Andiamo in Uruguay Giovani

Raduno A.U.G. anno 2003

 

Raduno Gruppi A.U.G
Giugno 2003

Casa Emmaus 14/06/2003



Canto per la partenza di Massimo ( due anni )

E’ Massimo il nome mio
un elfo sono io
in “ URAGUAY ” me ne andrò
due anni ci resterò

Tra poco io partirò
il mio sogno realizzerò
è certo ormai che
dei formaggi il Re sarò

Rit. Ho uno strano pizzetto Ciuà
assomiglio a un capretto Ciuà
dicon tutti che sono buffo e biricchino
troppo buffo e mulfoncino
ma a Nathy piaccio così
proprio così

E’ vero tu sei così
proprio muflone si
ma noi ti amiam perchè
in te un gran cuore c’è

Te ne vai in “ URAGUAY ” Ciuà
con te ci porterai Ciuà
Mi raccumandu alli furmaggi
alli guagliuni, a Nathalie
fa u bravu, Si
Massimuccio Si

T.V.T.B.

Gruppi presenti:

P. Mimmo ( per la mole forma un gruppo di tre persone!!! );
Francavilla Fontana ( BR ) rappresentato da Chiara Lucia e Graziana;
Maida ( CZ ) nell’unica persona di Daniele;
Monastir ( CA ) anche lui nell’unica persona di Laura;
Nicastro ( CZ ) rappresentato da: Anna ( sprezzante del pericolo, esami di maturità ), Annalisa ( part-time ), Annamaria, Aurora, Felicia, ( part-time ), Rosy;
Pianopoli ( CZ ) nelle persone di: Antonella, Daniele, Davide e Silvia;
Ussana ( CA ) con la presenza di Marco;

Missioni:

Casa Emmaus con Massimo, Paola, Maria, Francesca-Giuseppe-Letizia,...Bastiano, Mel, Olà, Romina, Santina,...;
Villa Betania con la presenza straordinaria di Caterina Mancini detta anche Mancinuzza.

P. Mimmo da il programma del raduno:

Mattina: 1) Tema del comunicato che certamente avrete discusso nei gruppi:
L’A.U.G. è un cammino insieme?
A) Darsi la mano
B) E’ una ragnatela l’A.U.G.!
C) E’ un fuoco da mantenere acceso l?A:U:G:!

2) Bolivia: diapositive e decisioni

Pomeriggio: Storie dei gruppi - Bilanci

P. Mimmo: per cominciare dobbiamo domandarci se l’A.U.G. è un cammino insieme, che cosa è l’A.U.G.? c’é l’A.U.G.? Se non ci facciamo queste domande non possiamo andare avanti. Sono domande che i gruppi devono farsi nella loro riunione di gruppo, il raduno serve per confrontarci, per decidere i passi, ma se ciò che al raduno si dice non viene ripreso nei gruppi, discusso, fatto proprio, alla fine c’è il rischio che siano solo chiacchiere e... forse passerà un pò di tempo, ma... l’A.U.G. morirà. Per cui l’invito è:
Il Raduno sia rivissuto
in ogni singolo gruppo
e fatto proprio!

Mi permetto di cominciare questo raduno con il comunicato del gruppo di Latiano ( l’ho appena ricevuto ). Dai giovani, dai nuovi ci vengono spinte a crescere, a maturare, a scegliere! un occhio, un orecchio, un cuore attento ai nuovi, ai giovani farà vivere l’A.U.G. sempre giovane e nuova!

Il raduno può cambiare quello che ho pensato 6 anni fa o forse 35 anni fa: se io mi adatto alle nuove decisioni, resto, senno me ne vado e l’A.U.G. continua il suo cammino. ( e questo vale per ciascuno )
E’ nel raduno di Giugno che si prendono queste decisioni e ci diamo una linea, ecco perchè è assolutamente necessaria la presenza di tutti i gruppi!
Io non voglio che pensiate che ci sono cose obbligatorie, non ci sono cose definite, ma in continuo movimento; ognuno naturalmente cammina con il suo passo.
Sul comunicato di Latiano hanno messo questa frase:

“ Incontrarci è un inizio;
Unirci è un progresso;
Lavorare insieme
per cambiare il mondo
è un successo ”

Queste frasi dicono l’A.U.G. non so se è una frase sua o copiata, ci sono tanti diari con su belle frasi, ma sono chiacchiere se non sono vissute; ho conosciuto Silvia di Latiano e per il poco che l’ho conosciuta non mi pare sia una chiacchierona, una sognatrice sì, ma una chiacchierona no! Così spero che a Latiano riesca a vivere questo sogno, e noi cercheremo di aiutarla in tutto quello che possiamo. Così come dobbiamo sempre cercare di stare vicino a chi vuole vivere un ideale, un sogno, una speranza!

La speranza,
il sogno,
l’ideale
è un inizio che va costruito nel tempo.

L’A.U.G. è sempre un inizio,
perchè o resta giovane o muore,

almeno per come l’ho pensata e la penso io!
L’A.U.G. non è nata per stabilizzarsi, per avere delle sicurezze, per diventare ricca.
Le missioni e Casa Emmaus ( la missione d’Italia ) hanno la possibilità di vivere concretamente questa situazione di povertà, di insicurezza, di instabilità. Questo perchè ci si trova spesso a dover dare risposte ai poveri e a sentirsi incapaci di dire dei Si che pur siamo costretti a dire. Ma solo questo gusto del nuovo, del Si che alcune volte può sembrare incoscienza ti fa restare giovane e vivo!
Se uno è sempre all’inizio è sempre giovane!
I gruppi dovrebbero imparare a vivere in modo giovane, con il gusto del rischio e soprattutto con davanti agli occhi sempre i poveri e questa è una cosa difficile per noi che viviamo in Italia, anche Casa Emmaus fa fatica a vivere qui in Italia la missione, ma questa è la sfida a cui siamo chiamati!
Mia zia Tina ha 91 anni, ma ogni mattina si alza con il programma di quello che deve fare durante la settimana: anche se ha 91 anni vive per il futuro, è giovane!

Incontrarci è un inizio.
L’A.U.G. è sempre un inizio,
unirci è un progresso.

Unirci è un progresso: ognuno ha la sua idea per costruire qualcosa, nel gruppo le mettiamo insieme e non sono più solo, ma insieme ad altri e con tante idee le cose procedono più spedite e meglio. Problema... le idee sono diverse le une dalle altre, alcune volte contrarie o contrapposte o un percorso diverso che può apparire contrario o contrapposto; in realta visto che il fine è unico spesso la contrapposizione è solo apparente, basterebbe ascoltarsi per scoprire che è possibile incontrarsi e unire le forze.
Torno all’esempio di mia zia. Che volete? lei ha 91 anni e ha tutto un suo modo di procedere e di organizzarsi, il mio modo è un pò diverso così capita che io preso dai miei probemi organizzativi, dalle cose da fare, dalla fretta alcune volte mi arrabbio con lei, grido perchè secondo me non capisce e lei reagisce cosi “ non parlo più, sto qui quieta e non parlo più ”;
si chiude e anch’io mi chiudo e non immaginate come sia difficile riprendere i contatti, spesso si riprendono con... la cucina... lei cucina qualcosa che mi piace e io quel giorno mangio tutto, poi domanda “ com’era? ” riposta “ buono! ” da qui in poi si riprende lentamente in modo normale. Sto imparando a gridare di meno e a stare attento perchè la chiusura è sempre un rischio grosso e... a 91 anni potrei essere in ritardo nel riprendere i contatti. La chiusura rompre sempre l’insieme ognuno comincia a camminare per conto suo...e si rompe il gruppo. Nei gruppi di queste chiusure ne avvengono senza neanche accorgersene e siccome siamo abituati ad andare di fretta...continuiamo a non accorgecene se non quando è troppo tardi. Dobbiamo cucinare qualcosa di buono o come faccio io... domandare “ devo comprare qualcosa? ”, riprendere cioè subito i contatti e riallacciare i legami per continuare a progredire. Se ci chiudiamo moriamo, dobbiamo unire le possibilità di vita che ognuno di noi ha.

Lavorare insieme ... è un successo

E’ il lavoro insieme
che è già un successo!

Riusciamo o no a migliorare il mondo è relativo. Quanto lavoro insieme ci vuole per migliorare il mondo? Non lo so! Tanto? Poco? Dopo aver lavorato anni in una missione molte volte si ha l’impressione che sia cambiato poco o niente della povertà che combattiamo così io credo che il successo sia il lavoro insieme in sè!

A) Darsi la mano

L’A.U.G. è un cammino insieme o una cosa che faccio io?
E’ profondamente diverso essere soli o insieme.

Il cammino insieme è CARITA’- Amore

perchè per fare l’Amore bisogna essere almeno in due!
La Carità-Amore è apertura all’altro.
Se l’A.U.G. è Carità-Amore, necessariamente è apertura, da soli è l’egoismo o l’elemosina, in fondo l’altro non mi interessa se non per quello che può dare a me.
Molte strutture che vengono costruite nei e per i paesi in via di sviluppo falliscono perchè sono chiuse ai bisogni dell’altro, non c’è dialogo, si decide in Italia che lì si costruirà un ospedale, una scuola, una qualsiasi cosa, ma non si interpella la gente del posto, non si vive un tempo con loro per sentire i loro stessi bisogni, le loro stesse sofferenze, si parte e si costruisce, si consegna l’opera e arrivederci!
Non si vive la vita dei poveri o almeno non si tenta di vivere la vita dei poveri perchè è veramente difficile vivere come loro in realtà ci accorgiamo che non ce la facciamo, ma almeno si tenta, si sta con loro, nello stesso ambiente, fogne a cielo aperto e così capisci un pò di più, almeno un pò di più. Dal dialogo e dall’incontro con i poveri può venire qualche idea da realizzare insieme a loro e... sempre bisogna mantenere questo dialogo perchè sempre c’è il pericolo che prenda il sopravvento il mio progresso, la mia capacità tecnologica, il mio saper fare che annulla la presenza dei poveri.


Dialogo, incontro,
insieme ai poveri
questa è la differenza!


Se l’A.U.G. è per soddisfare me stesso, io sono già fuori!
Sono rimasto sconcertato dall’uscita di due ragazze dal gruppo di Nicastro, non tanto per l’uscita dal gruppo quanto per le motivazioni; “ L’A.U.G. non mi dava più niente! ”. Se mettiamo insieme sogni, idee, speranze, diamo e riceviamo, ma se ci stiamo solo per ricevere, allora ci siamo con il piede sbagliato e questo fin dall’inizio. Dando si riceve, ma il ricevere non è un obbligo, non lo devo pretendere!
L’A.U.G. è un cammino insieme, ricordo bene come è cominciata: quando ho parlato con Caterina: “ se io comincio una cosa, tu sei disposta ad andare in missione anche da sola? ” Ero pressato da tante persone che mi chiedevano: “ che facciamo? ” Caterina mi ha risposto di sì, e abbiamo iniziato sulla base di un’apertura, un dialogo, una disponibilità, un dono gratuito e non organizzato ( quello di Caterina ); e ora c’è l’A.U.G. nella quale ognuno fa i suoi passi.
Se questa è l’A.U.G., come si fa il cammino insieme?
Dandosi la mano o almeno dandosi la voce se siamo lontani, ma dobbiamo sapere di esserci.
Lo scriversi è darsi la voce, dire di esserci!
Uno deve essere aperto, ma se l’altro è chiuso non possiamo farci niente.
Nel cammino poi vedi altro che prima non vedevi e ogni volta sei chiamato a dire il tuo sì. Per questo l’A.U.G. è sempre all’inizio, è sempre nuovo ed è più difficile viverla per alcuni.

L’A.U.G. non è una catena di montaggio,

inventata per fare soldi e non a misura d’uomo, non si stabilizza in un giramento di bulloni, sempre lo stesso, sempre lo stesso e tanti soldi...No!

E’ un cammino insieme,
E’ incontro di occhi,
E’ insieme di sorrisi,
E’ incontro di mani,
E’ insieme di gioie,
E’ incontro di sofferenze,
E’ insieme di speranze
E’ incontro di cuori,
E’ un cammino insieme
difficile.
 

In un cammino così difficile
devi dare la mano ad altri,
perchè vuoi fare una cosa
che nessuno vuole fare,
aiutare i poveri,
vivere come i poveri;
devi almeno sentire che c’ è qualcuno che vuole fare la strada con te.
Nessuno ti crede e tu puoi scoraggiarti.
Il mondo non si fida, non crede che noi non ci guadagniamo niente... ( ha ragione il mondo! )... in realtà noi guadagniamo felicità, serenità, umanità, amicizia e apertura. ( ma questo non si calcola in € così... il mondo pensa di avere ragione ). Sapere che siamo insieme in questo cammino ti incoraggia, sentire la mano, la voce dell’altro è importante.
Certo, la mano come la dai, la puoi ritirare. Io strozzerei Giovanna e Francesca perchè mi sento un pò imbrogliato da tante parole ( chiacchiere si è scoperto ora ) dette, da tante lettere
scritte che assicuravano un futuro al cammino che si stava facendo e il desiderio di incontrare i poveri nella missione, ma... ognunoi fa le sue scelte ed è difficile dire perchè uno decide in un modo così ora sono solo preoccupato per loro per la loro felicità! Mi chiedo: “ saranno contente? ” se sono contente, va benissimo!
Nell’A.U.G. la mano si può sempre lasciare e ... le strade si dividono...

