Andiamo in Uruguay Giovani

Raduno A.U.G. anno 2004

Lamezia Terme li 26/05/2004
Adorazione Eucaristica
Missione Popolare - Chiesa della Pietà - San Filippo Neri

Scrivo di getto davanti a Gesù-Eucarestia così come il Vescovo mi ha invitato a fare ieri sulle cose dell’A.U.G. e del suo cammino, per la sua futura stabilità e per continuare a camminare così come Gesù e Maria Vergine e Madre della Speranza chiederanno.
Ieri la Chiesa ricordava Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, oggi San Filippo Neri.
Nella lettura della Parola di Dio che la liturgia ci indica per questi due santi trovo coraggio e indicazioni per questo passo che faccio con tremore per il bene dei giovani, dei poveri, della Chiesa e per la salvezza dell’anima mia, il Signore Gesù e Maria Vergine e Madre della Speranza mi accompagnino e mi sostengano.
Tutto comincia per casp ( per caso? )nel 1968 quando conosco il movimento giovanile O.M.G. ( Operazione Mato Grosso ) e spinto dal desiderio di dimostrare che i giovani possono cambiare il mondo mi butto in questa avventura di Amore per i poveri dell’America Latina.
Nel 1971 dopo tante resistenze cedo ad una intuizione spirituale “ sarò sacerdote per i giovani e per i poveri della missione ” qui da noi in calabria non c’erano al tempo sacerdoti che seguissero i gruppi O.M.G. che nel frattempo erano nati, io sarò sacerdote per seguire i giovani e le missioni che partiranno dalla Calbria.
Comincia la nuova avventura, ma la strada è lunga e tortuosa e strana, le vie del Signore sono varie e infinite, la storia di un cammino è importante, ma può essere occasione di riflessione in altre occasioni.
Arriviamo subito al 1997 e alla nascita dell’A.U.G.
L’A.U.G. nasce per salvare la vocazione di servizio ai poveri di alcuni giovani e ... per salvare la mia vocazione originaria “ sarò sacerdote per i giovani e per i poveri della missione ”. Lo stile dell’A.U.G. sono “ le cose nuove e le cose antiche ”. Molte cose le ho vissute nell’O.M.G. il gruppo, il lavoro nel tempo libero..., molte cose sono nate nel cammino Le 3 A; le 2 U; la G. e poi l’ultima nata delle sigle S.O.S.
Ho riletto i comunicati per poi mettermi a scrivere delle 3 A, le 2 U e la G., ma ho deciso di fare copia dei comunicati che dicono tanto solo voglio aggiungere la consapevolezza che il cammino dell’A.U.G. è sempre nelle mani di Gesù ( nei suoi piedi ) e mi pare di poter dire... fin dall’inizio, fin da quando ho deciso sulla mia chiamata “ sarò sacerdote per i giovani e per i poveri della missione ”. Questa consapevolezza mi viene dal constatare che la Parola di Dio in fondo ti fà poi capire perchè stai facendo un cammino.
Nel 2000 durante il giubileo nasce in me una devozione particolare verso Maria che Visita Elisabetta e che io comincio a chiamare Maria Vergine e Madre della Speranza. Il passo di Vangelo che racconta l’annuncio e il viaggio di Maria che porta Gesù-la Speranza a Elisabetta e a tutti gli uomini è segno anche di questo piccolo cammino A.U.G. con tutti i timori e tutte le certezze di un Si da dire e da dare, perfino i tre mesi che sono tipici per la partenza A.U.G. e indicano il passaggio ad una domanda di fondo “ cosa faccio della mia vita? a chi la dò? per chi la dò? ” li ho trovati espressamente in questo passo come segno del servizio che è parte integrante del Si che si dice a Dio.
Molto belli i passi della Parola di Dio di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi ( Salmo 17 e Lc 10,38-42 ) e San Filippo Neri
( Fil 4, 4-9 e Gv 15, 1-8 ) mi piacciono li ascolto e piano piano ne scoprirò il significato nel cammino A.U.G e della mia vita.
Per l’ S.O.S. aspetto il raduno e fotocopierò le cose che lì si diranno perchè questo in qualche modo è costruire insieme un cammino con la possibilità del dialogo tra i gruppi.

         Andiamo in Uruguay Giovani Andiamo in Uruguay Giovani

Andiamo in Uruguay Giovani

Spiegazione delle immagini iniziali
Perchè l’S.O.S.
possa funzionare
è assolutamente necessario che
l’Osare
sia guidato dal cuore!

Lanciare il nostro S.O.S.
significa aprirci a tutti
per dare a tutti la possibilità
di formare insieme
mano nella mano
un grande S.O.S.
per i poveri e i giovani
di Melo, dell’Uruguay e dell’Italia
è Sognare

Non farsi prendere mai dal pescecane
della paura e gridare, gridare,
gridare aiuto
l’aiuto arriverà
Gesù
è il nostro aiuto...
Canto: Al contemplar los Andes
è Sperare
RADUNO dei GRUPPI
A.U.G.
26/06/2004
CASA EMMAUS


Gruppi presenti: Pianopoli, Pizzoni, Zangarona, Nicastro, Monastir, Ussana;
Missioni di: Casa Emmaus nelle persone di: Giuseppe - Francesca - Letizia - Angela e Paola; Villa Betania nella persona di Caterina ( detta Mancinuzza ) e P. Mimmo missionario senza portafoglio.

P. Mimmo:
Prima di iniziare vorrei dirvi che ho preparato, riscrivendolo e cambiando la veste grafica alcuni comunicati dei raduni, quello delle 3 A, delle 2U e della G e quello del Gruppo - Missione e GESU’ in modo che siano più facilmente leggibili e capibili. Ne ho fatto cinque copie, dell’ultimo non sono riuscito a finire la revisione, gli date uno sguardo e se pensate che bisogna cambiare qualcosa, la cambiamo, sennò li diamo in questa edizione anche per i gruppi nuovi che nasceranno. Devo finire gli altri comunicati, per adesso sono pronti solo questi.

LETIZIA PIANGE - Letizia piange - LETIZIA PIANGE

e... P. Mimmo ne approfitta per dire: se dobbiamo fare il raduno, facciamo il raduno, perchè Letizia piangerà tutta la giornata, riderà e cercherà di attirare l’attenzione per tutta la giornata, esattamente come fanno tutti i bambini: Siamo noi che dobbiamo fare lo sforzo di stare attenti e non darle troppa retta. L’ho detto a questo raduno e vale per tutti i raduni, anche quando ci saranno altri bambini.

Canto: Canto di S. Damiano

P. Mimmo:
Il tema del raduno lo sapete,
S.O.S.
qualcuno ha già indovinato che cosa vuol dire, altri hanno pensato cose monelle che vorrei sentire. Il raduno è stare seduti e ascoltare. E’ faticoso e pesante, ma è importante perchè si traccia una linea che poi sarà il cammino insieme.. Fino a questo momento i raduni, dal 1999 in poi, sono stati dimpostazione, soprattutto quello di giugno, forse un giorno saranno di approfondimento e riflessione. Questo raduno l’ho pensato circa un anno fa, pensando e guardando alla situazione dell’A.U.G. e scrivendo una lettera. L’A.U.G. è una cosa pesante portata avanti da giovanissimi, non è semplice, nello scrivere è uscito spontaneo gridare S.O.S.! Ma perchè proprio dopo 6 anni ho pensato all’S.O.S.? In realtà l’S.O.S. è già in embrione dall’inizio dell’A.U.G. anche se non in forma esplicita. L’A.U.G. è la sua storia, è la vita di ognuno di noi, per questo facciamo ogni anno la storia dei gruppi. Può morire da un momento all’altro, perchè non ha un’impalcatura solida, ma vive perchè io, cioè ognuno di noi, vuole farla vivere.
S.O.S. è il grido della vita, della voglia di vivere dei poveri e dei giovani. Quando tutto questo non ci sarà più, ci sarà la morte dell’A.U.G. e di qualunque altra cosa che tenti di aiutare gli altri.
S.O.S =

