Andiamo in Uruguay Giovani

Raduni A.U.G. anno 2001

 

INNO DEL RADUNO

Ai mamma stamatina
Su arrivati i gruppi nuavi
C’è lu gruppu di ..............
Iamu iamu ca cantamu
Mo incigna u radunu
E ni grida unu a unu
N’assittamu supra sti
Seggi ( e facimu i scorreggi ).
Tu si statu...... Cumpessatillu!

Sè, sugnu statu io!

L’amici nostri su chisti cà
Palmas - Palmas ta - ta - ta ( 2 volte )

Sianti cà
Parralà
Sbulla i ricchj
E statti cà
Parti i là
Vieni cà
Siamu tutti assiami cà
Te piace, te sta bbuanu?

Sè, mi sta bbuanu.

E l’AUG è chista cà
Palmas - Palmas ta - ta - ta
E l’AUG è chista cà
e ‘na mossa n’ami i dà!!
ZA -ZA


Raduno Gruppi A.U.G.
30/06/2001
Casa Emmaus

P. Mimmo: programma del raduno:
Francesca farà un sunto sui raduni passati perchè ai raduni si traccia lo stile, si sottolinea lo spirito, si vedono le cose cambiate e si sceglie come andare avanti; il raduno di giugno è importante perchè ci aiuta a scegliere. L’A.U.G. in questo momento è in evoluzione continua anche perchè entrano persone nuove, realtà nuove, e si devono mettere insieme le idee, discuterle, sceglierle e poi viverle, cioè riportare le cose dette e decise nella vita pratica dei gruppi. Ho la sensazione che i raduni non vengano ben riportati nei gruppi, se ne parla qui e le idee, alcune volte anche le decisioni, restano qui. E’ importante che le idee siano riportate in gruppo chi non è potuto venire al raduno non per questo non è in cammino nell’A.U.G. il rappresentante o i rappresentanti del gruppo devono preoccuparsi di riportare bene le cose che si dicono al raduno in modo che tutti si cammini uniti. Se questo non si fa significa che non stiamo facendo un cammino insieme.
1° punto: Sunto; 2° punto: Nathalie parlerà della sua esperienza in missione; 3° punto il tema del raduno sarà su tre parole:
a) Missione; b) gruppo; c)......?
Nel pomeriggio consegna dei bilanci e storie dei gruppi. E’ nato il gruppo a Girifalco, l’A.U.G. si sta assestando.
Francesca: il raduno del ‘99 è stato sulle tre A; tutto ruota intorno all’Andare verso qualcosa, qualcuno, Aprire: aperti come gruppo, vivere tutto ciò che ci circonda con apertura di occhi, di mente e soprattutto con il cuore. Amare: l’amore mente aperta nei confronti di tutti, amando. E’ difficile spiegare a parole queste cose perchè bisogna viverle concretamente nel gruppo. L’anno scorso dovevamo parlare dell’asse gruppo-missione, poi per problemi sopraggiunti P. Mimmo ha parlato delle Due U: Uscire - Unire e della G: Gioire. Uscire è la conseguenza dell’andare, vedere oltre la propria finestra, il cammino va fatto insieme per non sbandarsi, perchè lo stile lo dobiamo seguire tutti, anche se ognuno ci mette del suo. Gioire: Entusiasmo costante, gioia di fondo anche quando ci sono fallimenti e le cose vanno male. Trovare la gioia dentro di noi e poi con gli altri.
Nathalie: quando Don Mimmo mi ha chiesto di parlare anche dei due anni, mi ero preoccupata... soprattutto pensando ai 4 mesi oassati ( pianto come da copione ). Questi 4 mesi sono stati stupendi per me, ho cercato di viverli pienamente con tanta voglia di fare. Mi sono portata tutto il gruppo con me, oggi mi accorgo di più come gruppo e missione si intrecciano dentro di me. Mi piace quella vita semplice, quello svegliarsi la mattina e pensare alle cose da organizzare per i bambini; a volte è stato faticoso perchè ti ammazzavi di lavoro e poi venivano solo 10 bambini, oppure inutile perchè dopo quell’ora che passavi con loro tornavano nelle loro case con disagi e problemi. Mi sentivo ricca non solo di cose materiali, ma anche di avere una famiglia, tanti affetti. Avevo paura di andare là e pretendere di insegnare chissà che cosa, invece ti devi adattare a loro. In Uruguay la povertà è strana, la TV in casa, che poi è un’arma a doppio taglio, perchè non gli fa vivere serenamente la loro povertà. La gente io l’ho trovata depressa, anche perchè è difficile mandare avanti una famiglia con uno stipendio bassissimo. Gli avrei voluto dire di aggrapparsi ad una speranza. C’è invidia tra ricchi e poveri, anche a me domandavano che cosa ero andata a fare, chiusura della gente, diffidenza, anche perchè Villa Betania prima era abbandonata ed era terra di tutti, poi Rosa e Caterina l’hanno recintata e la gente non ha capito il perchè, nè cosa fanno lì. Sono poco sinceri, non ti dicono in faccia cosa pensano, ti ringraziano quando porti il volantino per i giochi e per la Messa, ma poi non vengono. A Villa Betania c’è bisogno di aiuto, non di soldi, ma di persone che amino, che si prendano a cuore la vita di questi bambini abbandonati. I giorni volano, io guardavo il calendario e mi accorgevo che il tempo passava. Prima avevo paura della convivenza con due persone che tutto sommato conoscevo poco, qualche incomprensione c’è stata, poi però è stata superata perchè eravamo lì per lo stesso motivo. Poi mi sembrava che i 4 mesi erano pochi, e cominciavo a pensare di tornare per un tempo più lungo e stressavo Caterina che ha già fatto i 2 anni in Brasile. Il 12 Aprile ho pensato per 1 ora e mezza che cosa scrivere a Don Mimmo, se poi tornata qui la voglia mi passava, mi venivano tanti dubbi, come potevo fare per proteggere questo desiderio? Sono tornata ed un pò è stato così, tante distrazioni. Non volevo scendere dall’aereo. Mi sono riabituata alla mia casa, anche perchè ci avevo vissuto 19 anni, contro i 4 mesi di Melo,; la prima settimana è stata durissima, mi sentivo un pesce fuor d’acqua, ho fatto diapositive a tutto spiano per non dimenticarmi dei poveri. Il giorno dopo del rientro ho parlato con Don Mimmo, che aveva ricevuto la mia lettera proprio quel giorno. Ho detto che non ho visto nè Santi, nè Madonne, voglio tornare solo perchè mi è piaciuto e voglio dare una mano. Mia mamma aveva già intuito questo desiderio, prima è rimasta un pò male, poi ha accettato perchè è brava, anche se a me dispiace molto per lei, perchè resta sola. Ora la mia voglia è cresciuta e sto contando i giorni che che mancano per tornare a Melo. I parenti mi stanno rompendo le scatole, perchè si aspettavano che io mi iscrivessi all’Università e mi continuano a chiedere: “ Che lavoro fai adesso? ”. Per fortuna c’è altra gente che mi conforta e non sono l’unica pazza a pensarla in questo modo.
P. Mimmo: Nathalie ha sottolineato in una frase una cosa che io dirò dopo. L’A.U.G. è una realtà in cammino, chi andrà ora non troverà la realtà del 1998 - 2000; se non facciamo storia, rischiamo di non capire. Ora la casa è costruita, è più vicina a quella italiana, la gente penserà che siamo sulla luna, perchè già prima considerava lo stanzone come un lusso. Il motivo della casa è che noi siamo limitati e non riusciamo a sopravvivere come sopravvivono i poveri, per questo serve la casa. La recinzione è stata necessaria perchè non si può fare educazione in una piazza, serve un posto chiuso, dove chi va sa che lì trova un ambiente diverso. A volte si commettono errori per amore, ricordare il passato è importante. Massimo che ha vissuto la storia del recinto e della legna in prima persona forse può dire qualcosa.
Massimo: io il recinto l’ho vissuto come uno choc, la notte sentivo il rumore dell’accetta perchè tagliavano la legna, mandavano i bambini a farlo. Il giorno era pesante perchè dovevamo portare dentro la legna tagliata, altrimenti ce la rubavano. E la sera abbiamo finito alle 22,30 e ci hanno aiutato i bambini, e poi gli abbiamo regalato i biscotti.
Rosy: si vedeva la differenza tra qui e li, sono 50 anni indietro, per finire il recinto c’è voluta la mano di Dio anche perchè gli operai sono lenti e lavorano con strumenti antichi. Abituarsi ai ritmi loro è faticoso.
Massimo: anche trovare l’olio bruciato era difficile.
P Mimmo: veniamo ora al raduno di quest’anno le 2 parole sono

