Andiamo in Uruguay Giovani

Raduno A.U.G. anno 2005

Casa Emmaus

-

Raduno del 4/07/05

 Gruppi presenti: Jacurso, Borboruso, Monastir, Nicastro, Casa Emmaus, Villa Betania,

D. Mimmo.

 Canto: El amor; altro canto: Ogni giorno partirò.

 D. Mimmo: per tante situazioni che si sono create soprattutto con i permanenti delle tre missioni, sono uscite delle riflessioni su quello che è l’AUG, su come deve essere l’AUG, e ho chiesto ai permanenti di fare il raduno perché non mi sentivo di dire niente.

 Tutte le cose dell’AUG sono di tutti,

 pertanto anche questa cosa cade sulle spalle di tutti,

 credo che questa sia la cosa bella dell’AUG, che è di tutti;

 può diventare brutta se ognuno di noi rifiuta di prendersela sulle spalle.

Io ho fatto delle copie dei comunicati dei raduni e, mentre le rileggevo, vedevo che tante cose che ho detto nel passato, si stanno realizzando adesso. Ho la sensazione che i gruppi e i permanenti non sappiano cosa sia l’AUG.

Anche chi l’ha vissuta dall’inizio, non si ricorda la storia. Io credo che sia importante leggere; questi comunicati conservano lo spirito che dicevamo di voler vivere, che ritenevamo e riteniamo importante. Pertanto ritengo importante che i nuovi sappiano la storia, e che poi venga vissuta, ma prima di tutto va conosciuta, perché sin dal primo raduno sono state dette cose importanti, conoscere il senso del raduno è importante. Quante volte sento dire:

 cosa facciamo alle riunioni?

Di cosa parliamo?

Si può benissimo leggere i comunicati dei raduni e parlarne così si conosce la storia dell’AUG.

( Poi D. Mimmo prende un volantino trovato alla stazione che pubblicizza un pellegrinaggio a Padre Pio. Su questo volantino è illustrato il programma che prevede: gara di Karaoke, distribuzione di cornetti caldi, sorteggio di premi, ecc. e sono indicati gli sponsor. )

ma quello che mi ha dato più fastidio è la frase: “durante il viaggio saranno organizzati gare di karaoke, di barzellette, giochi e diversivi vari”. Tra karaoke, cornetti, premi, ecc, che pellegrinaggio è. Vedete come noi riusciamo a ridurre una cosa seria, come Padre Pio, al niente, a “diversivi vari”. Pensate che solo 40 anni fa questa gente andava a piedi a Pietralcina per sentire la parola di un uomo che andava oltre.

Noi possiamo ridurre l’AUG,

che è una cosa certamente più piccola

e meno seria di Padre Pio,

a barzellette, karaoke e diversivi vari.

Se non si sta più che attenti, queste cose diventano le più importanti di tutto.

Mi ricordo un salesiano che predicava: Don Bosco era un’aquila, i salesiani oggi siamo diventati tutti galline. Se noi non stiamo attenti, l’AUG può andare avanti come una gallina, alla meno peggio, andrà esaurendosi perché siamo troppo piccoli, vivrà per un certo tempo, ma come? A Karaoke, barzellette e diversivi vari. Ad esempio il pellegrinaggio a Padre Pio andrà avanti fin quando non troveranno un altro Santo dove andare e dove gli organizzatori potranno continuare a fare soldi.

 Penso che a questo punto

l’AUG andrà avanti

con i piedi dei giovani

o non andrà avanti!

 Aurora: considerato che noi non siamo tanto bravi a parlare, ed a tenere desta l’attenzione, facciamo uno sforzo in più per stare attenti. Non è che noi permanenti siamo stati felicissimi di dover fare il raduno, ma siccome siamo convinti di voler cercare di vivere seriamente l’AUG, ci proviamo.

Fare noi il raduno significa comprometterci di più,

 siamo chiamati a vivere di più in prima persona le cose dette, ed è forse giusto che cominciamo a prendere noi in mano le cose.

Il tema del raduno è quello che abbiamo scritto sul cartellone.

L’aspetto che abbiamo deciso di riprendere è quello del lavoro, che è stato trattato in vari raduni precedenti, ma evidentemente non è bastato. Ci sono tante sfaccettature del lavoro. Qualsiasi lavoro che si fa deve essere fatto sapendo che quel lavoro va oltre, serve per costruire una speranza.   

L’immagine pensata è quella di 3 uomini che spaccano pietre (fare i lavoretti, caricare stracci, innaffiare l’orto, stare con i ragazzi dell’Internado durante il ricreo, ecc. è sempre lavoro, spaccare pietre).

Passa un uomo e domanda al primo uomo:

“che stai facendo?”

- Sto spaccando pietre;

poi domanda al secondo:

“Che stai facendo?”

- spacco pietre per costruire un muro;

fa la stessa domanda al terzo che risponde:

- sto costruendo un palazzo.

 

Tutti e tre fanno lo stesso lavoro,

ma ognuno lo fa

con un atteggiamento mentale

diverso,

e gli dà un significato diverso, più restrittivo o più ampio a seconda di cosa vede oltre le pietre spaccate.

  Ognuno di noi dovrebbe fare il lavoro,

dal più semplice al più impegnativo, pensando e sapendo che quel lavoro

va oltre,

serve per costruire

una speranza.

Francesca: le cose che ha detto Aurora sono vere, questo raduno ci ha provocato una scossa.

AUG = Lavoro?

 È una cosa che ci siamo domandati, abbiamo sentito l’urgenza, abbiamo vissuto il tempo libero? Alla fine, il nostro tempo libero è stato vissuto bene, intensamente, donando proprio bene questi 10 minuti che posso donare? Oppure abbiamo l’atteggiamento: se oggi posso lavorare, lavoro, altrimenti non importa? O mi sono preso a cuore seriamente questi poveri? Sentiamo l’urgenza? Teniamo presente l’urgenza che c’è stata per la siccità, oppure ci è rimbalzata? L’AUG è come una famiglia dove un papà un giorno dice: dobbiamo stare attenti perché questi mesi abbiamo difficoltà a pagare tutte le spese; i figli si stringono al padre per fare di più, risparmiare, fare dei sacrifici? Oppure sentono il discorso, ma è come se il padre non l’avesse fatto?

Giuseppe: anche io sento la difficoltà di dire questa cosa, è da un mese che ne parliamo. Le parole dette ad un raduno non devono restare tali, ma portare ad un cambiamento decisivo. A me, quando ho conosciuto l’OMG tanti anni fa, il lavoro mi ha colpito, mi ha fatto scattare ed entusiasmare, soprattutto la differenza tra le parole e i fatti.

In Sardegna ci domandavamo

quanto tempo libero dono

e quanto tempo perso.

 Il lavoro nel tempo libero

è lavoro del cuore,

 puoi fare anche 10 minuti, ma se è lavoro del cuore si riesce a fare con tranquillità:

 il lavoro del cuore

può essere

dieci minuti,

mezza giornata

o tutta la vita.

Per fare l’AUG bisogna innamorarsi,

se uno si innamora si prende tutto,

 momenti belli e brutti. Condivido la storia, il lavoro nella storia, dobbiamo sentire in questo momento la responsabilità presa, i poveri da sostenere. Non come quantità, come preoccupazione. Io dico con difficoltà ciò perché sento che voglio fare questo cammino fermamente, perché mi ha dato tanta gioia in tanti momenti, ma sento tante zavorre, bisogna camminare insieme.

Caterina: non sapevo che tornata dalla missione mi toccava preparare il raduno. La cosa più importante per la mia vita scritta sul cartellone è Lavoro?. Se siamo a questo punto dobbiamo domandarci se c’è il lavoro.

La cosa che ci aspettiamo è che dal nostro lavoro escano dei risultati buoni e subito; 300 € a una pesca o invogliare i ragazzi a cui mostriamo le diapositive; noi dobbiamo prepararci perché tutto riesca nel miglior modo, poi va bene, anche se va male. Ma se facciamo solo 5 € non dobbiamo scoraggiarci, perché il fatto di esserci preparati, di essere andati, è lavoro che è importante per noi stessi.

Dobbiamo sapere che

con 1 €

compriamo il pane

per due giorni

al Merendero.

 Ora leggo una lettera di Maria che dice bene questa cosa.

Lettera di Maria.

Spiega bene l’importanza del lavoro, anche di 1 €, andare in un paese lo stesso, anche se l’anno prima si è fatto poco.

Paola: sentite la difficoltà che abbiamo e che ho nel parlare.

Il raduno è anche comprometterci,

non devono restare solo parole.

Non è facile, la storia va riletta e rivissuta. La frase che abbiamo scelto per concludere è di Don Tonino Bello,

 “Non basta fare ALTRO,

bisogna andare

 In tutto ciò che facciamo spaccando le pietre, nei 4 esempi che abbiamo fatto, in tutto quello che abbiamo fatto,

deve bruciare il cuore,

aprire il cuore,

  la mente

all’OLTRE

 che è

la Speranza,

l’Amore,

l’Osare,

l’Uscire.

L’OLTRE ci fa guardare a chi ci sta accanto,

ai poveri che vogliamo aiutare,

ci fa alzare gli occhi al cielo.