S: Sognare

O: Osare

S: Sperare

Sognare:
il sogno è la base della vita. Tutti sognano perchè tutti dormono. Se uno non dorme, non vive e non sogna. E’ stato studiato scientificamente che molti problemi psichici sono generati dal dormire poco. Nel sogno, anche se non si ricorda niente, si scaricano tante tensioni della giornata, perchè il sogno non è la verità ed è più facile scaricare. Così scopriamo che il sogno serve per la vita materiale, è un pò all’inizio della vita perchè crea l’immagine della tua vita. Se è importante per la vita materiale pensate a quanto sia importante per la vita psichica e spirituale, il sogno in questo è essenziale e ti aiuta a intravedere tutte le cose che belle che desideri per la tua vita e ti aiuta a vederle come possibili per la tua vita, il sogno è la vita!
E allora che cosa sogno per l’A.U.G., per i gruppi,, per i poveri, per la mia vita? Il sogno è dire come immagino l’A.U.G.!
I colori del sogno A.U.G. sono: i poveri, i giovani e GESU’.
Nel mio sogno ci sono i poveri.
Sogno un mondo in cui i poveri abbiano almeno una possibilità, un mondo che non li schiacci, che almeno li lasci sapravvivere, che siano meno poveri. In questo sogno non c’è l’eliminazione della povertà, ma che almeno i poveri che conosciamo, i poveri di Melo, di Ivo, quelli che vivono accanto a noi vivano meglio.
Nel mio sogno ci sono i giovani.
Giovani che vogliono un mondo nuovo e si impegnano per costruire un mondo nuovo e diverso, un mondo giovane! Giovani attenti ai poveri e che prendono un pezzo di questa sofferenza dei poveri sulle loro spalle e insieme, in gruppo portarla fino a una vita nuova!
Non sono mai stato in Oceania, ma la sogno, non so bene come sia, ma la sogno è un sogno che devo e voglio acchiappare.

La nostra vita
non può essere
che un sogno!
Il nostro sogno
è la vita vera
che Dio desidera per noi
fin dalla creazione,
una vita fatta di Gioia, di Felicità!


Senza dormire si muore nella carne, senza sognare si muore nell’essere! Oggi sembra che i giovani non abbiano sogni, vivono per l’oggi senza farsi un quadro della loro vita... oggi e basta.
Sondaggio di opinioni su questa impressione.
Secondo le ragazze di Pizzoni alcuni giovani sognano, però guardano molto all’apparire e non riescono a far uscire il sogno. Sono pochi i giovani che hanno un sogno e spesso un sogno materiale, la casa, il lavoro, la realizzazione di qualche cosa. Maria Pia si ritiene molto materialista e dice che degli altri non gliene frega niente.
P. Mimmo:
basta questo sogno materiale? Ai miei tempi i giovani avevano un sogno: desideravano cambiare il mondo! Tutto si faceva, anche le cose più strane con questo sogno nel cuore, cambiare il mondo... oggi dove arriva il sogno dei giovani
Silvia:
secondo me il sogno è qualcosa che va oltre il lavoro, la casa, che sono cose materiali quasi scontate, è altro, è il desiderio di altro.
P. Mimmo:
è vero che i giovani di oggi sembrano già vecchi, è forse il mondo di noi giovani di ieri un pò delusi che li invecchia? è la società che abbiamo costruito, in fondo una società seduta che noi giovani di ieri abbiamo costruito che invecchia precocemente i giovani di oggi? Una società seduta, vedo i miei amici di tanti anni fa seduti e senza più lottare per il sogno che li aveva fatti viveri gli anni del ‘68 sbagliati o giusti quei sogni erano vita e la vita è sempre una speranza che si costruisce.
Chi è il giovane che sogna? al giovane che sogna non va bene quello che vive, sa che può essere migliore la sua e la vita degli altri, non gli va bene quello che ha e pensa ad altre cose.Il colore del sogno giovanile è cambiare quello che vivo in qualcosa di meraviglioso e so di potercela fare! Forse la massa dei giovani e di tutti noi oggi vive alla giornata, invece bisognerebbe che ognuno sognasse la sua vita dipinta con i colori dell’oltre.
Prendiamo la vita di Gesù
il Suo sogno per l’uomo
è un dipinto,
un sogno bellissimo di tutte le vite;
si può solo guardare
come un quadro bellissimo,
i Girasoli di Van Gogh e dire:
vorrei essere capace di dipingere così,
vorrei essere così!
Nell’A.U.G. sognare è fare un quadro della nostra vita usando i colori dell’A.U.G.:
i poveri,
i giovani,
Gesù!
Tenere sempre presente il quadro della nostra vita, se non sogniamo, non viviamo. Sognare è la base di tutto il nostro cammino, sognare riflettendoci nel sogno di Gesù, nella vita di Gesù.
Nel canto di S. Damiano c’è un bel riferimento a questo: l’uomo semplice sogna, è con la semplicità che bisogna fare le cose, viene naturale dipingere il sogno della propria vita.
La seconda parola è osare:
si ritrova anche negli altri comunicati, con la parola rischiare. La differenza è che il rischio uno se lo trova davanti ed è chiamato a rischiare;

l’osare è di più,

è voler rischiare,

è voler saltare il fosso,

c’è la volontà nell’osare!
Don Bosco diceva: “ ..... nelle cose che riguardano il bene della gioventù io vado avanti fino alla temerità.....”.
Questo è Osare!
Dobbiamo imparare ad imitare Don Bosco in questo suo Osare per i giovani, per i poveri, per Gesù, i colori dell’A.U.G.
In questo la nostra volontà è molto importante, è il fare una scelta, il decidere, il voler decidere se stare da un lato o dall’altro. Questo sembra mancare alla nostra società, il momento della decisione, il mondo è pieno di persone di 35-40 anni che continuano a fare esperienze, esperienze??? bambini che continuano a dipendere mentalmente dai genitori, che tornano a casa dopo aver fatto una delle tante ...esperienze!
E’ necessario che i giovani riprendano il loro saper buttarsi e decidere nel momento giusto senza aspettare sicurezze o certezze impossibili, la vita la si costruisce poi, dopo aver deciso, giorno per giorno, con momenti di gioia e di dolore, con sprazzi di felicità e di sofferenza, ma questa è la vita, quando poi la vita è donata allora sempre la conclusione è la Gioia e questo è una certezza perchè così è stato per Gesù nella Resurrezione e così sarà per ciascuno di noi come ci ha promesso.
Osare quindi non significa fare scelte che sono sempre giuste, a volte sono anche sbagliate, ma bisogna decidere per vivere una vita, non lasciarla in mano ad altri, o peggio al niente.
Osare
è una caratteristica tipica
dell’A.U.G.,
ricodando gli inizi dell’A.U.G. possiamo dire che l’A.U.G. è nata nell’Osare, abbiamo camminato sognando una missione permanente tra 10 anni e ce la siamo ritrovata dopo tre anni; la Bolivia è stato un osare, perchè è stato un voler fare un passo più grande delle nostre possibilità; è stato necessario un travaglio decisionale lungo che i gruppi più giovani non hanno vissuto e si sono ritrovati già in pieno Osare con la Bolivia aperta; la Bolivia l’abbiamo aperta perchè ci siamo resi conto che per l’A.U.G. era assolutamente necessario per crescere, per non chiuderci nell’orticello di Betania e dell’Uruguay. Il gruppo di Monastir, che è un gruppo praticamente nuovo, tranne Laura, ha osato organizzare un campo di lavoro di 5 giorni, Zangarona pure essendo in due, faranno lo stesso una raccolta. Osare serve a scegliere, anche scegliere di non fare il passo mi mette nella possibilità di guardare bene dentro il mio cuore, il mio essere.