MISSIONE - GRUPPO.

Voglio cominciare da una frase di Nathalie: “ E’ la stessa cosa ”, con le loro paricolarità

si fa A.U.G. in Missione,
si fa A.U.G. in gruppo.
E’ la stessa cosa!

Per questo non bisogna gonfiare i partenti dei 3 mesi, dei 2 anni, i permanenti; si fanno i tre mesi anche in gruppo. Particolarità: deriva dalla persona. IO SCELGO di fare gruppo, la scelta è personale, subito dopo interviene il gruppo, ma all’inizio c’è la decisione mia, personale. La scelta deriva dall’essere felice, dallo stare bene. Quando si fanno scelte che diventano più lunghe, nella scelta personale è indifferente dove ti trovi, se qui ad Emmaus o a Betania. La scelta di permanenza implica un adattamento ai bisogni dei poveri. Nathalie deve aspettare per partire perchè ci sono motivi personali, famigliari e dell’A.U.G. La partenza dei due anni deve essere di tutta l’A.U.G.
Il gruppo nell’A.U.G. è tutto,
senza gruppo non c’è A.U.G.,
così come senza missione.
Le due cose sono intercambiabili. Il gruppo è tenersi per mano e sapere che quella mano è la stessa del mio amico con il quale facciamo le stesse cose, lavoriamo per quei poveri.
Non per i poveri, ma quei poveri;
non possiamo prenderci cura di tutti, non ce la facciamo, ma dobbiamo prenderci dei pesi per quei poveri che sono sulle nostre spalle e sono i poveri che la Provvidenza ci ha messo sul nostro cammino per vie tante volte strane e incomprensibili con il ragionamento umano.
Noi facciamo i conti e decidiamo che è possibile fare quella cosa o che è impossibile, ma se è necessaria per quei poveri la facciamo lo stesso.


Ci sono dei pesi che il gruppo
deve decidere di prendere,
e non può non prendere
perchè da questi pesi scelti
dipende la vita del gruppo.

Tutto comunque deve passare dal gruppo!

Per questo è importante
la riunione
per decidere i pesi
che il gruppo
si deve prendere.
 

Fare una riunione vaga o non dire niente, vuol dire morire. Un gruppo che non fa riunione, dove non cilcolano idee, non si leggono i comunicati, non si parla dello spirito dell’A.U.G., dei poveri delle missioni, del lavoro in missione, dei permanenti...è un gruppo in cammino verso la morte.
A volte è necessario organizzarsi e quindi importante una riunione organizzativa, ma nella normalità la riunione deve essere un ambiente vivo, deve circolare lo Spirito dell’A.U.G., deve domandarsi sempre perchè c’è!
Il gruppo deve aiutare la persona in cammino, a volte è il gruppo che tira o spinge, a volte se tu che devi spingere.

