le fu detto un si e un no. Giancarlo disse SI perchè per lui era pronta per fare un’esperienza di questo genere, Morena disse di NO perchè aveva paura che il gruppo morisse mentre lei era in missione. Ma subito dopo le è stata data una risposta concreta: SI perchè era da 4 anni che desiderava fare questa esperienza ed era sicura di se stessa. A Novembre, visto che la situazione in gruppo non era delle migliori, Don Mimmo fece entrare Francesca e Francesco (di Nicastro), proprio perchè c’era mancanza di lavoro da parte di tutti. Dopo che sono entrati loro due, il gruppo si è ripreso abbastanza e abbiamo cominciato ad organizzare “la festa della bontà” per l’8 Dicembre. Purtroppo siamo rimasti molto delusi, per come è andata la festa, mentre gli altri anni era andata molto meglio. Nel mese di Dicembre abbiamo fatto altre pesche nei paesi e ci siamo preparati per il campo di Nicastro. Siamo stati presenti solo mezza o una giornata intera, ma no abbiamo avuto la possibilità di essere presenti per tutto il campo. I primi di Gennaio c’è stato anche il campo e il raduno in Sardegna, dove abbiamo presentato la partenza di Nathalie; per il nostro gruppo è stata un’esperienza nuova e molto bella. Il campo di Sardegna c’è servito tantoper poter continuare a lavorare poi bene nei nostri gruppi. Nei mesi succesivi ci siamo impegnati di più per far pesche e bancarelle. A Marzo abbiamo fatto la bancarella per la festa patronale ma prima Giuseppe ci ha insegnato a fare le incone. Ad Aprile si è lavorato tanto per le palmine e per distribuire casa per casa. Maggio è stato un mese un pò più difficile perchè eravamo indecisi se anticipare il campo oppure non farlo per niente. Nathalie desiderava tanto fare il campo; non voleva che si perdesse quest’occasione anche se eravamo in pochi. E così il gruppo ha deciso di fare il campo a Giugno e che Morena e Giancarlo dovevano fare i capicampo. Per loro è stata un’esperienza nuova un pò difficile, però diciamo che anche con i suoi erori e momenti di tensione è venuto fuori un bel campo.
Adesso ci sarà il campo a casa Emmaus più il raduno. Sarà anche questa un’esperienza molto bella che sicuramente ci aiuterà ad essre più vicini ai partenti e ai permanenti.
Fine

Commenti del Padre Mimmo.
Don Mimmo: Mi pare che alcune cose manchino nella relaziopne. Non appare la mancanza di partecipazione del paese alle attività. Chi legge le relazioni deve leggere queste cose, Perchè chi non c’è non può capire. Quali azioni il gruppo ha bfatto o pensato di fare per rimediare alla freddezza del paese? Nella relazione ciò deve apparire, io so che qualcosa è stato fatto, ma va detto. Non appare neanche che Nathalie è stata costretta a rimandare la partenza per i gravi problemi familiari; perchè parte in un periodo diverso dalle partenze, si deve sapere che è un caso unico e deve rimanere tale, perchè i 3 mesi partono insieme e tornano insieme. Il caso di Nathalie non deve essere una porta aperta perchè i prossimi 3 mesi partono quando vogliono loro o quando possono. Se non si parte insieme si perde il cammino insieme, mentre la partenza è di gruppo, non personale. Quando un 3 mesi non può partire al tempo stabilito, rinvia all’anno successivo. Il gruppo di Zangarona si deve mettere l’anima in pace che la situazione del paese cambierà nel tempo, fra anni.
Francesca: volevo dire che alcuni passi, il gruppo di Zangarona li ha fatti verso il paese ( es. la partecipazione alla missione popolare). Poi, in verità, questa relazione non è frutto di un lavoro di gruppo, non abbiamo fatto una riunione tutti insieme per fare la storia perchè Nathalie era a casa per il padre, io ero qui, Giancarlo lavora tutto il giorno e Morena se l’è vista da solo. Ora magari ci rivedremo e la integreremo.
Don Mimmo: non si dovrebbe arrivare all’ultima settimana per fare la relazione, bisognerebbe dedicarci 2-3 riunioni, altrimenti e solo personale, non vengono fuori i momenti di speranza, di buio, come il gruppo li ha superati. Il comunicato deve essere pronto per la partenza di Rosy, perchè cosi lo porta a Rosa e Caterina. (Aurora è contentissima di questa idea del Padre!! n.d.r.). Non ha senso che facciate un’altra riunione, ormai le cose da evidenziale le abbiamo dette.