B) E’ una ragnatela l’A.U.G.

La ragnatela scompare toccandola con un dito, con la pioggia, con il vento. Una grande sofferenza, un mio errore ( di P. Mimmo ) potrebbe fare scomparire l’A.U.G.!
La ragnatela sembra forte, ma non lo è, anche quelle di anni e anni si rompono facilmente.
Però ha tanti fili uniti in varie forme che portano ad un unico filo da cui parte tutto, più fili ci sono meglio si raggiunge lo scopo, che è quello di dar da mangiare al ragno.
Così l’A.U.G. più fili ha e più può dare da mangiare ai poveri.

Il ragno ricompone la tela...
sempre... con pazienza,
partendo dall’unico filo
lo spirito dell’A.U.G.

Il gruppo di Nicastro deve ricomporre la ragnatela perchè due fili sono spariti ed erano importanti perchè facevano parte della tela. Silvia di Latiano è un filo, c’è, ma non basta, bisogna aiutare Silvia nella sua Latiano, il ragno lavora sempre, si devono cercare altre persone, fare altri gruppi e questo è un impegno, un desiderio che ognuno dell’A.U.G. deve sentire come proprio, siamo tutti piccoli ragni che costruiamo la ragnatela dell’Amore ai poveri.


Se l’A.U.G.
non tesse continuamente
la sua ragnatela
d’Amore,
muore come il ragno.

Se si crea un buco, in un gruppo o nell’A.U.G. questo va ricomposto al più presto.
Immaginate... oggi come oggi non sappiamo più niente del gruppo di Amaroni, qualcuno scrive, ma non riceve alcuna risposta, così si può ragionevolmente pensare che il gruppo di Amaroni non c’è più. E’ questo comunque un buco nella ragnatela anche se il gruppo di Amaroni non ha mai fatto lo sforzo di legarsi al cammino insieme dell’A.U.G. resta comunque una Speranza in meno per i poveri, non è un grosso problema, vista la cosa in generale, perchè in fondo se uno non si lega all’A.U.G. partecipando ai campi, vivendo i raduni, mantenendosi in continuo contatto con lo scrivere o almeno il rispondere alle lettere che si ricevono beh! allora vuol dire che non si è proprio interessati al cammino insieme dell’A.U.G. e ai poveri;
Ma... Immaginate... il gruppo di Nicastro scompare beh! la situazione cambia, il buco si nota eccome se si nota, ora qualcuno potrebbe non dare molto peso all’uscita di Giovanna e Francesca dal gruppo ( sì, hanno fatto una loro scelta e per questo non si può certo entrare in depressione o sentirsi in colpa ), ma... ma due fili della rete non ci sono più, bisogna lavorare per ricostituire la ragnatela, bisogna darsi da fare prima che la ragnatela subisca ulteriori danni a causa della mancanza di questi fili, il ragno fa una fatica maggiore per ricostituire la ragnatela e se poi c’è vento, pioggia la fatica è ancora di più eppure bisogna sempre tenere in considerazione i buchi che si vengono a creare e... mettersi a lavorare per ricostituire la ragnatela. Ogni volta che un gruppo non c’è più o qualcuno lascia il gruppo io e tutti quelli che tengono ai poveri e all’A.U.G. devono sapere che come un ragno bisogna subito mettersi a lavoro per ricostituire la ragnatela.

C) L’A.U.G. è un fuoco da matenere acceso

L’idea del fuoco mi è venuta ad Ussana l’ultima volta che ci sono andato e ho fatto con loro la riunione alle loro domande per dare risposte concrete sulla situazione del gruppo di Monastir mi è venuto questo esempio. Il fuoco mi è sempre piaciuto, sono un innamorato del caminetto

il fuoco
simboleggia
la Carità.

San Francesco di Paola che è un pò patrono delle nostre missioni ha nel suo simbolo proprio il fuoco con la scritta Caritas.
Per mantenere il fuoco acceso è necessario che tutti mettiamo il nostro pezzo di legna, ognuno secondo le proprie possibilità. Com’è nella tradizione della notte di Natale qui in Calabria: il papà alimenta il fuoco con un pezzo di legna grande, e tutta la famiglia fa lo stesso fino al bimbo piccolo, anche lui alimenta il fuoco con una tavoletta piccola, ma che lo fa partecipe del fuoco acceso. Se il papà porta il pezzo piccolo, invece del grande non funziona.


Il fuoco va alimentato sempre
se no si spegne.


Guardatelo nell’A.U.G., nei gruppi, in noi stessi. Fino a quando ci sono gruppi che funzionano l’A.U.G. va avanti, ma se il papà ad un certo punto si rifiuta di mettere il suo pezzo di legno nel fuoco diventa un problema...Ognuno deve guardare al suo stato nell’interno della famiglia, ognuno ha il suo compito. Il fuoco va mantenuto non solo nel proprio gruppo, ricordiamo che l’A.U.G. è un cammino insieme!
Tante volte si dice: “ Se gli altri non fanno, perchè io devo fare? ” Oppure: “ Insieme dobbiamo fare ” e così nessuno fa. La mamma non lo fa spegnere il fuoco, ognuno dà secondo l’amore che ha dentro. Se in gruppo non c’è mamma, papà o il fratello grande preoccupati del fuoco, il fuoco si spegne oppure se il papà non insegna al bimbo a mettere la legna... è sbagliato lo stesso.
Si deve dare spazio agli altri, perchè mettano anche il loro pezzo piccolo, farsi da parte e insegnare così al figlio piccolo che è importante anche il suo contributo.
Noi invece spesso ragioniamo con “ O tutti a nessuno! ”. E’ sbagliato!
Se alla Bolivia diciamo Sì non lo so, io so che molti Sì sono come tavolette per il fuoco, ma il Sì è importante perchè la famiglia resti viva e unita.
Se tutti dicono No al campo di lavoro, pace, ma io papà devo fare in modo che mio figlio mi dica Sì e poi il campo di lavoro lo organizzo io come posso, prendendomi tutti i pesi come un buon padre di famiglia, chiedendo aiuto a tutti anche alla famiglia allargata, zii, zie, nonni e parenti vari ( gli altri gruppi ).

Il fuoco va alimentato con pezzi di legna grandi e piccoli e ogni pezzo
è importante.

  Pausa

Ripresa: Canto “ Ogni giorno partirò ”

P. Mimmo: ci sono domande, interventi, aggiunte, riflessioni,...
Francesca ( Casa Emmaus ): volevo domandare a proposito dell’importanza del cammino insieme, campi - raduni. Feroleto è assente completamente, da Maida c’è solo Daniele, con questi gruppi vicini come ci dobbiamo comportare?
Daniela ( Pianopoli ): chi non viene al raduno non fa parte dell’A.U.G., l’avete detto voi ( P. Mimmo ) ad un raduno, che decidessero che fare!
Davide ( Pianopoli ): ma forse hanno avuto problemi, escluderli così non è giusto.
P. Mimmo: Non siamo noi che decidiamo... non ci sono più e basta... se non li vediamo, se tu scrivi e non ti rispondono, se cerchi in tutti i modi un contatto, ma poi questo contatto non riesci ad averlo e parli solo come un pazzo al muro, e scrivi solo e ti pare anche qui di essere pazzo perchè con chi stai dialogoando se non ti rispondono? Come si fa a dire che stiamo facendo un cammino insieme? Se tu stendi la mano - campi, raduni - lettere sono la mano stesa per un cammino insieme, ma questa mano nessuno la prende e resta vuota, dove è questo cammino insieme. I fatti contano non le chiacchere che diciamo! Così a me pare che se uno non vuole fare il cammino A.U.G. debba essere lasciato libero di non farlo, io da parte mia devo solo essere sicuro di aver fatto tutto il possibile per mantenermi aperto a tutti, di aver cercato in tutti i modi di tessere la ragnatela, di aver messo legna nel fuoco, di aver teso la mano, come? invitando ai campi, al raduno, e... scrivendo, scrivendo, scrivendo se poi non riesco a trovare nessuno che sia interessato... io non escludo, ma si resta esclusi dai fatti!
Possiamo anche cambiare le regole, ma ho paura che questo possa portare alla morte dell’A.U.G.!
Francesca ( Casa Emmaus ): si è sempre detto che chi non c’è al raduno di Giugno, soprattutto, non fa parte dell’A.U.G.. Forse dobbiamo far capire noi a chi non c’è che il raduno è importante, ma noi lo capiamo?
Caterina ( Villa Betania ): la rigidità è giusta, che poi dobbiamo cambiare noi metodo verso gli assenti e usare maggior attenzione nei loro riguardi questa è un’altra cosa: se domani incontrassimo Feroleto e ci comportiamo come se niente fosse, non va bene:
Francesca ( Casa Emmaus ): di Monastir c’è solo Laura, a Dicembre non c’era nessuno, io ho scritto, ma solo Laura ha risposto dopo sei mesi.
P. Mimmo: in realtà non sappiamo se a Monastir c’è solo Laura, anch’io ho scritto e non ho ricevuto alcuna risposta!
Laura ( Monastir ): per quanto riguarda lo scrivere uno lo dice, poi tirano fuori la libertà che c’è nell’A.U.G. anche di poter non fare niente e ti fregano.
P. Mimmo: la libertà..., ma della responsabilità nessuno mai parla? Si, è vero la libertà nell’A.U.G. è importantissima, è essenziale, non si possono aiutare i poveri se non si sceglie di aiutarli liberamente e quindi anche contro gli interessi del mondo e i miei stessi interessi è vero, hai anche la libertà di non fare nell’A.U.G. proprio perchè se non lo fai per tua scelta alla fine freghi i poveri come capita sempre, la libertà del non fare nell’A.U.G. si risolve in definitiva nella libertà di far morire l’A.U.G. e nessuno toglie questa libertà di far morire l’A.U.G. in fondo è la libertà di questo mondo, No? Questa è la responsabilità! Con i miei modi di fare, di agire mi prendo la responsabilità di far morire l’A.U.G. Così ricordiamoci sempre che la libertà e legata a doppio filo alla responsabilità.

Siamo noi che scegliamo
o la libertà per la vita
o la libertà per la morte
dell’A.U.G.

La scelta
si chiama
RESPONSABILITA’
 

Così torniamo al problema di prima: Che cosa è l’A.U.G.? E’ un cammino insieme o no? Il problema è capire se vogliamo fare questo cammino insieme o ci basta fare come certi gruppi parrocchiali che raccolgono solo soldi e non ci mettono la vita, in fondo si rischia sempre di scadere nell’elemosina e di non fare la Carità!

