Andiamo
in Uruguay
Giovani![]()
Raduno A.U.G. anno 2003
Raduno Gruppi A.U.G
Giugno 2003
Casa Emmaus 14/06/2003
Canto per la partenza di Massimo ( due anni )
E’ Massimo il nome mio
un elfo sono io
in “ URAGUAY ” me ne andrò
due anni ci resterò
Tra poco io partirò
il mio sogno realizzerò
è certo ormai che
dei formaggi il Re sarò
Rit. Ho uno strano pizzetto Ciuà
assomiglio a un capretto Ciuà
dicon tutti che sono buffo e biricchino
troppo buffo e mulfoncino
ma a Nathy piaccio così
proprio così
E’ vero tu sei così
proprio muflone si
ma noi ti amiam perchè
in te un gran cuore c’è
Te ne vai in “ URAGUAY ” Ciuà
con te ci porterai Ciuà
Mi raccumandu alli furmaggi
alli guagliuni, a Nathalie
fa u bravu, Si
Massimuccio Si
T.V.T.B.
Gruppi presenti:
P. Mimmo ( per la mole forma un gruppo di tre persone!!! );
Francavilla Fontana ( BR ) rappresentato da Chiara Lucia e Graziana;
Maida ( CZ ) nell’unica persona di Daniele;
Monastir ( CA ) anche lui nell’unica persona di Laura;
Nicastro ( CZ ) rappresentato da: Anna ( sprezzante del pericolo, esami di
maturità ), Annalisa ( part-time ), Annamaria, Aurora, Felicia, ( part-time ),
Rosy;
Pianopoli ( CZ ) nelle persone di: Antonella, Daniele, Davide e Silvia;
Ussana ( CA ) con la presenza di Marco;
Missioni:
Casa Emmaus con Massimo, Paola, Maria, Francesca-Giuseppe-Letizia,...Bastiano,
Mel, Olà, Romina, Santina,...;
Villa Betania con la presenza straordinaria di Caterina Mancini detta anche
Mancinuzza.
P. Mimmo da il programma del raduno:
Mattina: 1) Tema del comunicato che certamente avrete discusso nei gruppi:
L’A.U.G. è un cammino insieme?
A) Darsi la mano
B) E’ una ragnatela l’A.U.G.!
C) E’ un fuoco da mantenere acceso l?A:U:G:!
2) Bolivia: diapositive e decisioni
Pomeriggio: Storie dei gruppi - Bilanci
P. Mimmo: per cominciare dobbiamo domandarci se l’A.U.G. è un cammino insieme,
che cosa è l’A.U.G.? c’é l’A.U.G.? Se non ci facciamo queste domande non
possiamo andare avanti. Sono domande che i gruppi devono farsi nella loro
riunione di gruppo, il raduno serve per confrontarci, per decidere i passi, ma
se ciò che al raduno si dice non viene ripreso nei gruppi, discusso, fatto
proprio, alla fine c’è il rischio che siano solo chiacchiere e... forse passerà
un pò di tempo, ma... l’A.U.G. morirà. Per cui l’invito è:
Il Raduno sia rivissuto
in ogni singolo gruppo
e fatto proprio!
Mi permetto di cominciare questo raduno con il comunicato del gruppo di Latiano
( l’ho appena ricevuto ). Dai giovani, dai nuovi ci vengono spinte a crescere, a
maturare, a scegliere! un occhio, un orecchio, un cuore attento ai nuovi, ai
giovani farà vivere l’A.U.G. sempre giovane e nuova!
Il raduno può cambiare quello che ho pensato 6 anni fa o forse 35 anni fa: se io
mi adatto alle nuove decisioni, resto, senno me ne vado e l’A.U.G. continua il
suo cammino. ( e questo vale per ciascuno )
E’ nel raduno di Giugno che si prendono queste decisioni e ci diamo una linea,
ecco perchè è assolutamente necessaria la presenza di tutti i gruppi!
Io non voglio che pensiate che ci sono cose obbligatorie, non ci sono cose
definite, ma in continuo movimento; ognuno naturalmente cammina con il suo
passo.
Sul comunicato di Latiano hanno messo questa frase:
“ Incontrarci è un inizio;
Unirci è un progresso;
Lavorare insieme
per cambiare il mondo
è un successo ”
Queste frasi dicono l’A.U.G. non so se è una frase sua o copiata, ci sono tanti
diari con su belle frasi, ma sono chiacchiere se non sono vissute; ho conosciuto
Silvia di Latiano e per il poco che l’ho conosciuta non mi pare sia una
chiacchierona, una sognatrice sì, ma una chiacchierona no! Così spero che a
Latiano riesca a vivere questo sogno, e noi cercheremo di aiutarla in tutto
quello che possiamo. Così come dobbiamo sempre cercare di stare vicino a chi
vuole vivere un ideale, un sogno, una speranza!
La speranza,
il sogno,
l’ideale
è un inizio che va costruito nel tempo.
L’A.U.G. è sempre un inizio,
perchè o resta giovane o muore,
almeno per come l’ho pensata e la penso io!
L’A.U.G. non è nata per stabilizzarsi, per avere delle sicurezze, per diventare
ricca.
Le missioni e Casa Emmaus ( la missione d’Italia ) hanno la possibilità di
vivere concretamente questa situazione di povertà, di insicurezza, di
instabilità. Questo perchè ci si trova spesso a dover dare risposte ai poveri e
a sentirsi incapaci di dire dei Si che pur siamo costretti a dire. Ma solo
questo gusto del nuovo, del Si che alcune volte può sembrare incoscienza ti fa
restare giovane e vivo!
Se uno è sempre all’inizio è sempre giovane!
I gruppi dovrebbero imparare a vivere in modo giovane, con il gusto del rischio
e soprattutto con davanti agli occhi sempre i poveri e questa è una cosa
difficile per noi che viviamo in Italia, anche Casa Emmaus fa fatica a vivere
qui in Italia la missione, ma questa è la sfida a cui siamo chiamati!
Mia zia Tina ha 91 anni, ma ogni mattina si alza con il programma di quello che
deve fare durante la settimana: anche se ha 91 anni vive per il futuro, è
giovane!
Incontrarci è un inizio.
L’A.U.G. è sempre un inizio,
unirci è un progresso.
Unirci è un progresso: ognuno ha la sua idea per costruire qualcosa, nel gruppo
le mettiamo insieme e non sono più solo, ma insieme ad altri e con tante idee le
cose procedono più spedite e meglio. Problema... le idee sono diverse le une
dalle altre, alcune volte contrarie o contrapposte o un percorso diverso che può
apparire contrario o contrapposto; in realta visto che il fine è unico spesso la
contrapposizione è solo apparente, basterebbe ascoltarsi per scoprire che è
possibile incontrarsi e unire le forze.
Torno all’esempio di mia zia. Che volete? lei ha 91 anni e ha tutto un suo modo
di procedere e di organizzarsi, il mio modo è un pò diverso così capita che io
preso dai miei probemi organizzativi, dalle cose da fare, dalla fretta alcune
volte mi arrabbio con lei, grido perchè secondo me non capisce e lei reagisce
cosi “ non parlo più, sto qui quieta e non parlo più ”;
si chiude e anch’io mi chiudo e non immaginate come sia difficile riprendere i
contatti, spesso si riprendono con... la cucina... lei cucina qualcosa che mi
piace e io quel giorno mangio tutto, poi domanda “ com’era? ” riposta “ buono! ”
da qui in poi si riprende lentamente in modo normale. Sto imparando a gridare di
meno e a stare attento perchè la chiusura è sempre un rischio grosso e... a 91
anni potrei essere in ritardo nel riprendere i contatti. La chiusura rompre
sempre l’insieme ognuno comincia a camminare per conto suo...e si rompe il
gruppo. Nei gruppi di queste chiusure ne avvengono senza neanche accorgersene e
siccome siamo abituati ad andare di fretta...continuiamo a non accorgecene se
non quando è troppo tardi. Dobbiamo cucinare qualcosa di buono o come faccio
io... domandare “ devo comprare qualcosa? ”, riprendere cioè subito i contatti e
riallacciare i legami per continuare a progredire. Se ci chiudiamo moriamo,
dobbiamo unire le possibilità di vita che ognuno di noi ha.
Lavorare insieme ... è un successo
E’ il lavoro insieme
che è già un successo!
Riusciamo o no a migliorare il mondo è relativo. Quanto lavoro insieme ci vuole
per migliorare il mondo? Non lo so! Tanto? Poco? Dopo aver lavorato anni in una
missione molte volte si ha l’impressione che sia cambiato poco o niente della
povertà che combattiamo così io credo che il successo sia il lavoro insieme in
sè!
A) Darsi la mano
L’A.U.G. è un cammino insieme o una cosa che faccio io?
E’ profondamente diverso essere soli o insieme.
Il cammino insieme è CARITA’- Amore
perchè per fare l’Amore bisogna essere almeno in due!
La Carità-Amore è apertura all’altro.
Se l’A.U.G. è Carità-Amore, necessariamente è apertura, da soli è l’egoismo o
l’elemosina, in fondo l’altro non mi interessa se non per quello che può dare a
me.
Molte strutture che vengono costruite nei e per i paesi in via di sviluppo
falliscono perchè sono chiuse ai bisogni dell’altro, non c’è dialogo, si decide
in Italia che lì si costruirà un ospedale, una scuola, una qualsiasi cosa, ma
non si interpella la gente del posto, non si vive un tempo con loro per sentire
i loro stessi bisogni, le loro stesse sofferenze, si parte e si costruisce, si
consegna l’opera e arrivederci!
Non si vive la vita dei poveri o almeno non si tenta di vivere la vita dei
poveri perchè è veramente difficile vivere come loro in realtà ci accorgiamo che
non ce la facciamo, ma almeno si tenta, si sta con loro, nello stesso ambiente,
fogne a cielo aperto e così capisci un pò di più, almeno un pò di più. Dal
dialogo e dall’incontro con i poveri può venire qualche idea da realizzare
insieme a loro e... sempre bisogna mantenere questo dialogo perchè sempre c’è il
pericolo che prenda il sopravvento il mio progresso, la mia capacità
tecnologica, il mio saper fare che annulla la presenza dei poveri.
Dialogo, incontro,
insieme ai poveri
questa è la differenza!
Se l’A.U.G. è per soddisfare me stesso, io sono già fuori!
Sono rimasto sconcertato dall’uscita di due ragazze dal gruppo di Nicastro, non
tanto per l’uscita dal gruppo quanto per le motivazioni; “ L’A.U.G. non mi dava
più niente! ”. Se mettiamo insieme sogni, idee, speranze, diamo e riceviamo, ma
se ci stiamo solo per ricevere, allora ci siamo con il piede sbagliato e questo
fin dall’inizio. Dando si riceve, ma il ricevere non è un obbligo, non lo devo
pretendere!
L’A.U.G. è un cammino insieme, ricordo bene come è cominciata: quando ho parlato
con Caterina: “ se io comincio una cosa, tu sei disposta ad andare in missione
anche da sola? ” Ero pressato da tante persone che mi chiedevano: “ che
facciamo? ” Caterina mi ha risposto di sì, e abbiamo iniziato sulla base di
un’apertura, un dialogo, una disponibilità, un dono gratuito e non organizzato (
quello di Caterina ); e ora c’è l’A.U.G. nella quale ognuno fa i suoi passi.
Se questa è l’A.U.G., come si fa il cammino insieme?
Dandosi la mano o almeno dandosi la voce se siamo lontani, ma dobbiamo sapere di
esserci.
Lo scriversi è darsi la voce, dire di esserci!
Uno deve essere aperto, ma se l’altro è chiuso non possiamo farci niente.
Nel cammino poi vedi altro che prima non vedevi e ogni volta sei chiamato a dire
il tuo sì. Per questo l’A.U.G. è sempre all’inizio, è sempre nuovo ed è più
difficile viverla per alcuni.
L’A.U.G. non è una catena di montaggio,
inventata per fare soldi e non a misura d’uomo, non si stabilizza in un
giramento di bulloni, sempre lo stesso, sempre lo stesso e tanti soldi...No!
E’ un cammino insieme,
E’ incontro di occhi,
E’ insieme di sorrisi,
E’ incontro di mani,
E’ insieme di gioie,
E’ incontro di sofferenze,
E’ insieme di speranze
E’ incontro di cuori,
E’ un cammino insieme
difficile.
In un cammino così difficile
devi dare la mano ad altri,
perchè vuoi fare una cosa
che nessuno vuole fare,
aiutare i poveri,
vivere come i poveri;
devi almeno sentire che c’ è qualcuno che vuole fare la strada con te.
Nessuno ti crede e tu puoi scoraggiarti.
Il mondo non si fida, non crede che noi non ci guadagniamo niente... ( ha
ragione il mondo! )... in realtà noi guadagniamo felicità, serenità, umanità,
amicizia e apertura. ( ma questo non si calcola in € così... il mondo pensa di
avere ragione ). Sapere che siamo insieme in questo cammino ti incoraggia,
sentire la mano, la voce dell’altro è importante.