Nicastro.
Anche questa volta la Madonna ci ha graziati, così che possiamo trascorrere tranquilli questo scorcio di anno giubilare. Tutti promossi, anche Luca. La domanda nasce spontanea. Ma prima cosa abbiamo fatto?
Dopo il raduno dell’anno scorso, durante l’estate si sono persi molti ragazzi tra campi di calcio, campi AUG e Signora Nicastri: l’Ercolino di Pasquale, Cipollino, Santino, il permaloso di Vincenzo, il topolino di Antonio. Durante il mese di luglio più o meno come gruppo abbiamo lavorato e siamo rimasti uniti anche con l’impegno del torneo che si è fatto alla Pietà e che ci ha visto protagonisti sia come giocatori che come venditori di bibite, panini e pop-corn. Inoltre abbiamo avuto il riconoscimento della migliore tifoseria (femminile, n.d.r.) a livello nazionale. Ad agosto, dopo le partenze di Francesco e Mariangela e l’animazione a Curinga, fatta nei giorni più caldi dell’estate, sede mia non ti conosco. Il diavolo ha fatto la sua vendemmia e cosi Rosy e Paola hanno approfondito la loro conoscienza e quella di tutti i muri della Pietà. Nonstante il caldo è stato partorito il gruppo di Vena di Maida, con Paola che ha fatto da “mammana” e assistente post-partum.
A settembre alcuni dei superstiti si sono ritrovati al campo recinzione ad Emmaus e hanno preso atto di essere veramente pochi. Ad un tratto comparve un raggio di sole con sopra scritto: Rosy: “chiedo di partire”. Nessuno se lo aspettava, tranne Paola e Mariangela informata via aerea. Il gruppo ha detto subito di SI, invitandola a migliorare alcune cose. A metà ottobre anche Aurora prende il volo per Melo con grande giubilio di tutti e rientrano gli altri 2 evasi, datiper dispersi. Francesco viene subito spedito a Zangarona. Il gruppo si rilassa quasi completamente, tranne alcuni sprazzi: le diapositive con i rientrati sono stati uno degli ultimi momenti in cui ci siamo ritrovati tutti poi, a parte Rosy che con Francesco ha fatto un tour de force nelle scuole di Crotone per tentare di rianimare il gruppo di Crotone, nessuno di noi si è impegnato più di tanto in questo periodo. In collaborazione con Francesco però, il gruppo di Nicastro partorisce un altro gruppo in uno sconosciuto e sperduto paese dell’entroterra Crotonese, il cui nome è già presentazione: ROCCABERNARDA, giusto giusto a 104 Km da Nicastro.
Arriviamo a Natale a preparare bancarelle e campo molto tirati, ridotti veramente ai minimi termini. All’ultima riunione in cui bisognava esprimere il parere alla partente prima del raduno, eravamo solo 3 persone!|. In questo periodo però, i pochi residui ci siamo responsabilizzati e impegnati molto sopratutto nella prepazione e conduzione del campo.
Don Bosco ci regole finalmente dei ragazzi nuovi: Stefania, Valerio, e Lucia dall’anno di Vita Pratica Cristiana (A.V.P.C.), GIuseppe al traino di Stefania e Silvana tramite Francesca. In questo periodo, febbraio marzo, il gruppo è stato più presente e animato, realizzando diverse attività: raccolta e vendita arance e fascine di legna nelle quali si sono inserite subito anche i nuovi. L’entusiasmo e la buona volontà dei nuovi purtroppo non sono stati sufficienti per “scutulare” i vecchi della loro proverbiale pigrizia e allergia verso il lavoro nel tempo libero: infatti i pulcini prodotti non sono bastati per poter realizzare la bancarella di Pasqua ed anche la tradizione vendite di palmine è stata portata avanti quasi esclusivamente dai nuovi. Con fatica e a furia di spintoni abbiamo organizzato il campo con il gruppo di Platania, che è risultato poi un’esperienza molto positiva per tutti, anche perchè alcuni hanno avuto la possibità di partecipare al loro primo campo e di conoscere Massimo.
La partenza di Rosa e Caterina non ha scosso molto il gruppo, tanto che la bancarella della festa della mamma l’abbiamo preparata all’ultimo momento ed è stata veramente una bancarella terra-terra, con pochissimi lavoretti, al punto che perfino i lavoretti di Aurora sono stati esposti, tanto erano pochi gli altri!!! Anche altre attività abbiamo fatto, esempio racolta e vendita delle ciliegie e amarene, animazione nelle scuole, raccoltine di stracci, vendita lattine.
Nonstante le cose fatte possono sembrare tante, in realtà avremmo potuto lavorare e di conseguenza guadagnare, molto di più. Ma il lavoro nel tempo libero ha sempre scarseggiato, anche se ne siamo tutti coscienti e spesso durante le riunioni ce lo diciamo con molta schiettezza. Però il risultato finale non cambia, anzi non cambia in modo duraturo, perchè magari, dopo una gridata o una riflessione collettiva, ci mettiamo sotto, ma poi non siamo costanti. Questa incostanza si riflette anche sulle attività: per esempio abbiamo iniziato la raccolta delle lattine quest’inverno in una sala giochi e non abbiamo continuato, lo stesso è stato per le raccoltine settimanali. Siamo anche distratti nel lavoro e negli impegni che prendiamo sia come singoli che come gruppo, e siamo quindi disatenti ai bisogni dei poveri. E’ sempre necessario cge qualcuno prenda l’iniziativa e organizzi, però sono sempre le stesse pochissime persone a propore ed organizzare e gli altri vanno al traino. Anche la nostra partente,dopo un periodo molto buio, adesso è più illuminata, però non dà molti stimoli al gruppo, nè il gruppo li dà a lei. Durante le riunioni, o anche lavorando, si parla della missione, di Rosa e Caterina, della partenza di Rosy, però concretamente, cioè con il lavoro, facciamo poco.
Promossi o bocciati? La nostra fortuna è che ormai non esistono più gli esami di riparazione e quindi, anche con diverse insufficienze, si ariva lo stesso all’anno successivo.
I nostri debiti formativi sono:
- lavoro nel tempo libero;
- attenzione alle piccole cose,
- costanza.
Però ce le hanno lasciate tutte con 5!!!.