Aurora ( Nicastro ): io credo che una certa rigidità sia necessaria, fra l’altro il gruppo di Feroleto non ha neanche chiamato per dire che non veniva, sono spesso assenti da tutto, è un insieme di cose che non funziona. Noi constatiamo che questo gruppo non c’è più, non mandiamo comunicati e nient’altro; se ti chiamano ( a Daniela ) per fare un’attività insieme, tu domandagli: “ Perchè fate ancora parte dell’A.U.G.? ” è necessario che si pongano almeno la domanda su cosa è l’A.U.G.?
Laura: ma neanche di Monastir c’era nessuno al Raduno di Dicembre e voi ( P. Mimmo ) avete detto che ha Monastir non c’era più A.U.G. Però il comunicato l’avete mandato ugualmente.
P. Mimmo: Però tu mi hai scritto, Ugo pure anche se alla mia risposta non ha risposto più, quando sono venuto in Sardegna avete chiesto d’incontrarmi e ci siamo parlati a casa di Massimo, mi avete detto che volete fare A.U.G. e che avete capito l’importanza del cammino insieme, insomma posso almeno pensare che ci sia un filo, il famoso filo attorno al quale va tessuta la ragnatela. Tesserete la ragnatela? non lo so! certo è che come i poveri io non posso fare altro che Sperare che si ricomponga una vita A.U.G. anche a Monastir, lo spero anche per i ragazzi di Goni che oggi cominciano un cammino; da parte mia faccio quello che è necessario, metto legna nel fuoco affinchè il fuoco resti vivo, se qualcuno ci continua a buttare acqua... non viene ai raduni, non fa campi di lavoro, non scrive, lascia la mano che ci fa camminare insieme in questo cammino difficile di dono, di Amore, di Carità, beh! fino a quando è possibile io continuerò a sperare!
Quando ero della vostra età ( molto tempo fa ) e facevo gruppo a Vibo, era il lontano 1968-69, facevo la IV Ragioneria, a un certo punto gli altri ragazzi del gruppo decisero di fare O.M.G. organizzando convegni e conferenze a sfondo politico per sensibilizzare, così si diceva allora; il lavoro, dicevano, serviva a poco per sensibilizzare. Io non ero d’accordo perchè secondo me l’unico modo per stare veramente vicino ai poveri era lavorare e credo che sia l’unico vero modo per sensibilizzare veramente chi ci sta intorno, lavorare gratis per i poveri, questo cambia un modo di pensare e di agire nella società che è la vera rivoluzione dell’Amore, così uscii dal gruppo e ne fondai un altro. Questo creò problemi anche tra quelli che seguivano con interesse le attività del gruppo lo vedevano come una divisione sbagliata, io la vedevo solo come una chiarezza da fare su uno stile di vita che era ciò che allora proponeve l’O.M.G. Ricordo che il direttore dei Salesiani mi mandò a chiamare per convincermi che non era il caso di fare questo passo, ma lo sapete no? sono una testa dura! Come andò a finire? Dopo pochi mesi il gruppo originario è morto ( a organizzare convegni e conferenze erano più bravi i partiti a quel tempo e... lo spazio per questo era già occupato ) alcuni dei ragazzi che erano veramente intenzionati a fare qualcosa per i poveri rientrarono nel gruppo formato a me, altri andarono nei partiti. Le scelte sono sempre personali, la mano io la do, ma se tu la lasci o me la stringi per stritolarla allora... la strada insieme non può continuare. Io ho un sogno, e per questo sogno sono disposto a lasciare tutto quello che ho costruito perchè per me il sogno è più importante.
Francesca ( sempre la stessa Casa Emmaus ): forse a noi manca questo coraggio di andare via e formare un altro gruppo.
P. Mimmo: per questo insisto nella domanda se l’A.U.G. è un cammino insieme. Se camminiamo insieme il coraggio di fare dei passi difficili lo si trova nel dare la mano all’altro che mi incoraggia con il suo aiuto e il suo sostegno: Venire o no al raduno non è la stessa cosa, qui al raduno soprattutto a questo di Giugno decidiamo il cammino insieme, in quello di Dicembre ci sentiamo coinvolti nella missione, nella vita dei poveri direttamente attraverso i partenti, una certa rigidità è quindi necessaria, soprattutto per i gruppi che hanno più tempo alle spalle, per le persone che hanno più esperienza nell’A.U.G. Certo diverso è per i gruppi appena nati o molto giovani, lo so che è difficile avere i permessi dai genitori, ma li si chiede? o si evita magari di chiedere questo permesso per il raduno, per il campo così si può ottenere più facilmente altri permessi, per la discoteca, per la gita? beh! anche queste sono scelte, o no? rinuncio alla gita con gli amici, con la scuola per andare al campo, al raduno o addirittura studio ( questo era il mio metodo infallibile per ottenere permessi ) magari anche la matematica per... partecipare ai raduni, quindi è assolutamente necessario perchè...si cammina insieme e conoscere i passi da fare è importante. Leggere il comunicato è si utile, ma essere presente è diverso, conoscere la storia è una cosa fare la storia è un’altra!
Purtroppo i comunicati nei gruppi tante volte non vengono neanche letti, non dico discussi, ma neanche letti e chi non viene al raduno neanche sa cosa si è detto o deciso oppure sa la decisione finale senza sapere come e perchè si è arrivati a quella decisione. Faccio qualche esempio chiaro: a Monastir c’è Laura che dice di voler fare A.U.G., Laura ha fatto un cammino, ha fatto l’esperienza dei tre mesi, appare quindi come un esempio da seguire è per questo che io, tutti ci possimo sentire in diritto di pretendere da lei molto. Se Laura dovesse lasciare l’A.U.G. è chiaro che al gruppo di Monastir con ragazzi di 15-16-17 anni con un cammino A.U.G. ancora da fare non si può chiedere le stesse cose che si possono pretendere da uno che è già avanti nel cammino A.U.G.; ad Ussana la situazione è ancora diversa, c’è un gruppo numeroso con una varietà di esperienze e di sogni, anche qui con i problemi di tutti, esami da fare, altri impegni e genitori che bloccano, ma la forza del gruppo come presenza nel paese e quindi come immagine tra i genitori è certamente più forte che a Monastir tanto che alla fine sono riusciti a mandare Marco che oltre tutto è molto giovane, come vedete l’età è relativa se c’è un gruppo dietro le spalle; a Maida c’è l’A.U.G. perchè c’è Daniele che si rode il fegato per l’assenza dei suoi compagni di gruppo. Per mantenere il fuoco, lui lo deve alimentare, se si ferma perchè gli altri non aiutano buttando legna nel fuoco, allora il fuoco si spegne. Se resta la brace, va bene lo stesso, prima o poi il fuoco prenderà vita di nuovo. L’esistenza del fuoco non si vede dai soldi, ma dal lavoro, dal lavoro continuo, dal lavoro nel tempo libero e dal perdurante tentativo di trovare altre persone come hanno fatto Daniela e Silvia per due anni. Se io ho una speranza ( molto lieve ) per Monastir è perchè è nato un altro gruppo da loro e forse qualcosa si sveglia, lo spero perchè se no in caso contrario potrebbe significare anche la morte del gruppo nuovo e sarebbe una grave responsabilità nei riguardi dei poveri.
PERICOLI:
- che l’A.U.G. diventi un gruppo di amici che esclude altre persone, bisogna sempre essere aperti, anzi cercare continuamente nuovi amici per i poveri che facciano gruppo.
- che i gruppi A.U.G. nascano da gruppi già esistenti, tipo Azione Cattolica, Scout, o un gruppo teatrale che diventa A.U.G. Questi gruppi come A.U.G. hanno in genere vita brevissima o molto tormentata perchè sovrappongono gli stili ed è difficilissimo andare avanti nel cammino insieme. Diverso è quando il singolo di un altro gruppo decide di fare A.U.G., lì c’è una scelta personale di uno stile, di uno spirito, di una Carità!
- tutte le volte che un gruppo si chiude bisogna tremare, anche quando una persona nel gruppo si chiude bisogna tremare!
Maria ( Casa Emmaus ): per quanto riguarda il non trasmettere bene l’importanza del raduno, non potremmo fare degli incontri di zona per presentare il raduno ai gruppi invece di mandare solo il volantino?
P. Mimmo: basta però che questi incontri non sostituiscano il raduno, la cosa importante è sempre l’insieme, l’incontro se serve per sottolineare la necessità dell’insieme, il bisogno dell’insieme allora forse va bene, si può provare!
Aurora: forse potremmo portare il volantino nei gruppi e presentare il raduno.
Francesca: per i gruppi nuovi si potrebbe fare un incontro, magari per zona.
P. Mimmo: si potrebbe fare un campo di lavoro nel fine settimana dove i gruppi della zona si incontrano, io manderei qualcuno proprio con l’incarico di presentare il raduno in modo particolare, con i gruppi nuovi si potrebbe anche andare sul posto a fare una riunione col gruppo, magari ad incontrare i genitori che è sempre importante.
Voglio fare una domanda: i raduni devono restare centrali o no nell’A.U.G.?
CORO: Siiiiiiiiiiiii!!!!
Francesca: soprattutto il raduno di Giugno.
Caterina: Tutti e due sono centrali, non sminuiamoli!
Daniela: anche quello di Dicembre è importante perchè si conoscono i partenti, altrimenti non si conoscerebbero.
P. Mimmo: il raduno partenti è mobile, si preferisce farlo dove è il partente. Resta così?
CORO: Sìììììììììììììììì!!!!!
P. Mimmo: al raduno partenti ci deve essere almeno un rappresentante per regione/zona, per facilitare i gruppi più lontani e nuovi.
Marco ( Ussana ): è meglio un rappresentante per gruppo.
P. Mimmo: se è possibile è certamente meglio, ma se a Dicenbre il raduno partenti sarà in Puglia, di Nuraminis o Tortolì chi verrà?
Marco: nessuno, perchè a Tortolì hanno dai 13 anni in su.
P. Mimmo: per questo dico uno per zona al raduno partenti e a giugno almeno uno per gruppo, così ai giovani si chiede lo sforzo solo una volta, non dimentichiamo che tante volte non basta un anno perchè ci sia il coinvolgimento dei genitori e quindi i permessi necessari e allora bisogna cercare di capire i gruppi nuovi e giovani e lasciargli il tempo di crescere uno, due, tre anni non so... in alcuni casi bastano anche solo pochi mesi o anche meno come nel caso di Francavilla Fontana, ma non tutti i gruppi hanno questa fortuna.
Laura ( Monastir ): come mai hanno 13 anni? Non si era stabilito che devono avere almeno 14 anni per fare A.U.G.?
P. Mimmo: lo sbarramento è il primo superiore, e c’è chi ha 15 anni e chi ne ha 13, ma devono fare il primo superiore; e solo per esperienza e per un fatto educativo. Quando cominciano a fare A.U.G. nella scuola media l’esperienza ci dice che la cosa è considerata come un gioco di ragazzi, non si ha ancora la maturità necessaria a comprendere il passaggio di responsabilità, così spesso è avvenuto che con il passaggio alla scuola superiore che è percepito in modo più diretto come un passaggio a responsabilità più grandi anche se magari non si è ancora pronti, chi si è trovato nell’A.U.G. prima lascia con più facilità perchè ci si sente grandi, si considera quindi l’A.U.G. una cosa da bambini e così si lascia il gruppo perchè si è grandi e magari invece è proprio quello il tempo giusto per prendere una responsabilità come quella del cammino A.U.G. che è difficile di per sè. Quando questo accade per tanti ragazzi e in un piccolo paese ci si brucia la possibilità per tanti anni di nuovi entrati nel gruppo. Bisogna stare attenti! Sono meccanismi educativi naturali che la società moderna rende anche più difficili da comprendere, attenti dunque...purtroppo alcuni errori ci hanno già lasciato con l’amaro in bocca.

Segue qualche altro intervento sul come impostare la preparazione al raduno e poi il P. Mimmo tira le conclusioni.

P. Mimmo: ai raduni bisogna sempre puntare alla massima partecipazione; a quello di Dicembre ogni gruppo si sforzi di mandare almeno un rappresentante, se proprio questo è impossibile, deve avere la preoccupazione di mandare soldi e bilancio con chi viene. Al raduno di Giugno tutti devono mandare almeno un rappresentante, ci si regolerà in base alla situazione specifica del gruppo; es. è un gruppo nuovo, è composto di soli giovanissimi, le difficoltà espresse sono serie e non ripetute e considerate normali; questo per capire se il gruppo vuole o no fare un cammino insieme, fare A.U.G. o passare il tempo sulla pelle dei poveri. Negli incontri prima del raduno manderò qualcuno nelle varie zone dove si organizzerà un campo di lavoro nel fine settimana e nella riunione si presnterà il raduno e si discuterà del raduno stesso in modo da arrivare pronti al raduno. La discussione dovrà continuare poi nei singoli gruppi perchè è il gruppo la base di tutto nell’A.U.G. Questo lo faremo sia per il raduno di Dicembre che per quello di Giugno, sia per i gruppi nuovi che per quelli vecchi. E’ necessario che i gruppi discutino e portino idee al raduno, per questo viene mandato il comunicato con una scaletta di massima sulle cose che si discuteranno al raduno, ho l’impressione dal silenzio che c’è, quando si è interpellati, che nei gruppi la cosa passi un pò sulla testa o più alto della testa. Ricordiamo “ E’ un cammino insieme l’A.U.G. ”.

Comunicazione Comunicazione

anche quest’anno Emmaus torna nella situazione dell’anno scorso: Maria anche se non dovesse partire per la Bolivia, partirà comunque per Trenta Y Tres dove... non apriremo una nuova missione, ma daremo sostegno ad un sacerdote malato per lei il punto di riferimento resta Betania. Nel caso si apra la Bolivia questo problema resta e vedremo in loco se è possibile fare qualcosa! Parte anche Paola per un periodo da sei mesi ad un anno, dipenderà dalla decisione che prenderemo sulla Bolivia. Se si dovesse aprire la Bolivia dipenderà da che tipo di accordo faremo con il Vescovo di Cuevo-Camiri e da cosa chiederà. Ad Emmaus comunque restano Giuseppe e Francesca e Letizia e faranno quello che possono, poi la Provvidenza se vuole deciderà diversamente!