La riunione
è il momento in cui
il gruppo vive
il suo essere gruppo,


il suo andare, la sua apertura.
Un gruppo A.U.G. non può essere chiuso!
Il comunicato del gruppo di Pianopoli indica un cammino di apertura: Scoprire una cosa bella e raccontarla ad altri.
Questo mondo ci insegna che le cose belle le dobbiamo tenere per noi. L’A.U.G. ci insegna che le cose belle le dobbiamo regalare. Una persona che fa A.U.G. non può essere chiusa, lo Spirito dell’A.U.G. non vive al chiuso, solo all’Aperto. Quando entra un nuovo nel gruppo è gioia, ma poi è anche un problema perchè bisogna aiutarlo ad inserirsi e comunque rompe un equilibrio che si è creato e se ne deve creare un altro. L’apertura è difficile, ma è vita! I gruppi muoiono perchè si chiudono e vogliono sicurezze.
Francesca ( Zangarona ): ci sono anche gruppi, come il nostro, dove mancano nuovi da anni e li desideriamo.
D. Mimmo: a Zangarona il problema è diverso. La proposta A.U.G. non va dispersa e non va fatta a ragazzini di scuola media, perchè viene presa come un gioco e in quell’età è difficile scegliere tra gioco ed impegno. Tutti noi abbiamo iniziato come un gioco, ma poi siamo stati capaci di scegliere tra gioco ed impegno. Soprattutto nei paesi L’A.U.G. è novità e vengono in gruppo, ma subito dopo, finita la 3° media, c’è un’altra novità: la scuola a Lamezia e la novità A.U.G. viene messa da parte. A Zangarona si è fatto questo sbaglio, di coinvolgere ragazzini di scuola media e ora bisogna aspettare che cresca l’altra generazione.
Il problema è se siamo noi aperti dentro, anche se poi per un anno non entrano nuovi; l’importante è domandarselo.
Il gruppo A.U.G. non è un gruppo di amici, siamo lì per lavorare per i poveri, l’amicizia al massimo può essere una conseguenza del lavorare insieme e questo è naturale. Ma un gruppo di amici no, perchè il gruppo di amici in genere è chiuso, altri non possono entrare. L’amicizia, l’innamoramento... sono naturali, ma dobbiamo avere coscienza che il gruppo A.U.G. nasce per i poveri non per l’amicizia o l’innamoramento. I poveri ci fanno superare anche le discordie e le antipatie. I poveri non devono perderci per le nostre beghe. Per questo è importante fare bene la riunione dei nuovi, perchè anche se non ci capiamo niente, se c’è qualche sbandamento, c’è una teoria a cui fare riferimento: Sulla base del lavoro insieme poi le amicizie possono nascere, ma non sono alla base, altrimenti si deve limitare l’età di appartenenza e la speranza non si può limitare.
Altra cosa importante è la chiarezza: non ci deve essere ambiguità, dirsi le cose per evitare poi di covarle dentro e di farsi dispetti. Quello che ci salva sono i poveri. “ Quel bimbo ti sorride ” ed io per quel bimbo sono lì. Se non c’è chiarezza i gruppi scoppiano, se si vive di compromessi alla fine si scoppia, al massimo si può rinviare lo scoppio, ma prima o poi si scoppia. Dirsi le cose in gruppo, naturalmente bisogna anche saper aspettare, conoscere prima le persone, ma poi parlare senza tirarla troppo a lungo.
La chiarezza è la verità, naturalmente ricordiamoci che è la mia verità, ma se non ce la diciamo, non camminiamo insieme, ma solo spalla contro spalla senza guardarci in faccia. Il gruppo deve saper andare, guardare oltre se stesso, prima di tutto glialtri gruppi; non può fare il cammino da solo, deve avere contatti con glia ltri, ai campi, ai raduni, attraverso lo scriversi tra i gruppi o anche all’interno del gruppo, perchè è un pericolo se non ci parliamo, se non ci ascoltiamo. Scrivendo ci prendiamo il tempo per parlarci ed ascoltarci. Oggi siamo nel tempo della comunicazione veloce, ma chissà se veramente comunichiamo...
L’Andare oltre ci porta in missione.
Subito si è sentito il bisogno di ANDARE di trovare un posto. La missione per l’A.U.G. è l’andare oltre più avanzato, la chiarezza più infinita, perchè in missione vedi chi sei e lo fai vedere al tuo gruppo. Per questo i 3 mesi sono importanti, i partenti fanno scoppiare determinate situazioni nei gruppi perchè davanti a un partente tu devi far vedere chi sei.
Anche per la Missione si può dire:
La missione nell’A.U.G. è tutto
senza missione non c’è A.U.G.
così come senza gruppo
Le due cose anche qui sono intercambiabili.
La missione in Italia, Emmaus, è la più dirompente per certi aspetti, per la gente. E’ più difficile accettare chi vive in Italia da povero che chi vive in Uruguay.
La missione è la punta più avanzata dell’A.U.G.
La cosa più importante è vivere come la gente, come i poveri, adattarsi, diventare uruguayi, la missione non sono i soldi e le cose che facciamo; la gente non capisce il lavoro che facciamo, lo capiranno fra 10 anni forse. La gente sa che arriva il milione e pensa che dietro c’è una banca, non sa quanto lavoro c’è dietro il milione. Così è importante vivere con la gente, per quanto ce la possiamo fare come loro ( senza esagerare perchè dobbiamo riconoscere i nostri limiti, in realtà non ce la facciamo a vivere come loro, se lo sappiamo riconoscere anche questo è vivere da povero, da debole della nostra ricchezza ) solo questo sforzo di condividere la loro vita ci da una possibilità di essere credibili come uomini che amano ai loro occhi, non certamente i soldi ( che comunque restano necessari ). Bisogna essere pronti anche a rifiutare i soldi per salvare lo Spirito. Don Francesco ci ha procurato 2000 dollari, ma forse non li prendiamo perchè i soldi non possono condizionare la vita di comunità.
Contano le persone non le cose, a che serve costruire se poi non ci sono le persone? Mons, Luis ha capito benissimo questa idea e ci sostiene.
Il gruppo la missione deve averla nel sangue, certo se uno parte, aiuta molto, ma la missione dobbiamo sentirla, è la punta più avanzata. Per questo è importante che uno parta per i 3 mesi, per fare l’esperienza di “ quel bambino ”, “ di quei poveri ” ed in gruppo ci si comincia a grattarsi la testa per continuare a fare il merendero “ per quel bambini ” “ per quei poveri ”.
Dobbiamo essere cauti naturalmente, non dare false speranze alle persone, per esempio sulla storia dei formaggi, a chi mi domanda, io resto sempre nel vago, perchè chisà quando sarà.
La missione è la vita di gruppo tra quelli che sono la punta avanzata tra “ quel bambino, quei poveri ”.
Giuseppe Colistra: io sono d’accordo con l’essere cauti, forse per paura.
D.Mimmo: una cosa è essere cauti, una cosa è avere paura.
Avere paura vuol dire cercare sicurezze ed è tipico del mondo, essere cauti è calcolare ( per quanto è possibile ) e poi rischiare; anche se non riusciamo a fare tutto, facciamo quello che possimo. Essere prudenti della prudenza di Don Bosco che diceva: “ nelle cose che riguardano il bene della gioventù, io vado avanti ( rischio ) fino alla temerità ”.
LA TERZA PAROLA di questo raduno è

GESU’.