Commenti del Padre Mimmo.
Don Mimmo: io credo che Nicastro debba essere più attento ai nuovi, ha sempre fatto fatica ad inserire i nuovi, non c’è l’idea che i nuovi siano come uno di noi.
Rosy: questa volta li abbiamo curati, forse troppo, però male, perchè mli abbiamo abituati al lavoro su appuntamento, organizzato e questo non va bene.
Aurora: la verità e che a Nicastro c’è poco il lavoro nel tempo libero e quindi per evitare che i nuovi non trovino mai nessuno, gli diamo appuntamenti o li chiamiamo quando c’è qualcosa da fare e ciò è estremamente sbagliato.
Giuseppe: quando ci sono dei nuovi, i primi tempi bisogna fare in modo di fare trovare in sede quando loro vengono, cosi capiscano che non è lavoro organizzato, ma nel tempo libero.

Don Mimmo: se è verificalmente vero quello che dice Rosy, la cosa non funziona; il gruppo deve sentire il peso dei nuovi e organizzarsi in merito, anche se questo può essere difficile. Il punto è se in gruppo c’è qualcuno che, anche trovandosi solo, lavora o no; Nathalie a Zangarona per lungo tempo a lavorato da sola in sede e il gruppo è andato avanti, la gente sa che a Zangarona c’è il gruppo dell’AUG.

Presentazione bilanci

Zangarona: L. 1.013.000
Nicastro: L. 4.095.000
Ballerini: L. 1.472.000
Casa Emmaus: L. 1.000.000

TOTALE L. 7.580.000


Considerazionei di Padre Mimmo: per come siamo messi, non è poi male questo risultato. Ci sono alcune attività nuove che vale la pena di sottolineare: le fascine ad esempio. Inoltre dobbiamo uscire dallo schema “Parrocchia” perchè nel Lametino ormai molte Parrocchie dicono di NO. La pesca funzona se c’è l’animazione, canti e giochi contemporaneamente e va organizzata meglio con una vetrina ben fatta e cartelloni decenti, eventualmente sistemati su cavalletti. Ormai dobbiamo ragionale con la mentalità della vendita, non come offerte che la gente dà, la merce viene acquistata se serve se è fatta bene. Pensiamo ad andare anche in ambienti sconosciuti, diversi, che non sia la Parrocchia, ma altro la strada, se neccessario.
Migliorare quindi in: animazione alle pesche, vetrine ben fatte, cartelloni curati. Altro spazio di lavoro sono le animazioni nelle scuole e ai compleanni. L’anno prossimo dovremmo orhanizzarci per andare nelle scuole, per sbloccare la situazione a livello giovanile nel Lametino. Prepariamoci ad andare eventualmente in strada, in piazza, magari fra due anni. Intanto ci prepariamo.
FINE - FINE - FINE - FINE - FINE - FINE - FINE - FINE - FINE