PRANZO

pollo+pollo=pollo

Diapositive sulla Bolivia. Domande:

Davide ( Pianopoli ): ma il capitano di cui parlava Maria decide anche sulla giustizia, senza tenere in conto le leggi?
Maria: si, per decidere qualcosa si riuniscono in ogni comunità, però l’ultima parola spetta al capitano grande, nel nostro caso quello di Ivo, a cui fanno riferimento i capitani delle altre comunità.
Paola ( Casa Emmaus ): di Oratorio c’era già qualcosa o avete iniziato tutto tu e Caterina?
Maria: non c’era niente, però bastava suonare la campana e arrivavano tanti bambini in parrocchia.
P. Mimmo: visto che non ci sono più domande passiamo a sentire i gruppi sulla decisione da prendere per la Bolivia, si apre o no? Faccio prima un pò di storia: noi siamo sbarcati in Bolivia perchè il Vescovo di Melo ce lo ha chiesto, ha mandato un sacerdote di Melo missionario in Bolivia perchè lui pensa che una diocesi, anche se povera, debba aprirsi a diocesi ancora più povere. Poi ci ha chiesto aiuto perchè vorrebbe mandare giovani laici in missione. Per questo siamo andati a vedere quali fossero le possibilità e le necessità e... le possibilità e le necessità sono tantissime. Poi... tornati dall’Uruguay non sapevo ancora bene cosa avremmo fatto, tutto mi sembrava difficile anche se avevo in tasca già le lettere di disponibilità di Caterina e Rosa per la Bolivia ... la scelta delle persone e la loro disponibilità è la cosa più importante... Poi... Maria ha detto che lei era disponibile a partire per la Bolivia permanente... Poi, e siamo a storia d’oggi, i ragazzi del gruppo animatori di Betania parlano del desiderio di andare in missione e quindi... quindi quello che immaginavo possibile tra tre o quattro anni si sta già realizzando, così vedete? siamo spinti da loro, i poveri, ad andare, ad aprirci, ad Amare.
I boliviani sono più poveri materialmente degli uruguayi, ma hanno maggior punti di forza per costruire il futuro: la famiglia, il sentirsi comunità, la Fede! Da questo punto di vista forse sarà più facile il lavoro in Bolivia che non in Uruguay dove tutto questo manca, è per questo che a me sembra più povero l’Uruguay, perchè manca di questi punti di forza e così la sua povertà diventa miseria, ma se ci si apre, pensate al Vescovo, pensate ai ragazzi animatori di Betania che partono, allora le possibilità anche per l’Uruguay si moltiplicano perchè c’è l’andare, l’aprire e l’Amare che rende tutto possibile.
Per le persone da mandare giù: più o meno per un periodo tamponiamo, Maria è disponibile a stare anche da sola per un periodo di tempo e...intanto...a qualcuno nasce il desiderio e...poi...come al solito la Provvidenza provvederà!
Il problema maggiore in questo momento sono i soldi che mancano, ma...abbiamo tanti gruppi nuovi in ballo e quindi per l’anno prossimo abbiamo tanta Speranza da mettere in ballo, in più per ora partiamo come siamo partiti in Uruguay, solo per stare con la gente e poi... fra due o tre anni si vedrà.
Ora i gruppi danno il loro parere.
NICASTRO: lettura della relazione che si allega; comunque dice Si!
PIANOPOLI: dice Si! anche se con qualche titubanza, qualcuno del gruppo è preoccupato dell’aspetto economico, non si può campare di sola speranza ( commento mio fuori dal raduno fatto ora mentre scrivo il comunicato, “ Ma i poveri non vivono solo di speranza? ” ) Poi  parlando il gruppo dice Sì!
FRANCAVILLA: Si! Anche perchè i poveri non hanno bisogno solo di soldi, ma di presenza e sostegno morale.
MONASTIR: il gruppo ha detto No!, perchè la maggior parte pensa che non ce la facciamo a sostenere Melo, quindi pure la Bolivia non è possibile. Io personalmente dico Si anche vedendo le nuove speranze che stanno nascendo.
USSANA: il gruppo dice Si! in gran parte ... perchè vogliamo rischiare, “ Chi non risica non rosica ”; lavoreremo di più!
MAIDA: un Si! titubante, onestamente. Da Dicembre si discute di questo!
TORTOLI’ e NURAMINIS: dicono Si!
EMMAUS: Si! senza titubanze, una tavoletta per il fuoco.
BETANIA: Si! perchè siamo coinvolti in prima persona. Va bene per i ragazzi di Betania, ma i ragazzi dell’Italia ne hanno ancora più bisogno. La Provvidenza ci ha aiutato e ci continuerà ad aiutare di più, come sempre, altre porte si apriranno.
P. Mimmo: pensavo che ci sarebbero stati più No e invece ... Sono pienamente d’accordo con Caterina, il Signore ci aprirà dei portoni se noi apriamo le porte. Anche quando si doveva aprire la missione permanente in Uruguay c’erano tante titubanze, non si sapeva neanche dove andare. Non siamo noi a fare, è il Signore; la Fondazione “ Elena Sapio ” di Napoli ha dato una somma grande che ci ha dato la possibilità di ristrutturare poi la Casa di Betania e allora Gesù non era ancora entrato nell’A.U.G., ci girava solo intorno, figurati adesso che c’è!
Non risolveremo noi il problema della povertà di di Melo e neanche di quella di Ivo, i poveri sono talmente tanti...! Ma se ci chiudiamo alla sicurezza di far diventare ricche 10 persone di Melo, perchè magari questo potremmo anche farlo con i parametri economici che ci sono lì, però non abbiamo concluso un bel niente, anzi forse abbiamo peggiorato le cose.
Così se invece ci Apriamo ad altro, prima di tutto restiamo Poveri noi, dobbiamo restare poveri dentro e così facendo aprire i poveri alle necessità di altri poveri, è quello che già sta avvenendo nell’A.U.G. con i ragazzi di Betania, non dimentichiamocelo!!!
Il lavoro missionario è questo, chi vuole ascoltare e seguire, lo faccia, chi no ... ciao. Annunciare sempre, senza pensare di risolvere prima i problemi di Melo, sennò creiamo dei ricchi e noi stessi restiamo ricchi! Sentire la povertà che significa voglia di fare restando nell’insicurezza.
Sono contento del Si! Mi dà Speranza per il futuro dell’A.U.G.!
Maria parte da sola, poi cercheremo di fare in modo che resti sola il meno possibile. Il quando si parte dipende dall’incontro che avrò con il Vescovo di Cuevo-Camiri a Luglio. Se possibile vorrei far coincidere l’apertura della Bolivia con quella della scuola dei formaggi, Marzo 2004?????, così forse potrò andare anch’io se il mio viceparroco finisce gli esami.

STORIE dei GRUPPI STOR I E dei GRUPPI STORIE dei GRUPPI
e
Bilanci bilanci bilancibilancibilanci bilanci bilanci

GONI EURO 127,00
NURAMINIS EURO 48,50
FRANCAVILLA FONTANA EURO 73,50
TORTOLI’ EURO 30,00
PIANOPOLI EURO 673,93
MAIDA EURO 551,95
USSANA EURO 1.504,20
MONASTIR EURO 1.581.25
NICASTRO EURO 4.072,00

TOTALE EURO 8.662,33
 


 


Commenti sui Bilanci:
P. Mimmo: fare i bilanci mese per mese è importante per il gruppo perchè così esce fuori il lavoro del gruppo, se c’è stato o no lavoro in quel mese, non che il lavoro si veda solo da questo perchè è possibile che tutto il mese di febbraio facciamo lavoretti in sede nel tempo libero senza fare neanche una bancarella e poi tutto il mese di marzo si vedono ogni giorno bancarelle in giro, il gruppo sa bene dove è stato il lavoro e stilando il bilancio queste cose se le dice sicuramente.
Importante per ogni gruppo è assicurare almeno quanto si è consegnato l’anno precedente. Bisogna confrontare il bilancio con quello dell’anno precedente, ragionarci sopra, così si vede se il gruppo è vivo, quanto è vivo, se è moribondo o morto. Il gruppo non è necessario che si muova sempre tutto insieme, anzi spesso questo è impossibile, così... una volta si è in due, una volta in tre, una volta tutti, ma se si è attenti ai poveri e ognuno ha fatto una scelta di Amore allora è sempre il gruppo che si muove e tutto va a beneficio dei poveri, non facciamo vincere le gelosie, le invidie, le divisioni in fondo sono queste cose che creano la povertà, e noi contro la povertà combattiamo, per cui...attenti!
Aurora: vorrei chiedere a Laura, a proposito della storia del gruppo, quando hai letto che avete ripreso a lavorare nel tempo libero, dandovi appuntamenti. Come è possibile il lavoro nel tempo libero, se vi date appuntamento?
P. Mimmo: lavoro nel tempo libero non è per appuntamento, ma nei termini in cui ne abbiamo parlato al raduno di giugno scorso. Tempo libero, non tempo perso. Se si imposta per appuntamento è difficilissimo poi cambiare. A me pare che il problema più grosso di Monastir sia proprio questo aver impostato tutto per appuntamento, così lo spirito dell’A.U.G. è andato e va a farsi friggere, bisogna cambiare metodo, attenzione nell’impostazione dei gruppi nuovi, sottolineare sempre il significato di lavoro nel tempo libero.
Laura: ma è perchè Ugo andava in sede, però era solo e si scocciava, così si è cominciato a concordare gli orari.
P. Mimmo: e che se ne vada, se si scoccia. Se non gli piace fare A.U.G. cosa possimo farci? L’A.U.G. ha un suo stile di cui il lavoro nel tempo libero è la base; se si stravolge questo è chiaro che poi non si capisce niente di tutto il resto. Dal lavoro nel tempo libero vissuto bene nasce l’Andare, l’Aprire, l’Amare! Può sembrare strano, ma è così, questo perchè il lavoro nel tempo libero è dono totalmente gratuito che io scelgo di volta in volta di dare, sono io che libero il mio tempo per i poveri e lo do! Se si comincia ad andare per appuntamento chi non è libero a quell’ora si sente autorizzato a non andare. Se non c’è tempo libero il gruppo muore, non subito, magari tra uno o due anni, ma è sicuro che muore. Restano le persone, le persone che danno il tempo libero, più persone di queste ci sono in un gruppo più il gruppo funziona, se ci si riduce ad una sola persona il gruppo muore, ma resta la speranza di ricostruire tutto perchè l’A.U.G. è il lavoro nel tempo libero.
Rosy ( Nicastro ): ho la sensazione di sentire in alcune storie un secondo bilancio, l’attività nuova va sottolineata, ma va scritto anche altro.
P. Mimmo: è vero! anchio ho questa sensazione, la storia è la vita e la vita non è mai un semplice susseguirsi di cose che si fanno; nella vita ci sono sentimenti, paure, gioie, problemi, entusiasmi, discussioni, arrabbiature, pacificazioni, blocchi, riprese, difficoltà e strade spianate. Tutto nella storia del gruppo andrebbe raccontato, altrimenti non va bene, in realtà non si dice il gruppo e la sua vita con gli alti e i bassi che ci possono essere! Forse ciò succede perchè nei gruppi non si fanno riunioni per Andare, Aprire, Amare, non si discute della vita del gruppo, dei poveri, della missione, ma si fanno solo riunioni programmatiche, si organizzano i lavori, si vede chi ci può andare e chi no, se ce la possiamo fare, quali permessi chiedere e via... così la vita sfugge resta il consiglio d’amministrazione che passa sopra agli uomini con i loro problemi e pensa solo ad ottimizzare il lavoro, la faccio grossa, ma in piccolo anche noi se non facciamo una buona riunione basata sulle persone, sui poveri, sulle missioni rischiamo solo di pensare a risolvere problemi con i soldi e facendo soldi, col metodo del mondo, dei ricchi... sarà per questo che non ci siamo ancora neanche accorti dell’entrata in gruppo di Gesù? a Lui questi problemi non interessano sono altri i problemi che lo preoccupano, “ I poveri li avrete sempre con voi! ”. Così è importante che ci sia spazio nella riunione per dire i propri sentimenti, se si sta o no bene nel gruppo, se si vive o no l’A.U.G. nel proprio gruppo e insieme agli altri gruppi, se si sa cosa succede in missione, perchè non far passare le lettere delle missioni tra i gruppi e leggerle, almeno le cose che uno ritiene utili per tutti? Ognuno deve aver il suo spazio di incontro in gruppo altrimenti che riunione è? Certo bisogna anche organizzare, preparare le attività, ma questo viene dopo non prima e in qualsiasi caso mai soltanto, se no, ripeto, che riunione è?
Per quanto riguarda i gruppi nuovi, vengono normalmente seguiti da persone che io indico, chi non dovesse sentirsela di seguire un gruppo lo dica chiaramente e semplicemente; seguire un gruppo nuovo è un grosso impegno, di responsabilità, è lavorare di più perchè bisogna essere attivi nel proprio gruppo e in più essere molto presenti nel gruppo nuovo, non si può andare nel gruppo nuovo solo per la riunione, ma bisognerebbe anche lì dare un pò di lavoro nel tempo libero; non si segue un gruppo nuovo facendosi seguire cioè decido io, faccio io, loro si adattano ai miei orari, alle mie possibilità, No! sono io che seguo loro, che dipendo da loro, che mi metto al loro servizio e faccio sforzi per essere presente quando loro possono essere presenti e non il contrario, anche loro si adatteranno a me, ma soprattutto io mi adatto a loro! Ecco perchè dico chi non se la sente di seguire un gruppo per vari problemi lo dica con semplicità e chiaramente se possibile si troverà un altro, se non si trova nessuno disponibile pazienza meglio che il gruppo nuovo cresca e faccia esperienze senza guide sbagliate perchè con una guida sbagliata il pericolo è che si formi un gruppo sbagliato, non secondo lo stile, lo Spirito dell’A.U.G. Attenti!!!!!
I gruppi nuovi vanno indirizzati inizialmete sullo stile e aiutati nei primi passi, poi devono camminare da soli; se si seguono troppo tempo il rischio è che si abituino a una presenza che risolve i problemi e non imparino mai a camminare da soli, se all’interno del gruppo non c’è nessuno che voglia fare il cammino, difficilmente si riuscirà a tenere in vita un gruppo, è nel gruppo stesso che ci deve essere la forza dell’Andare, dell’Aprire, dell’Amare e allora magari sempre con difficoltà, ma si andrà avanti di sicuro. Potrei fare tanti esempi dell’uno e dell’altro caso che tutti abbiamo sotto gli occhi, pensate al gruppo di Amaroni, di Cagliari o in positivo pensate a Pianopoli che non si è mai scoraggiato ed è andato avanti nonostante le difficoltà fino a risolverle.