Certo, la mano come la dai, la puoi ritirare. Io strozzerei Giovanna e Francesca
perchè mi sento un pò imbrogliato da tante parole ( chiacchiere si è scoperto
ora ) dette, da tante lettere
scritte che assicuravano un futuro al cammino che si stava facendo e il
desiderio di incontrare i poveri nella missione, ma... ognunoi fa le sue scelte
ed è difficile dire perchè uno decide in un modo così ora sono solo preoccupato
per loro per la loro felicità! Mi chiedo: “ saranno contente? ” se sono
contente, va benissimo!
Nell’A.U.G. la mano si può sempre lasciare e ... le strade si dividono...
B) E’ una ragnatela l’A.U.G.
La ragnatela scompare toccandola con un dito, con la pioggia, con il vento. Una
grande sofferenza, un mio errore ( di P. Mimmo ) potrebbe fare scomparire l’A.U.G.!
La ragnatela sembra forte, ma non lo è, anche quelle di anni e anni si rompono
facilmente.
Però ha tanti fili uniti in varie forme che portano ad un unico filo da cui
parte tutto, più fili ci sono meglio si raggiunge lo scopo, che è quello di dar
da mangiare al ragno.
Così l’A.U.G. più fili ha e più può dare da mangiare ai poveri.
Il ragno ricompone la tela...
sempre... con pazienza,
partendo dall’unico filo
lo spirito dell’A.U.G.
Il gruppo di Nicastro deve ricomporre la ragnatela perchè due fili sono spariti
ed erano importanti perchè facevano parte della tela. Silvia di Latiano è un
filo, c’è, ma non basta, bisogna aiutare Silvia nella sua Latiano, il ragno
lavora sempre, si devono cercare altre persone, fare altri gruppi e questo è un
impegno, un desiderio che ognuno dell’A.U.G. deve sentire come proprio, siamo
tutti piccoli ragni che costruiamo la ragnatela dell’Amore ai poveri.
Se l’A.U.G.
non tesse continuamente
la sua ragnatela
d’Amore,
muore come il ragno.
Se si crea un buco, in un gruppo o nell’A.U.G. questo va ricomposto al più
presto.
Immaginate... oggi come oggi non sappiamo più niente del gruppo di Amaroni,
qualcuno scrive, ma non riceve alcuna risposta, così si può ragionevolmente
pensare che il gruppo di Amaroni non c’è più. E’ questo comunque un buco nella
ragnatela anche se il gruppo di Amaroni non ha mai fatto lo sforzo di legarsi al
cammino insieme dell’A.U.G. resta comunque una Speranza in meno per i poveri,
non è un grosso problema, vista la cosa in generale, perchè in fondo se uno non
si lega all’A.U.G. partecipando ai campi, vivendo i raduni, mantenendosi in
continuo contatto con lo scrivere o almeno il rispondere alle lettere che si
ricevono beh! allora vuol dire che non si è proprio interessati al cammino
insieme dell’A.U.G. e ai poveri;
Ma... Immaginate... il gruppo di Nicastro scompare beh! la situazione cambia, il
buco si nota eccome se si nota, ora qualcuno potrebbe non dare molto peso
all’uscita di Giovanna e Francesca dal gruppo ( sì, hanno fatto una loro scelta
e per questo non si può certo entrare in depressione o sentirsi in colpa ),
ma... ma due fili della rete non ci sono più, bisogna lavorare per ricostituire
la ragnatela, bisogna darsi da fare prima che la ragnatela subisca ulteriori
danni a causa della mancanza di questi fili, il ragno fa una fatica maggiore per
ricostituire la ragnatela e se poi c’è vento, pioggia la fatica è ancora di più
eppure bisogna sempre tenere in considerazione i buchi che si vengono a creare
e... mettersi a lavorare per ricostituire la ragnatela. Ogni volta che un gruppo
non c’è più o qualcuno lascia il gruppo io e tutti quelli che tengono ai poveri
e all’A.U.G. devono sapere che come un ragno bisogna subito mettersi a lavoro
per ricostituire la ragnatela.
C) L’A.U.G. è un fuoco da matenere acceso
L’idea del fuoco mi è venuta ad Ussana l’ultima volta che ci sono andato e ho
fatto con loro la riunione alle loro domande per dare risposte concrete sulla
situazione del gruppo di Monastir mi è venuto questo esempio. Il fuoco mi è
sempre piaciuto, sono un innamorato del caminetto
il fuoco
simboleggia
la Carità.
San Francesco di Paola che è un pò patrono delle nostre missioni ha nel suo
simbolo proprio il fuoco con la scritta Caritas.
Per mantenere il fuoco acceso è necessario che tutti mettiamo il nostro pezzo di
legna, ognuno secondo le proprie possibilità. Com’è nella tradizione della notte
di Natale qui in Calabria: il papà alimenta il fuoco con un pezzo di legna
grande, e tutta la famiglia fa lo stesso fino al bimbo piccolo, anche lui
alimenta il fuoco con una tavoletta piccola, ma che lo fa partecipe del fuoco
acceso. Se il papà porta il pezzo piccolo, invece del grande non funziona.
Il fuoco va alimentato sempre
se no si spegne.
Guardatelo nell’A.U.G., nei gruppi, in noi stessi. Fino a quando ci sono gruppi
che funzionano l’A.U.G. va avanti, ma se il papà ad un certo punto si rifiuta di
mettere il suo pezzo di legno nel fuoco diventa un problema...Ognuno deve
guardare al suo stato nell’interno della famiglia, ognuno ha il suo compito. Il
fuoco va mantenuto non solo nel proprio gruppo, ricordiamo che l’A.U.G. è un
cammino insieme!
Tante volte si dice: “ Se gli altri non fanno, perchè io devo fare? ” Oppure: “
Insieme dobbiamo fare ” e così nessuno fa. La mamma non lo fa spegnere il fuoco,
ognuno dà secondo l’amore che ha dentro. Se in gruppo non c’è mamma, papà o il
fratello grande preoccupati del fuoco, il fuoco si spegne oppure se il papà non
insegna al bimbo a mettere la legna... è sbagliato lo stesso.
Si deve dare spazio agli altri, perchè mettano anche il loro pezzo piccolo,
farsi da parte e insegnare così al figlio piccolo che è importante anche il suo
contributo.
Noi invece spesso ragioniamo con “ O tutti a nessuno! ”. E’ sbagliato!
Se alla Bolivia diciamo Sì non lo so, io so che molti Sì sono come tavolette per
il fuoco, ma il Sì è importante perchè la famiglia resti viva e unita.
Se tutti dicono No al campo di lavoro, pace, ma io papà devo fare in modo che
mio figlio mi dica Sì e poi il campo di lavoro lo organizzo io come posso,
prendendomi tutti i pesi come un buon padre di famiglia, chiedendo aiuto a tutti
anche alla famiglia allargata, zii, zie, nonni e parenti vari ( gli altri gruppi
).
Il fuoco va alimentato con pezzi di legna grandi e piccoli e ogni pezzo
è importante.
Pausa
Ripresa: Canto “ Ogni giorno partirò ”
P. Mimmo: ci sono domande, interventi, aggiunte, riflessioni,...
Francesca ( Casa Emmaus ): volevo domandare a proposito dell’importanza del
cammino insieme, campi - raduni. Feroleto è assente completamente, da Maida c’è
solo Daniele, con questi gruppi vicini come ci dobbiamo comportare?
Daniela ( Pianopoli ): chi non viene al raduno non fa parte dell’A.U.G., l’avete
detto voi ( P. Mimmo ) ad un raduno, che decidessero che fare!
Davide ( Pianopoli ): ma forse hanno avuto problemi, escluderli così non è
giusto.
P. Mimmo: Non siamo noi che decidiamo... non ci sono più e basta... se non li
vediamo, se tu scrivi e non ti rispondono, se cerchi in tutti i modi un
contatto, ma poi questo contatto non riesci ad averlo e parli solo come un pazzo
al muro, e scrivi solo e ti pare anche qui di essere pazzo perchè con chi stai
dialogoando se non ti rispondono? Come si fa a dire che stiamo facendo un
cammino insieme? Se tu stendi la mano - campi, raduni - lettere sono la mano
stesa per un cammino insieme, ma questa mano nessuno la prende e resta vuota,
dove è questo cammino insieme. I fatti contano non le chiacchere che diciamo!
Così a me pare che se uno non vuole fare il cammino A.U.G. debba essere lasciato
libero di non farlo, io da parte mia devo solo essere sicuro di aver fatto tutto
il possibile per mantenermi aperto a tutti, di aver cercato in tutti i modi di
tessere la ragnatela, di aver messo legna nel fuoco, di aver teso la mano, come?
invitando ai campi, al raduno, e... scrivendo, scrivendo, scrivendo se poi non
riesco a trovare nessuno che sia interessato... io non escludo, ma si resta
esclusi dai fatti!
Possiamo anche cambiare le regole, ma ho paura che questo possa portare alla
morte dell’A.U.G.!
Francesca ( Casa Emmaus ): si è sempre detto che chi non c’è al raduno di
Giugno, soprattutto, non fa parte dell’A.U.G.. Forse dobbiamo far capire noi a
chi non c’è che il raduno è importante, ma noi lo capiamo?
Caterina ( Villa Betania ): la rigidità è giusta, che poi dobbiamo cambiare noi
metodo verso gli assenti e usare maggior attenzione nei loro riguardi questa è
un’altra cosa: se domani incontrassimo Feroleto e ci comportiamo come se niente
fosse, non va bene:
Francesca ( Casa Emmaus ): di Monastir c’è solo Laura, a Dicembre non c’era
nessuno, io ho scritto, ma solo Laura ha risposto dopo sei mesi.
P. Mimmo: in realtà non sappiamo se a Monastir c’è solo Laura, anch’io ho
scritto e non ho ricevuto alcuna risposta!
Laura ( Monastir ): per quanto riguarda lo scrivere uno lo dice, poi tirano
fuori la libertà che c’è nell’A.U.G. anche di poter non fare niente e ti
fregano.
P. Mimmo: la libertà..., ma della responsabilità nessuno mai parla? Si, è vero
la libertà nell’A.U.G. è importantissima, è essenziale, non si possono aiutare i
poveri se non si sceglie di aiutarli liberamente e quindi anche contro gli
interessi del mondo e i miei stessi interessi è vero, hai anche la libertà di
non fare nell’A.U.G. proprio perchè se non lo fai per tua scelta alla fine
freghi i poveri come capita sempre, la libertà del non fare nell’A.U.G. si
risolve in definitiva nella libertà di far morire l’A.U.G. e nessuno toglie
questa libertà di far morire l’A.U.G. in fondo è la libertà di questo mondo, No?
Questa è la responsabilità! Con i miei modi di fare, di agire mi prendo la
responsabilità di far morire l’A.U.G. Così ricordiamoci sempre che la libertà e
legata a doppio filo alla responsabilità.
Siamo noi che scegliamo
o la libertà per la vita
o la libertà per la morte
dell’A.U.G.
La scelta
si chiama
RESPONSABILITA’
Così torniamo al problema di prima: Che cosa è
l’A.U.G.? E’ un cammino insieme o no? Il problema è capire se vogliamo fare
questo cammino insieme o ci basta fare come certi gruppi parrocchiali che
raccolgono solo soldi e non ci mettono la vita, in fondo si rischia sempre di
scadere nell’elemosina e di non fare la Carità!
Aurora ( Nicastro ): io credo che una certa rigidità sia necessaria, fra l’altro
il gruppo di Feroleto non ha neanche chiamato per dire che non veniva, sono
spesso assenti da tutto, è un insieme di cose che non funziona. Noi constatiamo
che questo gruppo non c’è più, non mandiamo comunicati e nient’altro; se ti
chiamano ( a Daniela ) per fare un’attività insieme, tu domandagli: “ Perchè
fate ancora parte dell’A.U.G.? ” è necessario che si pongano almeno la domanda
su cosa è l’A.U.G.?
Laura: ma neanche di Monastir c’era nessuno al Raduno di Dicembre e voi ( P.
Mimmo ) avete detto che ha Monastir non c’era più A.U.G. Però il comunicato
l’avete mandato ugualmente.
P. Mimmo: Però tu mi hai scritto, Ugo pure anche se alla mia risposta non ha
risposto più, quando sono venuto in Sardegna avete chiesto d’incontrarmi e ci
siamo parlati a casa di Massimo, mi avete detto che volete fare A.U.G. e che
avete capito l’importanza del cammino insieme, insomma posso almeno pensare che
ci sia un filo, il famoso filo attorno al quale va tessuta la ragnatela.
Tesserete la ragnatela? non lo so! certo è che come i poveri io non posso fare
altro che Sperare che si ricomponga una vita A.U.G. anche a Monastir, lo spero
anche per i ragazzi di Goni che oggi cominciano un cammino; da parte mia faccio
quello che è necessario, metto legna nel fuoco affinchè il fuoco resti vivo, se
qualcuno ci continua a buttare acqua... non viene ai raduni, non fa campi di
lavoro, non scrive, lascia la mano che ci fa camminare insieme in questo cammino
difficile di dono, di Amore, di Carità, beh! fino a quando è possibile io
continuerò a sperare!