CASA EMMAUS 28/12/2000 - RADUNO PARTENTI

P. Mimmo: ( arrabbiato ): è da ieri che penso che non mi devo arrabbiare, ma mi sono arrabbiato lo stesso. Questa è la tipicità dei raduni AUG: l’arrabbiatura del Padre c’è sempre. Cominciamo dai rientrati, Rosy, così intanto mi calmo.
Rosy: appena sono arrivata a Montevideo ho trovato Rosa che si è emozionata, e a Melo D. Mimmo e Caterina: Ho sentito subito un odore strano che poi mi si è appiccicato addosso, D. Mimmo mi ha detto che è l’odore della povertà. I primi giorni mi sono guardata intorno per conoscere i ragazzi, imparare un pò la lingua. Quest’anno la missione è stata un particolare perchè era da impostare, ogni giorno da inventare perchè la missione a Melo è appena iniziata. Ho fatto subito oratorio con Rosa e Caterina che facevano da interpreti, mi è piaciuto subito anche se all’inizio non ci capivo niente; l’oratorio era per 3 giorni a settimana a Betania dove abbiamo in uso una struttura della Diocesi che è da risistemare e anche al Ruiz, un altro quartiere della parrocchia che ci ha ospitato all’inizio. ( Rosy a questo punto si commuove pensando ai bambini del Ruiz ). Questi bambini hanno tutti storie particolari, per questo sembrano selvaggi. Al Ruiz facevamo anche giochi in una scuola elementare; in Uruguay è proibito entrare nelle scuole ai preti o alle suore, almeno noi entravamo e così potevamo dare appuntamento per l’oratorio. All’oratorio prima dei giochi andavamo in Cappellaper pregare un pò, loro non hanno i genitori che gli insegnano il Segno della Croce e le preghiere. Ogni tanto davamo la merenda. A me non piaceva dargli da mangiare, anche se ne hanno bisogno, perchè quel gesto mi creava sofferenza. Hanno bisogno soprattutto di affetto, di chi gli sta vicino, di chi gli indica che c’è un’altra speranza. Nelle loro famigliemolti ragazzi sono abbandonati a loro stessi, i genitori non si curano di loro, decidono loro se alzarsi, andare a scuola, oppure no. Diversi ragazzi abbandonano la scuolaverso i 10/11 anni, anche se l’istruzione è obbligatoria. Io sono stata veramente contenta di questi mesi; il periodo che siamo rimasti soli io e Massimo ho avuto un pò di paura con i ragazzi che magari a Rosa e Caterina ubbidivano di più. Sono stata un pò dura a volte, ma facevano sempre le cosepiù pericolose e noi siamo responsabili. A me è pesato molto andare via dall’Uruguay, anche se qui ho mia mamma, Roberto, però lì mi ero imposta di non pensarci, perchè ero a Melo e basta. Ora dopo un mese dal rientro sento terribilmente la mancanza dei ragazzi. Ho mandato i bigliettini di auguri con Nathalie per tutti ed è stato veramente brutto. I primi tempi mi sentivo molto fuori, tornare alla vita di prima è stato pesante, ora sto carburando un pò di più.
P. Mimmo: come hai trovato la vita di comunità? Per me questa è la cosa più difficile.
Rosy: i primi giorni era una novità. Poi ognuno abbiamo i nostri caratteri, non capivo perchè alcune cose andavano fatte in quel modo. Il difficile non è stato tanto rispettare gli orari, quanto fare le cose che secondo me andavano fatte più in fretta, secondo ritmi italiani, invece lì vanno fatte più lente, secondo ritmi uruguayi. Magari ognuno una cosa la vuole fare in un modo, poi trovavami un accordo. In casa io mi arrabbiavo moltissimo perchè vivevamo tutti in uno stanzone, bisogna essere ordinati tutti, invece c’era sempre disordine perchè ognuno è abituato diversamente. A parte questo, comunque io mi fidavo molto di Rosa e Caterina, anche se con Caterina mi trovavo di più. A me piace molto il suo modo di fare, ha una grande attenzione, vede tutto subito, anche con i ragazzi mi piace molto come sta. Da come come era appena alzata, si capiva l’umore: certe mattine iniziava a parlare dopo le Lodi, durante il caffè, certe mattine anche prima. Rosa è un pò suscettibile, io non lo sapevo, invece Caterina me lo ha fatto notare. E’ più per le pubbliche relazioni, se c’era da pulire la casa lei scappava, poi Caterina mi ha detto che si erano messe d’accordo che la casa la seguiva di più Caterina ed era meglio così.