I gruppi nuovi al più presto
devono entrare nel giro dell’Apertura A.U.G.
Scrivere, Campi di Lavoro, Raduni
che insieme al lavoro nel tempo libero in gruppo
e alla riunione del gruppo
sono la forza dell’A.U.G.,
la sua vita!

Per questo una volta indicate le persone è opportuno che mi facciano sapere come vanno le cose; normalmente dopo due, tre mesi il gruppo deve essere lasciato a nuotare da solo, ci sono poi situazioni che si definiranno di volta in volta, per esempio Tortolì è così lontano dagli altri gruppi che è necessario fino a quando non si forma un giro in zona che sia un pò seguito per più tempo, la Puglia lo stesso fino a quando non si forma un giro in zona. La Puglia sarà seguita da Giuseppe e Francesca appena si organizzano, cioè da dopo l’estate, bisognerà continuare anche un lavoro nelle scuole e aiutarli ad allargare il giro, questo fino a quando non saranno capaci di sbrigarsela da soli.
Importante è anche considerare quanto sia necessario che i gruppi si leghino ai partenti, soprattutto a quelli che si fermano in missione permanenti o per due anni. L’andata a Maida di Massimo aveva proprio questo significato, far legare il gruppo ad un partente, alla missione, quindi direttamente ai poveri, questo anche in considerazione che ancora non hanno avuto un loro partente, ma non aveva il compito di seguire il gruppo, ci mancherebbe altro, se il gruppo funziona, bene, se no meglio che muoia, io non sono per la respirazione bocca a bocca. Per lo stesso motivo avevo chiesto a Massimo di andare anche a Pianopoli e Feroleto, ma... più di questo non è riuscito a fare. Il tempo passato in Sardegna aveva lo stesso senso e li ha avuto questa presenza risultati bellissimi! Per quanto riguarda il gruppo di Goni, deciderò dopo il campo di Monastir chi deve seguirlo, spero che qualcuno da qui vada a Monastir!
Marco ( Ussana ): il campo ad Ussana dovrebbe essere dal 4 al 7 Agosto, ma forse lo spostiamo di qualche giorno, così c’è anche Luca.
P. Mimmo: va benissimo quello che il gruppo decide, ma tenete presente che la presenza di Luca non è obbligatoria. Attenzione a non chiudere il gruppo su una persona, i giovani vengono prima!

CALENDARI CALENDARI CALENDARI

l’anno scorso è andata bene perchè sono volati via. E’ un segno visibile dell’A.U.G., che in qualche caso resta nelle case visibile per tutto l’anno.
Pensavamo quest’anno di farne stampare 5000 copie; facciamo un pò di conti:
Ussana ne prende 1000; Nicastro altri 1000; Monastir 1000; Tortolì ha madato a dire 120; Nuraminis 150 altri gruppi non hanno parlato di questo. Se volete possimo farne stampare anche 6000, ma mi sembra esagerato, c’è poi il rischio che pesiamo sui gruppi nuovi. L’anno scorso Ghiani, il tipografo, ce li ha regalati, perciò non ne abbiamo potuto chiedere la ristampa, ma quest’anno non sarà così. Vada per 5000!
Ogni calendario costa € 1,50 da pagare in anticipo. La cosa importante è che nelle case entri il calendario con il suo messaggio, quindi non sparate 5 €, perchè poi i calendari vi restano lì, bisogna cominciare a darli già in Ottobre perchè poi c’è troppa concorrenza.
Ricordate il calendario non è per guadagnare, ma per far conoscere l’A.U.G., perchè resta nelle case tutto l’anno.

FINE FINE FINE FINE

BUON LAVORO! BUON LAVORO! BUON LAVORO!

BOLIVIA ARRIVIAMO!!!

URUGUAY
CI SIAMO
E CI RESTEREMO!

Arriverderci
al raduno partenti!!!

USSANA

29 Dicembre
RADUNO
PARTENTI
2003
A.U.G.

 

Gruppi presenti:
Ussana, Monastir, Nicastro, Nuraminis, dalla missione, Casa Emmaus e Villa Betania.

Don Mimmo fa il programma del Raduno: Inno del CAM2 - Il partente - Relazione del gruppo di Ussana sul partente - Parla il ragionier Antonio Zucca ( possibile partente ministero permettendo ) - Ascolteremo Rosa come permanente e Maria come partente per aprire la Bolivia - Lettura dei bilanci e consegna dei soldi.

Ascoltiamo l’inno del CAM2:

America,
tu vida es mission
America,
la tua vita è la missione.

Il ritornello dice: “ Dal cuore dell’America, dalla nostra piccolezza e dalla nostra povertà andiamo ad offrire amore, .... continua con il ricordo dei Vescovi Romero e Gerardi ammazzati perchè difendevano i poveri e...conclude dicendo ... ci caricheremo della nostra croce ”
Don Mimmo: Mi piace creare un parallelo con l’A.U.G., ma è certamente troppo anche il parallelo con ciò che è stato il Congresso e ciò che si esprime nella Chiesa Americana circa la necessità della Missione. Comunque... l’A.U.G. è certamente una cosa piccola è questa la cosa che mi richiama di più ciò che ho ascoltato nel Congresso, la piccolezza, ma che comunque non impedisce l’Andare, il cammino, il dare il poco che si ha. Che l’A.U.G. sia una cosa piccola ce ne rendiamo sempre conto con l’apertura della scuola dei formaggi e della missione di Ivo in Bolivia ( che per ora sarà solo una presenza tra i poveri senza organizzare niente proprio perchè non ne abbiamo la forza, siamo piccoli ) se poi da questa presenza nasce qualcosa vedremo in seguito cosa fare. Questa nostra piccolezza ci crea certamente dei problemi, come i poveri che non hanno chi li difenda, chi li protegga, chi li consigli e li incoraggi a crescere e migliorare. Da questo spesso nasce il martirio come tutte le volte che la Chiesa difende gli ultimi nasce il martirio, è stato molto sottolineato nel Congresso con la morte dei due Vescovi Gerardi e Romero. Spesso il mondo non comprende un modo di vivere che è lontano dal suo modo di essere, un modo che pensa solo ai propri interessi, alle proprie convenienze, un modo egoistico di vivere, chiuso. Così anche nell’A.U.G. tante volte ci sentiamo incompresi dai nostri genitori per esempio che non capiscono perchè bisogna “ perdere tempo ” a fare delle cose che poi oltre tutto fanno pure pochi soldi invece di pensare a studiare, al proprio futuro, a stessi.

Perdere tempo per i poveri!
noi lo chiamiamo
“ tempo libero per i poveri ”

eppure in questo mondo che predica solo egoismo anche dare il tempo libero è troppo, così si diventa incompresi! Da chi ci sta intorno che tante volte considera eccessive le nostre idee, il nostro lavorare, i nostri sogni, le nostre speranze! Questo essere e sentirsi incompresi è un modo di vivere la povertà, è sentirsi poveri, anche i poveri sono incompresi e tanti non capiscono perchè si lamentano! Possiamo dire che per tanti di noi questo sentirci incompresi da chi ci sta vicino e magari ci vuole bene è una grande sofferenza, un martirio, un piccolo martirio. Da questo martirio - sofferenza - piccolezza può nascere qualcosa di buono per noi e per i poveri.
In Guatemala ho ricevuto varie richieste di aiuto per vari paesi, ma io ho sempre detto no, perchè siamo piccoli e senza finanziamenti, però i missionari che chiedevano (Costa Rica,Equador,Hawai, si proprio Hawai! )
mi hanno detto: “ però ditelo ai ragazzi che vi stiamo facendo queste richieste ”!!! Ed io ve lo sto dicendo! Molte organizzazioni ricevono finanziamenti e sovvenzioni, e ai volontari viene garantito il vitto, l’alloggio, il viaggio e il rimborso spese che equivale ad un piccolo stipendio, tutto è comunque qualificato come “ volontariato ”, a me piace definire l’A.U.G. come un “ volontariato puro ” nel senzo che dietro abbiamo solo gli amici che ci sostengono, i gruppi che ci finanziano, le mamme margherita che fanno centrini e...speriamo anche in qualche cosa di più per poter fare di più, ma la caratteristica prima resta il gruppo e il suo lavoro, questa è l’A.U.G.!
Noi dobbiamo prendere maggior coscienza di questa povertà - piccolezza - martirio nel cammino verso i poveri e in questa coscienza trovare la forza di andare avanti nel cammino e di superare le difficoltà. Ora in Sardegna siete 3 gruppi vivi, giovani, vivaci; anche voi avete avuto periodi bui e momenti di sofferenza come quelli che si vivono ora in Calabria, andare avanti ti fa superare i momenti bui, aiutarsi, darsi la mano, ti fa superare i momenti bui, non dimentichiamo: l’A.U.G. un cammino insieme! Per esempio, se a Nuraminis si riesce a creare più movimento con il sostegno di Ussana e di Monastir, sempre mantenendo una identità di gruppo, senza mischiare troppo, potrebbe essere una cosa positiva e una spinta ad andare avanti con altri gruppi in Sardegna!
Iniziamo a parlare del
PARTENTE
I cardini dell’A.U.G. sono due: gruppo e partente. Abbiamo fatto negli anni passati vari raduni sul partente chiarendo che non deve essere il centro di tutto, ecc. Oggi parleremo del

partente
Caratteristica dell’A.U.G.

Don Flavio, responsabile del Centro Unico Missionario in Italia, in una sua visita a Betania è rimasto meravigliato che ancora in Italia esistono gruppi di giovani che lavorano e mandano gente in missione come facciamo noi. Oggi esiste la Cooperazione Internazionale, il volontariato pagato o a rimborso spese. Noi A.U.G. vogliamo restare così a volontariato che rischia sulla propria pelle, ogni singolo che parte rischia sulla propria pelle, non c’è una struttura sicura che lo appoggia, lo assiste, è dietro le spalle; se non ce la facciamo a mantenere questo stile moriremo. Io preferisco parlare di Partente non di volontario perchè il termine oggi è annacuato. Il volontario oggi parte con troppe sicurezze quindi da ricco, sa come e cosa deve fare, magari cose di cui la gente non ha bisogno, ma... questo è il progetto finanziato...quindi..., cosa si deve portare, ecc.
Il Partente A.U.G. deve partire da povero, non è necessario sapere cosa deve fare, lo scoprirà lì, se ne accorgerà, ascolterà i permanenti e se è una missione nuova prima di tutto ascolterà i poveri, insomma la cosa più importante è che deve sentirsi povero.
Vediamo adesso i vari tipi di partenza:

PARTENTE:
3 Mesi
2 Anni
Permanente

Tre Mesi:
I Partenti dei tre mesi sono in assoluto i più importanti dell’A.U.G., sono la tipicità dell’A.U.G.
Spiego:
nel Vangelo di qualche Domenica fa, si raccontava l’Annunciazione e l’episodio della visita della Madonna a S. Elisabetta: la Madonna si ferma da Elisabetta per tre mesi per aiutarla; in questi tre mesi certamente fece cose semplici, badare alla casa, lavare, prendere l’acqua ( Elisabetta era in gravidanza avanzata, sei mesi più avanti della Madonna ) non c’erano rubinetti in casa a quei tempi. Servizi piccoli, semplici, ma necessari. Questa idea del paragonare il servizio dei tre mesi a quello della Madonna mi è venuta in questi giorni e così anch’io ho capito di più il significato dei tre mesi nell’A.U.G.
Come per la Madonna questo servizio ad Elisabetta è il punto di arrivo di tanti “ Si ” detti a Dio che si concretizzano nel “ Si ” più importante per tutti noi e diventano inizio di una vita nuova in quei tre mesi di servizio ad Elisabetta.
I tre mesi per noi sono il punto d’arrivo di un cammino di gruppo, di una voglia di cambiare il mondo, di un entusiasmo giovanile di fare le cose diverse da come le hanno fatte i nostri, è la voglia di fare cose migliori, di essere migliori.