 Maria dice bene che

Gesù è la Speranza,

come lei dobbiamo correre sulla montagna verso Elisabetta

ce ne ricordiamo solo nei momenti difficili. In questi mesi di tensione mi sto domandando in che posto metto Gesù nella mia vita. Ci piacerebbe che questo slogan ce lo ricordassimo nella piccolezza e nella pienezza di quello che dice.   

Aurora: noi non sappiamo se Don Tonino volesse indicare questo quando ha scritto questa frase. Adesso se qualcuno ha domande, affermazioni, commenti, su quello che abbiamo detto, è invitato a parlare.

Francesca: ci siamo preparati tanto su questo raduno, forse vi abbiamo scocciato, quello che mi viene da chiedere è perché abbiamo dovuto riprendere questa domanda. Dobbiamo sforzarci di fare un dialogo e chiarirci meglio.

Rosy (Nicastro): dobbiamo pensarci un attimo, voi ci avete pensato un mese.

Caterina: sono molto polemica anche con me stessa; se per me l’Aug è importante, ne sono innamorata, scatto subito. Mi punge qualcosa, se uno ci deve pensare prima di parlare, allora il cuore dove è? Quanto è importante l’AUG per me se quando si toccano certi argomenti, io sto zitta?

Rosy: ma qui sembra un’interrogazione, voi avete la lezione, e noi ora dobbiamo rispondere.  

 Giuseppe: se abbiamo dato questa sensazione, vuol dire che non ci abbiamo messo cuore in quello che abbiamo detto. Si tratta di dire dove vogliamo andare, che direzione prendere, siamo noi che la diamo. Sono d’accordo con Caterina, pensarci 5 minuti va bene, ma 12 settimane di meno.

Giancarlo (Monastir): è stato un bene riprendere il tema del lavoro, non serve andare avanti se non viviamo quello che diciamo, e che è scritto nei comunicati. Io ho visto che anche nelle bancarelle in cui abbiamo fatto poco, sono tornato contento. Quando non vado alle attività o alle riunioni, perché sono in Seminario, mi manca il lavoro. Ora che sono tornato a casa, mi sento più partecipe. Mi coplisce, del cartellone, la parola INSIEME che lega i vari quadretti, anche se magari nei gruppo è uno solo che tira la carretta.

Don Mimmo: anche chi sta sulla carretta è insieme a noi, non solo chi lavora, è importante tenere presente questo. Nell’AUG non ci sono cose nuove, è tutto nellle 3 A e nelle 2 U, e nella G se ci fossero cose nuove, ci sarebbe un’altra AUG.

Giuseppe: io ho avuto la sensazione di avere lavorato tanto quest’anno, ma non è vero se nel mio lavoro, non ho cercato gli altri. Dobbiamo spaccare la pietra guardando che sul palazzo c’è qualcuno che ti indica altro; c’è Gesù nella mia vita? Dobbiamo domandarci come ripartire, se stiamo camminando o siamo fermi. Mi viene in mente che al raduno di giugno si decidono le cose di tutta l’Aug, in un raduno in cui si è deciso della Bolivia, tutti eravamo commossi a dire SI, ma poi chi si è visto si è visto. Che questo raduno non sia come allora, ma diciamo un SI all’AUG oggi nella misura in cui possiamo, domani lo ridiremo, ma lo potremo fare solo se lo diciamo già oggi, mettiamoci in discussione.

Giorgia (Monastir): da 3 mesi ad oggi, da quando non c’è più il gruppo di Ussana, stiamo vivendo la precarietà. Pensavo all’OLTRE. Noi ci dividevamo in certe mattine, chi andava a Nuraminis, chi a Cagliari, abbiamo nuove idee, ma forse non c’è l’OLTRE: Abbiamo esaurito in 2 mesi tutti i paesi che di solito facevamo in 1 anno, facendo bancarelle. Forse la mia limitatezza è nel cercare altre cose, OLTRE il solito. Dovremmo andare a Nuoro. Sento la precarietà.

Paola: Ascoltando Giorgia, l’OLTRE non deve essere qualcosa di spirituale, ad esempio il vostro oltre è stato stare vicini al gruppo di Ussana, per conservare la speranza di un gruppo là. Le cose non si capiscono subito, ma bisogna conservare la speranza, di capirle un giorno;

Giorgia: non riuscivo a capire questa cosa che tu hai detto e che ora io ho capito.

Francesca: secondo me ognuno di noi deve sentire lo sforzo di andare oltre. Se tu un anno fa avei la tensione di andare oltre, magari lo hai materializzato quest’anno andando a Cagliari, a Nuraminis, ecc. Quando un ragazzo smette di desiderare l’OLTRE perché è pesante, perché ti cambia la vita, secondo me smette di pensare all’AUG. Ci crediamo davvero nei poveri?

D.Mimmo: Ricordiamo che l’OLTRE assoluto è Gesù

Pausa di 10 minuti.

 Ripresa.

Aurora:  ci sono interventi su quello che abbiamo detto?

Francesca Bubu (Monastir): a parere mio questo raduno è molto importante. Non si è concretizzato il concetto di tempo libero, questo raduno credo che sia molto importante per quello che può accadere dopo che verrà letto. Io l’andare OLTRE non lo intendevo soltanto come attività da fare ma perché io intendo dire che l’amore si dimostra facendo cose semplici, per me è anche questo andare oltre:

 IL SOGNO.

 Don Mimmo batte le mani soddisfatto.

Aurora: nell’oltre c’è il sogno, c’è l’immaginazione del futuro. L’AUG se la guardiamo da quando è nata, è tutta un sogno, e ancora adesso se continueremo a sognare, sicuramente riuscuremo ad anadare avanti. Se ci fermiamo e non abbiamo la capacità di andare oltre, vivacchieremo e rischiamo di morire.

Francesca: nuova proposta: “Diamo un taglio alla povertà” Vorremo chiedere ai parrucchieri di Lamezia di offrire un po’ del loro lavoro, facendo i capelli a chi viene e poi le offerte delle persone, vanno ai poveri. Pensiamo di allestire un tendone chiuso a Piazza della repubblica, volantinare per fare pubblicità, ecc. Ci sembra un’idea buona anche per fare un po’ di rumore a Lamezia.

Paola: io ho intesta da tanti anni un campo a Cosenza da fare in autostop; allestire anche un teatro di strada per universitari, giovani, e anche per la gente.

Francesca: l’idea dell’autostop è bella, ma andrebbe strutturato bene affinchè diventi stile di vita anche per le attività dei gruppi. A volte ci si ferma perché non si ha la macchina, una volta abbiamo organizzato un campo carovana nel quale ci siamo spostati a piedi durante il campo da una sede all’altra. Bisogna anche adattare il lavoro al posto, se non è possibile la raccolta degli indumenti, possiamo pensare ad altro, a vendere patate per esempio.

Francesca Bubu (Monastir): la vendita delle patate a Monastir è nata perché non potendo più fare la raccolta degli indumenti, dovevamo fare altro. Siccome il padre di Laura e Giorgia è produttore di patate, ce le ha vendute a 0,30 /kg e le abbiamo vendute a a 1,50 2 Kg.

Giuseppe: c’è una responsabilità in questo lavoro, come nelle arance, nei kiwi, rispetto alla raccolta degli indumenti, perché una volta che le paghiamo, poi le dobbiamo vendere, invece gli stracci arrivano da soli e pure che una parte si marcisce non fa niente, non ci perdiamo niente.

Altre idee: campo castagne a Boroboruso anche solo di due giorni. Le ragazze di Borboruso sono piuttosto scettiche in merito alla possibilità di trovare dei padroni che potrebbero dare i boschi.     

Don Mimmo: queste attività sono organizzate e pensiamo a farle come campo; ciò va bene, ma possono anche diventare attività di gruppo, che ogni gruppo fa anche da solo, per esempio nei fine settimana.

Giuseppe: un’altra attività bella e nuova che si potrebbe fare sono le candele di cera, con gli stampini; non dobbiamo perdere di vista il lavoro nel tempo libero in sede, il lavoro individuale, da formica che permette poi di fare la bancarella di lavoretti artigianali. Anche la vendita di patate si può fare nel tempo libero; un gruppo acquista le patate e chi va in sede, invece di fare il lavoretto, vende 5 sacchetti di patate; in più, una volta che sono comprate, resta la preoccupazione di venderle, altrimenti marciscono.

Don Mimmo: noi puntiamo che sul fatto che il lavoro debba essere bello e questo va bene ma il problema è che il lavoro va fatto anche singolarmente, a parte quello che si fa al campo, dove si è in tanti e si crea entusiasmo. Se non funziona il lavoro nel tempo libero nei gruppi, non funziona l’AUG. Va benissimo fare i campi di lavoro da 1000 €; se Monastir ne organizza 50, si risolve il problema del mantenimento dell’Aug almeno per un periodo, perché i soldi dell’AUG assolutamente non bastano per mantenere le missioni ed io mi devo preoccupare di come trovare gli altri. Ma il lavoro nel tempo libero è il lavoro che ci avvicina ai poveri, è il lavoro che si fa per fame: fare l’icona oggi per avere la speranza di venderla forse fra 6 mesi. Questo nei gruppi non lo facciamo, per questo l’AUG non va bene. Se non c’è questa base, anche le attività belle, come la raccolta e vendita delle patate, finito l’entusiasmo, non si fanno più.

Aurora: se il lavoro nel tempo libero diventa lavoro del cuore, uscirà tutto naturale, anche vendere le patate che altrimenti marciscono in sede.