Francesca di Zangarona: ma a parte queste cose, incomprenzioni grosse ce ne sono state?
Rosy: in generale no; ad essere sincera con Massimo qualche incomprenzione c’è stata, durante le riunioni che anche noi due abbiamo mantenuto, forse non ci siamo detti proprio tutto, tutto, non c’è stato il coraggio anche se a volte abbiamo litigato.
Luca: i 3 giorni fatti qua non ti avevano fatto scoprire questi lati di Massimo?
Rosy: no, perchè 3 giorni non sono 4 mesi, qui eravamo d’accordissimo, forse perchè c’era anche Nathalie. Questo è il mio dolore di questi mesi, noi eravamo 3 ragazze, lui era l’unico maschio e questo gli è pesato. Tra di noi magari c’era più confidenza, se con lui ci fosse stato un altro maschio magari sarebbe stato diverso. Un giorno ci ha fatto notare che lui era sardo e noi calabresi e da allora abbiamo cercato di non farglielo pesare. Comunque lui aveva la testa in Sardegna, io capisco che non si può non pensarci, cancellare tutta la vita, però bisogna darsi una regolata. Io ero lì e cercavo di esserci e basta.
Luca: cosa cambieresti se tornassi indietro?
Rosy: direi alcune cose in più a Massimo. Comunque il carattere uno non lo può cambiare del tutto, resta quello e basta. In un mese certo non si può, solo fare lo sforzo per cambiare un pò.
P. Mimmo: io vorrei sottolineare due cose dette da Rosy che possono servire a tutti.
1) Ognuno resta sè stesso, è inutile dire, la cosa più importante però è apriesi agli altri, non chiudersi. Rosy ha detto bene che litigando si sono dette le cose. E’ meglio dirle magari arrabbiati, che tenersi tutto dentro. Poi ognuno resta sè stesso.
2) L’Uruguay è diverso dall’Italia, una cosa che qui è buona lì non lo è. Noi ci dobbiamo adattare alla loro vita, ai loro ritmi, non viceversa. Il ritmo uruguayo è “ tomare il mate ” e stare tranquilli, i cinque minuti possono diventare mezza giornata. Noi siamo lì per stare con la gente, non per do ut des, per dare in cambio di qualcosa, nè per aiutare tipo ONU, ma dobbiamo tener conto dei loro ritmi, della loro mentalità. Dobbiamo educare, dirgli le cose se sono sbagliate o pericolose anche se l’educazione è un lavoro lungo. L’Uruguay ha mantenuto i difetti dei ricchi, e nessun pregio dei poveri ( disponibilità, accoglienza, ecc... ) è un paese strano. Quindi non pensiamo di cambiare il mondo andando lì, solo un pò noi stessi riusciremo a cambiare. I poveri come li sognamo noi non ci sono da nessuna parte. Certo quest’anno la missione non era impostata, già i tre mesi dell’anno prossimo sarà diverso con compiti già definiti. Per alcuni versi sarà meglio, per altri peggio. Per esempio la casa sarà già pronta. Chi parte va in Uruguay, e anche se si porta dietro il suo carattere, deve adattarsi. I 3 mesi vanno lì per mettersi al servizio dei poveri con la loro mentalità, poi dei permanenti che hanno già superato le difficoltà dell’adattamento. Vivere la comunità è diverso dallo stare in famiglia, ed è difficile, bisogna imparare.
Vivere la Comunità è ingoiare, digerire e poi andare
che significa avere il coraggio di dire le cose. I 3 giorni qui servono a poco, ma servono almeno per conoscersi un poco. La vita di comunità ha un riferimento nei permanenti che per fortuna si compensano a vicenda. I partenti di quest’anno devono fare l’impossibile per essere presenti al prossimo raduno partenti; sarebbe stato bello che anche Massimo fosse stato presente qui oggi per raccontare le cose dal suo punto di vista.