Quando ero della vostra età ( molto tempo fa ) e facevo gruppo a Vibo, era il
lontano 1968-69, facevo la IV Ragioneria, a un certo punto gli altri ragazzi del
gruppo decisero di fare O.M.G. organizzando convegni e conferenze a sfondo
politico per sensibilizzare, così si diceva allora; il lavoro, dicevano, serviva
a poco per sensibilizzare. Io non ero d’accordo perchè secondo me l’unico modo
per stare veramente vicino ai poveri era lavorare e credo che sia l’unico vero
modo per sensibilizzare veramente chi ci sta intorno, lavorare gratis per i
poveri, questo cambia un modo di pensare e di agire nella società che è la vera
rivoluzione dell’Amore, così uscii dal gruppo e ne fondai un altro. Questo creò
problemi anche tra quelli che seguivano con interesse le attività del gruppo lo
vedevano come una divisione sbagliata, io la vedevo solo come una chiarezza da
fare su uno stile di vita che era ciò che allora proponeve l’O.M.G. Ricordo che
il direttore dei Salesiani mi mandò a chiamare per convincermi che non era il
caso di fare questo passo, ma lo sapete no? sono una testa dura! Come andò a
finire? Dopo pochi mesi il gruppo originario è morto ( a organizzare convegni e
conferenze erano più bravi i partiti a quel tempo e... lo spazio per questo era
già occupato ) alcuni dei ragazzi che erano veramente intenzionati a fare
qualcosa per i poveri rientrarono nel gruppo formato a me, altri andarono nei
partiti. Le scelte sono sempre personali, la mano io la do, ma se tu la lasci o
me la stringi per stritolarla allora... la strada insieme non può continuare. Io
ho un sogno, e per questo sogno sono disposto a lasciare tutto quello che ho
costruito perchè per me il sogno è più importante.
Francesca ( sempre la stessa Casa Emmaus ): forse a noi manca questo coraggio di
andare via e formare un altro gruppo.
P. Mimmo: per questo insisto nella domanda se l’A.U.G. è un cammino insieme. Se
camminiamo insieme il coraggio di fare dei passi difficili lo si trova nel dare
la mano all’altro che mi incoraggia con il suo aiuto e il suo sostegno: Venire o
no al raduno non è la stessa cosa, qui al raduno soprattutto a questo di Giugno
decidiamo il cammino insieme, in quello di Dicembre ci sentiamo coinvolti nella
missione, nella vita dei poveri direttamente attraverso i partenti, una certa
rigidità è quindi necessaria, soprattutto per i gruppi che hanno più tempo alle
spalle, per le persone che hanno più esperienza nell’A.U.G. Certo diverso è per
i gruppi appena nati o molto giovani, lo so che è difficile avere i permessi dai
genitori, ma li si chiede? o si evita magari di chiedere questo permesso per il
raduno, per il campo così si può ottenere più facilmente altri permessi, per la
discoteca, per la gita? beh! anche queste sono scelte, o no? rinuncio alla gita
con gli amici, con la scuola per andare al campo, al raduno o addirittura studio
( questo era il mio metodo infallibile per ottenere permessi ) magari anche la
matematica per... partecipare ai raduni, quindi è assolutamente necessario
perchè...si cammina insieme e conoscere i passi da fare è importante. Leggere il
comunicato è si utile, ma essere presente è diverso, conoscere la storia è una
cosa fare la storia è un’altra!
Purtroppo i comunicati nei gruppi tante volte non vengono neanche letti, non
dico discussi, ma neanche letti e chi non viene al raduno neanche sa cosa si è
detto o deciso oppure sa la decisione finale senza sapere come e perchè si è
arrivati a quella decisione. Faccio qualche esempio chiaro: a Monastir c’è Laura
che dice di voler fare A.U.G., Laura ha fatto un cammino, ha fatto l’esperienza
dei tre mesi, appare quindi come un esempio da seguire è per questo che io,
tutti ci possimo sentire in diritto di pretendere da lei molto. Se Laura dovesse
lasciare l’A.U.G. è chiaro che al gruppo di Monastir con ragazzi di 15-16-17
anni con un cammino A.U.G. ancora da fare non si può chiedere le stesse cose che
si possono pretendere da uno che è già avanti nel cammino A.U.G.; ad Ussana la
situazione è ancora diversa, c’è un gruppo numeroso con una varietà di
esperienze e di sogni, anche qui con i problemi di tutti, esami da fare, altri
impegni e genitori che bloccano, ma la forza del gruppo come presenza nel paese
e quindi come immagine tra i genitori è certamente più forte che a Monastir
tanto che alla fine sono riusciti a mandare Marco che oltre tutto è molto
giovane, come vedete l’età è relativa se c’è un gruppo dietro le spalle; a Maida
c’è l’A.U.G. perchè c’è Daniele che si rode il fegato per l’assenza dei suoi
compagni di gruppo. Per mantenere il fuoco, lui lo deve alimentare, se si ferma
perchè gli altri non aiutano buttando legna nel fuoco, allora il fuoco si
spegne. Se resta la brace, va bene lo stesso, prima o poi il fuoco prenderà vita
di nuovo. L’esistenza del fuoco non si vede dai soldi, ma dal lavoro, dal lavoro
continuo, dal lavoro nel tempo libero e dal perdurante tentativo di trovare
altre persone come hanno fatto Daniela e Silvia per due anni. Se io ho una
speranza ( molto lieve ) per Monastir è perchè è nato un altro gruppo da loro e
forse qualcosa si sveglia, lo spero perchè se no in caso contrario potrebbe
significare anche la morte del gruppo nuovo e sarebbe una grave responsabilità
nei riguardi dei poveri.
PERICOLI:
- che l’A.U.G. diventi un gruppo di amici che esclude altre persone, bisogna
sempre essere aperti, anzi cercare continuamente nuovi amici per i poveri che
facciano gruppo.
- che i gruppi A.U.G. nascano da gruppi già esistenti, tipo Azione Cattolica,
Scout, o un gruppo teatrale che diventa A.U.G. Questi gruppi come A.U.G. hanno
in genere vita brevissima o molto tormentata perchè sovrappongono gli stili ed è
difficilissimo andare avanti nel cammino insieme. Diverso è quando il singolo di
un altro gruppo decide di fare A.U.G., lì c’è una scelta personale di uno stile,
di uno spirito, di una Carità!
- tutte le volte che un gruppo si chiude bisogna tremare, anche quando una
persona nel gruppo si chiude bisogna tremare!
Maria ( Casa Emmaus ): per quanto riguarda il non trasmettere bene l’importanza
del raduno, non potremmo fare degli incontri di zona per presentare il raduno ai
gruppi invece di mandare solo il volantino?
P. Mimmo: basta però che questi incontri non sostituiscano il raduno, la cosa
importante è sempre l’insieme, l’incontro se serve per sottolineare la necessità
dell’insieme, il bisogno dell’insieme allora forse va bene, si può provare!
Aurora: forse potremmo portare il volantino nei gruppi e presentare il raduno.
Francesca: per i gruppi nuovi si potrebbe fare un incontro, magari per zona.
P. Mimmo: si potrebbe fare un campo di lavoro nel fine settimana dove i gruppi
della zona si incontrano, io manderei qualcuno proprio con l’incarico di
presentare il raduno in modo particolare, con i gruppi nuovi si potrebbe anche
andare sul posto a fare una riunione col gruppo, magari ad incontrare i genitori
che è sempre importante.
Voglio fare una domanda: i raduni devono restare centrali o no nell’A.U.G.?
CORO: Siiiiiiiiiiiii!!!!
Francesca: soprattutto il raduno di Giugno.
Caterina: Tutti e due sono centrali, non sminuiamoli!
Daniela: anche quello di Dicembre è importante perchè si conoscono i partenti,
altrimenti non si conoscerebbero.
P. Mimmo: il raduno partenti è mobile, si preferisce farlo dove è il partente.
Resta così?
CORO: Sìììììììììììììììì!!!!!
P. Mimmo: al raduno partenti ci deve essere almeno un rappresentante per
regione/zona, per facilitare i gruppi più lontani e nuovi.
Marco ( Ussana ): è meglio un rappresentante per gruppo.
P. Mimmo: se è possibile è certamente meglio, ma se a Dicenbre il raduno
partenti sarà in Puglia, di Nuraminis o Tortolì chi verrà?
Marco: nessuno, perchè a Tortolì hanno dai 13 anni in su.
P. Mimmo: per questo dico uno per zona al raduno partenti e a giugno almeno uno
per gruppo, così ai giovani si chiede lo sforzo solo una volta, non
dimentichiamo che tante volte non basta un anno perchè ci sia il coinvolgimento
dei genitori e quindi i permessi necessari e allora bisogna cercare di capire i
gruppi nuovi e giovani e lasciargli il tempo di crescere uno, due, tre anni non
so... in alcuni casi bastano anche solo pochi mesi o anche meno come nel caso di
Francavilla Fontana, ma non tutti i gruppi hanno questa fortuna.
Laura ( Monastir ): come mai hanno 13 anni? Non si era stabilito che devono
avere almeno 14 anni per fare A.U.G.?
P. Mimmo: lo sbarramento è il primo superiore, e c’è chi ha 15 anni e chi ne ha
13, ma devono fare il primo superiore; e solo per esperienza e per un fatto
educativo. Quando cominciano a fare A.U.G. nella scuola media l’esperienza ci
dice che la cosa è considerata come un gioco di ragazzi, non si ha ancora la
maturità necessaria a comprendere il passaggio di responsabilità, così spesso è
avvenuto che con il passaggio alla scuola superiore che è percepito in modo più
diretto come un passaggio a responsabilità più grandi anche se magari non si è
ancora pronti, chi si è trovato nell’A.U.G. prima lascia con più facilità perchè
ci si sente grandi, si considera quindi l’A.U.G. una cosa da bambini e così si
lascia il gruppo perchè si è grandi e magari invece è proprio quello il tempo
giusto per prendere una responsabilità come quella del cammino A.U.G. che è
difficile di per sè. Quando questo accade per tanti ragazzi e in un piccolo
paese ci si brucia la possibilità per tanti anni di nuovi entrati nel gruppo.
Bisogna stare attenti! Sono meccanismi educativi naturali che la società moderna
rende anche più difficili da comprendere, attenti dunque...purtroppo alcuni
errori ci hanno già lasciato con l’amaro in bocca.
Segue qualche altro intervento sul come impostare la preparazione al raduno e
poi il P. Mimmo tira le conclusioni.
P. Mimmo: ai raduni bisogna sempre puntare alla massima partecipazione; a quello
di Dicembre ogni gruppo si sforzi di mandare almeno un rappresentante, se
proprio questo è impossibile, deve avere la preoccupazione di mandare soldi e
bilancio con chi viene. Al raduno di Giugno tutti devono mandare almeno un
rappresentante, ci si regolerà in base alla situazione specifica del gruppo; es.
è un gruppo nuovo, è composto di soli giovanissimi, le difficoltà espresse sono
serie e non ripetute e considerate normali; questo per capire se il gruppo vuole
o no fare un cammino insieme, fare A.U.G. o passare il tempo sulla pelle dei
poveri. Negli incontri prima del raduno manderò qualcuno nelle varie zone dove
si organizzerà un campo di lavoro nel fine settimana e nella riunione si
presnterà il raduno e si discuterà del raduno stesso in modo da arrivare pronti
al raduno. La discussione dovrà continuare poi nei singoli gruppi perchè è il
gruppo la base di tutto nell’A.U.G. Questo lo faremo sia per il raduno di
Dicembre che per quello di Giugno, sia per i gruppi nuovi che per quelli vecchi.
E’ necessario che i gruppi discutino e portino idee al raduno, per questo viene
mandato il comunicato con una scaletta di massima sulle cose che si discuteranno
al raduno, ho l’impressione dal silenzio che c’è, quando si è interpellati, che
nei gruppi la cosa passi un pò sulla testa o più alto della testa. Ricordiamo “
E’ un cammino insieme l’A.U.G. ”.
Comunicazione Comunicazione
anche quest’anno Emmaus torna nella situazione dell’anno scorso: Maria anche se
non dovesse partire per la Bolivia, partirà comunque per Trenta Y Tres dove...
non apriremo una nuova missione, ma daremo sostegno ad un sacerdote malato per
lei il punto di riferimento resta Betania. Nel caso si apra la Bolivia questo
problema resta e vedremo in loco se è possibile fare qualcosa! Parte anche Paola
per un periodo da sei mesi ad un anno, dipenderà dalla decisione che prenderemo
sulla Bolivia. Se si dovesse aprire la Bolivia dipenderà da che tipo di accordo
faremo con il Vescovo di Cuevo-Camiri e da cosa chiederà. Ad Emmaus comunque
restano Giuseppe e Francesca e Letizia e faranno quello che possono, poi la
Provvidenza se vuole deciderà diversamente!
PRANZO
pollo+pollo=pollo
Diapositive sulla Bolivia. Domande:
Davide ( Pianopoli ): ma il capitano di cui parlava Maria decide anche sulla
giustizia, senza tenere in conto le leggi?
Maria: si, per decidere qualcosa si riuniscono in ogni comunità, però l’ultima
parola spetta al capitano grande, nel nostro caso quello di Ivo, a cui fanno
riferimento i capitani delle altre comunità.