Decidere di chiudere una porta o di aprirla
è Osare!
Restare fermi porta allo sfilacciamento, e se uno non decide niente, a 35 anni è già sfilacciato.
Bisogna imparare ad osare, una persona lo sente dentro che è il momento di osare, e deve decidere se aprire o chiudere la porta.
I poveri osano perchè devono sopravvivere, o almeno avere la sensazione della vita. Il pericolo più grande è la miseria, cioè non avere più neanche la forza e la voglia di osare, pensare, sognare! L’Uruguay è il paese più difficile, di quelli che ho conosciuto, dal punto di vista della
missione, perchè c’è la miseria sotto tutti i punti di vista, la gente non vive, non osa, aspetta le canaste di INDA. Io credo che se uno vuole fare una cosa riuscirà a farla nel tempo, con sacrificio e lottando. Si può ottenere sempre qualsiasi permesso anche quello di andare in missione, ma bisogna combatterci senza scoraggiarsi.
I bambini imparano da piccolissimi, già all’età di Letizia ad ottenere ciò che vogliono. Letizia quando vuole una cosa fa un pianto continuo e alla fine Giuseppe e Francesca cedono, ( anche perchè se non cedono loro arrivano i nonni e Letizia vince lo stesso ); ricordate la parabola di Gesù della vedova e del giudice e l’invito di Gesù a pregare incessantemente... è il sistema per ottenere le cose perfino da Dio. Quando qualcuno mi dice “ non posso venire al campo, non posso venire al raduno, i miei genitori non mi mandano ” io domando sempre, “ ma tu vuoi venire? ”. Io non credo molto a quelli che dicono che non possono venire per colpa dei genitori, questo può essere vero la prima volta che uno lo chiede, anche la seconda e la terza, ma poi se uno insiste prima o poi ottiene, sono pochissimi i casi impossibili e ciò non toglie che alla fine uno debba comunque decidere, osare per la sua vita, perchè Dio ci ha creati singole persone! Tante volte si usa i genitori come una buona scusa! Bisogna mettersi nelle orecchie dei genitori come fa Letizia e piangere e pregare fino ad ottenere.
Osare significa: faccio io, costruisco io la mia vita e me ne prendo la responsabilità.
Nell’Osare bisogna essere attenti, non scemi, vedere e poi decidere, consigliarsi, ascoltare, pregare e poi decidere, non puoi osare sensa sapere a che cosa vai incontro. Io sono stato davanti alla porta per due anni, prima di decidere se aprirla e farmi prete o no.
OSARE
come vedete è al centro
dell’S.O.S.,
mette in contatto
le altre due paroline
SOGNARE e SPERARE
per questo è molto importante perchè o c’è e allora il sogno entra in contatto con la speranza e viviamo o non c’è e il sogno rischia di restare un’illusione.
L’ultima parola è Sperare:
noi abbiamo una idea della speranza molto sbagliata, come una cosa che cada dall’alto, “ Speriamo che piova o speriamo che mi vada bene l’esame senza studiare per niente, ecc. ”. Questa è un’idea sbagliata di speranza, almeno della speranza cristiana!
Siccome c’è molta distrazione, p. Mimmo concede un’altra pausa di 10 minuti. L’altra era stata concessa, ma non era stata annotata. Al termine della pausa riprende.
P. Mimmo:
Forse dovremmo fare un altro raduno sull’S.O.S, perchè qui non so che cosa riuscirò a dire, mi rendo conto che alcuni di noi è la prima volta al raduno equindi fanno fatica, ma... cerchiamo di essere più attenti e ascoltare.
La parola Sperare è legata strettamente alla parola Sognare. Se non si sogna, non si spera. Il mio Osare mette in comunicazione il mio sogno con la mia speranza!
Sognare è il quadro, Osare è il pennello, Sperare è costruire il sogno, materializzarlo, concretizzarlo!
Da cosa dipende la mia Speranza?
Esempio: se il mio sogno è vivere la mia vita in una stanza per il “ restauro ” ( trucchi, rossetto, ecc... ), alla fine è chiaro che il mio osare sarà questo, procurarmi le pennellesse, le creme e quant’altro serva allo scopo del... restauro... Sogno solo di essere all’ulma moda del restauro e Oso quindi per comprarmi il trucco e quant’altro serva e la mia speranza è acquistare l’ultimo prodotto possibilmente prima degli altri.
La Speranza dipende dal sogno che ho!
Piccoli sogni, piccolo osare, piccole speranze!

Spesso siamo attirati dal piccolo osare, facciamo così piccoli sogni e abbiamo piccole speranze.
Riduciamo la nostra vita a poca cosa proprio perchè abbiamo paura di osare. Tutto dipende dal nostro voler osare molto o poco. Se mi voglio compromettere poco per una qualsiasi paura della vita allora sogno poco e spero poco.

Grandi Sogni = Grandi Speranze.

Io posso sognare 2 vite in una notte.
I miei sogni possono essere sempre grandi se io lo voglio.
Sperare è costruire
il sogno ogni giorno,
pezzo dopo pezzo.
Lo Sperare si realizza in una vita;
come quando si costruisce un puzzle, un pezzo alla volta, ma nell’ambito del sogno, del quadro; ogni pezzo è un Osare, una scelta più facile o più difficile, ma una scelta da fare per completare il puzzle, il sogno della vita, il quadro bellissimo che ho dipinto della mia vita.

Spesso siamo attirati dal piccolo osare, facciamo così piccoli sogni e abbiamo piccole speranze.
Riduciamo la nostra vita a poca cosa proprio perchè abbiamo paura di osare. Tutto dipende dal nostro voler osare molto o poco. Se mi voglio compromettere poco per una qualsiasi paura della vita allora sogno poco e spero poco.
Grandi Sogni = Grandi Speranze.
Io posso sognare 2 vite in una notte.
I miei sogni possono essere sempre grandi se io lo voglio.

Se il sogno è grande, ci metterò una vita per realizzarlo, ma se è piccolo ci posso mettere una vita e non riuscirci: perchè il sogno è fatto di una sola tessera, io posso non trovarla mai come la immaginavo nel sogno e quindi non realizzarlo mai. Se il mio sogno è grande le tessere sono tante, anche se una non mi esce bene, è una tra le tante, ma il sogno resta e io devo solo provare e riprovare prima o poi a furia di provare l’incastro riuscirà.
Ogni persona ha il suo sogno, che può incastrare con quello di un altro. Se il mio sogno A.U.G. non si incastra con quello vostro, il quadro A.U.G. non uscirà mai.
Il mio sogno inizia nel 1968 ( i poveri, i giovani e, in maniera vaga, Gesù ), ma comincio a intravederlo solo adesso. La tessera centrale è la decisione di farmi prete, ( la presenza di Gesù nella mia vita nonostante la mia distrazione ) poi dovevo cercare le altre. Camminando nella vita, scegliendo passo dopo passo, uno trova le tessere che compongono il puzzle del suo sogno, della sua vita. L’importante è camminare, nel cammino poi ti accorgi che una tessera va sostituita, non è al posto giusto e allora la cambi.

L’importante
è avere un sogno
e osare per costruirlo.

Se il sogno è vero,..
...continua.

L’S.O.S. va preso e lanciato completo, se no non si può lanciare, c’è il rischio che si capisca fischi per fiaschi.

L’A.U.G. ha assoluto bisogno del S.O.S.

E’ importante che noi prendiamo coscienza di questi passi e lanciamo l’S.O.S. a tutti, in modo particolare ai giovani che incontriamo, amici, fratelli, sorelle, conoscenti, incontrati per caso, lanciamo il nostro S.O.S. per i poveri, per un mondo migliore, per Gesù!
Se non lo lanciamo, l’A.U.G. muore e muoio io come persona.
Per realizzare il sogno, devo Osare.
Oggi la società non da spazio ai sogni, altri costruiscono i sogni per noi, ce li vendono, noi crediamo che quello è davvero il nostro sogno, però poi viviamo scontenti, perchè quel sogno non è il nostro è precostituito. Chi non ha un suo sogno, vivacchia andando dietro alle pecore e realizzando il sogno di altre persone.
L’A.U.G. è il mio sogno e io per l’A.U.G. ho osato sempre tutto.
Se l’A.U.G. non è il vostro sogno io vi dico: Andatevene state perdendo tempo; nell’A.U.G. non si può stare se non si ha lo stesso sogno, si resiste per un pò, ma prima o poi si va via.
Nell’A.U.G. ci possono stare
solo i quadri d’autore,
le imitazioni non servono.

Ognuno ha il suo quadro e non può fare A.U.G. come la fanno altri. Tanti quadri insieme formano una pinacoteca. L’esempio più chiaro è costituito da Rosa e Caterina che sono diversissime come quadri e modo di fare A.U.G., eppure se non ci fossero loro due quadri, L’A.U.G. di Melo non sarebbe così e non sarebbe a questo punto.
Nell’A.U.G. niente copie, solo quadri originali; in ognuno di questi quadri è bello pensare che ci potrebbe essere il tocco dell’artista che è il tocco di Gesù in ognuno di noi.
Il tocco di Gesù ci fa quadri d’autore  e ci da un qualcosa di particolare che ci unisce nella pinacoteca e qui tutto vale più di un solo quadro.
Giuseppe:
sulle similitudini nei quadri mi viene in mente che ogni pittore può prendere spunto da un altro e riportare nel suo quadro un particolare. Così nell’A.U.G. la similitudine è data dal povero che rende tutti i quadri con lo stesso filo conduttore.
P. Mimmo:
non volevo affatto escludere le similitudini, ma dico che ognuno deve avere il suo quadro della vita e dell’A.U.G., non può copiare da altri, anche quello che intravediamo come similitudine deve essere originale nel senso che è fatto proprio.
Se uno ha dentro qualcosa, un sogno, si intravede da quello che dice e da come lo dice, se invece non ha dentro niente, si vede subito che uso l’A.U.G. come specchietto per le allodole.
Daniele l’altro giorno a Gizzeria, quando ha fatto la proposta dell’A.U.G. ad alcune ragazze, l’avrà fatta in modo che quelle hanno sentito che Daniele parlava con il cuore ( oltre che in sardo, n.d.r. ) e hanno accettato, Probabilmente non uscirà niente di concreto, ma l’importante è fare la proposta e trasmettere un messaggio.
Il sogno della mia vita è l’A.U.G. e per questo ho osato molto, ora sto mettende qualche tassello ( Villa Betania, Ivo, e la Comunità di Casa Emmaus )
PAUSA PRANZO... PAUSA PRANZO... PAUSA PRANZO...
con la partecipazione straordinaria di Chiquita, Bonita... i paperi dei sardi.