Agli esercizi spirituale Mons. Bregantini ha parlato dell’Esodo di Mosè. Io pensavo al raduno, a quello che dovevo dire sulla missione, sul gruppo e mi è venuta chiara questa isea che faccio fatica a dire:

“ SENZA
GESU’
QUESTA COSA
NON PUO’
ANDARE AVANTI ”.

Faccio fatica perchè conosco i miei limiti, dubbi, peccati, e desideri di peccato e so che se gli do spazio a Gesù, mi mette nei guai più di quello in cui già sono e per questo che ho sempre cercato di tenerlo fuori dalla porta nelle mie cose, anche se Lui si è sempre intrufolato in un modo o nell’altro. L’A.U.G. l’ho sempre considerata una mia cosa e anche se fin dall’inizio del mio cambio di impegno con l’Operazione Maranon Giovane avevo sentito il bisogno di un maggior spazio per Gesù, non ho infatti più usato da allora la parola aconfessionale, ho sempre preferito sentirmi parte della Chiesa, anche con il Maranon, pur nell’apertura a tutti, e ancora di più con l’A.U.G. è scomparso qualsiasi riferimento alle confessioni e si parla solo di APRIRE a tutti, l’ho comunque sempre tenuto un pò in disparte, qui si per paura, la paura del mondo della sicurezza del mondo, come è facile parlare solo dei poveri!
Ve lo dico chiaro agli Esercizi Spirituali ho avuto la netta sensazione che anche Lui deve entrare nel gruppo, stare al suo posto, essere ascoltato, debba andare in missione, bisogna smetterla di trattarlo come un nuovo del gruppo. La Sua presenza nell’A.U.G. parte dalla missione e ora deve venire nei gruppi. In missione ci accorgiamo subito che senza di Lui in realtà possiamo fare poco, che cosa diamo alla gente? pane e marmellata? Gliene possiamo dare così poco oltre tutto. Possono i poveri fondare la loro vita, la loro speranza su di noi su quello che gli possiamo dare? In missione parlare dell’A.U.G. senza Gesù non è possibile, perchè altro non gli possiamo dare. Non possiamo dare cose per due motivi:
1) perchè non siamo abbastanza ricchi;
2) perchè dare cose è fare come fa il mondo, comprare tutto. Dobbiamo stare attenti a restare poveri anche quando avremo i soldi. Dobbiamo dare spazio a Gesù, le cose di questo mondo passano, non sono importanti. Ho sempre avuto paura che Gesù sconvolgesse la mia vita e così pur tenendolo vicino l’ho sempre un pò lasciato fuori ( i preti in questo poi sono bravissimi ). Anche l’apertura a tutte le confessioni religiose era una mia difesa perchè così Gesù come entrava, usciva. Ma ora voglio prendermi questo rischio e farlo entrare a pieno titolo, un nuovo nel gruppo che entra e che magari sconvolge tante sicurezze, metta in discussione tante cose, faccia entrare aria nuova, faccia rinnovare i gruppi. Io non lo conosco molto Gesù, ve l’ho detto, ma per il poco che lo conosco so che non sarà un nuovo tanto facile da addomesticare nei gruppi. L’apertura politica-religiosa resta comunque nell’A.U.G., ma con questa chiarezza forte Gesù è uno del gruppo e bisogna ascoltarlo, non entra ed esce dal gruppo a convenienza, no! è lì ed è un fedelissimo della riunione, del lavoro, della missione.
Gesù è un uomo aperto e ci costringerà a confrontarci con tante situazioni.
Credo che questa sia l’unica parola che possiamo dire ai poveri e ai giovani dei gruppi

GESU’