Paola ( Casa Emmaus ): di Oratorio c’era già qualcosa o avete iniziato tutto tu
e Caterina?
Maria: non c’era niente, però bastava suonare la campana e arrivavano tanti
bambini in parrocchia.
P. Mimmo: visto che non ci sono più domande passiamo a sentire i gruppi sulla
decisione da prendere per la Bolivia, si apre o no? Faccio prima un pò di
storia: noi siamo sbarcati in Bolivia perchè il Vescovo di Melo ce lo ha
chiesto, ha mandato un sacerdote di Melo missionario in Bolivia perchè lui pensa
che una diocesi, anche se povera, debba aprirsi a diocesi ancora più povere. Poi
ci ha chiesto aiuto perchè vorrebbe mandare giovani laici in missione. Per
questo siamo andati a vedere quali fossero le possibilità e le necessità e... le
possibilità e le necessità sono tantissime. Poi... tornati dall’Uruguay non
sapevo ancora bene cosa avremmo fatto, tutto mi sembrava difficile anche se
avevo in tasca già le lettere di disponibilità di Caterina e Rosa per la Bolivia
... la scelta delle persone e la loro disponibilità è la cosa più importante...
Poi... Maria ha detto che lei era disponibile a partire per la Bolivia
permanente... Poi, e siamo a storia d’oggi, i ragazzi del gruppo animatori di
Betania parlano del desiderio di andare in missione e quindi... quindi quello
che immaginavo possibile tra tre o quattro anni si sta già realizzando, così
vedete? siamo spinti da loro, i poveri, ad andare, ad aprirci, ad Amare.
I boliviani sono più poveri materialmente degli uruguayi, ma hanno maggior punti
di forza per costruire il futuro: la famiglia, il sentirsi comunità, la Fede! Da
questo punto di vista forse sarà più facile il lavoro in Bolivia che non in
Uruguay dove tutto questo manca, è per questo che a me sembra più povero
l’Uruguay, perchè manca di questi punti di forza e così la sua povertà diventa
miseria, ma se ci si apre, pensate al Vescovo, pensate ai ragazzi animatori di
Betania che partono, allora le possibilità anche per l’Uruguay si moltiplicano
perchè c’è l’andare, l’aprire e l’Amare che rende tutto possibile.
Per le persone da mandare giù: più o meno per un periodo tamponiamo, Maria è
disponibile a stare anche da sola per un periodo di tempo e...intanto...a
qualcuno nasce il desiderio e...poi...come al solito la Provvidenza provvederà!
Il problema maggiore in questo momento sono i soldi che mancano, ma...abbiamo
tanti gruppi nuovi in ballo e quindi per l’anno prossimo abbiamo tanta Speranza
da mettere in ballo, in più per ora partiamo come siamo partiti in Uruguay, solo
per stare con la gente e poi... fra due o tre anni si vedrà.
Ora i gruppi danno il loro parere.
NICASTRO: lettura della relazione che si allega; comunque dice Si!
PIANOPOLI: dice Si! anche se con qualche titubanza, qualcuno del gruppo è
preoccupato dell’aspetto economico, non si può campare di sola speranza (
commento mio fuori dal raduno fatto ora mentre scrivo il comunicato, “ Ma i
poveri non vivono solo di speranza? ” ) Poi parlando il gruppo dice Sì!
FRANCAVILLA: Si! Anche perchè i poveri non hanno bisogno solo di soldi, ma di
presenza e sostegno morale.
MONASTIR: il gruppo ha detto No!, perchè la maggior parte pensa che non ce la
facciamo a sostenere Melo, quindi pure la Bolivia non è possibile. Io
personalmente dico Si anche vedendo le nuove speranze che stanno nascendo.
USSANA: il gruppo dice Si! in gran parte ... perchè vogliamo rischiare, “ Chi
non risica non rosica ”; lavoreremo di più!
MAIDA: un Si! titubante, onestamente. Da Dicembre si discute di questo!
TORTOLI’ e NURAMINIS: dicono Si!
EMMAUS: Si! senza titubanze, una tavoletta per il fuoco.
BETANIA: Si! perchè siamo coinvolti in prima persona. Va bene per i ragazzi di
Betania, ma i ragazzi dell’Italia ne hanno ancora più bisogno. La Provvidenza ci
ha aiutato e ci continuerà ad aiutare di più, come sempre, altre porte si
apriranno.
P. Mimmo: pensavo che ci sarebbero stati più No e invece ... Sono pienamente
d’accordo con Caterina, il Signore ci aprirà dei portoni se noi apriamo le
porte. Anche quando si doveva aprire la missione permanente in Uruguay c’erano
tante titubanze, non si sapeva neanche dove andare. Non siamo noi a fare, è il
Signore; la Fondazione “ Elena Sapio ” di Napoli ha dato una somma grande che ci
ha dato la possibilità di ristrutturare poi la Casa di Betania e allora Gesù non
era ancora entrato nell’A.U.G., ci girava solo intorno, figurati adesso che c’è!
Non risolveremo noi il problema della povertà di di Melo e neanche di quella di
Ivo, i poveri sono talmente tanti...! Ma se ci chiudiamo alla sicurezza di far
diventare ricche 10 persone di Melo, perchè magari questo potremmo anche farlo
con i parametri economici che ci sono lì, però non abbiamo concluso un bel
niente, anzi forse abbiamo peggiorato le cose.
Così se invece ci Apriamo ad altro, prima di tutto restiamo Poveri noi, dobbiamo
restare poveri dentro e così facendo aprire i poveri alle necessità di altri
poveri, è quello che già sta avvenendo nell’A.U.G. con i ragazzi di Betania, non
dimentichiamocelo!!!
Il lavoro missionario è questo, chi vuole ascoltare e seguire, lo faccia, chi no
... ciao. Annunciare sempre, senza pensare di risolvere prima i problemi di
Melo, sennò creiamo dei ricchi e noi stessi restiamo ricchi! Sentire la povertà
che significa voglia di fare restando nell’insicurezza.
Sono contento del Si! Mi dà Speranza per il futuro dell’A.U.G.!
Maria parte da sola, poi cercheremo di fare in modo che resti sola il meno
possibile. Il quando si parte dipende dall’incontro che avrò con il Vescovo di
Cuevo-Camiri a Luglio. Se possibile vorrei far coincidere l’apertura della
Bolivia con quella della scuola dei formaggi, Marzo 2004?????, così forse potrò
andare anch’io se il mio viceparroco finisce gli esami.
STORIE dei GRUPPI STOR I E dei GRUPPI STORIE dei GRUPPI
e
Bilanci bilanci bilancibilancibilanci bilanci bilanci
GONI EURO 127,00
NURAMINIS EURO 48,50
FRANCAVILLA FONTANA EURO 73,50
TORTOLI’ EURO 30,00
PIANOPOLI EURO 673,93
MAIDA EURO 551,95
USSANA EURO 1.504,20
MONASTIR EURO 1.581.25
NICASTRO EURO 4.072,00
TOTALE EURO 8.662,33
Commenti sui Bilanci:
P. Mimmo: fare i bilanci mese per mese è importante per il gruppo perchè così
esce fuori il lavoro del gruppo, se c’è stato o no lavoro in quel mese, non che
il lavoro si veda solo da questo perchè è possibile che tutto il mese di
febbraio facciamo lavoretti in sede nel tempo libero senza fare neanche una
bancarella e poi tutto il mese di marzo si vedono ogni giorno bancarelle in
giro, il gruppo sa bene dove è stato il lavoro e stilando il bilancio queste
cose se le dice sicuramente.
Importante per ogni gruppo è assicurare almeno quanto si è consegnato l’anno
precedente. Bisogna confrontare il bilancio con quello dell’anno precedente,
ragionarci sopra, così si vede se il gruppo è vivo, quanto è vivo, se è
moribondo o morto. Il gruppo non è necessario che si muova sempre tutto insieme,
anzi spesso questo è impossibile, così... una volta si è in due, una volta in
tre, una volta tutti, ma se si è attenti ai poveri e ognuno ha fatto una scelta
di Amore allora è sempre il gruppo che si muove e tutto va a beneficio dei
poveri, non facciamo vincere le gelosie, le invidie, le divisioni in fondo sono
queste cose che creano la povertà, e noi contro la povertà combattiamo, per
cui...attenti!
Aurora: vorrei chiedere a Laura, a proposito della storia del gruppo, quando hai
letto che avete ripreso a lavorare nel tempo libero, dandovi appuntamenti. Come
è possibile il lavoro nel tempo libero, se vi date appuntamento?
P. Mimmo: lavoro nel tempo libero non è per appuntamento, ma nei termini in cui
ne abbiamo parlato al raduno di giugno scorso. Tempo libero, non tempo perso. Se
si imposta per appuntamento è difficilissimo poi cambiare. A me pare che il
problema più grosso di Monastir sia proprio questo aver impostato tutto per
appuntamento, così lo spirito dell’A.U.G. è andato e va a farsi friggere,
bisogna cambiare metodo, attenzione nell’impostazione dei gruppi nuovi,
sottolineare sempre il significato di lavoro nel tempo libero.
Laura: ma è perchè Ugo andava in sede, però era solo e si scocciava, così si è
cominciato a concordare gli orari.
P. Mimmo: e che se ne vada, se si scoccia. Se non gli piace fare A.U.G. cosa
possimo farci? L’A.U.G. ha un suo stile di cui il lavoro nel tempo libero è la
base; se si stravolge questo è chiaro che poi non si capisce niente di tutto il
resto. Dal lavoro nel tempo libero vissuto bene nasce l’Andare, l’Aprire,
l’Amare! Può sembrare strano, ma è così, questo perchè il lavoro nel tempo
libero è dono totalmente gratuito che io scelgo di volta in volta di dare, sono
io che libero il mio tempo per i poveri e lo do! Se si comincia ad andare per
appuntamento chi non è libero a quell’ora si sente autorizzato a non andare. Se
non c’è tempo libero il gruppo muore, non subito, magari tra uno o due anni, ma
è sicuro che muore. Restano le persone, le persone che danno il tempo libero,
più persone di queste ci sono in un gruppo più il gruppo funziona, se ci si
riduce ad una sola persona il gruppo muore, ma resta la speranza di ricostruire
tutto perchè l’A.U.G. è il lavoro nel tempo libero.
Rosy ( Nicastro ): ho la sensazione di sentire in alcune storie un secondo
bilancio, l’attività nuova va sottolineata, ma va scritto anche altro.
P. Mimmo: è vero! anchio ho questa sensazione, la storia è la vita e la vita non
è mai un semplice susseguirsi di cose che si fanno; nella vita ci sono
sentimenti, paure, gioie, problemi, entusiasmi, discussioni, arrabbiature,
pacificazioni, blocchi, riprese, difficoltà e strade spianate. Tutto nella
storia del gruppo andrebbe raccontato, altrimenti non va bene, in realtà non si
dice il gruppo e la sua vita con gli alti e i bassi che ci possono essere! Forse
ciò succede perchè nei gruppi non si fanno riunioni per Andare, Aprire, Amare,
non si discute della vita del gruppo, dei poveri, della missione, ma si fanno
solo riunioni programmatiche, si organizzano i lavori, si vede chi ci può andare
e chi no, se ce la possiamo fare, quali permessi chiedere e via... così la vita
sfugge resta il consiglio d’amministrazione che passa sopra agli uomini con i
loro problemi e pensa solo ad ottimizzare il lavoro, la faccio grossa, ma in
piccolo anche noi se non facciamo una buona riunione basata sulle persone, sui
poveri, sulle missioni rischiamo solo di pensare a risolvere problemi con i
soldi e facendo soldi, col metodo del mondo, dei ricchi... sarà per questo che
non ci siamo ancora neanche accorti dell’entrata in gruppo di Gesù? a Lui questi
problemi non interessano sono altri i problemi che lo preoccupano, “ I poveri li
avrete sempre con voi! ”. Così è importante che ci sia spazio nella riunione per
dire i propri sentimenti, se si sta o no bene nel gruppo, se si vive o no
l’A.U.G. nel proprio gruppo e insieme agli altri gruppi, se si sa cosa succede
in missione, perchè non far passare le lettere delle missioni tra i gruppi e
leggerle, almeno le cose che uno ritiene utili per tutti? Ognuno deve aver il
suo spazio di incontro in gruppo altrimenti che riunione è? Certo bisogna anche
organizzare, preparare le attività, ma questo viene dopo non prima e in
qualsiasi caso mai soltanto, se no, ripeto, che riunione è?