Ripresa: Canto di S. Damiano.

P. Mimmo:
in questo canto c’è tutto l’S.O.S. “ porta in cuore un sogno ”, sognare,
“ potrà costruirlo ”, sperare, “ Se vorrai ogni giorno con il tuo sudore ”,
osare.
E’ difficile realizzare un sogno, io lo so, ma se uno vuole piano, piano ci riesce, e so anche questo!
Notizie dalla Missione:
ha telefonato Massimo, tutto bene, i ragazzi dell’internado stanno bene, sono ingrassati. L’internado senza assistenti pesa molto sulla comunità, io penso che i primi assistenti usciranno da questi stessi ragazzi o dall’Italia. A luglio, in concomitanza con le vacanze invernali ci sarà la settimana di prova, ci sono 10 richieste a fronte di 3 posti. E’ chiaro che aumenteranno le spese e il lavoro dall’anno prossimo. L’internado, nel sogno, non può stare a Betania per mancanza di spazio. Si è sempre pensato a una “ chacra ”, cioè un terreno con qualche vacca per avere latte senza problemi e per dare maggiori opportunità ai ragazzi di imparare altre cose, la coltivazione della terra, l’allevamento degli animali, fare una cooperativa per vendere i formaggi, e dare così davvero uno sbocco lavorativo ai ragazzi, ecc. Questo è il sogno dei prossimi 20 anni, ma per l’acquisto della terra dobbiamo decidere adesso, prima che i prezzi alzino troppo, pur non avendo la certezza che si utilizzerà. Siccome mettono all’asta un terreno di 80 ettari a partire da 10000 dollari, Massimo mi ha chiesto fino a quando si può spingere in alto partecipando all’asta. Ho detto a Massimo che i soldi non sono un problema, perchè ho dei soldi miei conservati in banca e che penso di utilizzare per il terreno e per la chiesa di Emmaus, ma gli ho fatto una domanda e la faccio a voi: fino a quando si spinge il tuo cuore? Essendo liberi dal problema soldi ( e lo dobbiamo essere sempre, non sono la cosa importante ) l’A.U.G. con il cuore fino a dove si spinge? Compriamo o no la terra, pensando al futuro dei ragazzi dell’Internado? Teniamo conto che a Ivo sono finiti i soldi dell’A.U.G. perchè alcuni lavori urgenti sono costati più del previsto e Maria per mangiare sta utilizzando alcuni soldi regalatile da parenti e amici.
Ora voglio sapere da ognuno di noi cosa pensiamo della terra.
Aurora:
sì, pensando al futuro dei figli, se li chiamiamo figli, poi dobbiamo pure pensare al futuro.
Nunzia:
si
Stefano:
bisogna osare e osiamo, ma non ne sono convinto.
Francesca ( Pizzoni ):
la penso come Stefano, osiamo, ma se non ce la facciamo con i soldi, non so.
Giulia:
io continuo in gruppo, se le altre continuano, ma per i soldi come facciamo?
Maria Pia:
pure io
Francesca ( Casa Emmaus ):
i soldi abbiamo detto che non sono un problema, ma dobbiamo dire sinceramente se pensiamo di restare in gruppo, indipendentemente da quello che fanno le amiche, o se invece pensiamo che già da domani non ce ne fregherà più niente, diciamo di no.
Paola:
si
Maria Laura:
si
Annamaria:
L’A.U.G. ne ha fatto di passi importanti e anche questo è importante, oggi si spendono dei soldi, ma in futuro li guadagniamo.
Rosy:
questa cosa che si realizzerà di qui a 20 anni, mi sebra una cosa un poco strana, quando 6 anni fa pensavamo a Villa Betania, si parlava per i prossimi 10/20 anni e invece le cose sono andate più velocemente del previsto. Comunque dico si.
P. Mimmo:
è per una scelta personale che si fa A.U.G., è la stessa cosa per la terra. Pizzoni si è guardata negli occhi prima di decidere e ha detto si; ma se qualcuno di voi si dovesse staccare dal gruppo, l’altra che fa? Se ne va pure? Ognuno ha il suo sogno, non quello dell’altro. Il sogno dell’A.U.G. non è massificato, io decido di dire sì, questo sogno si affianca a chi dice pure sì, a chi ha lo stesso sogno mio, L’artista è lo stesso, Gesù, ma il sogno è mio.
Felicia:
sì, perchè è una cosa che può aiutare il il futuro del gruppo, andiamo avanti.
Daniele: sì, senza dubbio, ma per la Bolivia si disse sì e che dovevamo triplicare i blilanci, ora dovremmo quadruplicarli.
P. Mimmo:
l’impegno è personale. Il dollaro che Maria Pia vuole mandare a Maria in Bolivia per le lettere, lo mette nella cassa del gruppo ed è la stessa cosa; il dollaro è importante perchè la spesa per la posta è la voce più alta di spesa ordinaria dei bilanci di Ivo; in fondo se scriviamo 5 lettere all’anno, possiamo recuperali facilmente tra qualche risparmio delle sigarette e delle spese per il restauro e sono anche pochi.
Noemi:
ormai dobbiamo andare avanti perchè fermarci è un grave errore; sì.
Silvia:
se guardo me stessa, dico sì, se guardo i gruppi A.U.G. dico no;
Giancarlo:
sì, o vado avanti, o non ci resta l’A.U.G.
Francesca ( Casa Emmaus ):
sì, io sono con il cuore in missione e poi penso che in base alle cose tecniche dette, sia necessario. Se è nei piani di Dio, se non l’acquistiamo adesso, lo faremo dopo;
Giuseppe:
sì;
Antonio:

Caterina:

Anna:
sì;
Marco:

P. Mimmo:
quindi diamo il via per la chacra, ognuno si senta responsabilizzato per come può. Poi è chiaro che questa cosa resta sulle spalle di chi continua a fare il cammino dell’A.U.G., dei gruppi nuovi che verranno, di chi sta in missione, vedete? se oggi ci fossero tutti quelli che sono passati nell’A.U.G. come gruppi o come persone, potremmo comprare la chacra e aprire altre 3 missioni. Quindi vedete che la responsabilità personale conta abbastanza, in fondo i gruppi muoiono perchè non c’è nessuno disposto a tirare la carretta, muoiono quando tutti vorrebbero che un altro tiri la carretta loro sono disposti solo a essere presenti e magari dare una mano non di più, per cui se c’è uno che tira la cosa va avanti se no... finisce, ecco perchè la domanda: fino a quando si spinge il tuo cuore?
Ora c’è un avviso per tutti: il 4 Luglio a Nocera Marina, le Mamme Margherita consegnano i bilanci e noi animiamo la S. Messa lì alle 19,00. Pensavamo di passare il pomeriggio a mare insieme, d’accordo?
Passiamo ora alla lettura delle Storie dei gruppi, dei bilanci e consegna dei soldi.