E’ una parola che ti fa confrontare con un UOMO - DIO. Senza la Parola Gesù noi non sapremmo essere cauti, avremo paura, con la parola Gesù sapremo rischiare.
Io questa idea ve la lascio così come l’ho sentita, come un’intuizione, perchè ho pensato che la dovevo dire, perchè sennò ero io che mi chiudevo. E’ una cosa mia, non vostra.
Daniela ( Pianopoli ): è come uno che corre nel deserto, suda e poi trova una bottiglia d’acqua fresca. Ci dà la forza di andare avanti, quando entra dà forza e vitalità a tutto il corpo. La differenza è che io non sono perfetta come Lui.
Don Mimmo: io non ho una grande fede, vengo portato più dai giovani, dai poveri. Anche se imperfetti camminiamo con Lui insieme. Noi abbiamo incapsulato Gesù, rinchiuso in schemi, invece Gesù ama dove nessuno ama, va dove nessuno va, spera dove nessuno spera e noi preti e cristiani laici non vogliamo, questo suo Amare, Andare, Sperare senza quello che chiamiamo ordine ci spiazza e spesso non lo vogliamo permettere. Agli Esercizi Spirituali ho scoperto che ero io che mi chiudevo, l’A.U.G. è più chiusa con me dentro che con Gesù che entra sempre come un nuovo ed è sempre nuovo!
Francesca ( Zangarona ): a me va bene quello che hai detto, perchè Gesù è l’unico che mi conosce bene, però mi viene in mente che nei gruppi quando si parla di apertura non si parla di Gesù anche perchè ci viene comodo, così non ci etichettiamo e poi non ne sappiamo parlare. Ora ci verrà più difficile parlare dello stile e metterci Gesù.
Don Mimmo: sarebbe difficile se Gesù fosse un uomo chiuso, clericale, ma Lui è aperto. Io ho pensato di farlo entrare eppure mantengo i miei desideri di peccato, ma mi sento liberato di averlo detto, solo questo mi fa sentire più libero. Ai poveri cosa gli dico, a chi vive con i poveri cosa gli dico, ai giovani e ai gruppi oltre ai poveri non ho cosa dire se non Gesù. Questa presenza rivoluziona un pò tutto ( d’altra parte è la caratteristica di Gesù ), ma possiamo stare tranquilli perchè Lui è un uomo aperto, a Lui non fa problema che ci sia anche Budda o altro con loro parla e li accoglie in fondo è venuto anche per loro, ha fatto il cammino della croce per la salvezza di tutti; così rispetto ai nuovi o a chi non crede nei gruppi se a qualcuno viene la voglia di cacciarli fuori, prima cacciate me.
Sonia ( Ussana ): io sto pensando a come spiegare questa cosa ad Andrea che spiega sempre che nell’A.U.G. sono bene accetti tutti.
Don Mimmo: e così va continuata ad essere spiegata. Gesù a chi da  fastidio a me o a Lui? A me o a Lui? A Lui non da fastidio stare anche con Budda. Forse a me, sono io cattolico a dover accettare la sua presenza attiva in gruppo e nella mia vita, tante volte facciamo finta che Gesù non c’è in gruppo e nella nostra vita, siamo cristiani, cattolici, ma viviamo come se Dio non ci fosse. Il dialogo tra me cattolico e lui buddista sarà più chiaro così. Il problema forse è che io sono chiamato ad essere più coerente con ciò che dico di essere. L’unità del gruppo la creiamo sul lavoro per i poveri non su un fatto confessionale. A Gesù non dà fastidio che io sia sul suo cammino senza fede, a me bigotto dà fastidio che ci sia un altro che non fa finta di pregare. L’A.U.G. va continuata ad essere spiegata come prima, quello che cambia è una presenza, la presenza del nuovo, di Gesù, che magari potrà sconvolgere gli equilibri del gruppo, come fanno tutti i nuovi, ma per noi sarà un bell’allenamento con un nuovo così in gruppo, un nuovo che resta nuovo, che è sempre nuovo e giovane, Gesù. Io ho poca fede, ho solo il desiderio di Gesù, è poco, ma è questo desiderio che ogni giorno mi avvicina a Lui.
Rosy ( Nicastro ): si potrebbe dire che è come l’amicizia, rispetto reciproco, anche senza andare d’accordo, lavoriamo lo stesso per i poveri.
Don Mimmo: ho detto che è come un nuovo nel gruppo, facciamolo entrare, e regoliamoci con Lui come coi nuovi, attenzione però all’indifferenza, è molto pericolosa l’indifferenza, quante volte trattiamo i nuovi con indifferenza, come se non ci fossero? Facciamolo entrare, poi... io avrò un rapporto con Lui, tu un altro e via dicendo. La chiarezza è questa, l’imbroglio è fare finta che non c’è o che c’è mentre in realtà lo teniamo fuori. Per questo ho voluto parlarne con voi. Lo faccio entrare e poi la vita riprende normale. Siamo noi che non lo vogliamo a noi dà fastidio perchè non sappiamo come spegarlo, ecc., a Lui non dà fastidio. Se entra un mussulmano nel gruppo sarà difficilissimo mantenere l’apertura e fargli vivere il gruppo nonostante le sue rigidità.
ATTENZIONE è entrata una nuova persona in gruppo e questo crea nuovi equilibri. Non fasciamoci la testa prima di romperla, è una persona che non conosciamo molto. Lo stile dell’A.U.G. rimane quello di sempre, che è poi quello evengelico, massima apertura; Gesù ci giudica non sulle teorie, ma su chi gli ha dato da mangiare, l’apertura mi fa camminare insieme, è una questione mentale, di cuore. Gesù con me ha aspettato 33 anni prima che mi decidessi a farlo entrare.


PAUSA PRANZO

2 panini a testa più un bicchiere di gazzosa a caffè gentilmente offerto dalla Ditta Colistra & Colistra.

RIPRESA

Don Mimmo: Mi hanno chiesto cosa fare per i campi, le date, ecc. Utilizziamo un pò do tempo per dare una linea comune. Il campo di lavoro è una sorta di iniziazione alla missione, stare lontano dalle comodità di casa. Uno deve sceglierlo, se vuole ci va, se no trova una scusa. Ai campi ci sono scambi, incontri, ci si conosce. E’ il gruppo che decide di fare il campo di lavoro, perchè sente il bisogno di queste cose e decide di prendersi questo peso, trovare il posto, volantinare, ecc. ecc. Può succedere che ci siano più campi vicini o contemporanei, non fa niente; ogni gruppo decide, sa il cammino che ha fatto, i passi, a che scopo fa il campo. Un gruppo giovane può anche decidere di fare una raccoltina di una giornata o di mezza e farsi aiutare solo da un gruppo vicino. Sarebbe buono organizzarsi in modo che non ci siano troppi campi nella stessa zona e i gruppi possano aiutare ed essere presenti in modo da creare una presenza A.U.G. nel paese. Naturalmente non bisogna mai organizzare un campo nello stesso giorno del raduno. C’è però un problema concreto, nonostante l’autonomia che i gruppi devono avere: abbiamo bisogno di incontrarci tra noi, ci sono i gruppi in Calabria e in Sardegna. E’ necessario programmare 1 - 2 campi in cui lo scopo dichiarato è quello di fare incontrare i gruppi: questi campi li decidiamo al raduno, così ci si programma e non si sovrappongono altri campi. Se questo motivo dell’incontro lo riteniamo utile, facciamo questo programma, altrimenti ogni gruppo decide.
Giuseppe Colistra: per me ne basta uno all’anno, magari da fare girare il posto, una volta in Calabria e una in Sardegna.
Francesco ( Nicastro ): io penso che sia meglio farne due, uno qui e uno in Sardegna, per dare a tutti, anche a chi non può muoversi la possibilità d’incontrarsi.
Sonia ( Ussana ): noi dobbiamo già venire due volte l’anno per i raduni, un’altra volta sarebbe pesante, perchè a girare siamo sempre gli stessi. Per esempio il campo Emmaus attaccato al raduno potrebbe essere il campo dell’incontro.
Don Mimmo: il fatto che giriate in pochi è un problema da risolvere, ma è un problema anche per i gruppi di Calabria, bisogna vedere quanto è grande il desiderio di fare A.U.G., ad un certo punto è inutile invitare al campo chi non si muove mai, chi ha il desiderio di fare i campi forse non riuscirà ad ottenere il permesso una o due volte , ma prima o poi la spunta se veramente vuole, esttamente come i giovani riescono a spuntarla per altre cose, la discoteca, il motorino... tutto è vedere se al campo uno ci vuole veramente venire o i permessi dei genitori sono solo una scusa. Se vogliono fare le mummie, che le facciano. Per questo i campi vanno organizzati un pò. E’ stato già deciso ad un precedente raduno che il raduno partenti di Dicembre si può spostare a seconda dei partenti, mentre quello di Giugno sarà in Calabria, a Emmaus. E’ vero che i soldi sono un problema, però chi non ce la fa, gli amici lo aiutano, qui funziona così, tra i poveri funziona così; ma il problema non è questo:
1° domanda: riteniamo importante un campo dove ci incontriamo o no?
Aurora ( Nicastro ): si, è utile, perchè sennò Calabria e Sardegna non si incontrano, ma deve essere almeno di 5 giorni.
Tutti i presenti acconsentono e Don Mimmo passa alla
2° domanda:
come ci orientiamo, per 1 o 2 campi all’anno?
Discussione ognuno parla e registrare tutti gli interventi è impossibile anche per i registratori altamente specializzati.
Sonia ( Ussana ): al campo-incontro va abbinato il raduno per unificare il viaggio
Seguono altre considerazioni di varie persone.
Don Mimmo: al limite si può modificare quello già deciso e si sposta il raduno partenti al posto dove è programmato il campo incontro. Il campo Emmaus per esempio si farà insieme al raduno, chi può viene, chi no magari viene al campo di Feroleto.
Sonia (Ussana ): purtroppo il problema non è le ferie, i genitori, ma la verità è che non gliene frega niente, perchè io gliel’ho proprio chiesto uno a uno.
Don Mimmo: i gruppi della Sardegna devono smetterla di fingere che c’è un gruppo A.U.G. , fare finta di andare d’accordo. Se non gliene frega niente, voi non interpellateli più, cambiate il giorno della riunione e non avvisateli. Già a Dicembre era stato detto questo a Laura, che rispondeva di non volerli offerndere ed io ero sul punto di non mandarla in missione. Se vogliono fare le mummie che le facciano, ma che non blocchino le dicisioni degli altri. Eliminare le paludi.
Massimo ( Monastir ): ormai non è più così, noi tre decidiamo e basta.
Don Mimmo: se la situazione è cambiata così io sono contento. Io a Vibo 30 anni fa me ne sono andato dal gruppo perchè gli altri tre non volevano lavorare, io sono andato via e ho fatto un altro gruppo sempre a Vibo, le cose sono poi piano piano cambiate.
Massimo ( Monastir ): ci resta solo questa soluzione.
Antonio ( Maida ): ma questi perchè vengono in sede, per passare il tempo, come al bar? Non si accorgono che non concludono niente ?
Don Mimmo: a Monastir il problemna è stato che non c’è stata chiarezza fin dall’inizio, perchè  si è cercato l’accordo sul punto più basso, non su quello più alto.