Per quanto riguarda i gruppi nuovi, vengono normalmente seguiti da persone che
io indico, chi non dovesse sentirsela di seguire un gruppo lo dica chiaramente e
semplicemente; seguire un gruppo nuovo è un grosso impegno, di responsabilità, è
lavorare di più perchè bisogna essere attivi nel proprio gruppo e in più essere
molto presenti nel gruppo nuovo, non si può andare nel gruppo nuovo solo per la
riunione, ma bisognerebbe anche lì dare un pò di lavoro nel tempo libero; non si
segue un gruppo nuovo facendosi seguire cioè decido io, faccio io, loro si
adattano ai miei orari, alle mie possibilità, No! sono io che seguo loro, che
dipendo da loro, che mi metto al loro servizio e faccio sforzi per essere
presente quando loro possono essere presenti e non il contrario, anche loro si
adatteranno a me, ma soprattutto io mi adatto a loro! Ecco perchè dico chi non
se la sente di seguire un gruppo per vari problemi lo dica con semplicità e
chiaramente se possibile si troverà un altro, se non si trova nessuno
disponibile pazienza meglio che il gruppo nuovo cresca e faccia esperienze senza
guide sbagliate perchè con una guida sbagliata il pericolo è che si formi un
gruppo sbagliato, non secondo lo stile, lo Spirito dell’A.U.G. Attenti!!!!!
I gruppi nuovi vanno indirizzati inizialmete sullo stile e aiutati nei primi
passi, poi devono camminare da soli; se si seguono troppo tempo il rischio è che
si abituino a una presenza che risolve i problemi e non imparino mai a camminare
da soli, se all’interno del gruppo non c’è nessuno che voglia fare il cammino,
difficilmente si riuscirà a tenere in vita un gruppo, è nel gruppo stesso che ci
deve essere la forza dell’Andare, dell’Aprire, dell’Amare e allora magari sempre
con difficoltà, ma si andrà avanti di sicuro. Potrei fare tanti esempi dell’uno
e dell’altro caso che tutti abbiamo sotto gli occhi, pensate al gruppo di
Amaroni, di Cagliari o in positivo pensate a Pianopoli che non si è mai
scoraggiato ed è andato avanti nonostante le difficoltà fino a risolverle.
I gruppi nuovi al più presto
devono entrare nel giro dell’Apertura A.U.G.
Scrivere, Campi di Lavoro, Raduni
che insieme al lavoro nel tempo libero in gruppo
e alla riunione del gruppo
sono la forza dell’A.U.G.,
la sua vita!
Per questo una volta indicate le persone è opportuno che mi facciano sapere come
vanno le cose; normalmente dopo due, tre mesi il gruppo deve essere lasciato a
nuotare da solo, ci sono poi situazioni che si definiranno di volta in volta,
per esempio Tortolì è così lontano dagli altri gruppi che è necessario fino a
quando non si forma un giro in zona che sia un pò seguito per più tempo, la
Puglia lo stesso fino a quando non si forma un giro in zona. La Puglia sarà
seguita da Giuseppe e Francesca appena si organizzano, cioè da dopo l’estate,
bisognerà continuare anche un lavoro nelle scuole e aiutarli ad allargare il
giro, questo fino a quando non saranno capaci di sbrigarsela da soli.
Importante è anche considerare quanto sia necessario che i gruppi si leghino ai
partenti, soprattutto a quelli che si fermano in missione permanenti o per due
anni. L’andata a Maida di Massimo aveva proprio questo significato, far legare
il gruppo ad un partente, alla missione, quindi direttamente ai poveri, questo
anche in considerazione che ancora non hanno avuto un loro partente, ma non
aveva il compito di seguire il gruppo, ci mancherebbe altro, se il gruppo
funziona, bene, se no meglio che muoia, io non sono per la respirazione bocca a
bocca. Per lo stesso motivo avevo chiesto a Massimo di andare anche a Pianopoli
e Feroleto, ma... più di questo non è riuscito a fare. Il tempo passato in
Sardegna aveva lo stesso senso e li ha avuto questa presenza risultati
bellissimi! Per quanto riguarda il gruppo di Goni, deciderò dopo il campo di
Monastir chi deve seguirlo, spero che qualcuno da qui vada a Monastir!
Marco ( Ussana ): il campo ad Ussana dovrebbe essere dal 4 al 7 Agosto, ma forse
lo spostiamo di qualche giorno, così c’è anche Luca.
P. Mimmo: va benissimo quello che il gruppo decide, ma tenete presente che la
presenza di Luca non è obbligatoria. Attenzione a non chiudere il gruppo su una
persona, i giovani vengono prima!
CALENDARI CALENDARI CALENDARI
l’anno scorso è andata bene perchè sono volati via. E’ un segno visibile dell’A.U.G.,
che in qualche caso resta nelle case visibile per tutto l’anno.
Pensavamo quest’anno di farne stampare 5000 copie; facciamo un pò di conti:
Ussana ne prende 1000; Nicastro altri 1000; Monastir 1000; Tortolì ha madato a
dire 120; Nuraminis 150 altri gruppi non hanno parlato di questo. Se volete
possimo farne stampare anche 6000, ma mi sembra esagerato, c’è poi il rischio
che pesiamo sui gruppi nuovi. L’anno scorso Ghiani, il tipografo, ce li ha
regalati, perciò non ne abbiamo potuto chiedere la ristampa, ma quest’anno non
sarà così. Vada per 5000!
Ogni calendario costa € 1,50 da pagare in anticipo. La cosa importante è che
nelle case entri il calendario con il suo messaggio, quindi non sparate 5 €,
perchè poi i calendari vi restano lì, bisogna cominciare a darli già in Ottobre
perchè poi c’è troppa concorrenza.
Ricordate il calendario non è per guadagnare, ma per far conoscere l’A.U.G.,
perchè resta nelle case tutto l’anno.
FINE FINE FINE FINE
BUON LAVORO! BUON LAVORO! BUON LAVORO!
BOLIVIA ARRIVIAMO!!!
URUGUAY
CI SIAMO
E CI RESTEREMO!
Arriverderci
al raduno partenti!!!
USSANA
29 Dicembre
RADUNO
PARTENTI
2003
A.U.G.
Gruppi presenti:
Ussana, Monastir, Nicastro, Nuraminis, dalla missione, Casa Emmaus e Villa
Betania.
Don Mimmo fa il programma del Raduno: Inno del CAM2 - Il partente - Relazione
del gruppo di Ussana sul partente - Parla il ragionier Antonio Zucca ( possibile
partente ministero permettendo ) - Ascolteremo Rosa come permanente e Maria come
partente per aprire la Bolivia - Lettura dei bilanci e consegna dei soldi.
Ascoltiamo l’inno del CAM2:
America,
tu vida es mission
America,
la tua vita è la missione.
Il ritornello dice: “ Dal cuore dell’America, dalla nostra piccolezza e dalla
nostra povertà andiamo ad offrire amore, .... continua con il ricordo dei
Vescovi Romero e Gerardi ammazzati perchè difendevano i poveri e...conclude
dicendo ... ci caricheremo della nostra croce ”
Don Mimmo: Mi piace creare un parallelo con l’A.U.G., ma è certamente troppo
anche il parallelo con ciò che è stato il Congresso e ciò che si esprime nella
Chiesa Americana circa la necessità della Missione. Comunque... l’A.U.G. è
certamente una cosa piccola è questa la cosa che mi richiama di più ciò che ho
ascoltato nel Congresso, la piccolezza, ma che comunque non impedisce l’Andare,
il cammino, il dare il poco che si ha. Che l’A.U.G. sia una cosa piccola ce ne
rendiamo sempre conto con l’apertura della scuola dei formaggi e della missione
di Ivo in Bolivia ( che per ora sarà solo una presenza tra i poveri senza
organizzare niente proprio perchè non ne abbiamo la forza, siamo piccoli ) se
poi da questa presenza nasce qualcosa vedremo in seguito cosa fare. Questa
nostra piccolezza ci crea certamente dei problemi, come i poveri che non hanno
chi li difenda, chi li protegga, chi li consigli e li incoraggi a crescere e
migliorare. Da questo spesso nasce il martirio come tutte le volte che la Chiesa
difende gli ultimi nasce il martirio, è stato molto sottolineato nel Congresso
con la morte dei due Vescovi Gerardi e Romero. Spesso il mondo non comprende un
modo di vivere che è lontano dal suo modo di essere, un modo che pensa solo ai
propri interessi, alle proprie convenienze, un modo egoistico di vivere, chiuso.
Così anche nell’A.U.G. tante volte ci sentiamo incompresi dai nostri genitori
per esempio che non capiscono perchè bisogna “ perdere tempo ” a fare delle cose
che poi oltre tutto fanno pure pochi soldi invece di pensare a studiare, al
proprio futuro, a stessi.
Perdere tempo per i poveri!
noi lo chiamiamo
“ tempo libero per i poveri ”
eppure in questo mondo che predica solo egoismo anche dare il tempo libero è
troppo, così si diventa incompresi! Da chi ci sta intorno che tante volte
considera eccessive le nostre idee, il nostro lavorare, i nostri sogni, le
nostre speranze! Questo essere e sentirsi incompresi è un modo di vivere la
povertà, è sentirsi poveri, anche i poveri sono incompresi e tanti non capiscono
perchè si lamentano! Possiamo dire che per tanti di noi questo sentirci
incompresi da chi ci sta vicino e magari ci vuole bene è una grande sofferenza,
un martirio, un piccolo martirio. Da questo martirio - sofferenza - piccolezza
può nascere qualcosa di buono per noi e per i poveri.
In Guatemala ho ricevuto varie richieste di aiuto per vari paesi, ma io ho
sempre detto no, perchè siamo piccoli e senza finanziamenti, però i missionari
che chiedevano (Costa Rica,Equador,Hawai, si proprio Hawai! )
mi hanno detto: “ però ditelo ai ragazzi che vi stiamo facendo queste richieste
”!!! Ed io ve lo sto dicendo! Molte organizzazioni ricevono finanziamenti e
sovvenzioni, e ai volontari viene garantito il vitto, l’alloggio, il viaggio e
il rimborso spese che equivale ad un piccolo stipendio, tutto è comunque
qualificato come “ volontariato ”, a me piace definire l’A.U.G. come un “
volontariato puro ” nel senzo che dietro abbiamo solo gli amici che ci
sostengono, i gruppi che ci finanziano, le mamme margherita che fanno centrini
e...speriamo anche in qualche cosa di più per poter fare di più, ma la
caratteristica prima resta il gruppo e il suo lavoro, questa è l’A.U.G.!
Noi dobbiamo prendere maggior coscienza di questa povertà - piccolezza -
martirio nel cammino verso i poveri e in questa coscienza trovare la forza di
andare avanti nel cammino e di superare le difficoltà. Ora in Sardegna siete 3
gruppi vivi, giovani, vivaci; anche voi avete avuto periodi bui e momenti di
sofferenza come quelli che si vivono ora in Calabria, andare avanti ti fa
superare i momenti bui, aiutarsi, darsi la mano, ti fa superare i momenti bui,
non dimentichiamo: l’A.U.G. un cammino insieme! Per esempio, se a Nuraminis si
riesce a creare più movimento con il sostegno di Ussana e di Monastir, sempre
mantenendo una identità di gruppo, senza mischiare troppo, potrebbe essere una
cosa positiva e una spinta ad andare avanti con altri gruppi in Sardegna!
Iniziamo a parlare del
PARTENTE
I cardini dell’A.U.G. sono due: gruppo e partente. Abbiamo fatto negli anni
passati vari raduni sul partente chiarendo che non deve essere il centro di
tutto, ecc. Oggi parleremo del
partente
Caratteristica dell’A.U.G.
Don Flavio, responsabile del Centro Unico Missionario in Italia, in una sua
visita a Betania è rimasto meravigliato che ancora in Italia esistono gruppi di
giovani che lavorano e mandano gente in missione come facciamo noi. Oggi esiste
la Cooperazione Internazionale, il volontariato pagato o a rimborso spese. Noi
A.U.G. vogliamo restare così a volontariato che rischia sulla propria pelle,
ogni singolo che parte rischia sulla propria pelle, non c’è una struttura sicura
che lo appoggia, lo assiste, è dietro le spalle; se non ce la facciamo a
mantenere questo stile moriremo. Io preferisco parlare di Partente non di
volontario perchè il termine oggi è annacuato. Il volontario oggi parte con
troppe sicurezze quindi da ricco, sa come e cosa deve fare, magari cose di cui
la gente non ha bisogno, ma... questo è il progetto finanziato...quindi..., cosa
si deve portare, ecc.
Il Partente A.U.G. deve partire da povero, non è necessario sapere cosa deve
fare, lo scoprirà lì, se ne accorgerà, ascolterà i permanenti e se è una
missione nuova prima di tutto ascolterà i poveri, insomma la cosa più importante
è che deve sentirsi povero.
Vediamo adesso i vari tipi di partenza:
PARTENTE:
3 Mesi
2 Anni
Permanente
Tre Mesi:
I Partenti dei tre mesi sono in assoluto i più importanti dell’A.U.G., sono la
tipicità dell’A.U.G.
Spiego:
nel Vangelo di qualche Domenica fa, si raccontava l’Annunciazione e l’episodio
della visita della Madonna a S. Elisabetta: la Madonna si ferma da Elisabetta
per tre mesi per aiutarla; in questi tre mesi certamente fece cose semplici,
badare alla casa, lavare, prendere l’acqua ( Elisabetta era in gravidanza
avanzata, sei mesi più avanti della Madonna ) non c’erano rubinetti in casa a
quei tempi. Servizi piccoli, semplici, ma necessari. Questa idea del paragonare
il servizio dei tre mesi a quello della Madonna mi è venuta in questi giorni e
così anch’io ho capito di più il significato dei tre mesi nell’A.U.G.