BILANCI e STORIE dei GRUPPI

Zangarona € 198,73
Pizzoni € 381,00
Melo € 25,00
Nuraminis € 400,00
Pianopoli € 483,00
Ussana € 1428,79
Monastir € 1750,00
Nicastro € 2224,00
Cassa Comune € 132,00

TOTALE € 7042,52


commento alle relazioni dei gruppi COMMENTO ALLE RELAZIONI DEI GRUPPI commento alle relazioni dei gruppi COMM
P. Mimmo:
la relazione deve essere la storia del gruppo, non la storia delle attività del gruppo, deve essere quello che all’interno del gruppo si vive, gioie, problemi, difficoltà, iniziative, vittorie, sconfitte, relazioni, dialogo, scontro, la vita insomma, non l’elenco di cose che si fanno. Chi legge le storie vecchie dovrebbe avere un’idea della vita del gruppo!
I bilanci sono scesi e di parecchio, bisogna che ci domandiamo perchè., per la Bolivia busseremo ai risparmi di Aurora.
Il problema secondo me è la mancanza di lavoro nel tempo libero perchè se un gruppo lavora nel tempo libero, non sta lunghi periodi senza fare attività e si inventa qualcosa per smerciare i lavoretti che fa. Nei periodi che i pezzamifici comprano gli stracci bisognerebbe intensificare le raccolte di indumenti usati. Nicastro riempie il deposito solo con gli stracci che la gente porta in parrocchia, senza fare il lavoro di raccolta, ma se facesse una raccoltina al mese, potrebbe benissimo fare un carico almeno ogni due mesi. Dai bilanci esce fuori chiaro che ci sono lunghi periodi della nostra vita in cui i poveri non ci sono, poi ce ne ricordiamo in alcuni momenti e facciamo delle attività, magari l’attività ci va bene e consegnamo qualcosa, ma... questo è tenere i poveri sulle spalle? preoccuparci della loro vita? pensare al loro futuro? Immaginate se i vostri genitori facessero come facciamo noi nei gruppi...quante cose non potreste permettervi, cellulare, ultima moda, trucchi ecc. Sarà bene farci qualche esame di coscenza sul lavoro nel tempo libero! I poveri non hanno bisogno dell’ultima moda, ma del pane e del lavoro, sì!
Francesca ( Casa Emmaus ):
delle relazioni mi ha colpito quella di Nuraminis che fa più volte riferimento al rapporto con la gente del paese; forse perchè sono un paese piccolo e conta molto questo rapporto, o perchè sono un pò fuori dal giro Monastir-Ussana. Già sono venuti ogni giorno al campo di Monastir e hanno legato con qualcuno ed è già qualcosa.
P. Mimmo:
questo legame con la gente lo vedi come una cosa positiva o negativa?
Francesca ( Casa Emmaus ):
se escono dal loro guscio e si aprono a Monastir e Ussana, va bene.
P. Mimmo:
il problema è sempre l’apertura!
Apertura con la gente del proprio paese, è importante questa apertura perchè sappiano e capiscano i motivi che ci spingono a questo impegno per i poveri. Apertura nell’A.U.G. collaborazione tra i gruppi vicini, pur mantenendo ognuno le proprie responsabilità e i propri impegni, questo è tenere i poveri sulle proprie spalle, essere aperti agli altri gruppi, avere qualche iniziativa comune durante l’anno, i campi di lavoro sono momenti essenziali di apertura e unità, i raduni sono importanti per i cammino insieme. Nuraminis ci ha tentato a venire al raduno, non ci sono riusciti è ancora un gruppo giovane, l’anno prossimo certamente ci riusciranno. La chiusura porta sempre alla morte, faccio l’esempio di Daniela di Pianopoli che ad un certo punto si è chiusa, non ha più risposto alle lettere, non si è fatta più vedere e sentire e poi è uscita. I permessi ai campi uno se li deve conquistare personalmente, deve lottare con i propri genitori, io non intervengo mai subito per chiedere intercessioni, perchè non è giusto, solo dopo.
ARGOMENTO CALENDARI
I Calendari non sono nati per fare soldi, ma per fare entrare l’A.U.G. nelle case della gente. Quest’anno ne prendiamo 4000 perchè ci siamo resi conto che 5000 sono troppi, l’anno scorso abbiamo fatto fatica a darli tutti, Ogni gruppo ne paga quanti ne prende, cioè paga il costo da dare alla tipografia, e poi li vende, li da al costo, se ricava di più li mette nella cassa del gruppo. L’importante è che rientrino i costi di produzione, anche se non si guadagna niente. L’anno scorso li abbiamo pagati 1 €, forse sarà qualcosa in più. Ora i gruppi presenti dicano quanti ne prendono:
Monastir 1000
Nicastro 1000
Pizzoni 350
Pianopoli 300
Zangarona 200
Ussana 1000
I restanti si distribuiranno tra Nuraminis e Casa Emmaus, 4000 sono sufficenti.
Ussana ha delle perplessità circa il numero da prendere.
P. Mimmo:
il problema di Ussana, che è di tutti i gruppi, è che in riunione non ne hanno parlato e non hanno deciso il numero dei calendari da prendere, ora qui c’è da prendere una decisione e chi è al raduno prende la decisione anche per il gruppo, gli altri del gruppo se leggono il comunicato, anzi se rileggono i comunicati decideranno anche loro per 1000 calendari, sennò decideranno di uscire dall’A.U.G. negli impegni bisogna cercare di andare avanti o al massimo mantenere quelli già presi, ma fare una promessa ai poveri e poi ritirarsela quando loro ci hanno messo la speranza mi pare proprio una cosa da fetentoni. L’anno scorso come sono stati venduti i calendari ad Ussana? più o meno come in tutti i gruppi, 3 0 4 persone si sono dati da fare molto, moltissimo e gli altri un pò o peggio si sono grattati solo la pancia, ma questo è normale, ora se quei 3 o 4 decideranno di grattarsi la pancia per dimostrare che il gruppo è morto, il gruppo muore e pace, se quei 3 o 4 decideranno di continuare nonostante tutto a tirare la carretta, beh! il gruppo va avanti e i poveri hanno ancora una speranza da costruire perchè qualcuno ha un sogno da vivere insieme a loro. Insomma cosa vogliono fare i 3 o 4 di tutti i gruppi? Osare o Lasciare?
La scelta è sempre personale, senza contare troppo quello che pensano gli altri, se gli altri non pensano di fare A.U.G., di lavorare, di impegnarsi, di tirare la carretta questo non significa che possono impedire a me di farlo. Mi rendo conto che se si siedono sulla carretta la fatica aumenta eppure non è questo che può impedire la vita di un gruppo o la vita di chi sceglie di aiutare i poveri, solo io, tu possiamo decidere di lasciar perdere tutto e far morire il gruppo, l’A.U.G. le missioni. Chi fa la scelta dell’A.U.G. nel suo gruppo, nella missione deve sapere che bisogna puntare al rialzo, non al ribasso, anche se la battaglia è persa almeno moriamo combattendo, non ci arrendiamo prima.
Il gruppo vive se UNO tira la carretta, ad Ussana siete in 4 a tirarre, quindi non vi lamentatre. Silvia a Pianopoli è sola e tira come può, magari con l’aiuto di qualche gruppo vicino, se lei lascia le stanghe l’A.U.G. a Pianopoli muore. La scelta è personale, ma si vive insieme, magari con qualcuno sulla carretta, ma insieme. Chi sta sulla carretta e vede che vi sfiancate lavorando, piano piano capirà che deve cambiare e almeno spingere la carretta se no va via dall’A.U.G., ma perchè lo capisca forse ci vorranno 3 anni. Ci vuole pazienza, la stessa pazienza che Gesù ha avuto e continua ad avere con noi, e credere che è possibile per tutti scoprire la verità e la gioia!

Raduno
Partenti
Ussana
29/12/2004

fatto a Monastir per
ragioni logistiche
Presenti i gruppi di: Monastir, Ussana, Nuraminis, Nicastro; direttamente dalle Missioni: Rosa e Nathalie ( Villa Betania ) Giuseppe, Francesca, Angela ( Pillì ) e Paola ( Casa Emmaus ), e P. Mimmo da Platania.

P. Mimmo: faccio subito il programma del raduno. Questo è il raduno partenti che facciamo perchè ognuno nell’A.U.G. deve prendere coscienza dei partenti che ci sono: La prima A dell’A.U.G. non a caso è proprio l’ANDARE.

I partenti sono la vera ricchezza dell’A.U.G.