Rosy: noi i poveri li mettiamo di lato, di dietro nella vita, non davanti, davanti mettiamo l’IO, il nostro egoismo, non i poveri che vengono dopo i doveri e i piaceri.

Francesca: questo è vero, ma dipende uno come si vuole organizzare la giornata; BUBU ha detto bene che lei studia alle 3 di mattina perché la riunione ad Ussana si deve fare alle 5 del pomeriggio; ci vuole sacrificio e voler equilibrare il proprio tempo.

Rosy: ma per me è grave che si rinunci ad una raccolta perché si ha l’appuntamento con il parrucchiere.

Annamaria (Nicastro): ma considera che la ragazza a cui ti riferisci è in gruppo da pochi mesi.

D. Mimmo: ma le scelte sono sempre personali, sei tu che ci sei da più tempo che devi prenderti anche il peso dell’altro che va dal parrucchiere. Se nel gruppo non c’è il lavoro nel tempo libero e la ragazza che capita in sede un pomeriggio, trova la sede esattamente come l’ha lasciata 10 giorni prima, senza nessun lavoretto in più, certo che poi va dal parrucchiere invece di andare alla raccolta!

Francesca: siamo noi che dobbiamo fare vedere con la nostra vita, e non con i proclami, che ci teniamo e che facciamo sacrifici per andare il sede. Per esempio il gruppo di Jacurso ora deve vivere il tempo libero, i 10 minuti, ecc, poi piano piano vedrà e crescerà come impegno; siamo noi che siamo un passo avanti che dobbiamo dare l’esempio, se chi è dietro non funziona, vuol dire che noi non abbiamo lasciato niente dietro di noi.

D. Mimmo: se in gruppo non si lavora, non ci possiamo lamentare se quella va dal parrucchiere. Se a nessuno interessa questa cosa, l’AUG muore. Nei comunicati dei raduni passati ci sono scritte  parole di persone che hanno fatto grandi panegirici e propositi, ma che ora non ci sono più nell’AUG. Io non ne faccio proclami perché mi conosco, so che sono un povero uomo, e non so se riuscirò a restare fedele a questa cosa; non fatene neanche voi perché non sapete se l’anno prossimo siete ancora qua.

Giuseppe: a Monastir hanno avuto la preoccupazione di fare 2 attività a domenica e per fare questo hanno dovuto preparare più lavoretti.

Il tempo libero non è quello che viene dopo i piaceri.

D. Mimmo: il tempo libero è quello che io mi libero per i poveri. In missione i permanenti hanno deciso di liberare tutta la loro vita per i poveri. Se smettono di considerarlo tempo libero e lo vivono come occupazione, allora non funziona più, lo hanno occupato il tempo, non liberato e allora diventa un peso. In sostanza il problema di questi mesi con i permanenti è stato questo.

Ora propongo di liberarci un poco di tempo per mangiare.

Pranzo

 Dopo aver consumato tutto il contenuto del cestino, e aver giocato al gioco dei nomi e delle sedie, a cui ha partecipato anche una tale Antonella che non era presente, alle 15,30 abbiamo ripreso i lavori.

Caterina: prima di tutto do un avviso a cui tengo molto. Giorno 17 Luglio alle 19,00 ci sarà la S. Messa a Nocera Marina, in cui le Mamme Margherita consegnano i soldi a dovremmo partecipare tutti i gruppi, animare la Messa. Nella giornata faremo una raccolta di indumenti come di consueto, e poi andiamo a mare.

Don Mimmo: alla Messa è importante che ci siate tutti, per dare testimonianza; a Marina di Nocera, nonostante ci si Caterina in missione, non esiste un ambiente missionario, questo non significa che non ci siano persone attente alla missione, c’è anche il gruppo delle Mamme Margherita, ma l’ambiente è difficile; essere presenti a questa Messa per le Mamme è importante.

 Lettura delle storie dei gruppi.

 Caterina annuncia la nascita del gruppo di Fraile Muerto in Uruguay avvenuta il 1/06/05,  fondato dal gruppo di Melo.

D. Mimmo: credo che sia importante tentare sempre di fare gruppi, non è tanto importante riuscirci, ma tentare.

Aurora: tenendo presente che l’Uruguay è un paese sottosviluppato, per il quale noi lavoriamo, e che un gruppo AUG è riuscito a farne un altro, noi qui dovremmo farne nascere 10, in proporzione.   

 Lettura delle storie e dei bilanci dei gruppi; nell’ordine:

-    Jacurso, Cagliari, Borboruso, Melo, Ussana, Monastir, Pianopoli, Nicastro. Il gruppo di Nuraminis non ha fatto in tempo a mandarla e la manderà via E- Mail; è arrivata pochi giorni fa ed è stata allegata al Comunicato.

Bilanci

 

Jacurso:                     €        214,50

Cagliari:                     €        361,75

Melo:                        €        103,00

Nuraminis                    €        72,00

Ussana:                       €        99,53

Pianopoli:                    €        85,00

Monastir:                    €    2.918,76

Nicastro:                     €    2.118,00

Cassa comune:             €       842,00

TOTALE:                    €    7.023,54

 

Paola: ascoltando le storie dei gruppi, mi sono accorta che in nessuna, dico in nessuna, si è parlato delle lettera di Marzo dell’Urgenza. Quella lettera vuol dire che è passata sui gruppi come se niente fosse, non se ne è proprio discusso. Mi sembra abbastanza grave questa disattenzione.

D. Mimmo: se almeno se ne fosse discusso, anche se non si riusciva a consegnare qualcosa in più, almeno i gruppi si ponevano il problema, ma siccome non c’è stato neanche questo, mi domando se davvero sentiamo il peso dei poveri o no. Con quello che si è raccolto, che è pochissimo, in missione non si va avanti neanche per 3 mesi; Betania consuma 2.000 € al mese, in Bolivia siamo fermi come lavori, e praticamente non c’è quasi niente, solo una presenza e un po’ di oratorio. Ma con questa situazione, la Bolivia massimo a Dicembre, si chiuderà. Chiuderemo la Bolivia perché ancora non c’è un lavoro stabile impostato, ma anche a Melo stiamo andando indietro perché non abbiamo preso nessun ragazzo per l’anno prossimo, quindi siamo avviati alla chiusura. Al raduno di dicembre decideremo cosa fare per la Bolivia.

Aurora: parliamo un momento dei calendari: i gruppi nuovi, cioè Jacurso e Cagliari, forse non sanno bene il perché dei calendari; i calendari li abbiamo iniziati a fare nel 2002, per il 2003 perché servono essenzialmente per fare conoscere l’AUG alle persone; con il calendario in casa la gente si ricorda di noi per tutto l’anno; non nascono per fare soldi, anche se poi in realtà di soldi se ne fanno abbastanza, ma per pubblicità. Fino a questo momento il costo è stato molto contenuto (1,00 € a calendario) perché la tipografia che ce li stampa a Monastir (Ghiani) ci fa un prezzo bassissimo, conoscendo il lavoro che si fa in missione. Ogni gruppo compra i calendari, pagandoli a Don Mimmo che di solito anticipa i soldi a Ghiani, e poi li rivende, anche senza pretendere un prezzo fisso dalla gente, ma ad offerta. Si possono dare anche a 0,30 piuttosto che lasciarli in sede fino al 24 Dicembre; coperto il costo, l’incasso è del gruppo. Per quest’anno ne abbiamo ordinato di nuovo 4.000: ora ce li dovremmo dividere, considerando che qualche gruppo che aveva detto di volerne 1000 ora non c’è più.

Dopo lunghe trattative, discussioni, tavole rotonde, ecc. l’esito della divisione è:

Monastir: 1.300;

Nicastro:  1.000;

Jacurso:       300;

Cagliari:     100;

Nuraminis:  100;

Borboruso:   250;

Aurora:        100;

                   3.150

I restanti 850 saranno distribuiti “equamente” tra le Mamme Margherita, i permanenti in Italia, e con l’aiuto di Dio e dei vicini speriamo di riuscire a darli tutti.