Come per la Madonna questo servizio ad Elisabetta è il punto di arrivo di tanti
“ Si ” detti a Dio che si concretizzano nel “ Si ” più importante per tutti noi
e diventano inizio di una vita nuova in quei tre mesi di servizio ad Elisabetta.
I tre mesi per noi sono il punto d’arrivo di un cammino di gruppo, di una voglia
di cambiare il mondo, di un entusiasmo giovanile di fare le cose diverse da come
le hanno fatte i nostri, è la voglia di fare cose migliori, di essere migliori.
Così la cosa più importante
è la Voglia di ANDARE,
quando arriva la voglia
siamo a cavallo
se uno riesce a fare
l’esperienza concreta,
bene,
altrimenti la fa lo stesso, in Italia.
Il passo importante nel cammino A.U.G. è la decisione di voler fare i tre mesi,
una decisione che diventa concreta nel parlarne con il gruppo, nel ascoltare i
pareri del gruppo, nello sforzarsi di cambiare ciò che il gruppo crede sia
giusto cambiare e comunque nel dialogare, fare riunioni, fare riunioni, fare
riunioni su questo fa diventare la scelta scelta di gruppo, mandato dal gruppo.
Spesso mi sono trovato con giovani che mi sono stati mandati da parroci perchè
desideravano fare l’esperienza missionaria.
Io scoraggio sempre chi vuole fare una “ esperienza missionaria ”, ma non ha
fatto parte dell’A.U.G.... del gruppo A.U.G., se non ha fatto prima “ esperienza
di gruppo A.U.G. ” è difficile che riesca a vivere la Missione A.U.G. perchè lo
stile A.U.G. si acquisisce nel tempo e in gruppo e questa vita di gruppo fatta
nel tempo è assolutamente necessaria per vivere nella comunità missionaria
A.U.G.
Nei tre mesi si concentra lo stile A.U.G.: l’entusiasmo, la speranza, la voglia
dei giovani, il sogno e la Speranza di cambiare il mondo. I tre mesi concentrano
tutto questo perchè significano che uno ha vissuto intensamente queste cose e
...gli restano dentro. Uno nell’A.U.G. deve restare sempre così, giovane,
entusiasta, pieno di Speranza, un sognatore...perchè se diventi adulto apri gli
occhi e vedi la realtà... un mondo pieno di poveri e tu che lotti ottenendo
molto poco. Il tre mesi è il punto più alto dell’espressione A.U.G. della
voglia, del sogno, della Speranza di cambiare il mondo, è la scelta in assoluto.
Bisognerebbe cristallizzare tutti i sentimenti che uno sente dentro di sè quando
decide di partire per i tre mesi e conservare questi sentimenti nel cuore,
nell’anima perchè diventano la forza per tutta la vita.
Si può restare sempre con la voglia di partire senza mai riuscire a partire per
problemi vari, per motivi che non dipendono dalla nostra volontà?
Si può dire voglio partire e... non posso partire?
Resto nel gruppo, ma non posso partire anche se vorrei partire?
Vi dico la mia esperienza....
ho sempre desiderato partire per i tre mesi, nell’O.M.G. erano i quattro mesi,
ma sono riuscito a partire solo dopo 14 anni!
Così penso che si possa dire
voglio partire
e poi non poterlo fare
per motivi indipendenti
dalla propria volontà!
Tanto... tanto...!!!
...se è un parlare vero, un desiderio vero, se non sono chiacchiere questo si
vede dal lavoro che fai in gruppo, dagli impegni che ti prendi in gruppo e
nell’A.U.G. qui in Italia!
Se è solo chiacchiere per mettersi sul piedistallo, beh!
il gruppo se ne accorge subito e... le chiacchiere sono chiacchiere e valgono
quanto le chiacchiere!
Così ripeto... conservare i sentimenti, l’entusiasmo che provi nel decidere di
Andare, conservali nell’anima, nel cuore perchè diventano la forza per tutta la
vita.
Mi potreste domandare:
E allora i due anni perchè ci stanno?
Uno può voler cristallizzare questa voglia di essere sempre giovane, ma deve
sapere se questo è veramente il suo cammino perchè non è facile farlo e non è
facile saperlo, così sceglie di fare i due anni; i due anni sono un momento di
passaggio per sedimentare queste fantasie e vedere se riesci a mantenerle per un
tempo più lungo. I due anni si possono benissimo fare in Italia, in gruppo e uno
si verifica se resiste, se riesce a mantenere uno stile: In missione è più
facile verificarsi, forse anche meno di due anni sono sufficenti, in Italia ci
vogliono certamente tutti i due anni o forse qualcosa di più. Se già uno dopo
aver fatto i tre mesi si impegna di meno, invece che di più, allora capisce che
non è cosa per la sua vita. I due anni sono un momento di assestamento, in
missione c’è il cottatto più diretto con i poveri, in Italia forse ci vogliono
tre anni per capire, di cui uno nella missione di Casa Emmaus, insomma poi
bisogna vedere caso per caso. Comunque questo tempo non deve essere
eccessivamente lungo, 5 anni sono troppi, uno resta come un peso sull’A.U.G.,
sul gruppo ( perchè appare sempre come quello che è partito, ma se non è
arrivato??? è solo partito! ), un peso in definitiva sui poveri. Le palle al
piede è meglio che vadano via, a Monastir, per esempio, sono andate via le
zavorre e ora c’è spazio per altri.
I due anni sono una verifica se uno vuole restare giovane, se ce la fa a restare
giovane e... non è facile essere giovani!
Se non si è giovani non si può fare A.U.G.
Si può essere giovani a 60 anni e vecchi a 15.
In giro siamo pieni di giovani già vecchi,
che non hanno più niente da scoprire dalla vita.
Si fanno trascinare da “ SSA CRICCA ”
senza sapere come e perchè.
Sembra che i due anni non abbiano alcun valore: invece è un momento centrale
nella vita dell’uomo perchè servono per decidere cosa fare della sua vita. Ogni
persona in ogni campo ha questo periodo per capire.
I due anni sono come il fidanzamento per capire qualcosa di più, i tre mesi come
l’innamoramento, è tutto bellissimo, nei due anni ci sono momenti belli e
brutti, c’è una maggior conoscenza di te stesso e dell’altro. Si capisce se è
amore o pazzia ( anche se l’Amore è un pò pazzia eppure c’è una differenza tra
le due cose che bisogna comprendere per vivere ), si capisce se c’è
l’accettazione di tutto, della gioia e del dolore, del bello e del brutto,...
del sorriso e del pianto,...
se dai più valore al sorriso vai avanti.
Ti accorgi che dipende da te amare l’altro/a, i poveri o Gesù Cristo, sei tu che
devi dire il tuo Si!
Forse due anni sono pochi per fare questa scelta?
non so... vedo che i fidanzamenti troppo lunghi sono ugualmente pericolosi e non
risolvono i problemi anzi alcune volte li creano. Il punto più alto di ogni Si!
è l’innamoramento, anche nel matrimonio è così, credo che sia importante fare
riferimento al meraviglioso momento dell’innamoramento. E’ quello il momento
centrale delle scelte importanti della vita, poi queste scelte vengono fatte
sempre più proprie nel cammino della vita.
Così nell’A.U.G. anche nel periodo dei due anni, il punto più alto restano i tre
mesi.
E anche... nella decisione Permanente...
Parliamo adesso del PERMANENTE!
E’ la decisione definitiva
della propria vita!
Decidere definitivamente della propria vita si può fare solo se si è innamorati!
C’è chi decide di dare la vita al marito o alla moglie, chi ai poveri, chi a
Gesù Cristo ( queste decisioni non sono in contrasto tra di loro, anzi fanno
esse pure parte di un cammino ).
Il permanente pensa:
“ voglio restare sempre giovane! ”.
E’ mio marito che mi fa restare sempre giovane, è mia moglie che mi fa restare
sempre giovane, sono i poveri che mi fanno restare sempre giovane, è Gesù che mi
fa restare sempre giovane!
Fare il permanente in Italia o in missione è la stessa cosa.
Nell’A.U.G. si può decidere di vivere la vita
per i poveri solo se si è sempre innamorati, innamorati dei poveri, innamorati
di Gesù... è Lui che ci può aiutare ad essere fedeli in un cammino che dura una
vita, non è una cosa che si può fare per forza. Ogni uomo vuole la felicità,
anche la sofferenza, il dolore si superano se c’è la voglia di essere felici.
Il permanente può decidere di fare il permanente solo se ha intuito che quel
modo di vivere gli dà la felicità.
Questo non esclude il dubbio, la sofferenza, la croce, ma il punto più alto
resta l’innamoramento: io vado sempre là con il pensiero e trovo la forza di
superare la croce.
Il permanente è chi si mette
nelle mani di un altro e...
decide di fare A.U.G. per la vita:
va dove c’è bisogno!
Lo ripeto, per fare questo bisogna desiderare fortemente di restare sempre
giovane!
Il permanente è molto normale; se si sente un pò speciale forse è meglio che ci
ripensi, la specialità, se c’è, è la normalità.
Forse l’unico momento in cui ci si può sentire un pò speciali è quando si vive
l’avventura dei tre mesi e uno pensa: “ Come mai proprio a me?, come sono
fortunato, Amo e sono Amato, sono giovane! ”.
Io mi sento molto giovane, anche se ogni tanto penso: ma chi me l’ha fatta
fare???
Spazio per le domande
Sonia ( Ussana ): io ho sempre pensato che la partenza dei tre mesi fosse una
cosa irrazionale, istintiva e i due anni o la permanenza una cosa più ponderata.
D. Mimmo: è vero, è così! i tre mesi nascono anche sotto la spinta del desiderio
di avventura, dell’entusiasmo, come andare al primo campo o venire in Calabria (
o in Sardegna per noi calabresi ). Molte scelte giovanili non sono “ pensate ”,
sono fatte senza pensare alle conseguenze, anche la scelta della scuola
superiore spesso è “ non pensata ”. I due anni sono “ pensati ” infatti sono
tanto pensati che in questo periodo uno può anche decidere di lasciare i poveri.
Pensando infatti ci si accorge che stare con i poveri non conviene!
Alla fine del cammino spesso c’è la croce, ma se cammino con la mano in quella
di Gesù so che c’è sempre la Resurrezione!
Non è necessario neanche finire i due anni, alcune volte basta solo decidere di
farli per capire che non mi conviene, troppi rischi, troppo dare senza ricevere,
poca sicurezza futura.
Il permanente
è uno che...
non può più pensare,
ha deciso!
Magari non sa bene perchè, io quando penso alla decisione di farmi prete spesso
mi trovo a dirmi che non so bene perchè. Per Amore? Se si, si Ama per istinto
non per ragionamento, l’A.U.G. è irrazionale!
Irrazionale non significa che non pensi, che non ragioni, ma che ti fai guidare
da altro che non sia la sola sicurezza razionale, c’è anche una sicurezza
spirituale che spesso tante volte sembra creare insicurezza, pazzia, dubbio...insomma...
il permanente è uno
che tutti i giorni
pensa
è innamorato!
come ai suoi tre mesi
e...
tutti i giorni decide!
Dice, Si!
Marco ( Ussana ): per decidere le attività
bisogna essere sempre insicuri o si può essere sicuri ogni tanto?
Don Mimmo: un si non viene mai detto per sempre, va detto ogni giorno! Restare
giovani vuol dire saper dire sempre, Si! essere sempre disponibili anche a
spostarsi. Se io domando a Rosa, fra 10 anni, di spostarsi da Melo, ciò creerà
una crisi, ma probabilmente mi dirà di si ( a dire la verità ho già il suo si e
quello di Caterina scritto in una lettera che conservo gelosamente, chissà dove!
) anche a Giuseppe se gli chiedo di spostarsi con la famiglia sarà problematico,
tante cose da risolvere, ma se si è disponibili allora... le cose si risolvono,
se no... non si risolvono mai!
PARLA IL PARTENTE, PARLA IL PARTENTE, PARLA IL PARTENTE, PARLA IL PARTENTE...
PARLA...PARLA...PARLA...
Rag. Antonio Zucca: sono convinto che dopo la scuola superiore è il momento
migliore per partire, sono convinto anche che bisogna sentire il gruppo alle
spalle, cosa che io non sento adesso. La partenza non è mia, ma è di tutto il
gruppo, dell’A.U.G. Sono l’ultimo soldato dell’A.U.G. perchè poi il militare
obbligatorio sarà abolito. Parto con spirito d’avventura, per vedere una realtà
diversa dalla nostra, fare tre mesi di vita in comunità mi fa paura. Sento tante
cose, ma ora non riesco a dirle.
Relazione del gruppo di Ussana sul partente:
vedi allegato.
Interventi
Sonia ( Ussana ): nelle riunioni fatte non me la sentivo di dare un parere, e
all’ultima non c’ero. Perciò do il mio parere adesso. Do il mio si alla partenza
di Antonio perchè si è sempre impegnato, ha preso pesi, però deve migliorare il
carattere perchè è troppo impulsivo, ti infervori subito, dovresti riflettere
prima di parlare. Hai detto che non senti il gruppo vicino ed è vero, però le
volte che ti ho chiesto come stavi, mi sei sembrato scocciato e dopo qualche
volta ho rinunciato a chiedertelo. Noi dobbiamo stare più attenti, però forse
anche tu devi mettercela tutta.