Intervallo

P. Mimmo: il raduno partenti di quest’anno io l’ho impostato su tre domande che mi ha fatto Luca per lettera a cui ho già risposto, però mi sembra utile dirle al raduno. L’ultima domanda l’ho aggiunta da una lettera di Laura. Queste cose sono cons sciute da me, da chi c’è da un pò di tempo, ma da altri no.
Il paesaggio da Nicastro ad Emmaus cambia anche se è la stessa montagna; il cammino chiarisce bene il paesaggio che hai davanti, facendo un passo si vede meglio o diversamente. Noi diamo per scontato che gli altri sappiano, ma magari non è vero.

1° Domanda: Perchè i ragazzi quando rientrano dalla Missione non hanno gli stimoli per continuare?

Questa domanda è nata perchè Luca è rimasto molto impressionato da due situazioni:
a) Giuseppe Falvo e
b) Mariangela
Due ragazzi in gamba del gruppo di Nicastro che hanno fatto l’esperienza dei tre mesi e dopo aver detto mirabilie della Missione, sono usciti dall’AUG. Lasciamo ora la situazione personali e veniamo al punto.
L’AUG è un cammino, Feroleto ha fatto un passettino da una settimana. Nel cammino si fanno dei passi, avanti o indietro. La Missione è uno dei passi. Chi va per i tre mesi non fa una grande cosa, è solo un passo per scoprire dentro di te cosa hai, per sapere di più. Ma i tre mesinon fanno grandi cose, i tre mesi sono il passo per capire cosa vuoi fare della tua vita. Gli stimoli non ti vengono dalla missione, o ce li hai dentro o non ce li hai.
Non è la Missione che ti da stimoli,
quelli che hai,
stare insieme,
aiutare i poveri,
il gruppo,
la missione ti può aiutare a capirli meglio.

Un altro stimolo importante, non oso dirlo ad alta voce perchè solo ultimamente lo sto vivendo,
è la presenza di
Gesù.
Mi fermo al gruppo e ai poveri, che se tu hai già come stimoli, la missione ti può aiutare a capirli meglio. Ogni passo che tu fai ti verifichi,
verifichi i tuoi stimoli,
anche al campo di lavoro ti verifichi, se non hai stimoli esci prima dal cammino. Se sei entrato in gruppo perchè sei innamorato di una ragazza e non hai altri stimoli, poi finito l’amore, te ne vai. Alcuni stimoli possono essere latenti, per questo un ragazzo prima di decidere, deve fare un’esperienza di vita di gruppo, di campo di lavoro, di missione, perchè così gli stimoli vengono fuori se ci sono.
La missione è uno di questi aspetti, il più alto se volete tra le esperienze che si possono fare. Uno ha già fatto un cammino, decide di fare questo altro passo per condividere 3 mesi con i poveri, con i permanenti e con Gesù. Perchè in Uruguay o ti aggrappi a qualcosa che va aldilà delle cose materiali o non ti raccapezzi. La Missione è il momento in cui ulteriormente verificherai se questo cammino fa per te o no. La missione ti lascia comunque qualcosa. Tutti tornano con entusiasmo, ma devono fare la scelta: quale? Continuo o torno indietro? Le cose intorno levedi in un altro modo, tutto il resto ti resta, il ragazzo, le comidità, ecc. ma le vedi diversamente. Chi fa il cammino normale dell’AUG arriva in missione bene, maqui dovrà ulteriormente verificarsi. Come? La famiglia, il ragazzo/a che ti dice: “ ora basta ”. Se dentro di te gli stimoli che hai non sono diventati certezze, tu lasci. L’AUG è molto esigente, è vero, però sei tu che decidi. Andare e tornare dalla Missione è la cosa più normale. Dopo scegli. Se non hai gli stimoli o se altri ti bloccano, lasci. Il ragazzo/a che non fanno AUG sono una rottura, diciamocelo chiaramente, i genitori contrari pure. E’ importante essere chiari nelle motivazioni delle uscite: è raro che uno lo dica con chiarezza, che si prenda le sue responsabilità senza scaricare su altri le sue decisioni ( D. Mimmo, il gruppo che non funzione... ) oppure altri se ne vanno senza dire niente. L’AUG va avanti perchè ci sono persone che vanno avanti, che hanno trovato gli stimoli dentro di sè per continuare. Sono poche, ma ci sono. Se il 90% di chi parte lascia, l’AUG va avanti lo stesso con il 10% che resta. Se rosa e Caterina non avessero scelto avremmo dovuto aspettare ancora per concretizzare un sogno. Consideriamo normale andare e tornare dalla missione e normale che qualcuno lasci.
Se uno va per fare un’esperienza in missione in questo cammino va bene, se uno va solo per fare un’esperienza in missione, lo può fare anche con altre organizzazioni.

2° domanda: Che cosa significa fare una scelta quando si rientra dalla MISSIONE?