Comunicazioni partenze e rientri:

conoscere l’AUG alle persone; con il calendario in casa la gente si ricorda di noi per tutto l’anno; non nascono per fare sodli, anche se poi in realtà di soldi se ne fanno abbastanza, ma per pubblicità. Fino a questo momento il costo è stato molto contenuto (1,00 € a calendario) perché la tipografia che ce li stampa a Monastir (Ghiani) ci fa un prezzo bassissimo, conoscendo il lavoro che si fa in missione. Ogni gruppo compra i calendari, pagandoli a Don Mimmo che di solito anticipa i soldi a Ghiani, e poi li rivende, anche senza pretendere un prezzo fisso dalla gente, ma ad offerta. Si possono dare anche a 0,30 piuttosto che lasciarli in sede fino al 24 Dicembre; coperto il costo, l’incasso è del gruppo. Per quest’anno ne abbiamo ordinato di nuovo 4.000: ora ce li dovremmo dividere, considerando che qualche gruppo che aveva detto di volerne 1000 ora non c’è più.
Dopo lunghe trattative, discussioni, tavaole rotonde, ecc. l’esito della divisione è:
Monastir:1.300;
Nicastro  1.000;
Jacurso:    300;
Cagliari:    100;
Nuraminis: 100;
Borboruso: 250;
Aurora:      100;
               3.150

 Ce ne sono in ogni mese per tutti i gusti, per tutti i prezzi a partire da 1.000 € , partenze singole,  associate, familiari, rientri dall’Uruguay e dalla Bolivia, clicca sul sito: www. Aug. Viaggi. It    e troverai la tua occasione per andare all’Aereoporto: queste le varie possibilità:

 24 luglio ore 6,50; partenza di Don Mimmo e Luisa per l’Uruguay;

Prima settimana di agosto: partenza in autobus di Pipo e Don Mimmo da Melo per la Bolivia; Pipo è il primo partente uruguayo, questa cosa è da tenere presente;

20 agosto in tarda serata: rientra Nathalie dall’Uruguay;

5 Settembre: arrivo di  Maria dalla Bolivia: orario da definire;

8 Settembre: rientro di D. Mimmo dall’Uruguay intorno alle 21,30;

10 – 12 Ottobre  circa rientra Pipo in Uruguay

20 Ottobre: partenza di Caterina per l’Uruguay in orario da comunicare;

20 Ottobre: partenza di Maria per la Bolivia in orario sconosciuto ma diverso da quello di Caterina; suggerimenti per i gruppi: attrezzarsi di bussolotto, premi, cassa e tenda per accamparsi e organizzare una pesca per l’intera giornata all’aereoporto; da non dimenticare i panini e le bibite;

20 ottobre: rientro di Massimo e Luisa dall’Uruguay direttamente per la Sardegna.

10 Novembre: Partenza della Colistra Family per l’Uruguay;

7 febbraio: rientro della Colistra Family dall’Uruguay

Comunicato raduno partenti

Se il Signore

non costruisce

la casa,

invano vi faticano

i costruttori.

Se la città

non è custodita

dal Signore

invano veglia

il custode

Sal. 126

 

Monastir, 28/12/2005

 

Presenti: Don Mimmo; i gruppi di: Monastir, Nuraminis, Nicastro; le missioni di: Casa Emmaus nella persona di Aurora, Villa Betania nelle persone di Rosa e Caterina, y ta.

 

Canti: “ Il Raduno”  – Pon tu mano.

 

D. Mimmo: iniziamo il raduno partenti. Alla fine ci sarà una parte che non è del raduno partenti, sarà di riflessione.

 

Questo raduno è fondante per il futuro dell’AUG

o per metterci una croce sopra.

Viviamolo bene perché o si faranno dei passi avanti

o torneremo indietro.

 

Il canto iniziale andava bene perché dice 4 volte “oh che felicità”; l’uomo è felice per tutta la vita se  spera qualcosa. La felicità dipende dalla capacità di sperare per il futuro, altrimenti uno si blocca al presente, al massimo uno può essere contento, ma non felice. Abbiamo cantato “Pon tu mano”, il raduno si svolgerà sostanzialmente su questo:

 

Pon tu mano.

 

Vedrete che alla fine la cosa importante sarà proprio questa: mettere la nostra mano nella Mano di Gesù e farci condurre.

Durerà un pò di più del solito raduno partenti, partiamo però dai partenti, dalle missioni. L’AUG nasce sostanzialmente per alcuni legami con delle persone. Una svolta drastica come quella di oggi non dipende solo dalle persone che stanno in Italia, ma anche da quelle che stanno in Uruguay; ad esempio i ragazzi dell’Internado, i gruppi AUG dell’Uruguay ( loro lavorano da poveri che aiutano i poveri, noi da ricchi. ) Queste persone mi fanno preoccupare di più, qui in Italia ... vedo troppo spesso che con facilità si lasciano gli impegni, le responsabilità che si sono prese, si dice ora non ho tempo, ora ho altro da fare, non posso, e alla fine si lascia il gruppo, o  semplicemente si lascia e non ci si accorge che si è lasciato, magari ci si sente ancora parte del gruppo senza far niente, senza prendersi impegni e responsabilità come una bella medaglia da mettere in mostra e basta; si... noi non siamo poveri e quindi quello che facciamo lo facciamo con la mentalità dei ricchi, questo è il rischio più grosso che corriamo e questo ci fa morire, è urgente cambiare sistema, direi incarnarsi nella pelle dei poveri proprio come Gesù ha fatto, si è fatto uomo, Lui Dio, ma uomo vero, eh!

Il filo conduttore di questi 36 – 37 anni di vita è sempre stato

 

 

GIOVANI

POVERI

alla ricerca di GESU’.

 

Io ho deciso per istinto di farmi prete, non ho fatto nessun discernimento per decidere il Sacerdozio se non quello del lavoro in gruppo a Vibo, è stato un passo di servizio ai gruppi che avevo contribuito a tirar su in Calabria, e che mi accorgevo, a differenza dei gruppi al Nord, non avevano nessun riferimento in un prete che a me sembrava importante per la crescita al Sud di questa esperienza e del confronto con i superiori che mi sono capitati tra i piedi in tutti questi anni.  Sto cercando Gesù, ancora non l’ho trovato, però lo cerco. Questo che faremo oggi (se lo faremo) è un passo importante poi da verificare nei fatti concreti.

In questo vedo una continuità con tutto quello che ho fatto dal 1968 in poi, è una ricerca, molte volte ho come la sensazione di essere io il ricercato, nel senso che è Gesù che in realtà cerca me e quando mi allontano mi trova e mi riporta sul cammino, comincio piano piano ad esserne sempre più coscente.

Ora partiamo dai partenti.

Caterina leggerà la relazione del gruppo di Melo su Karina che dovrebbe partire ad aprile per Ivo. Maria andrà a Betania a prenderla e Laura resterà sola per 10 – 15 giorni ad IVO. – (Laura vuole svenire, ma poi cambia idea.)

Caterina legge la relazione: tutti danno pareri positivi.

D. Mimmo: Nel gruppo di Melo pensano le cose, vedono tutto e poi lo dicono chiaramente, questo è un atteggiamento da poveri che noi dovremmo imparare: dire la verità, senza avere paura che gli altri tengano i musi. Per i partenti dei due anni il parere del gruppo è relativo, è più il cammino che uno ha fatto, ma lo sentiamo lo stesso.

Il gruppo di Monastir non ha preparato la relazione scritta, perchè non era richiesta, e parlano a ruota libera.

Giancarlo: ho sempre visto in Laura il desiderio di aiutare i poveri, la vedo pronta, ha qualche atteggiamento non da ultratrentenne che io non mi aspettavo da chi ha 34 anni, ma può partire, è un’ottima persona.

Francesca Busu: Laura deve partire, ha questa voglia da tantissimo tempo, è da settembre che ci assilla. La sua partenza è un bene per tutti, per lei che deve ammazzare un germe familiare, il nervosismo, la poca pazienza, e per noi che si stacchi; fa la mamma con alcune persone per non farle sbagliare, non fa crescere alcune persone.

D. Mimmo: condivido quello detto da Francesca, chi sta per troppo tempo nel gruppo, pensa di sapere tutto e non fa crescere gli altri. Chi ha la voglia di partire, deve fare questa scelta, così fa vivere il gruppo, le partenze sono sempre positive, anche se poi vanno male, ma sono positive perchè si crea il distacco dalla realtà del gruppo che può diventare abitudine per chi non decide e quindi muore lo stesso, ma restando convinto di essere vivo; se non lo è crea grossi danni al gruppo e all’AUG . I rientri sono più difficili, specie quelli dei 2 anni, probabilmente sarà questo l’argomento del prossimo raduno partenti.

Giorgia: per il gruppo di Monastir questo distacco è necessario perchè Laura è la persona che ha più esperienza, sarà necessario vedere il gruppo come sarà senza di lei e se partirà anche Massimo, resteremo tutti nuovi. Quello che ha detto Francesca è vero, che io e Laura non facciamo sbagliare le persone, ci spalleggiamo a vicenda; loro hanno l’impressione che io faccia alcune cose perchè me lo dice mia sorella, invece io se le faccio è perchè ne sono convinta.

D.Mimmo: sugli sbagli, la mia teoria è che uno ha la possibilità di sbagliare, non che si deve impegnare a sbagliare, non c’è il dovere di sbagliare. E comunque uno si deve prendere la responsabilità di quello che fa. L’errore non è un fatto personale, si ripercuote sugli altri; il mio errore qui si ripercuote anche sui figli dell’Internado; la grande libertà che c’è nell’AUG, comporta anche una grande responsabilità, solo che per la grande libertà siamo tutti  d’accordo e ci stiamo, per la grande responsabilità ce ne andiamo e restano solo gli scemi, cioè Laura.

Vi accorgerete subito che nel gruppo ci sarà qualcosa che faceva Laura e che non si farà più. Ad esempio, io mi domando: i contatti con i numerosi parroci della zona che teneva Laura, chi li terrà? Se qualcuno prenderà il suo posto, il gruppo crescerà.

Per il gruppo di Monastir la sfida vera è questa: chi si accorgerà del lavoro tante volte nascosto e fastidioso che Laura faceva, chi sarà disposto a prenderne il posto e a tirare lui questa carretta?

Annapaola:  sono d’accordo anche io, ci poggiamo troppo su di lei.

D.Mimmo: io giovani a Monastir non ne vedo, voi che siete qui, siete in gruppo già da tempo, solo Laura Piano c’è da due mesi. Quindi basta con questa storia dei nuovi.