Così la cosa più importante
è la Voglia di ANDARE,
quando arriva la voglia
siamo a cavallo
se uno riesce a fare
l’esperienza concreta,
bene,
altrimenti la fa lo stesso, in Italia.

Il passo importante nel cammino A.U.G. è la decisione di voler fare i tre mesi, una decisione che diventa concreta nel parlarne con il gruppo, nel ascoltare i pareri del gruppo, nello sforzarsi di cambiare ciò che il gruppo crede sia giusto cambiare e comunque nel dialogare, fare riunioni, fare riunioni, fare riunioni su questo fa diventare la scelta scelta di gruppo, mandato dal gruppo.
Spesso mi sono trovato con giovani che mi sono stati mandati da parroci perchè desideravano fare l’esperienza missionaria.
Io scoraggio sempre chi vuole fare una “ esperienza missionaria ”, ma non ha fatto parte dell’A.U.G.... del gruppo A.U.G., se non ha fatto prima “ esperienza di gruppo A.U.G. ” è difficile che riesca a vivere la Missione A.U.G. perchè lo stile A.U.G. si acquisisce nel tempo e in gruppo e questa vita di gruppo fatta nel tempo è assolutamente necessaria per vivere nella comunità missionaria A.U.G.

Nei tre mesi si concentra lo stile A.U.G.: l’entusiasmo, la speranza, la voglia dei giovani, il sogno e la Speranza di cambiare il mondo. I tre mesi concentrano tutto questo perchè significano che uno ha vissuto intensamente queste cose e ...gli restano dentro. Uno nell’A.U.G. deve restare sempre così, giovane, entusiasta, pieno di Speranza, un sognatore...perchè se diventi adulto apri gli occhi e vedi la realtà... un mondo pieno di poveri e tu che lotti ottenendo molto poco. Il tre mesi è il punto più alto dell’espressione A.U.G. della voglia, del sogno, della Speranza di cambiare il mondo, è la scelta in assoluto. Bisognerebbe cristallizzare tutti i sentimenti che uno sente dentro di sè quando decide di partire per i tre mesi e conservare questi sentimenti nel cuore, nell’anima perchè diventano la forza per tutta la vita.
Si può restare sempre con la voglia di partire senza mai riuscire a partire per problemi vari, per motivi che non dipendono dalla nostra volontà?
Si può dire voglio partire e... non posso partire?
Resto nel gruppo, ma non posso partire anche se vorrei partire?
Vi dico la mia esperienza....
ho sempre desiderato partire per i tre mesi, nell’O.M.G. erano i quattro mesi, ma sono riuscito a partire solo dopo 14 anni!
Così penso che si possa dire
voglio partire
e poi non poterlo fare
per motivi indipendenti
dalla propria volontà!

Tanto... tanto...!!!

...se è un parlare vero, un desiderio vero, se non sono chiacchiere questo si vede dal lavoro che fai in gruppo, dagli impegni che ti prendi in gruppo e nell’A.U.G. qui in Italia!
Se è solo chiacchiere per mettersi sul piedistallo, beh!

il gruppo se ne accorge subito e... le chiacchiere sono chiacchiere e valgono quanto le chiacchiere!
Così ripeto... conservare i sentimenti, l’entusiasmo che provi nel decidere di Andare, conservali nell’anima, nel cuore perchè diventano la forza per tutta la vita.

Mi potreste domandare:
E allora i due anni perchè ci stanno?

Uno può voler cristallizzare questa voglia di essere sempre giovane, ma deve sapere se questo è veramente il suo cammino perchè non è facile farlo e non è facile saperlo, così sceglie di fare i due anni; i due anni sono un momento di passaggio per sedimentare queste fantasie e vedere se riesci a mantenerle per un tempo più lungo. I due anni si possono benissimo fare in Italia, in gruppo e uno si verifica se resiste, se riesce a mantenere uno stile: In missione è più facile verificarsi, forse anche meno di due anni sono sufficenti, in Italia ci vogliono certamente tutti i due anni o forse qualcosa di più. Se già uno dopo aver fatto i tre mesi si impegna di meno, invece che di più, allora capisce che non è cosa per la sua vita. I due anni sono un momento di assestamento, in missione c’è il cottatto più diretto con i poveri, in Italia forse ci vogliono tre anni per capire, di cui uno nella missione di Casa Emmaus, insomma poi bisogna vedere caso per caso. Comunque questo tempo non deve essere eccessivamente lungo, 5 anni sono troppi, uno resta come un peso sull’A.U.G., sul gruppo ( perchè appare sempre come quello che è partito, ma se non è arrivato??? è solo partito! ), un peso in definitiva sui poveri. Le palle al piede è meglio che vadano via, a Monastir, per esempio, sono andate via le zavorre e ora c’è spazio per altri.
I due anni sono una verifica se uno vuole restare giovane, se ce la fa a restare giovane e... non è facile essere giovani!
Se non si è giovani non si può fare A.U.G.
Si può essere giovani a 60 anni e vecchi a 15.
In giro siamo pieni di giovani già vecchi,
che non hanno più niente da scoprire dalla vita.
Si fanno trascinare da “ SSA CRICCA ”
senza sapere come e perchè.
Sembra che i due anni non abbiano alcun valore: invece è un momento centrale nella vita dell’uomo perchè servono per decidere cosa fare della sua vita. Ogni persona in ogni campo ha questo periodo per capire.
I due anni sono come il fidanzamento per capire qualcosa di più, i tre mesi come l’innamoramento, è tutto bellissimo, nei due anni ci sono momenti belli e brutti, c’è una maggior conoscenza di te stesso e dell’altro. Si capisce se è amore o pazzia ( anche se l’Amore è un pò pazzia eppure c’è una differenza tra le due cose che bisogna comprendere per vivere ), si capisce se c’è l’accettazione di tutto, della gioia e del dolore, del bello e del brutto,...

del sorriso e del pianto,...
se dai più valore al sorriso vai avanti.

Ti accorgi che dipende da te amare l’altro/a, i poveri o Gesù Cristo, sei tu che devi dire il tuo Si!
Forse due anni sono pochi per fare questa scelta?
non so... vedo che i fidanzamenti troppo lunghi sono ugualmente pericolosi e non risolvono i problemi anzi alcune volte li creano. Il punto più alto di ogni Si! è l’innamoramento, anche nel matrimonio è così, credo che sia importante fare riferimento al meraviglioso momento dell’innamoramento. E’ quello il momento centrale delle scelte importanti della vita, poi queste scelte vengono fatte sempre più proprie nel cammino della vita.
Così nell’A.U.G. anche nel periodo dei due anni, il punto più alto restano i tre mesi.
E anche... nella decisione Permanente...

Parliamo adesso del PERMANENTE!

E’ la decisione definitiva
della propria vita!

Decidere definitivamente della propria vita si può fare solo se si è innamorati!
C’è chi decide di dare la vita al marito o alla moglie, chi ai poveri, chi a Gesù Cristo ( queste decisioni non sono in contrasto tra di loro, anzi fanno esse pure parte di un cammino ).

Il permanente pensa:
“ voglio restare sempre giovane! ”.

E’ mio marito che mi fa restare sempre giovane, è mia moglie che mi fa restare sempre giovane, sono i poveri che mi fanno restare sempre giovane, è Gesù che mi fa restare sempre giovane!
Fare il permanente in Italia o in missione è la stessa cosa.
 

Nell’A.U.G. si può decidere di vivere la vita per i poveri solo se si è sempre innamorati, innamorati dei poveri, innamorati di Gesù... è Lui che ci può aiutare ad essere fedeli in un cammino che dura una vita, non è una cosa che si può fare per forza. Ogni uomo vuole la felicità, anche la sofferenza, il dolore si superano se c’è la voglia di essere felici.
Il permanente può decidere di fare il permanente solo se ha intuito che quel modo di vivere gli dà la felicità.
Questo non esclude il dubbio, la sofferenza, la croce, ma il punto più alto resta l’innamoramento: io vado sempre là con il pensiero e trovo la forza di superare la croce.

Il permanente è chi si mette
nelle mani di un altro e...
decide di fare A.U.G. per la vita:
va dove c’è bisogno!

Lo ripeto, per fare questo bisogna desiderare fortemente di restare sempre giovane!
Il permanente è molto normale; se si sente un pò speciale forse è meglio che ci ripensi, la specialità, se c’è, è la normalità.
Forse l’unico momento in cui ci si può sentire un pò speciali è quando si vive l’avventura dei tre mesi e uno pensa: “ Come mai proprio a me?, come sono fortunato, Amo e sono Amato, sono giovane! ”.
Io mi sento molto giovane, anche se ogni tanto penso: ma chi me l’ha fatta fare???
Spazio per le domande
Sonia ( Ussana ): io ho sempre pensato che la partenza dei tre mesi fosse una cosa irrazionale, istintiva e i due anni o la permanenza una cosa più ponderata.
D. Mimmo: è vero, è così! i tre mesi nascono anche sotto la spinta del desiderio di avventura, dell’entusiasmo, come andare al primo campo o venire in Calabria ( o in Sardegna per noi calabresi ). Molte scelte giovanili non sono “ pensate ”, sono fatte senza pensare alle conseguenze, anche la scelta della scuola superiore spesso è “ non pensata ”. I due anni sono “ pensati ” infatti sono tanto pensati che in questo periodo uno può anche decidere di lasciare i poveri.
Pensando infatti ci si accorge che stare con i poveri non conviene!
Alla fine del cammino spesso c’è la croce, ma se cammino con la mano in quella di Gesù so che c’è sempre la Resurrezione!
Non è necessario neanche finire i due anni, alcune volte basta solo decidere di farli per capire che non mi conviene, troppi rischi, troppo dare senza ricevere, poca sicurezza futura.

Il permanente
è uno che...
non può più pensare,
ha deciso!


Magari non sa bene perchè, io quando penso alla decisione di farmi prete spesso mi trovo a dirmi che non so bene perchè. Per Amore? Se si, si Ama per istinto non per ragionamento, l’A.U.G. è irrazionale!
Irrazionale non significa che non pensi, che non ragioni, ma che ti fai guidare da altro che non sia la sola sicurezza razionale, c’è anche una sicurezza spirituale che spesso tante volte sembra creare insicurezza, pazzia, dubbio...insomma...

il permanente è uno
che tutti i giorni
pensa
è innamorato!
come ai suoi tre mesi

e...

tutti i giorni decide!
Dice, Si!
 

Marco ( Ussana ): per decidere le attività bisogna essere sempre insicuri o si può essere sicuri ogni tanto?
Don Mimmo: un si non viene mai detto per sempre, va detto ogni giorno! Restare giovani vuol dire saper dire sempre, Si! essere sempre disponibili anche a spostarsi. Se io domando a Rosa, fra 10 anni, di spostarsi da Melo, ciò creerà una crisi, ma probabilmente mi dirà di si ( a dire la verità ho già il suo si e quello di Caterina scritto in una lettera che conservo gelosamente, chissà dove! ) anche a Giuseppe se gli chiedo di spostarsi con la famiglia sarà problematico, tante cose da risolvere, ma se si è disponibili allora... le cose si risolvono, se no... non si risolvono mai!

PARLA IL PARTENTE, PARLA IL PARTENTE, PARLA IL PARTENTE, PARLA IL PARTENTE... PARLA...PARLA...PARLA...