Vivere il gruppo semplicemente. Magari con più interesse, con più attenzione, il suo tempo libero sarà di più. Non si va per fare cose trascendentali.
Rosy: perchè a volte si pensa che tornati bisogna scegliere tra Casa Emmaus e la missione, invece uno a 19 -20 anni non può scegliere.
P. Mimmo: lo so che per molti questo è il problema, ma chi l’ha mai detta questa cosa? lo v orrei sapere!??
Laura: ad Ussana al campo era stato detto, perchè avevamo visto Rosa e Caterina partire permanenti, Giuseppe e Maria per Emmaus, Mariangela e Giuseppe Falvo andati via perchè, avevamo capito noi, che non avevano scelto niente ed era arrivata voce che anche Aurora sarebbe partita.
P. Mimmo: queste cose non sono vere, se si parlava prima e si chiariva, si evitavano tanti problemi a tante persone. La scelta è il gruppo e il lavoro nel tempo libero. Rosa e Caterina fanno anche loroil lavoro nel tempo libero, solo hanno scelto che il lavoro nel tempo libero è tutta la vita e lo fanno in gruppo:sono solo in duee fanno gruppo in due.
Il fatto che si dicono le cose chiare, non significa obbligare le persone. Se in missione non ci sono soldi e si dice con chiarezza, non si sta obbligando nessuno. Mariangelada quando è tornata dai tre mesi, voleva ripartire, io l’ho bloccata; poi per le sue insistenze ho ceduto un pò e le ho chiesto un impegno in più: Lei si è alzata e se ne è andata. Se uno dice di volersi impegnare di più, io gli do un peso in più. Se uno non dice niente, va bene, ma se dici di voler camminare con me, devi farlo. Ogni tanto escano fuori voci che non so da dove arrivano.

3° domanda: Non si può fare AUG come prima della partenza?

Che domanda stramba!!
Certo che si, se sei partito è perchè già stai facendo AUG e questo è un passo, ora sei tornato e continui a camminare, avanti o indietro??? questa è la domanda vera!!! E’ chiaro che devi avere un occhio particolare alla Missione, ora hai visto, hai sentito, hai sentito anche col naso, no? e allora... è chiaro che devi avere un occhio in più per la Missione, ma il cammino è sempre lo stesso il lavoro nel tempo libero in gruppo, sta a te decidere quanto tempo libero dare, e ora che hai visto e sentito puoi decidere con più coscenza, no? Vuoi essere diverso? Il gruppo si aspetta che tu sia diverso? Ecco il pericolo grosso quando si gonfiano i tre mesi. A voi sardi è sembrata una cosa bella accompagnare qui Massimo, ma è stata la cosa più fuori dallo stile AUG che potevate fare perchè avete gonfiato i tre mesi e avete rinunciato al raduno solo per ganfiare una cosa normale. Se Laura parte per i tre mesi, siamo contenti, ma senza esagerare la cosa per non condizionare le persone. Se poi Laura se ne vuole andare, e si è fatto tutto quel casino, magari anche in Parrocchia, chi ci perde? i poveri, non certo Laura. Senza contare che quelli che fanno casino possono poi essere i primi a lasciare tutto dopo aver creato il polverone.
Dobbiamo fare cose piccole, povere, non grandi. Noi lavoriamo per i poveri insieme agli altri, non lavorare per se stessi.
Giuseppe Colistra: forse il problema è nato perchè i due di cui sopra hanno detto frettolosamente e senza averlo troppo chiaro le loro scelte, e poi se ne sono andati, lasciandoci con l’amaro in bocca.
P. Mimmo: i partenti stiano attenti a come parlano, a non vedere Santi e Madonne per favore.
Io spero che Giuseppe Falvo e Mariangela il Signore li preaservi e li renda felici perchè, soprattutto Giuseppe è stato condizionato da eventi eterni, estranei alla loro vita. Ma penso che entrambi hanno potenzialità di amore dentro, per questo spero che siano felici adesso. Io non muoverò un passo per richiamarli, devono sentirsi liberi.
Luca: io non sono molto d’accordo sul non festeggiare le partenze dei tre mesi.
P. Mimmo: non ho detto festeggiare, ma gonfiare. Voi avete rinunciato al raduno, al cammino insieme per accompagnare Massimo. A me sono arrivate lettere di questo tono: “ noi siamo noi e loro sono loro ”. Se i sardi pensano che il cammino sia un altro, facciano altro; i momenti che segnano il cammino insieme sono i 2raduni, quello partenti e quello nazionale di Giugno, altro non si chiede. Ma questi due momenti vanno rispettati, poi ogni gruppo ha la sua vita. Ma l?AUG è un cammino in gruppo e di gruppi. Se si pensa “ noi siamo noi e voi siete voi ”, che senso ha che Laura vada a Melo? Come si compogono in missione eventuali dissidi se non sulla base di un sentire comune?
PAUSA PRANZO ( 2 panini a testa, 1 con prosciutto cotto e 1 con mortadella. Per fortuna poi Casa Emmaus offre un panettone ).


Dopo il lauto pranzo si ricomincia

4° domanda: quando si parte: tre mesi, due anni, permanenti.