Andreana: sono daccordo sulla partenza e basta.

Laura Piano: sono daccordo sulla partenza. Io ero nell’AUG nel 2001, poi sono andata via e ora sono rientrata. Ho una buona impressione.

Marco: a volte sembra che non abbia fiducia negli altri, ma in fondo ce l’ha. Spero di liberarmene presto, è da anni che ci spero. In Bolivia sarà dura, perchè è diverso dall’Uruguay.

D.Mimmo: il problema è che noi andiamo in missione da ricchi, con l’orologio in mano e con le nostre idee, magari buone, ma non condivise dalla gente: dobbiamo stare attenti a non ammazzare i poveri in questo modo. Dobbiamo saper ascoltare la gente, avere la pazienza di aspettare che loro arrivino a pensare quello che pensiamo noi, anche se ci vorranno 10 anni. Loro non hanno i nostri tempi e i nostri schemi mentali. Alcune volte poi ci possiamo anche accorgere che loro hanno ragione e noi torto, per tanti motivi, il primo fra tutti resta comunque la nostra mentalità da ricchi che ci portiamo appresso come un bagaglio pesante. Ad esempio, avevamo pensato di aprire un Internado maschile a IVO perchè ci sono bambini che il giorno devono fare ore di cammino per venire a scuola; ma non abbiamo tenuto conto della loro mentalità: le mamme non manderanno i figli perchè non c’è un ragazzo che vive con loro, ma solo donne. Inoltre ricordiamoci che l’obbedienza ai permanenti è importante; chi va per due anni deve dire le cose che pensa, ma alla fine ubbidire.

Massimo: che parta, sapendo che bisogna ubbidire, andiamo là per aiutare, per essere disponibili, non per fare le nostre cose. I 2 anni hanno più responsabilità dei 3 mesi.

D.Mimmo:  quasi tutti i 3 mesi hanno fatto danni in missione, riparati poi dai permanenti, ma 3 mesi sono corti, fare danni per 2 anni è più grave. I 3 mesi fanno danni per il loro entusiasmo, per la loro voglia di cambiare il mondo, però sono un bello scossone per i permanenti, perchè un 3 mesi può avere altre idee, vedere altre cose; per questo è importante che dica la sua e poi fare però come dicono i permanenti. I 2 anni possono fare danni perchè pensano di aver capito tutto, di essere già arrivati e di aver dato molto, è bene che ricordino che sono solo 2 anni, non la vita, e che per cambiare veramente le cose bisogna essere disposti a dare la vita, tutta, non solo un pezzo, con i momenti alti e i momenti bassi che la vita comporta.

Laura Ugas: a me il desiderio di partire per due anni per la Bolivia è venuto quando ho visto le diapositive di Maria sulla Bolivia; poi questo desiderio è rimasto lì per motivi di lavoro, inoltre non mi sentivo di lasciare il “mio” gruppo (n d.r. :”mio” non nel senso di possesso, ma di appartenenza). Ora ho visto che il gruppo è cresciuto. Ho tenuto nascosto questo desiderio, poi finalmente l’ho detto a qualcuno, a mia madre l’ho detto ad Agosto. Ora, siccome venderemo il negozio, mia sorella Giorgia è senza lavoro, io quando  tornerò pure, ma questa è la mia ultima preoccupazione, anche perché non so cosa farò al mio rientro. Insomma, non riuscivo più a tenere nascosto questo desiderio.

D.Mimmo: presa una decisione, il Signore apre Lui le strade.

Vorrei dire una cosa a tutti, 3 mesi, due anni e permanenti: tutti sono mandati, nessuno si sceglie il posto dove andare, io mando dove c’è più bisogno; altrimenti uno sceglie da ricco, e sceglie il posto che gli piace di più, invece bisogna partire con la totale disponibilità a donare. Non è detto che Laura farà tutti e due gli anni in Bolivia, perché non sappiamo se la Bolivia la manterremo aperta, non solo per un problema di soldi, ma per le persone. E’ meglio che questo lo teniamo sempre presente.

Massimo: per me questi due anni sono stati un’avventura. I progetti che uno fa, le cose cambiano con il tempo, e bisogna lasciarsi andare. E’ importante dire le cose che si pensano ai permanenti e poi adattarsi, perché noi andiamo via, i permanenti restano. Mi sono affezionato molto alle persone, ai ragazzi. Ho visto la differenza rispetto al primo anno che sono andato, adesso le persone sono più attive, partecipano, hanno fiducia in noi, e questo era lo scopo, si vede il lavoro fatto dai permanenti. Qualche problema in Comunità c’è stato, si risolve pensando ai poveri e non solo a loro, certe cose si fanno solo per Gesù, ne ho parlato con D. Mimmo di questo. Il rientro è stato un po’ confuso, ho pensato alla permanenza, sto lavorando da un fabbro per non pesare sui miei genitori. Fisicamente sono qui, ma con la mente sono in missione. Ho deciso per la permanenza, l’ho voluto dire al raduno, ho tante paure, i miei genitori sono agitati, non ci sono sicurezze. La vita qui è difficile, i 2 anni in Uruguay mi sono penetrati nelle ossa, e ho assimilato la calma loro, non ho più la frenesia di fare le cose.

D.Mimmo: bisogna fare missione in Italia e fare missione in America Latina. In questo momento Emmaus è solo una fantasia, la sfida dell’AUG sarà riuscire a tenere aperta questa casa, non dimentichiamo che è la prima comunità missionaria dell’AUG. Dare testimonianza dell’AUG in Italia è più difficile, ma è necessario. Niente toglie che in futuro, se l’AUG cresce in Sardegna, anche qui ci potrà essere un Comunità dell’AUG. Forse Emmaus dovrà essere rivista, vedremo; la gente non crede in quello che facciamo, vede solo l’Agriturismo. Chi sceglie per la permanenza, deve sapere che non ci sono sicurezze, neanche per la pensione, Emmaus è nata anche per questo, per avere la possibilità di versare contributi ai permanenti, ma abbiamo scoperto che per Maria e Caterina si è iniziato troppo tardi. Dobbiamo pensare a qualche altro fondo pensione. Chi sceglie la permanenza, sceglie la povertà. Ora Nathalie dice qualcosa su questo: i motivi per cui uno sceglie i 3 mesi e i 2 anni possono essere diversi, Massimo dopo avere fatto i 3 mesi, ha detto che non ne voleva sapere niente di tornare in missione, e poi ha scelto i 2 anni e la permanenza. Laura ha avuto un’incubazione lunga dopo i 3 mesi, prima di scegliere i 2 anni. Nathalie ha scelto di fare i 2 anni mentre faceva i 3 mesi, è stata pimpantissima al rientro dei 3 mesi e prima di ripartire, poi ha avuto l’impatto con i 2 anni che non è stato facile. Intanto è cresciuta dentro, altrimenti oggi non sarebbe qui. Le scelte non si fanno sulla base della felicità o tristezza di un momento,  altrimenti, uno si scoraggia. L’impatto che Nathalie ha avuto con i due anni, è stato duro da subito, è scesa dal settimo al primo cielo, infatti diceva:” non è come prima”.

Natthalie: non mi sono pentita di avere cavalcato l’onda dell’entusiasmo per scegliere i due anni; avevo in mente di fare l’Università, ma prima ho scelto i due anni. Durante i 3 mesi non volevo rientrare in Italia, li ho vissuti ad occhi chiusi. Nei due anni gli occhi li avevo spalancati e mi ha assillato il pensiero di cosa facevo dopo, quando poi ho scelto, sono stata più tranquilla. Il rientro è stato duro, speravo che mi sarei innamorata della missione e che sarei restata lì, invece non è successo. Il mio carattere difficile è stato messo a nudo, per 3 mesi l’ho controllato, per 2 anni no. Io volevo dare “una mano più lunga per due anni”, dicevo, poi mi sono accorta che i poveri prendono tutta la mano, poi il braccio e tutta la vita e lì mi sono spaventata, la permanenza mi spaventa.

D.Mimmo: ma se ti sei spaventata, perché non ti sei allontanata del tutto?

Nathalie: perché è la permanenza che mi spaventa, non il fare gruppo, o l’Infanzia Missionaria, ecc,.

D.Mimmo: Laura mi scrive se uno deve necessariamente fare i 2 anni dopo i 3 mesi, o la permanenza dopo i  due anni. Io rispondo: non necessariamente,non è un obbligo è una scelta da fare, è un passaggio naturale, così come è naturale restare nel gruppo. Uno non necessariamente deve vivere in Comunità dopo i due anni. Può benissimo restare in gruppo e continuare a dare ai poveri il suo tempo libero, se uno non sceglie di dare la vita intera, se non lo decide lui, liberamente, come si potrebbe obligarlo? sarebbe un imbroglio che alla fine diventerebbe un danno per lui stesso, per i poveri e per il gruppo.  

Il problema è come si resta nel gruppo dopo i rientri: chi parte per 3 mesi, per due anni o anche i permanenti, non sta facendo una cosa speciale, ma naturale. Un rientrato, o addirittura prima di partire, che pretende di fare il professore perché sa tutto lui, lui è stato in missione, lui sta per partire, non va assolutamente bene.

Così come è naturale scegliere i due anni o la permanenza, è naturale restare in gruppo e sopportare il gruppo così come è.