BISOGNA CERCARE
SEMPRE
L’ACCORDO
SUL PUNTO PIU’ ALTO
Il punto più alto sono i poveri,
l’ideale è MERENDERO PER TUTTI!

Ora concretizziamo il campo-incontro: ne faremo uno solo a Natale in una zona che sceglieremo di volta in volta al raduno di Giugno e che può variare. Per quest’anno c’è l’incognita Liguria che inizieremo a concretizzare ad Ottobre con la collaborazione di Don Francesco. Giuseppe, Francesca e Francesco partiranno per 10 -15 giorni e lavoreranno lì; se dovessero nascere i gruppi lì sarebbe più facile per loro, essendo la prima volta, spostarsi qui in Calabria piuttosto che in Sardegna.
Quindi si decide che per l’anno 2001 il campo-incontro sarà a Dicembre, abbinato al raduno partenti e sarà organizzato dal gruppo di Nicastro.E poi in Sardegna perchè una volta spostati la prima volta i liguri si spostano più facilmente dopo.
Massimo ( Monastir ): Il gruppo di Monastir organizza il campo a Gennaio o no?
Don Mimmo: ogni gruppo deve essere autonomo nell’organizzazione e ...furbo per fare la campagna acquisti in tempo. Scegliere le date in base alle esigenze degli altri partecipanti. Dobbiamo imparare ad essere poveri e chiedere aiuto se abbiamo bisogno, non pensiate che basta il comunicato.

I partenti e i rientrati devono essere presenti ai raduni e accettare l’aiuto degli altri. Laura deve abbassare l’orgoglio, le avevo detto che gli davo i soldi per venire al raduni e non è voluta venire. Dirsi le cose per aiutarsi a vicenda. Dobiamo avere un atteggiamento di povertà per aiutare il povero. Questo discorso vale per un domani non solo per l’oggi. I soldi non sono un problema se veramente si vuole si trovano.

STORIE
DEI GRUPPI
E
CONSEGNA
DEI BILANCI

 

Presenti i Gruppi di Cagliari, Maida, Monastir, Ussana, Nicastro, Zangarona; Casa Emmaus, P. Mimmo

P. Mimmo: Programma del raduno:
- Parlerò io brevemente sul partente dell’AUG;
- RIENTRATI: Paola e Laura su come hanno vissuto il loro rientro;
- PARTENTI: 2 anni; questa è la grossa novità di questo raduno. Ci sono due ragazzi che hanno deciso di fare i due anni. Nathalie parti- rà verso Giugno, Massimo verso Dicembre, poi vedremo anche se- condo i bisogni che ci sono in missione; l’anno prossimo toccherà a Rosa rientrare in famiglia, Caterina pure, ha la nonna anziana, ve- dremo.
- BILANCI dei gruppi;
- PARTENTA 3 mesi: prima il gruppo darà il suo parere, poi parlerà il partente.
- DUE COSE in generale
1) sapere bene di cosa si parla, informarsi prima di parlare, sennò si scrivono sciocchezze e i comunicati vanno in tutti i gruppi e resta- no.
2) Ciliegina sulla torta, è una cosa abbastanza grave sulla missione.

CANTO: EL AMOR. E’ il canto con cui inizia l’AUG; lo stile dell’AUG si vede in questa canzone.


PARTENTE: Chi è il partente?