La decisione di partire la prende la persona. Anche quando il gruppo sente che una persona è pronta, può al massimo fare qualche battuta, ma poi fermarsi lì, se quello non se la sente.
I tre mesi bisogna viverli insieme, perchè bisogna sentirsi accompagnati. E’ come un lungo campo. Insieme si parte, insieme si torna. Possono esserci eccezioni? Alcune volte si, per fatti gravi e straordinari; la morte del padre è un fatto grave e straordinario: Nathalie non è partita a Luglio per questo motivo, perchè il padre era in fin di vita a fine Giugno e c’era il pericolo che morisse dopo poco la sua partenza. Per questo, e non per non perdere la scuola, come è stato detto in giro perchè non si sapevano bene i fatti, ha rimandato la sua partenza. Altre eccezioni potrebbero esserci per altri motivi gravi, oppure per urgenti bisogni in missione. Ma io tendo a non fare eccezioni per i tre mesi, però non voglio essere neanche del tutto rigido. La data è stata già fissata 3 anni fa, quando è nata l’AUG, a luglio, il giorno preciso non si può fissare, dipende dalla disponibilità del posto sugli aerei, da eventuali sconti, così come il rientro può essere anticipato e slittare di qualche giorno per gli stessi motivi. Ma le partenze dei tre mesi si fanno insieme, perchè è la normalità e per non creare quel flusso di arrivi e partenze che non si capisce niente.
Due anni. Chi torna dai tre mesi PUO’, non deve, PUO’ scegliere di partire per i due anno. Fa un altro periodo di esperienza in gruppo e poi parte. I due anni sono la prova grossa per decidere se io posso vivere l’AUG in Uruguay o in Italia. Vivere insieme due anni è dura se non c’è una forte determinazione tre mesi si possono sopportare, due anni no.
Permanenti. Essere permanenti significa che io sono disponibile a servire i poveri in Uruguay, in Italia, in Colombia, in Senegal, ecc. a vivere l’AUG. Disponibile ad andare dove c’è bisogno. Non c’è nessuna differenza tra chi èpermanente e chi lavora nel tempo libero qui, perchè sono entrambi contenti lì e qui. Gonfiare esageratamente chi sta in missione o chi lavora qui, non va bene. Un permanente a cui pesa stare in missione o un ragazzo che per 5 minuti che lavora in sede solo ne fa una tragedia, non va bene. Se uno è contento qui e li di vivere l’AUG, va bene, per questo non c’è differenza. L’incensamento non va bene, questo non è ambiente da incenso.
In Uruguay, Rosy lo ha sottolineato bene, c’è bisogno di presenza, di affetto, non di soldi, contano di più le persone dei soldi, così come non è scritto che chi qui da solo 5 minuti un giorno non darà la vita, così come chi ha detto che vuole partire taglia la corda e se ne va.

Quante parole che poi sono chiacchiere,
ciò che definisce la scelta
è la mia vita,
ciò che faccio,
non le parole che dico.

LA PAROLA AI PARTENTI

Paola: faccio gruppo da tre anni e ho sempre visto gente partire, anche per questo ho deciso di partire. Ho sempre avuto paura di presentarla, infatti l’ho fatto in ritardo e ho sbagliato, ma per paura e per tanti pensieri che mi sono fatta, gelosia perchè l’ha fatto anche Rosy, ecc. Poi ho deciso, sarebbe stato bello anche farlo con Rosy. Vorrei partire non per cambiare il mondo, ma per mettermi a disposizione dei poveri e dei permanenti. La mia deve essere uno partenza di gruppo.
Laura: io da quando Giuseppe Colistra ha fatto le diapositive ho desiderato di partire però mi ha sempre bloccato il lavoro e i problemi che creerò alla mia famiglia. Poi quest’estate Patrizia che ha sempre chiesto: “ Chi parte chi parte? ”, mi ha detto perchè non partivo e che il problema del lavoronon era un problema, che si poteva superare. Così ho cominciato a parlarne con mia sorella più piccola che mi dovrebbe sostituire in negozio, poi con quella più grande. Mia madre non è stata affatto d’accordo le volte che gliel’ho detto poi ne ho parlato con il mio direttore spirituale abbiamo deciso di non parlarne più e lasciare che agisse lo Spirito Santo. Poiad Ottobre ne ho parlato con Caterina quando è venuta in Sardegna e una mattina con mia madre c’era un aria strana, particolare ed era strano perchè con mia madre non c’è molto dialogo.

RELAZIONE DEI GRUPPI
SUI PARTENTI