La permanenza è per la vita, oggi siamo in una società in cui anche la permanenza è messa in discussione, cioè “io sono permanente, mi sposo, mi faccio prete, ecc. fino a quando mi conviene” e dopo qualche anno uno se ne va. Nathalie ha chiara l’idea di permanenza, per questo ha paura, non si sente pronta ora, ma questo non la esclude per la vita. Un giorno... Perchè la possibilità di cambiare il mondo, di cambiare la vita dei poveri, di cambiare la mia vita c’è solo in una idea di permanenza, queste sono cose che si riescono a fare solo donando una vita intera.

Non ci sono piedistalli né per i 3 mesi, né per i 2 anni, né per i permanenti. Noi in missione lavoriamo per andare via, perché gli uruguayi, i boliviani, o dove saremo, dovranno prendere in mano le cose, altrimenti vuol dire che li soggioghiamo. Se ci mettiamo sul piedistallo allora vuol dire che stiamo mettendo sotto i poveri, non li facciamo crescere, maturare, essere liberi, essere persone.

Forse una volta cresciuti potrebbero fare i ricchi, e allora significa che non siamo stati capaci di educare all’Amore, al dono, forse perchè noi stessi non abbiamo Amato, donato, abbiamo usato il piedistallo come metodo e abbiamo combinato guai.

 

        Così è importante che nel gruppo non ci siano piedistalli

        nè per i 3 mesi, nè per i 2 anni, nè per i permanenti,

        nè per i rientrati, solo ognuno si senta al servizio dei poveri.

        Per questo,

chi parte aiuta a fare crescere il gruppo,

la partenza è sempre

un momento di crescita per il gruppo.

 

 

Primo, perchè è il momento in cui il gruppo vede concretamente il lavoro a cosa serve e verifica l’importanza del suo lavoro. Secondo, perché è un momento di verifica per il gruppo: infatti, o altri si mettono a lavorare, o altri prendono il posto di chi parte, e si accorgono del lavoro che faceva, e lo fanno al suo posto; questo significa che il gruppo c’è e c’era, o il gruppo muore perchè era già morto. 

Se non ci sono domande, o altro, passiamo ai bilanci.

Laura Ugas: ma non è stata messa in conto la partenza di Giancarlo?

D.Mimmo: no, perché l’ultima lettera che mi hai scritto era per chiedermi se potevi anticipare la partenza, in quanto c’erano problemi per la partenza nella normalità dell’AUG, legati all’organizzazione interna del seminario; io non ero tanto del parere, ma non volevo comunque creare problemi a Giancarlo con il seminario e così ho detto va bene, ma questo quando eri in Seminario. Però ora che ne sei uscito, il problema non si pone, quindi sarei del parere di lasciare le cose nella naturalità, cioè la partenza al compimento dei 18 anni, all’ultimo anno di Scuola Superiore. E poi, mi dovevi almeno scrivere di questa tua decisione. Il partente deve avere una comunicazione con tutta l’AUG, in modo particolare con me che poi dovrò decidere dove mandarlo in missione, se non mi scrivi, non parti neanche l’anno prossimo, è importante che ci sia conoscenza tra il partente e l’AUG e lo scriversi può aiutare questa conoscenza. La tua uscita dal Seminario, io l’ho saputa da Luisa, non da te, e solo perchè avevo intuito nell’ultima mia venuta che c’era qualcosa che era cambiata. Se me ne parlavi o scrivevi forse avremmo chiarito prima. Se poi ritenete di volerne parlare, se avete preparato pure la relazione, ne parliamo.

 

L’AUG non è farsi le proprie cose,

ma un Insieme,

venire ai campi, ai raduni

è costruire questo

Insieme.

 

Ricordate perchè si decise che il raduno partenti si sarebbe fatto nella regione dove c’erano i partenti? Ricordo che allora c’era la fantasia di fare gruppi in Liguria e si disse che in questo caso sarebbe stato necessario fare il raduno lì, perchè? per dare la possibilità ai ragazzi nuovi, ai gruppi nuovi di partecipare; ma dove sono i nuovi di Monastir e di Nuraminis?

Gli avete fatto capire l’importanza del raduno?

 

 

Pausa sigarette e bagno

Ripresa:

 

Consegna soldi e bilanci  

 

        NOME DEL GRUPPO            SOLDI CONSEGNATI

Martirano Lombardo                      EURO:         335,00

Fraile Muerto:                                 EURO:           20,00

Jacurso:                                         EURO:         825,00

Melo:                                             EURO:           60,00

Nuraminis:                                      EURO:         945,00

Monastir:                                       EURO:      6.100,00

Pianopoli:                                       EURO:         200,00

Nicastro:                                        EURO:      1.939,24

Zangarona:                                     EURO:         115,00

Cassa Comune                               EURO:     4.100,00

TOTALE:                                   EURO:     14.639,24

Commento ai bilanci:

D. Mimmo: bisogna ragionare sui bilanci, capire come si sono fatti i soldi, se tramite il lavoro, o tramite offerte, aiuti che magari l’anno prossimo non si sa se ci saranno. E’ importante verificare il lavoro fatto. Se Silvia che è da sola, e la maggiorparte della settimana è a Cosenza per l’Università, consegna 200 EURO, un gruppo ne può benissimo fare 4.000. Tenete presente che molti dei soldi della Cassa Comune, si sono fatti con il lavoro di Caterina, Paola, Aurora, che spesso hanno lavorato sole, vendendo calendari, ecc. Tutti i soldi che si fanno tramite amici, conoscenti, che ci vendono i calendari per esempio, vanno inseriti nella Cassa Comune, non nei bilanci del gruppo.

Sarebbe bene che ogni gruppo inserisse il commento scritto al proprio bilancio, così si inserisce nel Comunicato, visto che non inseriamo i singoli bilanci, ma solo il risultato finale.

Ne approfitto adesso per fare qualche aggiornamento sui lavori di Betania.

Abbiamo costruito il “Tambo”, cioè la sala mungitura nella chacra, e stiamo facendo altri lavori a Betania, tipo fosse biologiche, ecc. indispensabili per poter avere il numero di Bromatologia, cioè l’autorizzazione per poter avviare la commercializzazione dei formaggi, anche in altre zone; ciò servirà per dare una prospettiva di lavoro serio ai ragazzi dell’Internado, fra 4 anni uscirà il primo gruppo e il mercato dei formaggi dovrà essere aperto.

In buona sostanza i soldi raccolti con il lavoro dei gruppi consegnati al raduno sono già stati spesi anzi mancano all’appello almeno 6000 €

PAUSA PRANZO

Gracias quiero darte por amarme,

gracias quiero darte yo a ti Señor,

hoy soy feliz porque te conocí

gracias por amarme a mí también.  

 

Yo quiero ser señor amado

Como el barro en manos del alfarero,

Toma mi vida hazla de nuevo,

Yo quiero ser un vaso nuevo.

 

Te conocí y te amé,

te pedí perdón y me escuchaste

si te ofendí perdóname Señor

pues te amo y nunca te olvidaré.

 

Il fango resta fango,

ma il vasaio

sa farne qualcosa di bello.

 

 

 

Nel Comunicato del raduno ho scritto che il ciclo umano dell’AUG è concluso, dobbiamo aprire una porta a Gesù, per andare noi verso di Lui.

Questo è il mio pensiero.

Consegno ora dei ricordini a tutti ; sono dei segnalibri con scritto:

“La vita è un regalo che Dio ci fa,

abbiamo la possibilità di svilupparla completamente.”

L’AUG non l’abbiamo inventata noi, è una cosa che va aldilà dei nostri piani, noi possiamo farla vivere o morire. Adesso non è più Gesù che viene da noi, sono io che attraverso la porta e vado da Lui.

Il ciclo umano dell’AUG è già concluso, più di quello che facciamo non possiamo, andando avanti non riusciamo a sbloccare l’Oltre per il futuro. Quello che è peggio è che la permanenza viene messa in discussione, perché questa società ci dà questa idea: faccio il permanente finchè mi serve, se mi serve fino a 90 anni, lo faccio fino a 90 anni, ma senza la prospettiva del dono totale.

La nostra idea di permanenza viene sminuita da questa idea che respiriamo nel mondo che ci circonda.

Chi ha scelto la permanenza, ora viene meno a questa scelta, almeno concettualmente.

 

 

 

Dobbiamo fare una salto spirituale

per riuscire a vivere

anche umanamente

la permanenza.

L’essere umano è tutt’uno

con il suo essere spirituale,

non è separato.

 

Io ho deciso di aprire questa porta, anche se non l’ho ancora attraversata, la apro anche per voi, dopo questo raduno; se abbiamo il coraggio o almeno qualcuno di noi ha la Speranza e il coraggio necessario ad attraversarla, l’AUG vivrà una Speranza che va oltre.In questo raduno dobbiamo decidere il futuro dell’AUG.

L’AUG o diventa ONLUS ed entra nei meccanismi puramente umani per sopravvivere, o così come è muore, perché umanamente non ce la facciamo più.

Di per sé, io non escludo il diventare ONLUS, possiamo anche diventarlo dopo aver attraversato questa porta che oggi se vogliamo apriremo insieme, ma così com’è,  non sono sicuro di me stesso, ho paura di non riuscire a resistere a questi meccanismi umani e di farmi travolgere, non essendo forte spiritualmente. E voi come vi sentite? Poi discutiamo queste cose, ora le dico come le sento. Ciclo umano concluso, siamo al rinsecchimento.