P. Mimmo:

IL PARTENTE E’ UNO DEL GRUPPO, NON VA IN MISSIONE,
E’ MANDATO DAL GRUPPO

Il partente va per gli altri, per il gruppo, non per sè. Io non accetto che si vada in missione per fare un’esperienza, fare un’esperienza non è andare in missione, il partente in missione continua il cammino suo e del gruppo. E’ una persona normale uguale agli altri non Superman. La tendenza è quella di considerare il partente un caso strano, invece nell’AUG è la normalità, nella vita del gruppo è un campo un pò più prolungato. Gonfiare il partente dei 3 mesi è un errore, farne un eroe per il paese e per il gruppo è un errore, il partente è normale.
Sento dire: scelta del partente; non bisogna parlarne, non è vero; parte per un bisogno suo, perchè gli piace, forse se si trattasse della partenza dei due anni si potrebbe anche pensare a una scelta per i bisogni dei poveri, per i bisogni dell’AUG, ma 3 mesi...!!! E’ importante vivere la partenza dei 3 mesi con normalità, la vita del gruppo continua normale. Il partente si prende dei pesi in più esattamente come gli altri perchè il gruppo che ha un partente è un gruppo che matura scelte e quindi è giusto che si prenda dei pesi in più. Attenzione a non scaricare cose da fare solo sul partente, sennò il partente si distrugge. Il partente all’interno del gruppo è il segno di un gruppo che matura. Il partente lascia un buco nel gruppo e questo va coperto, è così che si cresce e si fanno fare passi avanti anche agli altri. Per un partente la cosa più difficile è lasciare spazio agli altri continuando a lavorare. Se Luca parte, qualcuno deve fare qualcosa di più, prendere in mano quello che faceva lui, così si vede la maturità del gruppo. Caratteristica: EMMAUS, missione in Italia. Chi va ad Emmaus, va in missione; Giuseppe, Francesca e Maria stanno lì, esattamente come potrebbero stare in Uruguay, se necessario.

L’AUG VA VISSUTA IN ITALIA,
NEI GRUPPI.

Tra gruppi e missione c’è un collegamento stretto. Io ringrazio Dio che i due anni di Massimo saranno tre, perchè uno sarà ad Emmaus per imparare a fare i formaggi. E’ essenziale che ci sia la missione in Italia. Poi facciamo le cose perchè ci capitano non c’è nessuna programmazione definitiva.
Il partenta non va gonfiato, non va messo sul piedistallo, ma neanche schiacciato con pesi che non può portare. Non sto parlando di Luca, ma del partente in generale.

Il partente dei tre mesi
va lì per aiutare i permanenti,
ubbidire, essere disponibile,
non per fare cose sue.

Deve sapere che sta lì tre mesi, non una vita, quindi non può e non deve impostare niente; il suo impegno è aiutare i permanenti nelle cose già impostate, è importante che sappia che gli eventuali guai che combina cadranno sui permanenti, per questo deve stare più attento.

Deve però essere sè stesso,

dire la sua, contestare eventualmente, e poi fare quello che si decide, anche se non è d’accordo.


I tre mesi non sono la sua esperienza, ma si fa un’esperienza.

Ignazia ( Ussana ): a noi è capitato con una persona di Cagliari che voleva partire ed io l’ho invitata alla riunione. E’ difficile spiegare a chi è estraneo che deve fare un cammino. Che cosa dobbiamo rispondere a chi vuole partire e non vuole però fare AUG?
P. Mimmo: che non parta con l’AUG e si chiude lì, perchè sennò va in Uruguay e fa le sue cose.
Ignazia: ma c’è il rischio di perdere una persona magari con potenzialità;
P. Mimmo: è vero, ma se non vuole fare AUG è meglio che non parta con noi i rischi sono grossi per la comunità, se si trattasse solo di una veloce esperienza, 15 giorni, un mese potrebbe anche essere, ma i tre mesi sono un passo per farsi un’esperienza nel cammino dell’AUG. Ci sono tantissime organizzazioniche vanno cercando volontari, magari per trivellare pozzi, possono andare con loro. A noi le cose materiali interessano per fare la strada insieme con la gente, intressano le persone.
L’AUG è un cammino
essenzialmente educativo per tutti.
Massimo: ( Monastir ) se uno ha intenzione di partire, vuol dire che vuole rinunciare a qualcosa.

RIENTRATI

Paola ( Nicastro ): i miei tre mesi sono stati bellissimi, la vita di comunità mi è piaciuta. Mi sono trovata bene con i ritmi della missione, anche se a volte diversi dai miei. Obbedire è fidarsi dei permanenti. Ho percepito tantissimo la somiglianza con Casa Emmaus, l’aria, il clima, l’AUG è uguale. Sapevo che il rientro sarebbe stato brutto, ma non così. Problemi in famiglia, poi lasciare delle persone a Melo. Ho vissuto bene i tre mesi io, anche il gruppo.
Laura: ( Monastir ) i miei tre mesi sono stati bellissimi. Mi è dispiaciuto lasciare mia mamma che era molto preoccupata, poi Massimo mi ha tranquillizzata!!... Ci sono stati alcuni contrattempi con mia madre che mi hanno un pò disturbato all’inizio. Bene con Paola, un pò meno bene con Rosa all’inizio, poi dopo bene anche con lei; con i bambini è stato bellissimo. Non volevo rientrare più perchè mi ero affezzionata troppo ai bambini. L’ultimo periodo è stato brutto, dovevo andare via. Al rientro mi sono buttata nel lavoro, nel gruppo, perchè non volevo dimenticarmi della missione. Ho sentito la mancanza dopo un mese. Il mio vecchio gruppo si è sciolto al mio arrivo, solo a Massimo e a Lucia interessava la mia esperienza. Poi sono entrati Chiara, Ugo e gli altri ed è stato bellissimo fare con loro i lavori di Natale. Il Primo Ottobre è arrivata la lettera che diceva i 2 anni di Massimo, Rosa e Paola si sono messe a cantare, io un pò meno perchè volevo saperlo da lui, da cosa era dipeso, se era un passo assodato. E poi sapevo che non c’era gruppo, io restavo sola.
P. Mimmo: tolti certi blocchi a Monastir, il gruppo va. E’ la chiusura che crea problemi.