Maria ( Casa Emmaus ): in gruppo avete fatto una riunione specifica per dare il
parere, o ognuno lo ha dato in diverse riunioni?
Piergiorgio ( Ussana ): della partenza ne stiamo parlanda da ottobre e in varie
riunioni, il parere ognuno lo ha dato quando si è sentito.
Aurora ( Nicastro ): dalla realazione ho sentito che parecchi hanno detto il
loro Sì motivandolo con “ non sono nessuno per dirti di no ”; questa motivazione
non va bene perchè ognuno singolarmente e il gruppo, ha la responsabilità di
mandare o non mandare una persona in missione e tutti, anche l’ultimo entrato ha
il diritto, ma anche il dovere di dire Sì o No alla partenza, motivandolo in
base alla conoscenza che ha del partente.
Il gruppo è quello che conosce meglio il partente in tutti i suoi aspetti,
positivi e negativi, per questo è importante che si esprima.
Don Mimmo: anche io avrei detto la stessa cosa. E’ importante che ognuno si
prenda la responsabilità di dire Si o No! Dire non sono nessuno...
in fondo è come dire che vuoi da me? sbrigatela tu! Così facendo la partenza
rischia di non essere più una partenza di gruppo. Anche l’ultimo entrato è
qualcuno, conta molto il suo parere e posso assicurare che in questi anni molte
volte ho visto ultimi entrati dare pareri sui partenti azzeccatissimi!!!
Per questo è importante che ci sia una riunione prefissata in cui si da il
parere definitivo. Se ne può parlare nelle riunioni precedenti e passeggiando e
lavorando, poi è bene fissare una riunione, diciamo così ufficiale per il parere
da presentare al raduno, così tutti sanno che quella è la riunione definitiva.
Poi Don Mimmo chiede spiegazioni sulla bancarella, visto che nella relazione
spesso se ne fa accenno e pare sia stato motivo di discussione.
Il gruppo spiega che ad una riunione si era programmata una bancarella e poi non
si è fatta, perchè pochi giorni prima si è deciso di aiutare Monastir, ma questo
cambiamento di programma non è avvenuto nella riunione, ma fuori, perchè non
c’era tempo. Ciò ha provocato i risentimenti di quelli che non l’hanno saputo.
Don Mimmo: le cose si decidono nella riunione settimanale del gruppo che deve
essere ad un orario fisso e preciso, non alle 18,30 - 19,00 più o meno. Questa
storia della bancarella è uscita fuori perchè c’era il parere da dare al
partente, sennò forse non usciva e avrebbe covato dentro chissà per per quanto
tempo. Ora capisco certe reazioni di Antonio, se delle incomprenzioni non si
parla in riunione e i fatti non si chiariscono, diventano un cristallino davanti
agli occhi di tutti che fa vedere la realtà distorta. Ma il punto importante
resta che le cose si decidono in riunione e chi è assente non è necessario che
sia avvisato dovrebbe essere lui, se è interessato, a informarsi.
Solo lo straodinario e urgente, può essere deciso senza aspettare la riunione
settimanale del gruppo, può essere convocata una riunione straordinaria, in
questa riunione la cosa necessaria sarebbe per quanto è possibile che almeno
tutti sappiano che c’è una riunione straodinaria e per quale motivo si fa, poi
chi può si presenta chi non può sia almeno avvisato o meglio si informi di cosa
si è deciso.
Naturalmente una riunione straodinaria è una riunione straordinaria! Non è tutti
i mesi o tutte le settimane.
Nella normalità le decisioni si prendono nella riunione settimanale del gruppo.
Se c’è qualcosa che ha dato fastidio a qualcuno, bisogna parlarne alla prima
riunione possibile e chiarirla al più presto: non inporta se si bisticcia, si
può diventare più amici bisticciando piuttosto che parlandosi dietro le spalle o
conservando dubbi, dolori, sofferenze senza sapere alcune volte che non è come
io penso! In questo parlare, discutere, chiarire, bisticciare teniamo presente
il perchè siamo lì, i poveri, la missione!
Allora si riusciremo a fare gruppo A.U.G.!
Questo è fare gruppo A.U.G. sforzarsi di camminare insieme con i poveri, per i
poveri! E’ tutto un allenamento per fare comunità, e la comunità in missione o
per vivere da missionari dove ci troviamo è essenziale!
La vicinanza Gruppo-Partente deve essere reciproca, i passi vanno fatti da
entrambe le parti, non solo da una. Una caratteristica essenziale è l’umiltà
cristiana “ Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente ”: in fondo è riconoscere
che tutte le cose che io faccio sono per me un dono ricevuto che a mia volta
regalo ad altri, questa umiltà mi aiuta a fare gruppo, a stare insieme anche se
sono avanti o al centro di una situazione io so che tutto ho ricevuto per cui mi
è facile non sentirmi sopra gli altri.
Laura ( Monastir ): io volevo chiedere scusa ad Antonio se gli ho chiesto aiuto
per la fiera di Monastir, ma io non ho pensato in quel momento che Antonio era
del gruppo di Ussana, l’ho considerato del gruppo di Monastir. Poi lui è stato
da solo alla fiera, perchè io ed Enrica abbiamo avuto degli imprevisti.
Don Mimmo: se era solo allora Antonio non doveva andarci, se non ci poteva
essere nessuno del gruppo che senso ha fare una attività che altri fanno e
facendo finta che è il gruppo che la fa, non si faceva niente e pace, il gruppo
deve prendersi anche la responsabilità di un si detto e non vissuto, se no... si
fa finta e questo non fa crescere nessuno. Chi dice si alle attività deve poi
esserci, certo imprevisti possono sempre succedere, ma il gruppo dov’è? anche
chi dice no ad una attività deve esserci se fa parte del gruppo, una volta che
si è discusso e deciso in gruppo, tutti si devono sentire responsabili per
quell’impegno che il gruppo ha preso, non c’è si o no, non c’è “ ma io non ero
d’accordo “, ma tu fai parte di un gruppo o fai i comodi tuoi e solo quello che
ti piace? Se agiamo a convenienza e facendoci calcoli personali non aiuteremo
certamente i poveri, anzi i poveri ci sono proprio perchè troppi nel mondo
agiamo secondo calcoli personali. E’ troppo facile scaricare i pesi sugli altri,
dobbiamo essere seri!
Dalla relazione esce fuori l’incertezza dovuta alla situazione militare di
Antonio. E’ vero, ma la cosa importante è che uno abbia la voglia di partire e
la trasmetta al gruppo, i problemi esterni che possono impedire una partenza non
bloccano l’entusiasmo, la gioia, la forza di un gruppo che si prepara a partire,
se uno dice di voler partire, ma in fondo non ci tiene tanto questo si vede
lontano 10000 chilometri.
L’altro problema dei partenti in genere è il permesso dei genitori, per esempio,
Daniela di Pianopoli non l’ha avuto e quindi non parte. Il partente deve avere
la voglia di partire ed essere pronto ad affrontare le difficoltà che questo
comporta. Ad un certo punto tutti i genitori si accorgono che l’A.U.G. non è
solo un passatempo giovanile, in genere questo avviene quando si comincia a
voler andare ai campi, quando si comincia a ricevere telefonate continue e
lettere da altri gruppi, sono i primi segnali per i genitori di serietà della
cosa, ma il sagnale chiaro e dirompente è la richiesta di partire per i tre
mesi. Un partente dei tre mesi deve saper affrontare l’opposizione dei suoi
genitori che è normale e giusta tante volte, deve preparare il terreno fin da
subito, dal primo momento in cui questa idea gli sfiora la mente si deve
cominciare a preparare il terreno e secondo i casi ci può voler uno o due o tre
anni per ottenere il risultato. Certamente non si ottiene nessun risultato
neanche con genitori più che disponibili se non si è preparato il terreno nel
tempo, in qualche modo i genitori devono vivere tutti i passaggi di crescita e
di scelta che ognuno fa nel gruppo. Chi pensa di voler un giorno fare i tre
mesi, deve parlarne già da ora, magari approfittando del fatto che parte
Antonio, deve mostrare una voglia, deve far sapere ai propri genitori che
nell’A.U.G. consideriamo normale la partenza dei tre mesi, che la partenza dei
tre mesi è aperta alla possibilità di tutti. Silvia di Pianopoli per esempio sta
dicendo a tutti i parenti che lei prima o poi partirà, questo crea dibattito
nella parentela allargata, chi è per il si, chi per il no, chi per il vediamo
che fai!!! Intanto se ne parla... quando lei deciderà di essere pronta a fare
questo passo ci saranno certamente le ultime battaglie da combattere, ma tante
posizioni saranno conquistate e qualche zio o cugino che difende le posizioni
comunque ci sarà.
PRANZO - PRANZO - PRANZO - PRANZO
Due Panini a Testa ( ingredienti: pane, tonno, pomodoro, uovo sodo )
Daniele Murtas prende le ordinazioni, ma sempre di due panini si tratta!!!
Dopo pranzo si prosegue
Rosa ( la maravillosa, la permalosa, la frettolosa, la rumorosa, ecc. )
cerco di ricollegarmi a quello detto da Don Mimmo. Mi sono “ sposata”
nell’aprile 2000, quando sono partita come permanente per Melo. La prima volta
sono scesa per tre mesi nel 1998, per accompagnare un ragazzo; Melo e l’Uruguay
non mi erano piaciuti per niente, avevo detto che non sarei più tornata;
l’impressione avuta la prima volta è stata pessima. Invece poi ho detto sì parto
e ora sono felice. Il sì va rinnovato ogni giorno. A Betania ho imparato a
vivere in Comunità che è come vivere in gruppo solo che in gruppo poi ognuno la
sera torna a casa, in Comunità ci vivi sempre. La vita in gruppo comunque è un
buon allenamento per la vita in comunità, perchè aiuta a rinunciare un pò a se
stessi. L’inizio a Betania è stato difficile, per la diffidenza che c’era nella
gente, però le sofferenze avute non mi hanno fatto pentire della scelta fatta.
Mi è costato partire, soprattutto lasciare Aurora e la famiglia; però prima
andavo in bici e giocavo a pallone, ora a Melo faccio lo stesso, quindi...
Maria: se penso che prima avevo detto NO alla Missione, ma SI solo all’Italia e
ora invece sono qui a parlare di questa speranza nuova. Questa cosa mi mancava,
non ero serena e si vedeva, io sapevo cosa era. Poi è uscita fuori, non so come,
la mia disponibilità per la Bolivia e tutto ha iniziato a cambiare. Sono partita
l’anno scorso, sono stata in Uruguay e in Bolivia, e ho capito ancora di più che
devo stare là, non in Italia. Ora mi dispiace molto lasciare Casa Emmaus perchè
ci sto bene, però è meglio che parta. I mesi che ho trascorso in Bolivia da
sola, sono stati duri, e mi sono attaccata a Qualcuno che è più grande di noi,
ciò mi ha dato forza. Poi al raduno dell’anno scorso, mentre ero in Bolivia, ho
saputo che non si era deciso per il SI, non ricevevo lettere e mi sono sentita
come se della Bolivia non interessasse a nessuno. Non mi sembrava possibile che
non sarei più tornata a Ivo. I miei parenti, gli amici, mi domandano perchè
parto, ora che abbiamo aperto il “ ristorante ”, ma io sono felice. I miei
genitori si sono rassegnati. Ho paura di quello che succederà in Italia, se fra
due anni la Bolivia continuerà. La solitudine non mi fa paura, sono forte da
questo lato, scrivetemi o almeno rispondete.
Don Mimmo: la Bolivia resterà certamente aperta con Maria in questi due anni,
intanto qualcuno andrà dall’Uruguay, se per l’anno prossimo ci dovessero essere
dei tre mesi forse uno andrà in Bolivia, dal gruppo A.U.G. di Melo andranno
certamente in Bolivia. Qualcuno di quelli che hanno fatto i tre mesi potrebbe
andare per un periodo, certamente Paola tornerà in missione per un tempo. Dopo
questi due anni si vedrà... se non si stabilizza una permanenza di due persone
almeno, anche un due anni insieme al permanente va bene, ma non si potrà fare
una missione con una persona, non sarebbe A.U.G., c’è il pericolo della chiusura
a stare da soli. Il pericolo della chiusura è sempre il pericolo più grave che
corriamo sia come persone che come gruppo che come comunità.
Nell’A.U.G.
in questo periodo mi pare
vada molto meglio l’Andare,
qualcuno va ai campi,
qualche altro va in missione,
ma quanto all’Aprire
siamo ancora indietro, molto indietro.
Questo dell’Aprire è uno sforzo
che bisogna fare di più tutti
e personalmente senza aspettare
che sia l’altro a farlo per primo.
Basta poco per cominciare questo cammino di Apertura, ma bisogna stare attenti.