Sul retro del segnalibro ho scritto:

 

 

“Se il Signore

non costruisce la casa,

invano vi faticano

i costruttori.”

Sal 126

 

Questa cosa che sto per dirvi, l’ho pensata durante il mio ultimo viaggio in missione, ne ho parlato con i permanenti, che a settembre erano tutti in Italia, tranne Rosa, con la quale ne avevo parlato a Betania, e ora la dico  qui

 

Noi stiamo costruendo

qualcosa di spirituale

non cose materiali,

 

le cose materiali servono per l’uomo, ed è giusto pensarci, costruire anche cose materiali,...

... ma l’AUG ha sempre desiderato guardare all’uomo tutto intero, corpo e anima, per questo ci è sempre venuto facile occuparci del catechismo, dell’educazione religiosa .

Nel nostro lavoro tra i poveri l’attenzione all’uomo tutto intero corpo e anima è essenziale, in caso contrario il rischio di costruire cattedrali nel deserto è forte e sempre presente.

 

A nessuno di noi viene in testa di chiudere la Bolivia, o l’Internado proprio perché guardiamo l’uomo tutto intero, abbiamo fatto delle promesse alla gente e ci sentiamo legati al loro futuro proprio perchè non si tratta solo di cose materiali.

E quando si parla della possibilità di chiudere una delle missioni già in atto a causa di mancanza di fondi o di persone ci sembra una cosa assurda, impossibile.

Le ONG lavorano fino a quando il Governo le finanzia, poi cambiano zona e vanno via o smettono di lavorare; per loro è solo un lavoro, per alcuni di loro è un ripiego, non trovando lavoro in Italia si adattano a ciò che trovano sulla piazza, anche se ho conosciuto persone che hanno cominciato così, ma poi si sono fatte vincere dai rapporti umani più profondi con i poveri e... allora cominciano a cercare qualcosa di più profondo, l’uomo tutto intero appunto.

Purtroppo i Governi e le ONG non guardano l’UOMO se non nei suoi bisogni puramente materiali, costruiscono edifici, scuole, ma non si preoccupano dell’UOMO. Fatta la costruzione la gente se la deve sbrigare da sola e se non ce la fa... pazienza si lascia la cattedrale nel deserto a futura memoria.

 

Se sei preoccupato di Mathias, di Nacho di... devi preoccuparti del loro futuro non puoi costruire solo la cattedrale

devi far rifiorire

il deserto

e questo anche se vivi in un mondo che è un deserto e non risponde più alle tue richieste, ed è difficile fare gruppi nuovi perchè i giovani ascoltano poco o chissà forse noi siamo poco convincenti proprio perchè siamo ancora aldiqua della porta.

Non siamo noi che custodiamo le cose che facciamo, io mi meraviglio di come arrivino i soldi, proprio quando siamo con l’acqua alla gola. Dobbiamo avere fiducia nella Provvidenza, dare credito a chi aiuta questa piccola cosa.Anche per le persone è lo stesso: mantenere la Bolivia se non ci fosse stata la partenza dei due anni di Laura, sarebbe stato impossibile veramente perchè le persone sono più importanti e

necessarie dei soldi. Per fortuna Gesù continua a chiamare. Per fare questo passaggio che sto per dirvi, dobbiamo a fare una cosa:

 

imparare

a

pregare.

 

 

(D.Mimmo regala ad ognuno di noi un minuscolo libricino con le preghiere in spagnolo).

Gesù lo trattiamo sempre come nuovo, ora  lo dobbiamo fare entrare, o meglio siamo noi che dobbiamo andare da Lui per imparare il cammino entusiasmante del donare, dell’Amare. Guardate che in fondo questo lo avremmo dovuto fare anche con i nuovi che entrano in gruppo, sono loro che portano entusiasmo, e noi invece di imparare da loro tante volte si facciamo in modo che diventino al più presto vecchi, ma così si va solo alla morte, attenzione a questo giochetto, lo abbiamo fatto anche con Gesù quando è entrato in gruppo, lo abbiamo tenuto da parte in un angolo a fare il nuovo entrato in pratica il vecchio che non ha niente di nuovo da dire.

Ricordiamoci che

Gesù

ha sempre

cose nuove da dire.

Quale è la porta da aprire?

Nell’AUG fino a questo momento ci sono 3 gradi di decisione di dono: i 3 mesi – i 2 anni – la permanenza.

La permanenza, che doveva essere il grado più alto di donazione per la vita, è sminuita dall’aria del mondo, e questo ha creato un Gesù lo trattiamo sempre come nuovo, ora  lo dobbiamo fare entrare, o meglio siamo noi che dobbiamo andare da Lui per imparare il cammino entusiasmante del donare, dell’Amare. Guardate che in fondo questo lo avremmo dovuto fare anche con i nuovi che entrano in gruppo, sono loro che portano entusiasmo, e noi invece di imparare da loro tante volte si facciamo in modo che diventino al più presto vecchi, ma così si va solo alla morte, attenzione a questo giochetto, lo abbiamo fatto anche con Gesù quando è entrato in gruppo, lo abbiamo tenuto da parte in un angolo a fare il nuovo entrato in pratica il vecchio che non ha niente di nuovo da dire.

 

Ricordiamoci che

Gesù

ha sempre

cose nuove da dire.

Quale è la porta da aprire?

Nell’AUG fino a questo momento ci sono 3 gradi di decisione di dono: i 3 mesi – i 2 anni – la permanenza.

La permanenza, che doveva essere il grado più alto di donazione per la vita, è sminuita dall’aria del mondo, e questo ha creato un problema di comprensione nel cammino AUG.

Questa idea mi è venuta prima che accadessero alcuni fatti, successi dopo e che mi hanno confermato l’ispirazione.

Il 4° grado di dono è la

Consacrazione significa un rapporto particolare, diretto con Dio, che mi dà forza nella permanenza.

In fondo è prendere coscienza che io non ce la faccio solo con il mio corpo, per dare tutto me stesso devo donarmi con tutto il mio corpo e la mia anima.

La differenza è che la permanenza la decide ognuno di noi, nell’idea di Consacrazione è Dio che ti chiama, ti sceglie, non sei tu che scegli.

Uno deve sentire la chiamata e fidarsi, mettersi nelle sue mani.

Dopo una scelta si può tradire Gesù?

Si! a cominciare dagli Apostoli gli esempi si sprecano, ma... questo passaggio serve per dare maggiore coscienza all’impegno che uno ha e questo ti aiuta sempre a tornare cominciando da Pietro questo è il cammino del dono.

Gesù non ha paura della nostra debolezza e ci chiama anche se deboli, perchè, come dice Paolo è nella debolezza che noi possiamo annunciare e fare le cose meravigliose che Dio fa per gli uomini,

 

è la Missione.

 

 

Non è più un fatto mio,

è Gesù

che ti chiama.

 

La porta che voglio aprire è che tutti sappiano che la vita/dono/permanenza, non la scegli più tu, ma un altro, Gesù.

Questa prospettiva va al di là delle nostre forze umane. Allo stato attuale non c’è nessuno fra noi che ha scelto la Consacrazione, neanche io. Solo negli ultimi 2 – 3 giorni ho pensato un’altra cosa, ma ancora non ho deciso niente. Per il momento voglio aprire questa porta, quando la passerò non lo so. Le forme poi le vedremo, noi abbiamo sempre fatto cose strane, probabilmente le continueremo a fare. La permanenza oggi è intesa temporanea, anche il matrimonio; il “nella buona e nella cattiva sorte” è fino a quando mi piace. La Consacrazione a Gesù, nell’AUG, può avvenire anche per chi è sposato. Caterina pensa alla Congregazione delle Suore, ma io non penso a questo.

Caterina: la Consacrazione tu non l’hai decisa per te, per questo non capisco come è possibile.

D. Mimmo: oggi apriamo questa porta, forse la passeremo fra 10 anni. Quello che ritengo importante è togliere l’AUG dalle nostre mani e metterla in quelle di Gesù, così la dirigerà Lui.

Massimo: quello che dici tu è una cosa personale?

D. Mimmo: la Consacrazione la può fare chiunque, nel Battesimo uno si consacra a Gesù, un prete non necessariamente è consacrato a Gesù, può anche essere stato chiamato, aver risposto e... lo sta tradendo. Non sappiamo come sarà questa cosa, lo sapremo quando qualcuno passerà la porta. Per passare la porta uno deve essere almeno permanente, cioè vivere la fatica del quotidiano, del Servizio ogni giorno, senza mettersi su piedistalli. Fra 100 anni se leggeranno queste parole, forse eviteranno il rischio di passare di grado improvvisamente, per questo la trafila resta, 3 mesi – 2 anni – permanenza – consacrazione. Se uno passa la porta e io no, poi se la vede lui con Gesù. Io sto pensando da 2 – 3 giorni una cosa, ma sto facendo resistenza, perché significherebbe cambiare il mio modo di essere. Non sappiamo come sarà.

Massimo: io in questi due anni ho già sperimentato preghiera, richiesta di aiuto a Gesù, momenti di desolazione e di speranza e nonostante le amarezze ho scelto la permanenza, perché è una cosa che mi dà serenità.