PARTENTI DUE ANNI



Massimo ( Monastir ): Quasi tutti sanno la mia storia. Al mio rientro pensavo di non doverci più tornare in Uruguay. Poi c’è stato qualcosa che mi ha fatto sentire che dovevo fare una scelta e mi sono trovato al bivio. Al bivio ho scelto di partire per i due anni perchè mi sento di rischiare la mia vita, lasciare le cose inutili. L’AUG mi ha cambiato la vita, sto provando tante gioie, tante paure. Le paure più ne vengono, più ne tolgo. Ho preso questa decisione piano piano, parlando con D. Mimmo, con altri del gruppo, con altri sacerdoti. Sono contento della partenza di Luca. Avevo un magone, si sta male a dover scegliere, dopo la scelta stai bene. Sono felicissimo.
Nathalie ( Zangarona ): la scelta di partire per due anni è nata in Uruguay, il tempo volava e mi sembrava pochissimo il tempo che c’era. Il 12 Aprile ho scritto a D. Mimmo una lettera semplicissima che però per me era sconvolgente. C’era scritto: voglio dare una mano più lunga per due anni. Al rientro era nervosissima, dovevo dirlo a mia madre, ai parenti ecc. mia madre ha capito, i miei nonni di meno, dicono che sono un’irresponsabile. Il 3 Maggio sono andata da D. Mimmo, che quel giorno ha ricevuto la mia lettera. Abbiamo deciso cosa fare in quest’anno: catechismo, campi scuola, gruppi nuovi da seguire. C’è il desiderio di condividere questa cosa con tutti, nell’AUG e fuori. Con chi mi contesta, io rispondo che schifo la vita banale, 2 anni sono 4 mesi allungati. Non so cosa farò, come sono stata, come sono stata inutile per 4 mesi, lo sarò per due anni.
P. Mimmo: quando l’AUG è iniziata, si pensava ai tre mesi, alla missione, un giorno ci saranno i due anni, ma non immaginavo che le cose camminassero così a tamburo battente.
Sui due anni voglio dire una cosa: quando Nathalie me lo ha chiesto, poi anche Massimo


ho pensato che...
l’AUG deve diventare
una cosa seria
o muore presto.


Con i due anni si stabilizzano alcune cose.
Se le partenze non creano apertura nei gruppi, non va bene.

Noi abbiamo bisogno di
RISCHIARE,
non di riuscire.

Tentare vari nuovi gruppi prima di riuscire a farne uno. Se no ci blocchiamo. Uscire, dire a altri questa cosa. Tenete presente che già con il Merendero non ce la facciamo con i fondi, se parte l’idea dei formaggi, servono ancora soldi. Queste cose però bisogna farle, se no ci chiudiamo.

L’APERTURA in missione
si deve risolvere in
APERTURA nei gruppi,

noi viviamo nella gioventù e nel movimento continuo, non nella stabilizzazione. E’ difficile fare gruppi, proporre l’AUG. Imparare a lavorare gratis.
L’AUG è un cammino strano, nasce da una mia stranezza, Operazione Mato Grosso, Operazione Marañon Giovane, di nuovo Operazione Mato Grosso e poi nasce l’AUG.
Nathalie ha fatto un pò di OMG, Massimo è il primo partente due anni AUG d.o.c. ( Muflone sardo d.o.c. ) Questo vuol dire che è fidarsi di un cammino nuovo, anche se è una cosa piccola l’AUG sta diventando una cosa seria per alcune persone. Dobbiamo stare vicino a queste persone, rischiare, soprattutto nel dire questa cosa ad altri, senza risultato.


Rischiare è restare aperti
nonostante le chiusure degli altri.


Dovremmo fare ulteriori sforzi dall’Italia per fare gruppi.
Massimo e Nathalie che sono disoccupati potranno fare questa fatica nel seguire i gruppi. La partenza di Massimo è nata in questa fantasia AUG che è concreta perchè basata su persone; è una cosa bella, ma molto rischiosa.

PARTENTE TRE MESI

Luca ( Ussana ): ho conosciuto l’AUG tramite Giuseppe Colistra. Avevo 21 anni, non facevo parte di nessuno gruppo, anche se mi piaceva aiutare gli altri, anche per l’educazione cattolica che ho ricevuto.

L’AUG SI CAPISCE VIVENDOLA,
FACENDO GRUPPO.

Più andavo avanti più mi accorgevo di essere in una gabbia di matti. Non mi piace molto la società in cui viviamo. L’AUG mi piace perchè ti fa andare cotrocorrente, mi aiuta a crescere e a mettermi in discussione; mi ha riempito molti vuoti, aiutato in situazioni difficili. Volevo partire l’anno scorso, poi per motivi di studio non ho potuto, quest’anno mi sono organizzato, anche se ancora non ci credo. Voglio partire perchè c’è bisogno di dare continuità alla missione. Ho paura perchè mi affeziono alle persone, vado con l’intenzione di mettermi a disposizione di Rosa e Caterina, per regalare un sorriso ai bambini uruguayi, non è da me strafare per una partenza di tre mesi; ad Ussana c’è altra gente che potrebbe fare i tre mesi, basta solo organizzarsi. Mi trovo tranquillo e sereno nello studio, nel lavoro, spero che la mia partenza svegli altri. In gruppo abbiamo discusso, uno parte quando se la sente, è vero, ma il passo prima o poi uno lo deve fare.

L’AUG è un gruppo educativo,

nel suo piccolo fa capire tantissime cose. Non posso dire assolutamente che l’AUG è la mia vita, questo è un passo, poi non so cosa succederà.
Ciascuno di noi ad una certa età poi dice che sarebbe potuto partire prima e non lo ha fatto. Io sto andando lì con sacrificio, mi immagino la situazione, dove dormirò, però sono disposto a farlo per i poveri. Sono d’accordo che il partente non si deve schiacciare, si deve chiedere di rare qualcosa in più, è logico, se uno ha scelto di partire però la responsabilità se la devono prendere tutti in gruppo. E’ giusto anche che i giovani inizino a parlare di più alle riunioni e noi a lasciare spazio. L’ho detto anche ai miei genitori, l’hanno presa un pò male, mia madre soprattutto, poi ho parlato un pò con mio padre, gli ho chiesto fiducia per lo studio, sto dando tenti esami, devo stare attento a loro, a non fargli mancare niente. Bisognacrederci di più in quello che stiamo facendo, fare qualche sacrificio in più, prenderci maggiori responsabilità. Ce ne stiamo prendendo, ma dobbiamo farlo di più, reagire in modo positivo e cercare di portare avanti quello che stiamo facendo. Sono contento che sia nata una speranza in più per i poveri in Sardegna, a Cagliari, li vedo interessati. Parto in Uruguay con tutto il gruppo, io non scrivo facilmente, fa parte della responsabilità. Se facciamo AUG bene, cresciamo interiormente, sennò no; farla bene è importante per acquisire certi valori che mancano a questa società.