Rag. Antonio Zucca: sono convinto che dopo la scuola superiore è il momento migliore per partire, sono convinto anche che bisogna sentire il gruppo alle spalle, cosa che io non sento adesso. La partenza non è mia, ma è di tutto il gruppo, dell’A.U.G. Sono l’ultimo soldato dell’A.U.G. perchè poi il militare obbligatorio sarà abolito. Parto con spirito d’avventura, per vedere una realtà diversa dalla nostra, fare tre mesi di vita in comunità mi fa paura. Sento tante cose, ma ora non riesco a dirle.
Relazione del gruppo di Ussana sul partente:
vedi allegato.
Interventi
Sonia ( Ussana ): nelle riunioni fatte non me la sentivo di dare un parere, e all’ultima non c’ero. Perciò do il mio parere adesso. Do il mio si alla partenza di Antonio perchè si è sempre impegnato, ha preso pesi, però deve migliorare il carattere perchè è troppo impulsivo, ti infervori subito, dovresti riflettere prima di parlare. Hai detto che non senti il gruppo vicino ed è vero, però le volte che ti ho chiesto come stavi, mi sei sembrato scocciato e dopo qualche volta ho rinunciato a chiedertelo. Noi dobbiamo stare più attenti, però forse anche tu devi mettercela tutta.
Maria ( Casa Emmaus ): in gruppo avete fatto una riunione specifica per dare il parere, o ognuno lo ha dato in diverse riunioni?
Piergiorgio ( Ussana ): della partenza ne stiamo parlanda da ottobre e in varie riunioni, il parere ognuno lo ha dato quando si è sentito.
Aurora ( Nicastro ): dalla realazione ho sentito che parecchi hanno detto il loro Sì motivandolo con “ non sono nessuno per dirti di no ”; questa motivazione non va bene perchè ognuno singolarmente e il gruppo, ha la responsabilità di mandare o non mandare una persona in missione e tutti, anche l’ultimo entrato ha il diritto, ma anche il dovere di dire Sì o No alla partenza, motivandolo in base alla conoscenza che ha del partente.
Il gruppo è quello che conosce meglio il partente in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi, per questo è importante che si esprima.
Don Mimmo: anche io avrei detto la stessa cosa. E’ importante che ognuno si prenda la responsabilità di dire Si o No! Dire non sono nessuno...
in fondo è come dire che vuoi da me? sbrigatela tu! Così facendo la partenza rischia di non essere più una partenza di gruppo. Anche l’ultimo entrato è qualcuno, conta molto il suo parere e posso assicurare che in questi anni molte volte ho visto ultimi entrati dare pareri sui partenti azzeccatissimi!!!
Per questo è importante che ci sia una riunione prefissata in cui si da il parere definitivo. Se ne può parlare nelle riunioni precedenti e passeggiando e lavorando, poi è bene fissare una riunione, diciamo così ufficiale per il parere da presentare al raduno, così tutti sanno che quella è la riunione definitiva.
Poi Don Mimmo chiede spiegazioni sulla bancarella, visto che nella relazione spesso se ne fa accenno e pare sia stato motivo di discussione.
Il gruppo spiega che ad una riunione si era programmata una bancarella e poi non si è fatta, perchè pochi giorni prima si è deciso di aiutare Monastir, ma questo cambiamento di programma non è avvenuto nella riunione, ma fuori, perchè non c’era tempo. Ciò ha provocato i risentimenti di quelli che non l’hanno saputo.
Don Mimmo: le cose si decidono nella riunione settimanale del gruppo che deve essere ad un orario fisso e preciso, non alle 18,30 - 19,00 più o meno. Questa storia della bancarella è uscita fuori perchè c’era il parere da dare al partente, sennò forse non usciva e avrebbe covato dentro chissà per per quanto tempo. Ora capisco certe reazioni di Antonio, se delle incomprenzioni non si parla in riunione e i fatti non si chiariscono, diventano un cristallino davanti agli occhi di tutti che fa vedere la realtà distorta. Ma il punto importante resta che le cose si decidono in riunione e chi è assente non è necessario che sia avvisato dovrebbe essere lui, se è interessato, a informarsi.
Solo lo straodinario e urgente, può essere deciso senza aspettare la riunione settimanale del gruppo, può essere convocata una riunione straordinaria, in questa riunione la cosa necessaria sarebbe per quanto è possibile che almeno tutti sappiano che c’è una riunione straodinaria e per quale motivo si fa, poi chi può si presenta chi non può sia almeno avvisato o meglio si informi di cosa si è deciso.

Naturalmente una riunione straodinaria è una riunione straordinaria! Non è tutti i mesi o tutte le settimane.
Nella normalità le decisioni si prendono nella riunione settimanale del gruppo.
Se c’è qualcosa che ha dato fastidio a qualcuno, bisogna parlarne alla prima riunione possibile e chiarirla al più presto: non inporta se si bisticcia, si può diventare più amici bisticciando piuttosto che parlandosi dietro le spalle o conservando dubbi, dolori, sofferenze senza sapere alcune volte che non è come io penso! In questo parlare, discutere, chiarire, bisticciare teniamo presente il perchè siamo lì, i poveri, la missione!
Allora si riusciremo a fare gruppo A.U.G.!
Questo è fare gruppo A.U.G. sforzarsi di camminare insieme con i poveri, per i poveri! E’ tutto un allenamento per fare comunità, e la comunità in missione o per vivere da missionari dove ci troviamo è essenziale!
La vicinanza Gruppo-Partente deve essere reciproca, i passi vanno fatti da entrambe le parti, non solo da una. Una caratteristica essenziale è l’umiltà cristiana “ Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente ”: in fondo è riconoscere che tutte le cose che io faccio sono per me un dono ricevuto che a mia volta regalo ad altri, questa umiltà mi aiuta a fare gruppo, a stare insieme anche se sono avanti o al centro di una situazione io so che tutto ho ricevuto per cui mi è facile non sentirmi sopra gli altri.
Laura ( Monastir ): io volevo chiedere scusa ad Antonio se gli ho chiesto aiuto per la fiera di Monastir, ma io non ho pensato in quel momento che Antonio era del gruppo di Ussana, l’ho considerato del gruppo di Monastir. Poi lui è stato da solo alla fiera, perchè io ed Enrica abbiamo avuto degli imprevisti.
Don Mimmo: se era solo allora Antonio non doveva andarci, se non ci poteva essere nessuno del gruppo che senso ha fare una attività che altri fanno e facendo finta che è il gruppo che la fa, non si faceva niente e pace, il gruppo deve prendersi anche la responsabilità di un si detto e non vissuto, se no... si fa finta e questo non fa crescere nessuno. Chi dice si alle attività deve poi esserci, certo imprevisti possono sempre succedere, ma il gruppo dov’è? anche chi dice no ad una attività deve esserci se fa parte del gruppo, una volta che si è discusso e deciso in gruppo, tutti si devono sentire responsabili per quell’impegno che il gruppo ha preso, non c’è si o no, non c’è “ ma io non ero d’accordo “, ma tu fai parte di un gruppo o fai i comodi tuoi e solo quello che ti piace? Se agiamo a convenienza e facendoci calcoli personali non aiuteremo certamente i poveri, anzi i poveri ci sono proprio perchè troppi nel mondo agiamo secondo calcoli personali. E’ troppo facile scaricare i pesi sugli altri, dobbiamo essere seri!
Dalla relazione esce fuori l’incertezza dovuta alla situazione militare di Antonio. E’ vero, ma la cosa importante è che uno abbia la voglia di partire e la trasmetta al gruppo, i problemi esterni che possono impedire una partenza non bloccano l’entusiasmo, la gioia, la forza di un gruppo che si prepara a partire, se uno dice di voler partire, ma in fondo non ci tiene tanto questo si vede lontano 10000 chilometri.
L’altro problema dei partenti in genere è il permesso dei genitori, per esempio, Daniela di Pianopoli non l’ha avuto e quindi non parte. Il partente deve avere la voglia di partire ed essere pronto ad affrontare le difficoltà che questo comporta. Ad un certo punto tutti i genitori si accorgono che l’A.U.G. non è solo un passatempo giovanile, in genere questo avviene quando si comincia a voler andare ai campi, quando si comincia a ricevere telefonate continue e lettere da altri gruppi, sono i primi segnali per i genitori di serietà della cosa, ma il sagnale chiaro e dirompente è la richiesta di partire per i tre mesi. Un partente dei tre mesi deve saper affrontare l’opposizione dei suoi genitori che è normale e giusta tante volte, deve preparare il terreno fin da subito, dal primo momento in cui questa idea gli sfiora la mente si deve cominciare a preparare il terreno e secondo i casi ci può voler uno o due o tre anni per ottenere il risultato. Certamente non si ottiene nessun risultato neanche con genitori più che disponibili se non si è preparato il terreno nel tempo, in qualche modo i genitori devono vivere tutti i passaggi di crescita e di scelta che ognuno fa nel gruppo. Chi pensa di voler un giorno fare i tre mesi, deve parlarne già da ora, magari approfittando del fatto che parte Antonio, deve mostrare una voglia, deve far sapere ai propri genitori che nell’A.U.G. consideriamo normale la partenza dei tre mesi, che la partenza dei tre mesi è aperta alla possibilità di tutti. Silvia di Pianopoli per esempio sta dicendo a tutti i parenti che lei prima o poi partirà, questo crea dibattito nella parentela allargata, chi è per il si, chi per il no, chi per il vediamo che fai!!! Intanto se ne parla... quando lei deciderà di essere pronta a fare questo passo ci saranno certamente le ultime battaglie da combattere, ma tante posizioni saranno conquistate e qualche zio o cugino che difende le posizioni comunque ci sarà.

PRANZO - PRANZO - PRANZO - PRANZO

Due Panini a Testa ( ingredienti: pane, tonno, pomodoro, uovo sodo )
Daniele Murtas prende le ordinazioni, ma sempre di due panini si tratta!!!
Dopo pranzo si prosegue
Rosa ( la maravillosa, la permalosa, la frettolosa, la rumorosa, ecc. )
cerco di ricollegarmi a quello detto da Don Mimmo. Mi sono “ sposata”
nell’aprile 2000, quando sono partita come permanente per Melo. La prima volta sono scesa per tre mesi nel 1998, per accompagnare un ragazzo; Melo e l’Uruguay non mi erano piaciuti per niente, avevo detto che non sarei più tornata; l’impressione avuta la prima volta è stata pessima. Invece poi ho detto sì parto e ora sono felice. Il sì va rinnovato ogni giorno. A Betania ho imparato a vivere in Comunità che è come vivere in gruppo solo che in gruppo poi ognuno la sera torna a casa, in Comunità ci vivi sempre. La vita in gruppo comunque è un buon allenamento per la vita in comunità, perchè aiuta a rinunciare un pò a se stessi. L’inizio a Betania è stato difficile, per la diffidenza che c’era nella gente, però le sofferenze avute non mi hanno fatto pentire della scelta fatta. Mi è costato partire, soprattutto lasciare Aurora e la famiglia; però prima andavo in bici e giocavo a pallone, ora a Melo faccio lo stesso, quindi...
Maria: se penso che prima avevo detto NO alla Missione, ma SI solo all’Italia e ora invece sono qui a parlare di questa speranza nuova. Questa cosa mi mancava, non ero serena e si vedeva, io sapevo cosa era. Poi è uscita fuori, non so come, la mia disponibilità per la Bolivia e tutto ha iniziato a cambiare. Sono partita l’anno scorso, sono stata in Uruguay e in Bolivia, e ho capito ancora di più che devo stare là, non in Italia. Ora mi dispiace molto lasciare Casa Emmaus perchè ci sto bene, però è meglio che parta. I mesi che ho trascorso in Bolivia da sola, sono stati duri, e mi sono attaccata a Qualcuno che è più grande di noi, ciò mi ha dato forza. Poi al raduno dell’anno scorso, mentre ero in Bolivia, ho saputo che non si era deciso per il SI, non ricevevo lettere e mi sono sentita come se della Bolivia non interessasse a nessuno. Non mi sembrava possibile che non sarei più tornata a Ivo. I miei parenti, gli amici, mi domandano perchè parto, ora che abbiamo aperto il “ ristorante ”, ma io sono felice. I miei genitori si sono rassegnati. Ho paura di quello che succederà in Italia, se fra due anni la Bolivia continuerà. La solitudine non mi fa paura, sono forte da questo lato, scrivetemi o almeno rispondete.
Don Mimmo: la Bolivia resterà certamente aperta con Maria in questi due anni, intanto qualcuno andrà dall’Uruguay, se per l’anno prossimo ci dovessero essere dei tre mesi forse uno andrà in Bolivia, dal gruppo A.U.G. di Melo andranno certamente in Bolivia. Qualcuno di quelli che hanno fatto i tre mesi potrebbe andare per un periodo, certamente Paola tornerà in missione per un tempo. Dopo questi due anni si vedrà... se non si stabilizza una permanenza di due persone almeno, anche un due anni insieme al permanente va bene, ma non si potrà fare una missione con una persona, non sarebbe A.U.G., c’è il pericolo della chiusura a stare da soli. Il pericolo della chiusura è sempre il pericolo più grave che corriamo sia come persone che come gruppo che come comunità.

Nell’A.U.G.
in questo periodo mi pare
vada molto meglio l’Andare,
qualcuno va ai campi,
qualche altro va in missione,
ma quanto all’Aprire
siamo ancora indietro, molto indietro.
Questo dell’Aprire è uno sforzo
che bisogna fare di più tutti
e personalmente senza aspettare
che sia l’altro a farlo per primo.