A questo raduno parleremo un pò del partente dei tre mesi attraverso le diapositive dell’ultimo mio Andare in Uruguay e Bolivia, poi ci sarà la relazione del gruppo sul partente e poi presenterò la situazione delle 3 missioni, successivamente presentazione dei bilanci e consegna dei soldi. Intanto dò alcune notizie: la prima è quella brutta: Stefano non parte più, ha deciso così, non se la sente di fare questo passo; io ci vedo un fatto positivo, perchè alla fine la cosa più importante è scegliere, è capire che cosa Gesù vuole da noi. E’ una fortuna che l’abbia deciso ora, subito, prima che si scombinasse ancora di più la vita dei poveri. Resta in ballo ancora la partenza del primo uruguayo, Pipo, del gruppo di Melo. Rosa leggerà la relazione del gruppo di Melo. E’ positivo che una persona che può dirsi povera decida di aiutare chi è più povero di lui, noi siamo in Uruguay per aiutare i poveri e certamente rispetto all’Italia l’Uruguay è un paese povero, ma la Bolivia è certamente più povera rispetto all’Uruguay; così impariamo che alla fine forse se stiamo un pò attenti noi siamo anche poveri e forse di una povertà anche più grave, perchè cominciamo a mancare di umanità e abbiamo già persol’anima o viviamo come se non l’avessimo, come se tutto dipendesse da noi e non fossimo più creature, figli creati da un Padre, Dio.
Così ci accorgiamo che

solo diventando poveri si può fare CARITA’,

il ricco riesce al massimo a fare Solidarietà. Tutti possiamo fare il cammino della povertà che non è questione di soldi, ma di dono.
La seconda notizia è bella, così almeno vi lascio con la bocca dolce per il raduno: Laura partirà presto per i due anni, destinazione Bolivia: quindi forse c’è la speranza di mantenere aperta la Bolivia, poi ne parleremo meglio a suo tempo e sulla Bolivia decideremo meglio nei prossimi raduni.
Antonio è rientrato da poco dai 3 mesi e ha deciso di lasciare il gruppo; chi rientra deve andare in crisi prima o poi, deve domandarsi da che parte mi metto? se uno non si domanda da che parte sto quella dei poveri o... il pericolo è di vivere una vita un pò finta, così spesso io mi impegno a far entrare i crisi i tornati dalla missione che sono comunque chiamati a sapere da quale parte stanno, non sempre ci riesco ed è anche da considerare che ci vuole tempo ed è difficile scegliere e capire. La crisi è un momento importante che può anche farti decidere diversamente da come hai deciso nel momento di crisi. Antonio sta vivendo questo momento cerchiamo di stargli vicino anche con la preghiera. L’esperienza dei tre mesi da a tutti l’opportunità di capire da che parte vuoi stare.
Diapositive e Commento:
Il partente non deve avere l’idea di andare a fare chissà cosa, cose straordinarie, i poveri non hanno bisogno di cose eccezionali. Antonio accendeva il fuoco, ritirava i panni, è necessaria una disponibilità anche a fare cose che non si sono mai fatte. Non bisogna neanche essere specialisti come quelli di Emergency, ma saper fare cose ordinarie. ( Diapo di Pipo, partente dei tre mesi ). I 3 mesi dell’Uruguay non vengono a questo raduno dei partenti per motivi ovvi, ma se per caso un ragazzo di Melo dovesse decidere per una partenza dei due anni, poi lo faremo venire al raduno partenti, anche per fargli vedere l’A.U.G. in Italia. Un partente deve farsi accompagnare, dare la mano a qualcuno. In missione non può pretendere di fare le cose all’italiana, i buchi nei muri bisogna farli a mano, non con il trapano; questo per non passare sulla testa della gente, ma per rispettarla, piano piano li porti al trapano, ma è necessario che non si sentano oppressi dalla mia ricchezza, non bisogna operare come industriali che cercano il profitto e quindi operano di conseguenza senza tante volte badare alla gente con cui lavorano, ma solo al profitto che ne devono ricavare, ed in questo caso è chiaro che i buchi fatti a mano non sono l’ideale.
Bolivia: è la nostra preoccupazione adesso. L’ambiente è molto diverso da quello dell’Uruguay, le persone danno sempre ragione all’italiano, straniero, potente, ricco ai loro occhi. Sono molto attenti al discorso religioso, i bambini sono molto semplici, si divertono con niente. Abbiamo la terra della Diocesi tra le mani che il Vescovo a tutti i costi ha voluto affidarci, ci accorgiamo che i costi di investimento per ritirarla su dall’abbandono in cui si trovava sono troppo grossi per le nostre forze, e forse anche i costi per mantenere gli operai che comunque sono necessari; c’è il grosso problema della siccità perchè non piove, e la situazione già grave, sta peggiorando. Usano ancora gli aratri in legno. I guaranì vivono una fede semplice non gli interessa capire razionalmente.
Racconta del blocco stradale.
E’ importante piantare sempre nell’animo dei bambini il discorso missionario ( Congresso della niñeza a Melo ). L’A.U.G. di Melo in questa occasione ha fatto le diapositive della Bolivia ai bambini e sono stati bravissimi. Un partente si può trovare anche a fare cose strane.
25° di sacerdozio in Missione. Il mio sogno è la missione e così almeno il 25° di sacerdozio, visto che mi sono fatto prete “ per i giovani e per i poveri della missione ” ho voluto viverlo in missione, nella Speranza che nel prossimo 25°, si Dios quiere, possa vivere più concretamente la missione. Sono stato molto contento, è stato come un riprendere il cammino “ per i giovani e per i poveri della missione ”. La gente è stata molto buona, la cappella piena di bambini e di adulti, mai vista così piena, il lavoro di questi anni si è visto! Ho ricevuto regali semplicissimi, fatti con materiale povero. Chi dà riceve sempre, bisogna stare attenti alla gente. La riscoperta della comunità, Chiesa, Gesù è da rivedere, anche i partenti devono starci attenti. Il lavoro con la gente dà i suoi frutti se c’è la costanza.
Rosa presenta Pipo e legge, traducendola, la relazione del gruppo di Melo sul partente.
Pipo è entrato nel gruppo di Melo da quando è nato il gruppo. E’ stato spinto a partire dalle necessità che ci sono, ascoltate da Maria. Il gruppo di Melo è solo come gruppo A.U.G. in Uruguay e oltretutto ha difficoltà molto maggiori di qua. Sentono comunque il peso della Bolivia, si sono preoccupati di raccogliere viveri e vestiti da dare a Maria per la Bolivia. Sentono il desiderio di condividere il loro niente con chi ha meno di niente. Da questa situazione nasce la partenza di Pipo. Lettura relazione.
P. Mimmo: sarebbe bello che scrivessimo oggi a Pipo, anche due righe per fargli sentire che la sua partenza è vissuta anche da noi, fargli sentire l’appartenenza all’A.U.G., che oggi si è parlato di lui qui al raduno. Pipo farà un’esperienza comunitaria a Betania di un mese. La farà così lunga perchè il passaggio da uno stile di vita uruguayo a uno stile di vita italiano non è tanto facile. La vita comunitaria è già difficile per noi italiani, per gli uruguayi di più. Ce ne siamo accorti con gli assistenti ( sebbene la situazione è diversa ); adattarsi allo stile di vita nostro, orari, svegliarsi presto, lavoro senza guadagno, vita comunitaria non sarà facile, per questo ho pensato a un tempo più lungo di vita comunitaria come prova. Ora Laura ci dirà qualcosa sulla sua scelta.
Laura: non pensavo di dover parlare oggi. Con i ragazzi del mio gruppo ne ho parlato personalmente. Loro pensavano che questo momento fosse lontano, invece è vicino. Da quando sono rientrata dai tre mesi, per un anno e mezzo non ho proprio desiderato partire, non ci pensavo proprio. Poi, da quando Maria ha fatto le diapositive sulla Bolivia ho iniziato a pensarci; ora questa vita non mi soddisfa più e voglio partire.
P. Mimmo: passerà almeno un anno per la partenza di Laura, anche per esigenze organizzative dell’A.U.G., bisognerà organizzare la tua presenza lì. Intanto torneranno anche Massimo e Maria e vedremo.