Faccio un esempio piccolo:
Scriversi!!!
direte... dici sempre la stessa cosa... è la cosa più semplice per cominciare ad
aprirsi...Ma...Ma... non si può scrivere e avere una risposta dopo sei mesi o
addirittura non rispondere e magari riscriver si, ma dopo sei o otto mesi
parlando di tutt’altro, questo non è scriversi, è solo fare finta di scriversi!
Se non si sblocca
l’Aprire
difficilmente
riusciremo ad aprirci
ai poveri e a Gesù...
il nuovo del gruppo,
dell’A.U.G.
Rispondere dopo sei mesi non è cercare di creare un rapporto vero, non è
dialogo, non dico che bisogna rispondere appena si riceve la lettera, io non ce
la farei a fare questo, ma al più presto si, al massimo...nel mese la risposta
deve partire. Ho parecchie lettere sarde e calabresi scritte con sei, sette,
otto mesi di ritardo che naturalmente parlano di cose nuove successe, magari
fanno domande nuove è come se scrivessero a famiglia cristiana o a un altro
giornale per avere consigli, notizie, suggerimenti, ma... quanto ad amicizia,
cammino insieme, sforzo di condividere pesi, preoccupazioni, gioie, speranze non
c’è traccia e non può esserci traccia in questa situazione.
E’ un comunicare non per fare un cammino insieme, ma per fare il proprio cammino
senza essere attenti agli altri, è chiusura, chiuso il giornale, le lettere al
padre di famiglia cristiana è chiuso tutto, ci vediamo al prossimo problema e se
non ne ho non ci vediamo, bel modo di aprire questo è chiudere non aprire.
Il problema che ora vive l’A.U.G.
è proprio la Chiusura.
Apertura è uguale a
raduni,
campi di lavoro,
lettere.
Le lettere sono l’inizio di un cammino di apertura, servono per iniziare un
rapporto. La Bolivia vivrà, l’A.U.G. vivrà se ci sarà questo rapporto.
Fra due anni ci sarà il problema: chi andrà in
Bolivia magari insieme a Maria?, E i soldi chi si preoccupa di questo?
Maria si impegna a fare un ORTO SOSTANZIOSO. Boni pauca ( a buon intenditor,
poche parole ).
Consegna Bilanci e soldi.
GRUPPO SOLDI CONSEGNATI
Zangarona € 0013,00
Pizzoni € 0269,29
Arena € 0194,61
Melo ( Pesos 276 ) € 0009,00
Nuraminis € 0500,00
Pianopoli € 0535,00
Ussana € 5018,06
Monastir € 3597,15
Nicastro € 3249,00
Cassa Comune € 0524,00
TOTALE € 13909,05
Don Mimmo: Una parola sul gruppo di Melo. Al di là dei soldi che hanno
consegnato, la cosa importante è che ci sia il gruppo proprio dove stiamo
lavorando in missione.
Sui bilanci: per quest’anno va bene, consideriamo che 7000 € sono già spesi a
Melo per le ultime organizzazioni e ristrutturazioni, 3000 li porterà Maria in
Bolivia. Dalla CEI ( Conferenza Episcopale Italiana ) non abbiamo avuto ancora
risposta, speriamo bene, comunque certamente le spese con l’apertura della
scuola dei formaggi aumenterenno, così sarà necessario un pò più di lavoro e
qualche gruppo in più, diamoci da fare.
Poi Don Mimmo regala a tutti i presenti una Coroncina del Rosario che ha portato
dal Guatemala.
Sulla lettera scritta da Don Mimmo dal Guatemala, qualcuno fa domande e chiede
chiarimenti.
Don Mimmo: Ho qualche difficoltà a parlarne perchè non ho ricevuto nessuna
risposta in merito e ho avuto la sensazione di chiusura e disinteresse.
Spiego come è nata quella lettera: al Congresso il Cardinale SEPE responsabile
di tutte le missioni della Chiesa nel mondo ha detto: “ Un Vescovo ha bisogno di
missionari, c’è qualcuno tra di voi disponibile a partire? Se c’è qualcuno, io
farò da tramite con i Vescovi locali per farvi avere il permesso. ” Io ho avuto
la tentazione fortissima di alzarmi e dire si; mi hanno trattenuto l’A.U.G.,
perchè se mi avessero mandato in Africa o in Asia, sarebbe stato abbastanza
problematico per me continuare ad esservi vicino, chisà con il tempo forse
qualcuno avrebbe anche potuto venire lì, ma nella situazione attuale ho avuto
timore che potesse sembrare un tradimento per poter realizzare solo il mio sogno
missionario senza pensare ai problemi degli altri, dei giovani, dei gruppi,
delle missioni A.U.G. già esistenti, tutti questi pensieri sono passati nella
mia mente in quell’attimo, l’altro pensiero che mi ha trattenuto è stato il mio
Vescovo, che sulla soglia del pensionamento, cosa avrebbe pensato? mi ha
scavalcato appena ha potuto, e non è così, almeno con lui non può essere così!
Forse è stato un errore da parte mia, la porta aperta era il Cardinale SEPE,
perchè voi capite che se questo Cardinale avesse telefonato o scritto al mio
Vescovo, il permesso di partire sarebbe stato praticamente ottenuto, io l’ho
chiusa essenzialmente per l’A.U.G., per amore a Voi; perchè lasciarvi così, con
poco margine di preavviso... non ho avuto il coraggio. Così ho pensato di
prendermi un anno di riflessione, tastare il polso dell’A.U.G. e intanto
chiedervi di pregare. Io non avrei problemi ad andare in qualunque posto mi
mandino, forse la lingua sarebbe un problema, siamo in America Latina anche per
questo problema lingua, un tre mesi con il castillano riesce a fare una breve
esperienza di contatto diretto con la gente, ma io in fondo se parto ho tutto
ciò che resta della mia vita per imparare la lingua del posto, l’idea del futuro
dell’A.U.G. mi ha bloccato. Il Signore in questo anno mi farà capire cosa devo
fare, che strada dovrò prendere.
Qualsiasi cosa dovesse succedere non è perchè io voglio lasciare l’A.U.G. come
qualcuno ha capito, ha capito male! Io sento forte dentro di me che devo andare
in missione; non mi basta più andare solo per parlare con il Vescovo di Melo o
della Bolivia, devo andare per un tempo più lungo, di servizio non di
rappresentanza. Io, se il mio Vescovo mi avesse dato il permesso non sarei
comunque andato a Melo per non sfasare la comunità di Betania, avrei scelto di
andare da solo in un posto per non pesare sull’A.U.G. con richiesta di persone e
di soldi.
Rosa ( la maravillosa, ecc. ): ma tu ci hai sempre detto che non faresti mai il
missionario come il P. Santo che vive da solo, che venivi a Melo perchè ci siamo
noi, che allo sbaraglio non saresti andato. Ma così invece vai allo sbaraglio.
Don Mimmo: è vero, magari dopo un anno chiamerei qualcuno per sostegno, adesso
vorrei fare come i tre mesi, andare all’avventura, considerate che si
tratterebbe sempre di una partenza improvvisa perchè il Vescovo all’improvviso
sembrava avermi detto di si e potrebbe all’improvviso decidere di nuovo per il
si. In questo caso l’avventura come i tre mesi va proprio bene.
FINE - FINE - FINE - FINE - FINE -FINE - FINE - FINE - FINE -
I Appendice a Raduno ( Ore 22,30 ) problema posto dal gruppo di Nuraminis:
Dobbiamo venire in Calabria al Raduno di Giugno, ma come facciamo per i soldi
del viaggio? A qualcuno è venuto in mente di prendere i soldi dalla cassa, ma a
Gianluca è sembrato assurdo questo.
Il gruppo di Nuraminis ha bisogno di una presenza-guida che non ha avuto o ha
avuto solo in parte nei suoi momenti iniziali. Scopro solo oggi che Federica è
andata via dall’A.U.G. e che nessuno l’ha sostituita a Nuraminis e nessuno mi ha
fatto sapere questo, in modo da poter mandare un sostituto se si riteneva
necessario; a quanto pare anche dalle domande che si pongono è proprio
necessario per poter comprendere uno stile, uno spirito comune. In caso
contrario Nuraminis rischia di fare cose un pò fuori da uno spirito comune. Ora
il gruppo c’è e c’è buona volontà, bisognerebbe organizzare una presenza lì ogni
tanto. Voi di Ussana e di Monastir potreste organizzare qualcosa insieme e così
nella naturalità dello stare insieme trasmettere alcuni principi, conoscenze,
modi di vivere che sono tipici dell’A.U.G.; fare qulche riunione insieme in cui
parlare delle cose essenziali dell’A.U.G., il partente, le tre A ecc. Fare
capire che l’A.U.G. non è un gruppo missionario, ma un movimento educativo
missionario dove le attività missionarie sono l’espressione di una vita, di un
cammino insieme di gruppo e di gruppi, tanto che tutti sappiamo dove vanno i
soldi che facciamo, come sono spesi questi soldi, per quali attività in missione
e soprattutto per quali persone, tutto ciò poi si decide nei raduni.
Torniamo al quesito posto: i soldi per i viaggi!
Come sapete il Partente deve pagarsi il viaggio per andare in missione!
Anche per i campi e i raduni ognuno deve pagarsi il suo viaggio!
Bisogna imparare ad aiutarsi: per esempio, Daniele Murtas potrebbe pagare tre
viaggi in Calabria: se, invece di fumarsi tre pacchetti di sigarette al giorno
se ne fumasse due, da qui a giugno risparmierebbe abbastanza. Spendiamo tanti
soldi inutilmente, se uno vuole, risparmiando, lavorando, in qualche modo i
soldi li trova.
Succede anche che chi ha i soldi non ha il permesso e viceversa: aiutarsi nei
gruppi dovrebbe essere la normalità, chi ha bisogno chieda cedendo all’orgoglio,
e chi ha dia a chi non ha. Lo stesso vale per il partente per la missione. Il
viaggio del partente come potete immaginare costa, così bisogna cominciare a
fare risparmi da molto prima nel tempo e tutti nel gruppo e nell’A.U.G. bisogna
che siamo disponibili ad aiutarlo.
Noi in Calabria, quando finiamo i soldi, li chiediamo ad Aurora, che per
il momento è l’unica stipendiata fissa. L’unica cosa certa è che
I soldi dei poveri non si toccano.
I miei li dò a chi voglio, ma i soldi che si fanno in gruppo sono dei poveri e
non si toccano.
Chi vuole venire al raduno di giugno inizi a risparmiare, a farsi amici che lo
aiutino, a fumare di meno e magari fare qualche piccolo lavoretto già da adesso.
II Appendice al Raduno ( giorno 30, ore 11,00 ):
Ho avuto l’impressione parlando con qualcuno ieri sera-notte che non sia stata
ben capita nè la mia lettera dal Guatemala, nè la spiegazione che ne ho fatto al
raduno, d’altra parte è una cosa che sento dentro ed è un pò difficile da
spiegare; per evitare confusioni tento di chiarire.
Il fatto che io senta forte la voglia di partire per la missione non significa
assolutamente che ho intenzione di lasciare l’A.U.G., come qualcuno ha capito.
Io non ho proprio questa intenzione semplicemente perchè non posso: se io lascio
questa storiella dei giovani e dei poveri, sono nessuno, perchè senza non posso
sopravvivere, è proprio questo che ho sempre cercato di spiegare ai miei
superiori, salesiani prima, Vescovo poi!
Il passo di partire è per l’A.U.G., non contro.
Io voglio andare in missione perchè sono convinto che l’A.U.G. ha bisogno che io
parta per vari motivi:
1) perchè scomparendo io un pò dovete cominciare ad arrangiarvi da soli, pensate
al raduno... dovrete cominciare a pensare e a far uscire idee nuove, giovani,
ora io ascolto, cerco di captare le idee dei giovani, ma che ci volete fare
sempre vecchio sono e per quanto mi sforzo ad alcune cose non ci arrivo.
2) io ho bisogno di andare in missione, di starci, di sentire il puzzo del
Convento ( fiume... fiume??? che circonda Melo ), di stare in missione per un
tempo lungo, anche per verificarmi e riprendere vita.
3) porta aperta e porta chiusa di cui parlo nella lettera. Alla proposta del
Cardinale ho sentito dentro di me “ questa è la mia occasione ”, è la porta che
si apre, il mio Vescovo non vuole mandarmi, quindi l’intermediazione del
Cardinale sarebbe stata la porta aperta. La porta chiusa per amore vostro
significa che non ho dato la mia disponibilità subito, per non lasciarvi così
adesso, all’improvviso, proprio ora che stiamo per aprire la scuola dei
formaggi, la Bolivia. Poteva essere interpretato male e comunque come un colpo
basso, forse alla fine ne sareste usciti fuori lo stesso, ma non me la sono
sentita, vi sento vicino e il cammino che sto facendo con voi mi aiuta ad essere
me stesso e fedele alla vocazione anche con tutte le mie debolezze e peccati.
Io non voglio abbandonarvi, però sento che la porta la voglio riaprire, per
questo vi chiedo di pregare e ho preso un anno di ripensamento.
FINE...... per davverro però.
Partirà.......la nave partirà........dove arriverà.........questo non si
sa...........
Antonio.........Antonioooooooo........
allora sto ministero che dice????