Basta poco per cominciare questo cammino di Apertura, ma bisogna stare attenti.
Faccio un esempio piccolo:
Scriversi!!!
direte... dici sempre la stessa cosa... è la cosa più semplice per cominciare ad aprirsi...Ma...Ma... non si può scrivere e avere una risposta dopo sei mesi o addirittura non rispondere e magari riscriver si, ma dopo sei o otto mesi parlando di tutt’altro, questo non è scriversi, è solo fare finta di scriversi!

Se non si sblocca
l’Aprire
difficilmente
riusciremo ad aprirci
ai poveri e a Gesù...
il nuovo del gruppo,
dell’A.U.G.

Rispondere dopo sei mesi non è cercare di creare un rapporto vero, non è dialogo, non dico che bisogna rispondere appena si riceve la lettera, io non ce la farei a fare questo, ma al più presto si, al massimo...nel mese la risposta deve partire. Ho parecchie lettere sarde e calabresi scritte con sei, sette, otto mesi di ritardo che naturalmente parlano di cose nuove successe, magari fanno domande nuove è come se scrivessero a famiglia cristiana o a un altro giornale per avere consigli, notizie, suggerimenti, ma... quanto ad amicizia, cammino insieme, sforzo di condividere pesi, preoccupazioni, gioie, speranze non c’è traccia e non può esserci traccia in questa situazione.
E’ un comunicare non per fare un cammino insieme, ma per fare il proprio cammino senza essere attenti agli altri, è chiusura, chiuso il giornale, le lettere al padre di famiglia cristiana è chiuso tutto, ci vediamo al prossimo problema e se non ne ho non ci vediamo, bel modo di aprire questo è chiudere non aprire.
Il problema che ora vive l’A.U.G.
è proprio la Chiusura.
Apertura è uguale a
raduni,
campi di lavoro,
lettere.
Le lettere sono l’inizio di un cammino di apertura, servono per iniziare un rapporto. La Bolivia vivrà, l’A.U.G. vivrà se ci sarà questo rapporto.

Fra due anni ci sarà il problema: chi andrà in Bolivia magari insieme a Maria?, E i soldi chi si preoccupa di questo?
Maria si impegna a fare un ORTO SOSTANZIOSO. Boni pauca ( a buon intenditor, poche parole ).
Consegna Bilanci e soldi.

GRUPPO SOLDI CONSEGNATI

Zangarona € 0013,00
Pizzoni € 0269,29
Arena € 0194,61
Melo ( Pesos 276 ) € 0009,00
Nuraminis € 0500,00
Pianopoli € 0535,00
Ussana € 5018,06
Monastir € 3597,15
Nicastro € 3249,00
Cassa Comune € 0524,00

TOTALE € 13909,05

Don Mimmo: Una parola sul gruppo di Melo. Al di là dei soldi che hanno consegnato, la cosa importante è che ci sia il gruppo proprio dove stiamo lavorando in missione.
Sui bilanci: per quest’anno va bene, consideriamo che 7000 € sono già spesi a Melo per le ultime organizzazioni e ristrutturazioni, 3000 li porterà Maria in Bolivia. Dalla CEI ( Conferenza Episcopale Italiana ) non abbiamo avuto ancora risposta, speriamo bene, comunque certamente le spese con l’apertura della scuola dei formaggi aumenterenno, così sarà necessario un pò più di lavoro e qualche gruppo in più, diamoci da fare.

Poi Don Mimmo regala a tutti i presenti una Coroncina del Rosario che ha portato dal Guatemala.

Sulla lettera scritta da Don Mimmo dal Guatemala, qualcuno fa domande e chiede chiarimenti.
Don Mimmo: Ho qualche difficoltà a parlarne perchè non ho ricevuto nessuna risposta in merito e ho avuto la sensazione di chiusura e disinteresse.
Spiego come è nata quella lettera: al Congresso il Cardinale SEPE responsabile di tutte le missioni della Chiesa nel mondo ha detto: “ Un Vescovo ha bisogno di missionari, c’è qualcuno tra di voi disponibile a partire? Se c’è qualcuno, io farò da tramite con i Vescovi locali per farvi avere il permesso. ” Io ho avuto la tentazione fortissima di alzarmi e dire si; mi hanno trattenuto l’A.U.G., perchè se mi avessero mandato in Africa o in Asia, sarebbe stato abbastanza problematico per me continuare ad esservi vicino, chisà con il tempo forse qualcuno avrebbe anche potuto venire lì, ma nella situazione attuale ho avuto timore che potesse sembrare un tradimento per poter realizzare solo il mio sogno missionario senza pensare ai problemi degli altri, dei giovani, dei gruppi, delle missioni A.U.G. già esistenti, tutti questi pensieri sono passati nella mia mente in quell’attimo, l’altro pensiero che mi ha trattenuto è stato il mio Vescovo, che sulla soglia del pensionamento, cosa avrebbe pensato? mi ha scavalcato appena ha potuto, e non è così, almeno con lui non può essere così!
Forse è stato un errore da parte mia, la porta aperta era il Cardinale SEPE, perchè voi capite che se questo Cardinale avesse telefonato o scritto al mio Vescovo, il permesso di partire sarebbe stato praticamente ottenuto, io l’ho chiusa essenzialmente per l’A.U.G., per amore a Voi; perchè lasciarvi così, con poco margine di preavviso... non ho avuto il coraggio. Così ho pensato di prendermi un anno di riflessione, tastare il polso dell’A.U.G. e intanto chiedervi di pregare. Io non avrei problemi ad andare in qualunque posto mi mandino, forse la lingua sarebbe un problema, siamo in America Latina anche per questo problema lingua, un tre mesi con il castillano riesce a fare una breve esperienza di contatto diretto con la gente, ma io in fondo se parto ho tutto ciò che resta della mia vita per imparare la lingua del posto, l’idea del futuro dell’A.U.G. mi ha bloccato. Il Signore in questo anno mi farà capire cosa devo fare, che strada dovrò prendere.
Qualsiasi cosa dovesse succedere non è perchè io voglio lasciare l’A.U.G. come qualcuno ha capito, ha capito male! Io sento forte dentro di me che devo andare in missione; non mi basta più andare solo per parlare con il Vescovo di Melo o della Bolivia, devo andare per un tempo più lungo, di servizio non di rappresentanza. Io, se il mio Vescovo mi avesse dato il permesso non sarei comunque andato a Melo per non sfasare la comunità di Betania, avrei scelto di andare da solo in un posto per non pesare sull’A.U.G. con richiesta di persone e di soldi.
Rosa ( la maravillosa, ecc. ): ma tu ci hai sempre detto che non faresti mai il missionario come il P. Santo che vive da solo, che venivi a Melo perchè ci siamo noi, che allo sbaraglio non saresti andato. Ma così invece vai allo sbaraglio.
Don Mimmo: è vero, magari dopo un anno chiamerei qualcuno per sostegno, adesso vorrei fare come i tre mesi, andare all’avventura, considerate che si tratterebbe sempre di una partenza improvvisa perchè il Vescovo all’improvviso sembrava avermi detto di si e potrebbe all’improvviso decidere di nuovo per il si. In questo caso l’avventura come i tre mesi va proprio bene.

FINE - FINE - FINE - FINE - FINE -FINE - FINE - FINE - FINE -

I Appendice a Raduno ( Ore 22,30 ) problema posto dal gruppo di Nuraminis:
Dobbiamo venire in Calabria al Raduno di Giugno, ma come facciamo per i soldi del viaggio? A qualcuno è venuto in mente di prendere i soldi dalla cassa, ma a Gianluca è sembrato assurdo questo.
Il gruppo di Nuraminis ha bisogno di una presenza-guida che non ha avuto o ha avuto solo in parte nei suoi momenti iniziali. Scopro solo oggi che Federica è andata via dall’A.U.G. e che nessuno l’ha sostituita a Nuraminis e nessuno mi ha fatto sapere questo, in modo da poter mandare un sostituto se si riteneva necessario; a quanto pare anche dalle domande che si pongono è proprio necessario per poter comprendere uno stile, uno spirito comune. In caso contrario Nuraminis rischia di fare cose un pò fuori da uno spirito comune. Ora il gruppo c’è e c’è buona volontà, bisognerebbe organizzare una presenza lì ogni tanto. Voi di Ussana e di Monastir potreste organizzare qualcosa insieme e così nella naturalità dello stare insieme trasmettere alcuni principi, conoscenze, modi di vivere che sono tipici dell’A.U.G.; fare qulche riunione insieme in cui parlare delle cose essenziali dell’A.U.G., il partente, le tre A ecc. Fare capire che l’A.U.G. non è un gruppo missionario, ma un movimento educativo missionario dove le attività missionarie sono l’espressione di una vita, di un cammino insieme di gruppo e di gruppi, tanto che tutti sappiamo dove vanno i soldi che facciamo, come sono spesi questi soldi, per quali attività in missione e soprattutto per quali persone, tutto ciò poi si decide nei raduni.
Torniamo al quesito posto: i soldi per i viaggi!
Come sapete il Partente deve pagarsi il viaggio per andare in missione!
Anche per i campi e i raduni ognuno deve pagarsi il suo viaggio!
Bisogna imparare ad aiutarsi: per esempio, Daniele Murtas potrebbe pagare tre viaggi in Calabria: se, invece di fumarsi tre pacchetti di sigarette al giorno se ne fumasse due, da qui a giugno risparmierebbe abbastanza. Spendiamo tanti soldi inutilmente, se uno vuole, risparmiando, lavorando, in qualche modo i soldi li trova.
Succede anche che chi ha i soldi non ha il permesso e viceversa: aiutarsi nei gruppi dovrebbe essere la normalità, chi ha bisogno chieda cedendo all’orgoglio, e chi ha dia a chi non ha. Lo stesso vale per il partente per la missione. Il viaggio del partente come potete immaginare costa, così bisogna cominciare a fare risparmi da molto prima nel tempo e tutti nel gruppo e nell’A.U.G. bisogna che siamo disponibili ad aiutarlo.
Noi in Calabria, quando finiamo i soldi, li chiediamo ad Aurora, che per
il momento è l’unica stipendiata fissa. L’unica cosa certa è che

I soldi dei poveri non si toccano.

I miei li dò a chi voglio, ma i soldi che si fanno in gruppo sono dei poveri e non si toccano.
Chi vuole venire al raduno di giugno inizi a risparmiare, a farsi amici che lo aiutino, a fumare di meno e magari fare qualche piccolo lavoretto già da adesso.
II Appendice al Raduno ( giorno 30, ore 11,00 ):
Ho avuto l’impressione parlando con qualcuno ieri sera-notte che non sia stata ben capita nè la mia lettera dal Guatemala, nè la spiegazione che ne ho fatto al raduno, d’altra parte è una cosa che sento dentro ed è un pò difficile da spiegare; per evitare confusioni tento di chiarire.
Il fatto che io senta forte la voglia di partire per la missione non significa assolutamente che ho intenzione di lasciare l’A.U.G., come qualcuno ha capito. Io non ho proprio questa intenzione semplicemente perchè non posso: se io lascio questa storiella dei giovani e dei poveri, sono nessuno, perchè senza non posso sopravvivere, è proprio questo che ho sempre cercato di spiegare ai miei superiori, salesiani prima, Vescovo poi!


Il passo di partire è per l’A.U.G., non contro.


Io voglio andare in missione perchè sono convinto che l’A.U.G. ha bisogno che io parta per vari motivi:
1) perchè scomparendo io un pò dovete cominciare ad arrangiarvi da soli, pensate al raduno... dovrete cominciare a pensare e a far uscire idee nuove, giovani, ora io ascolto, cerco di captare le idee dei giovani, ma che ci volete fare sempre vecchio sono e per quanto mi sforzo ad alcune cose non ci arrivo.
2) io ho bisogno di andare in missione, di starci, di sentire il puzzo del Convento ( fiume... fiume??? che circonda Melo ), di stare in missione per un tempo lungo, anche per verificarmi e riprendere vita.
3) porta aperta e porta chiusa di cui parlo nella lettera. Alla proposta del Cardinale ho sentito dentro di me “ questa è la mia occasione ”, è la porta che si apre, il mio Vescovo non vuole mandarmi, quindi l’intermediazione del Cardinale sarebbe stata la porta aperta. La porta chiusa per amore vostro significa che non ho dato la mia disponibilità subito, per non lasciarvi così adesso, all’improvviso, proprio ora che stiamo per aprire la scuola dei formaggi, la Bolivia. Poteva essere interpretato male e comunque come un colpo basso, forse alla fine ne sareste usciti fuori lo stesso, ma non me la sono sentita, vi sento vicino e il cammino che sto facendo con voi mi aiuta ad essere me stesso e fedele alla vocazione anche con tutte le mie debolezze e peccati.
Io non voglio abbandonarvi, però sento che la porta la voglio riaprire, per questo vi chiedo di pregare e ho preso un anno di ripensamento.

FINE...... per davverro però.

Partirà.......la nave partirà........dove arriverà.........questo non si sa...........

   



Antonio.........Antonioooooooo........
allora sto ministero che dice????