SITUAZIONE DELLE TRE MISSIONI

Le missioni dell’A.U.G. sono di tutti, tutti i gruppi devono sentirsi coinvolti nella vita delle missioni. Il fatto che nelle missioni ci vivano Rosa, Maria, Paola ecc. non significa che la missione è solo loro. A noi viene facile pensare a Tabor e Betania e non a Emmaus, come quelli del gruppo di Melo sentono Tabor ( Ivo ) come missione e non Emmaus o Betania. Invece dobbiamo sentirci coinvolti per tutti e tre, altrimenti c’è il pericolo di sentire la missione solo come quella che piace a me. Io capisco che a Melo non intendano Emmaus come missione; è istintivo, perchè qui non c’è fame, povertà, almeno ai livelli uruguayi o boliviani, ma c’è una fame, una povertà, una disgregazione che è forse più spirituale che materiale e che ha certamente bisogno di missionari che dicano con la loro vita che è possibile vivere in modo diverso. Questa è la testimonianza che dà in Italia la Comunità permanente di Emmaus. In fondo, se nel mondo ci sono problemi di fame e di povertà materiale, è anche perchè qui da noi, nel mondo occidentale, c’è la fame e la povertà spirituale che inevitabilmente creano richezza materiale nel nostro mondo e povertà materiale altrove.
Così è importante che tutti i gruppi tengano presente nel loro modo di agire e rapportarsi, che le missioni sono tre e quindi di tutte e tre dobbiamo occuparci e preoccuparci. Se domani dovesse nascere una comunità come Emmaus qui in Sardegna questo discorso che ora faccio varrebbe anche per i sardi, ora vale di più per i gruppi in Calabria e per il gruppo di Melo che ha la sede a Betania, cioè nella missione: se un ragazzo dell’internato o dell’oratorio cade e si fa male, un ragazzo del gruppo deve preoccuparsene, è anche un problema suo perchè fa parte dell’A.U.G. Se è necessario pitturare il Taller o il Merendero, il gruppo di Melo deve dare una mano. Lo stesso discorso vale per i gruppi calabresi. Senza fare miscugli e stravolgere la vita dei gruppi, ovviamente il gruppo deve avere la sua vita, il suo lavoro nel tempo libero, ma deve preoccuparsi anche delle missioni ,e in quanto può ed è richiesto, dare una mano.
Ora vediamo quale è la situazione di ognuna delle missioni in particolare.
L’Uruguay Melo Betania: è quella che sta meglio di tutte perchè ha un progetto educativo a lungo termine, il lavoro di oratorio, catechesi, merendero, imternado già impostato, e la presenza stabile di Rosa e Caterina dà continuità a questo progetto. Con le forze che abbiamo e l’ambiente che si è creato a Melo e qui in Italia, ce la dovremmo fare. Sono uscite persone disponibili a comprare la chacra per esempio.
La Bolivia Ivo Tabor: aveva grossi punti interrogativi, soprattutto per le persone che ci dovevano stare. Maria è disponibile a stare in Bolivia, ma sola non può perchè non farebbe A.U.G. La gente non capisce che c’è l’A.U.G. dietro anche se Maria lo spiega, ma non c’è la Comunità, la gente non la vede, e pensa che esiste solo l’ “ hermana Maria ”. Per questo motivo ora c’è Massimo e poi ci sarà Nathalie e poi Rosa o Cate, per dare l’idea di Comunità. A Betania c’è stata da subito la comunità stabile, in Bolivia è necessaria una presenza comunitaria. Ora con Laura questo problema dovrebbe essere risolto almeno per un pò. Il secondo punto interrogativo sono i soldi che devono uscire tutti dall’A.U.G. La Bolivia succhia soldi, in tre mesi Maria ha speso 7000 dollari, non dell’A.U.G. ovviamente, si sono fatti dei lavori sulla terra che il Vescovo ci ha affidato ed erano lavori assolutamente necessari. I gruppi devono rendersi conto che il lavoro di gruppo deve tenere anche in conto i bisogni delle missioni e quindi è necessario che si programmi anche qualcosa secondo le necessità delle missioni, anche se io sono convinto che un lavoro nel tempo libero fatto sul serio darebbe risultati meravigliosi per i poveri, ce ne accorgeremo più avanti al raduno, nei bilanci. A Dicembre ho mandato a Betania 4000 dollari di cui 1500 sono per Tabor, sono soldi extra A.U.G., ma... ce ne saranno sempre? è giusto? sono domande che ci dobbiamo fare tutti.
Italia Platania Emmaus: a livello comunitario è la situazione più tragica; è la più difficile perchè è in Italia, non ci sono i poveri che abitano di fronte e far capire alla gente che in comunità si vive poveramente è quasi impossibile, non ti credono. Oltretutto ad Emmaus sono oberati di lavoro, i ritmi sono altissimi e quando sei stanco fisicamente e mentalmente, è più facile che i discorsi ideali di poveri e di comunità vadano per la tangente. Ad Emmaus ci dovrebbero essere almeno 5/6 persone fisse. Inoltre c’è il problema soldi. Ora la casa comincia a coprire le spese di ordinaria amministrazione ed è già tanto, ma per le spese extra e per la missione non si riesce ad accantonare niente. E’ vero che Emmaus nasce per altri scopi, per dare una testimonianza di vivere in modo diverso qui in Italia, però anche il discorso economico ha la sua importanza; tutte le missioni in prospettiva devono avere la capacità di sostenersi da sole perchè questo significa che si sta veramente facendo un lavoro per i poveri insegnando loro soprattutto questo riuscire a sostenersi da soli. Così a partire da Emmaus anche le altre missioni devono avere questa capacità di autosostenersi con il lavoro in loco, sarà la vendita dei formaggi, sarà le vacche, ma in qualche modo bisogna fare.
Giuseppe: quest’anno 2004 abbiamo raggiunto il pareggio tra le entrate e le uscite che, essendo in Italia sono piuttosto sostenute; ma per fare ciò abbiamo dovuto lavorare tantissimo, anche per 16/18 ore al giorno quest’estate, e con questi orari la vita comunitaria e l’A.U.G. ( seguire i gruppi, andare ai campi, ecc. ) è abbastanza difficile da vivere.
P. Mimmo: teniamo presente che gli orari e i ritmi sono quelli italiani, per questo ad Emmaus sono necessarie più persone, anche per avere un maggior confronto; chi vive a Betania o a Tabor, il confronto con i poveri ce lo ha continuamente, chi vive qua no, si confronta con questo mondo, ma le sirene di questo mondo sono forti, è più facile rischiare di farsi risucchiare da questo mondo, mentre è più difficile trovare la forza per continuare a vivere in un certo modo; qui in Italia vivere bene la vita comunitaria è essenziale, solo nella vita comunitaria si può trovare la forza di andare avanti nel cammino A.U.G., la vita comunitaria ci può sempre ricordare che siamo lì per i poveri e così riuscire ad averli anche noi lì davanti casa.
Il permanente, lo sappiamo, è chi sceglie di dare la sua vita per i poveri, dove c’è bisogno.
Per questo il permanente è uno che vive l’obbedienza, cioè dà la mano, si fa condurre, si fida, giorno per giorno e si muove secondo le necessità dell’A.U.G.
Parlo ora di una delle permanenti “ strane ” e nello stesso tempo “ tipiche ” dell’A.U.G. Aurora è una permanente “ strana e tipica ” dell’A.U.G. perchè ha un lavoro stipendiato, il suo lavoro in questo momento è un lavoro accettato “ per obbedienza ” ( scherzando diciamo che è per pagare i biglietti ), è un lavoro per dare testimonianza, mi ha fatto capire il suo desiderio di lasciare il lavoro, ma non è ancora il momento, in questo momento mi sembra più importante la sua presenza sul lavoro, non so spiegare perchè, ma mi pare così, Aurora si fida e obbedisce e così diventa la “ permanente strana e tipica dell’A.U.G. ”. Ora devo chiedergli un cambio di direzione, ne ho parlato con lei, ma lo dico al raduno perchè si capisca che il permanente deve essere sempre pronto ad un cambio di direzione. Finora tutto il suo tempo libero lo ha dedicato al gruppo di Nicastro, e ha aiutato molto me in parrocchia finchè sono stato parroco della Pietà. Da oggi in poi tutto il suo tempo libero sarà per Emmaus; non è che non servirebbe la sua presenza a Nicastro, sono certo che servirebbe, ma credo anche importante che il gruppo di Nicastro trovi un altro equilibrio, si apra, senta di più il peso delle cose, si dia più spazio ai giovani e ai nuovi. Non so e non sono sicuro che il gruppo di Nicastro trovi questo nuovo equilibrio, ma è comunque un rischio da correre se si vuole crescere; in qualsiasi caso in questo momento Emmaus è più importante e ha bisogno di aiuto. Se avessi 2 0 3 permanenti ora li manderei a Emmaus; dopo la Bolivia, che ancora non sappiamo se potremo mantenere come missione permanente, Emmaus è la missione più difficile perchè nessuno crede che loro vivono poveramente e facendo missione, forse fra 10 anni, dopo 10 anni di testimonianza qualcuno comincerà a capire.
Ci sono domande in merito?
Giancarlo ( Monastir ): quindi c’è necessità di partenze?
P. Mimmo: non c’è necessità di partenze nel senso che non si può partire solo perchè ci sono bisogni, questo significherebbe stravolgere uno stile , uno spirito. La partenza è una scelta personale che si vive insieme al proprio gruppo. C’è bisogno di persone che sentano nel cuore l’Andare, che si Aprano all’Andare, che sentano di più l’Andare,il lavoro nel proprio gruppo per la missione: se c’è questo, c’è già la partenza, chi lavora nel proprio gruppo è già “ partito ”. Io ho la Speranza che aumentino i permanenti e così potremo aprire altre missioni, ma se nei gruppi non si vive la “ partenza, l’Andare ai poveri, l’Aprire ai poveri, l’Amare i poveri ” beh! i permanenti possono servire a poco; l’abbiamo detto in un raduno, il punto più alto della scelta sono i tre mesi e i tre mesi escono fuori dal lavoro nel tempo libero nei gruppi se no non escono fuori!
A Maggio vado in Monzambico ( solo a vedere!!! ).
L’Apertura ai poveri automaticamente porta all’apertura verso Gesù. Se non ci apriamo a Gesù è perchè non ci siamo aperti veramente ai poveri.
Apertura a tutti per fare gruppi nuovi e tra noi nei gruppi esistenti. Quando io scrivo, anche se la lettera poi non arriva ( come capita spesso da e per la Bolivia ), io mi sono aperto con quella persona. Se mi apro, prima o poi parto.

PRESENTAZIONE DEI BILANCI

Gruppo Bilancio

Colla - Soveria € 541,10
Borboruso € 86,60
Zangarona € 119,50
Pianopoli € 110,00
Rende € 125,00
Nuraminis € 525,00
Melo € 15,00
Ussana € 4014,21
Monastir € 4229,42
Nicastro € 2838,00
Cassa Comune € 523,00

Totale € 13126,00

P. Mimmo: vorrei evidenziare che il gruppo di Rende è il gruppo degli universitari, a Rende ci sono Anna, Annamaria di Nicastro e Silvia di Pianopoli e insieme hanno deciso di fare gruppo là. Questa mi sembra una bella novità perchè di solito chi va all’università perde i contatti con il suo ambiente, con il gruppo, ecc. e spesso si allontana dall’A.U.G.
( n.d.r. : In Calabria chi va all’Università non ha la possibilità di viaggiare come voi che andate e venite da Cagliari, loro devono vivere a Rende e magari tornano solo nei fine settimana; per questo è più facile perdere i contatti ). Loro tre invece hanno deciso di fare gruppo là e faranno dei volantini distribuendoli all’università, la speranza è che qualcuno, anche di fuori, si agganci. Resta comunque la Speranza, il desiderio di non perdersi, di restare insieme, di fare gruppo, di stare coi poveri, di fare A.U.G.
Inventare, inventare modi per fare meglio questo cammino, per farlo insieme e poterlo proporre a tutti quelli che incontriamo sulla nostra strada, non importa che siano disposti ad ascoltare o no; come dice S. Paolo per la predicazione del Vangelo “ annunciarlo in modo opportuno o inopportuno ” ecco, per l’A.U.G. è necessario che tutti ci inventiamo modi opportuni o inopportuni per dire che i poveri non possono essere abbandonati, devono essere aiutati ed è compito di tutti. Così ognuno si inventi modi per far entrare nuovi in gruppo, per fare gruppi nuovi, per restare sempre giovani e nuovi nei gruppi. Così Silvia di Pianopoli che ora è all’università nel gruppo di Rende cerca sempre di fare qualcosa anche a Pianopoli per mantenere il nome dell’A.U.G. e Sperare che il gruppo riprenda vita e cammino a Pianopoli; questa è una grande Speranza per i poveri perchè non si sentiranno abbandonati.

Commento ai Bilanci

Francesca ( Casa Emmaus ): il gruppo di Nicastro ha varie voci di uscite per acquisto materiali, ma non ha fatto nemmeno una bancarella; come avete speso questi soldi?
Aurora ( da oggi ex gruppo di Nicastro ): la domanda è leggittima, ma io non so rispondere; il gruppo si dovrà domandare come ha speso questi soldi commentando il bilancio in riunione; questo bilancio non è stato commentato in gruppo perchè è stato ultimato e consegnato all’ultimo momento.
P. Mimmo: mi ha colpito il gruppo di Colla, giovane di un mese, che ha consegnato 450€.
Si sono dati da fare con entusiasmo e sono riusciti a smuovere le acque al di fuori del loro ambiente senza paura. Si sono semplicemente presentati senza essere sicuri di ricevere un sì e hanno ricevuto certamente dei sì e dei no, ma... questo è certamente il modo tipico dell’A.U.G. di lavorare perchè è il modo dei poveri, un lavoro insicuro, incerto che è fatto per sopravvivere, povero. Anche Ussana è Monastir ho visto dai bilanci hanno fatto molto lavoro di questo tipo con tante attività singole e piccole, cioè senza attività grandi tipo torneo. Le attività grandi certamente servono e si devono fare perchè oltre che per fare soldi servono per fare immagine, perchè altri giovani e adulti si accorgano di questa presenza dell’A.U.G. a favore dei poveri e magari si attira gente nel gruppo, ma le attività piccole, quelle in cui si guadagnano solo 5 €, dicono il lavoro nel tempo libero, il lavoro povero del gruppo. In un gruppo A.U.G. il lavoro nel tempo libero ci deve essere sempre e quindi anche questo tipo di attività ci deve essere sempre, perchè le attività a 5 € la volta sono fatte solo per smerciare il lavoro nel tempo libero, in genere è così! Questo tipo di lavoro tipico dell’A.U.G. dalla lettura dei bilanci mi pare che ci sia sostanzialmente in gran parte dei gruppi tranne che a Nicastro che comincia a lavorare in Agosto e poi fa un expluà a Dicembre e nel resto dei mesi fa poco o niente; non hanno capito l’importanza del lavoro sofferto, del guadagno di un pezzo di pane ( 5 € ) sofferto. Nicastro ha consegnato 2800 €, ma se lavorasse anche poco, ne potrebbe fare tranquillamente 10000, perchè è in una città, ha ormai un nome, tanti ci conoscono e sono attenti a ciò che fa l’A.U.G., ma bisogna sempre essere disposti a rischiare di ricevere un no, di essere mandati via dai vigili; se si va sul sicuro si rischia di non lavorare. Domandate ad uno dei qualsiasi, tanti marocchini e varie nazionalità se tutti hanno il permesso di vendere fazzolettini, non credo, ma se non li vendono non mangiano così.... niente li ferma. Il problema è sempre lo stesso, noi abbiamo comunque la pancia piena. Ussana non ha fatto il torneo, ma ha supplito con tante altre attività piccole e più o meno ha consegnato la stessa cifra.
Teniamo presente anche che in un gruppo numeroso, non si può fare una pesca o una bancarella in un giorno, se ne possono fare 3, perchè se in un gruppo ci sono 10 persone, tre vanno ad una, tre ad un’altre e così via; in una pesca o bancarella in realtà più di tre persone non servono, ma se ci si limita a dire: il gruppo oggi fa la bancarella, e poi sono due o tre che la fanno e gli altri stanno a guardare e fare niente o magari neanche si fanno vedere; come si fa a dire il gruppo ha fatto un’attività? Certo le cose vanno organizzate nella riunione, non sempre è possibile essere tutti disponibili e così ci si organizza, ma si deve tenere presente che un gruppo numeroso può e deve fare più attività nello stesso giorno, questo è anche un modo per responsabilizzare di più i nuovi del gruppo quando ci sono.
Giuseppe ( Casa Emmaus ): mi ha colpito che molte attività sono state di vendita calendari, che non sono frutto del lavoro nel tempo libero, ma sono già in sede pronti per essere venduti. I calendari incidono sui bilanci, li tengono alti, bisognerebbe sapere in totale quanto si guadagna dalla vendita dei calendari.
P. Mimmo: se un gruppo si limita a recuperare le spese dei calendari e lascia in sede 100 calendari senza neanche preoccuparsi di regalarli, non va bene, perchè quello non è lavoro, è fare le cose a tempo perso.
Marco ( Ussana ): è quello che è successo a noi che ce ne sono rimasti 400.
P. Mimmo: i 400 calendari di Ussana che sono restati, era meglio darli anche a solo 10 centesimi o regalarli così andava in giro il nome dell’A.U.G., ma certo non lasciamoli in sede.
Più persone stanno chiedendo di mettere sul calendario un numero di c/c/p su cui fare versamenti, ora lo metteremo dall’anno prossimo.
In verità questa eventualità di un numero di c/c/p non è venuto in testa a nessuno di noi, perchè per noi il riferimento è e deve restare il lavoro, i poveri dobbiamo mantenerli con il nostro lavoro. Le offerte sono sempre arrivate, la Provvidenza non ci ha mai abbandonato, arriveranno sempre perchè con il nostro solo lavoro non ce la facciamo, i bisogni sono tanti e quindi le offerte arriveranno e speriamo ne arrivino tante, ma lo spirito dell’A.U.G. resta il lavoro, mantenere i poveri con il nostro lavoro, non possiamo e non vogliamo ridurre l’A.U.G. a una associazione che chiede offerte, il lavoro e il lavoro nel tempo libero resta il nostro stile e Spirito di vita.
Per l’anno prossimo confermiamo 4000 calendari anche perchè le spese sono le stesse, quelli che non si vendono, si regalano, sarà sempre un modo positivo di far conoscere il lavoro dell’A.U.G. in missione e in Italia.