Don Mimmo: una tattica di Dio è questa: ti fa intravedere la gioia, la disperazione, gli aspetti belli e brutti, ma poi … la porta la devi passare tu, e nel momento della decisione Lui non ti fa intravedere più niente, scegli tu. La Consacrazione significa fidarsi, abbandonarsi a Gesù. Il voto di obbedienza per chi si consacra, è sostanzialmente un fidarsi. Oggi anche l’obbedienza è contrattata nelle Congregazioni e con i Vescovi, non è più obbedienza.

Nathalie: adesso nella prospettiva AUG abbiamo quest’altra prospettiva, dell’abbandonarsi a Gesù, ma nella quotidianità della vita di gruppo cosa cambia?

D. Mimmo: niente, cambierà qualcosa quando 1, 2, 10 persone decideranno di passare la porta, ma cambierà per loro; Laura parte, per lei la vita cambia, ma in gruppo resteranno uguali: se vogliono, cambiano, se scelgono, cambiano, la sua partenza è l’occasione per aiutare altri a cambiare.

Sono le scelte che facciamo giorno per giorno che ci cambiano, che cambiano la nostra vita e la vita di chi ci sta vicino.

Rosa: una traduzione della Consacrazione e della permanenza è: “io non sono più mia”. E’ questo che ci spaventa e che è più difficile da vivere anche se uno lo sceglie.

Nathalie: mi viene in mente il salmo: arrotoli la mia tenda e la alzi come una tenda di pastori”.

Laura Ugas: prima Gesù era nuovo, ora D. Mimmo parla di 4° grado, a me piacerebbe che fosse più facile per tutti.

D. Mimmo: è scegliere che rende facile tutto per tutti. Il problema del grado non esiste, perché nell’AUG chi non parte è uguale a chi parte. La permanenza per fare la consacrazione credo sia necessaria per prendere maggior coscienza in questo mondo dove tutto sembra passeggero, momentaneo. E’ un prendere coscienza che ciò che dono è tutto il mio essere corpo e anima, materia e spirito, è dono della vita tutto intero.

Laura Ugas: io intendevo un’altra cosa, cioè Gesù è seduto in gruppo, decidiamo adesso di aprire una porta in più a Gesù, invece della Consacrazione.

D. Mimmo: quello che dici tu è troppo di meno di quello che io voglio dare a Gesù,  dobbiamo considerare che c’è sempre il rischio di cadere nel devozionalismo, andiamo a Messa, facciamo i canti, le preghiere, ma la mia vita non cambia. Se io apro una porta seria, poi mi devo sforzare di conoscerlo di più, la devozione non c’entra, deve cambiare la mia vita. Se uno intravede un rapporto più serio, si sforza di compiere dei doveri; io per esempio, mi sto sforzando di pregare bene il breviario, l’Ufficio delle Letture, con Lodi, Vespri, Compieta, anche se la sera a volte si fa tardi. E questo sento che lo sto facendo con uno spirito diverso, noi preti dobbiamo dire il breviario, ma... qualcosa in me sta cambiando, è lo spirito con cui lo faccio che sento che è diverso, in questo senso parlo di possibilità di scelta della consacrazione anche per me. Fino a quando qualcuno non attraverserà quella porta, non sapremo come sarà, poi ci inventeremo come fare, così come ci siamo inventati i due anni perché sono usciti i permanenti.

Massimo: ma la Consacrazione può avvenire anche senza essere permanenti?

D. Mimmo: per la Consacrazione ci vuole un periodo di formazione per capire se è una vera chiamata o una fissazione di chiamata, e la permanenza fa parte della formazione, il provare le fatiche umane del dono della vita. Permanenza è la prova sul campo per essere consacrati. Se uno se la sente, può fare le due cose contemporaneamente.

Nathalie: come si fa a capire che uno è consacrato?

D. Mimmo: la forma la vedremo quando qualcuno deciderà di passare la porta; D. Bosco le forme per la Congregazione Salesiana le pensò quando decise di farla, prima non ci aveva pensato. Ora, se non ci sono altre domande, io vorrei sapere se questa porta la apriamo o no, ognuno si prende la responsabilità. Io sono per aprirla.

Nathalie: sì, sennò l’aria stagna.

Giancarlo: sì, ma con la paura; tutti siamo chiamati attraverso il Battesimo.

D. Mimmo: è vero, ma ognuno ha la sua vocazione specifica, non tutti hanno la stessa chiamata.

Massimo: se serve per fare crescere l’AUG, va bene, poi se qualcuno passa la porta, ben venga.

Francesca Busu: anche io dico sì, se l’AUG si basa sull’osare, qualcuno oserà.

Annapaola: anche io dico sì.

Rosa: si, sennò succede come dice Nathalie.

Aurora: condivido che il ciclo umano è concluso, apriamo la porta, poi chi la passa se la vede lui.

Laura Piano: anche per me è sì.

Andreana: sì.

D. Mimmo: tenete presente che quando la porta si apre, si sentono le parole dell’altro lato.

Giorgia: sì, ma con molti dubbi. Condivido quanto detto da Massimo, non capisco bene cosa è la Consacrazione a Gesù. Già nella permanenza uno si mette nelle mani di Dio, la Consacrazione è il momento in cui uno sceglie se dare tutta la vita o no.

D. Mimmo: infatti era così che concepivamo la permanenza, ora  il termine non ha più valore nella nostra società. La distinzione è necessaria per sottolineare l’aspetto spirituale. Questa intuizione mi è venuta prima che accadessero alcuni fatti, che poi mi hanno confermato. Io do per scontato che nei gruppi possa un giorno entrare un buddista e a lui almeno la possibilità di arrivare alla permanenza, la dobbiamo dare; è chiaro che poi non si consacrerà a Gesù, se resta buddista. Anche se c’è un aspetto materiale nell’AUG, il lavoro che si fa in missione è spirituale. Diamo spazio a tutti per non chiuderci, ma noi restiamo noi stessi e manteniamo il rapporto con Gesù e la Chiesa. Uno, scegliendo la permanenza, può già decidere eventualmente di consacrarsi. Le forme della permanenza sono già definite, quelle della Consacrazione sono da definire, le definirà chi passerà la porta.

Caterina: dico solo sì, non so come sarà, al ritiro non ho voluto rispondere, ora dico sì; dopo tutte queste domande, chiarimenti, ho meno paura. IO MONACA NO PERÒ’.

Laura Ugas: si.

Gianluca: dico sì, però ho un po’ paura. Per me vedo la stessa cosa tra permanenza e Consacrazione, uno deve sempre scegliere. E poi può sempre cambiare.

D. Mimmo:  qui è la differenza.Chi decide la vita la decide perchè chiamato da Dio e dice si a Dio, deve sapere che è un si definitivo, non può cambiare: cambiare è quello che insegna il mondo, oggi mi sta bene se domani non mi sta bene cambio, non accetto sacrifici, non accetto dolore, non accetto doveri che mi costano. Oggi l’AUG, non solo la società,  mi dice che chi ha scelto la permanenza non aveva davanti la vita e rimette in discussione la permanenza. Chi fa una scelta di vita, la deve mantenere, anche se le condizioni cambiano. Chi ha scelto resta fermo nella decisione. Esempio: Laura ora è contenta di andare in Bolivia, ma se poi ci sono i serpenti e si trova male, che fa? Torna? Se ha scelto i due anni, li deve fare. Se questo vale per i due anni figuriamoci per la permanenza, eppure non è così che il mondo ci abitua a ragionare. Oggi l’idea matrimonio, non dà più l’idea del “per tutta la vita”, come dovrebbe essere. Uno soffrendo la deve mantenere. Invece uno si sposa in chiesa e poi...Anche per i preti c’è oggi lo stesso problema, in fondo tutti respiriamo l’aria di questo mondo. Mi diceva Mons. Luis che in Uruguay molti preti giovani dopo tre, quattro anni di sacerdozio entrano in crisi e ... lasciano. Usare l’idea della consacrazione a Gesù, rende più chiara la scelta che si fa, della decisione che è per la vita, è anche un chiedere aiuto, affidarsi a Lui, quando uno è in difficoltà perchè le difficoltà non mancheranno, sempre in questo mondo viviamo.

Massimo: le paure rimangono, per il nostro egoismo, la paura è di non voler lasciare la nostra vita, io lo sto vivendo ora, che sto scegliendo la permanenza.

D. Mimmo: facciamo fare di più a Lui, se Lui vuole che l’AUG vada avanti, chiamerà qualcuno e lo convincerà.

 

Celebrazione della Santa Messa

 

   Vorrei dire che ogni volta che facciamo degli incontri con l’AUG, mi piacerebbe che terminassero con la celebrazione della S. Messa, alla quale potete invitare anche i vostri genitori, o altre persone.

Relazione del gruppo di Melo sulla partenza di Karina

Juicio sobre la partida de Karina “Grupo AUG”

 

Michael: Està bien que Karina valla a Bolivia porque quiere tener una experiencia diferente ya que  siente el llamado;

Valeria: Està bien que valla porque se lo propuso y tenemos que apollarla.

David: Està bien porque ella està acostumbrada a vivir en misiòn y estoy seguro de que lo sabrà asimilar. Ha trabajado duro en su tiempo libre cuando podìa, y realmente se merece ir a conocer, tener esta experiecia, y demostrar sus talentos;

Karina: no sé si me meresco ir a Bolivia, pero quiero enfrentar esa realidad de pobreza; voy a perder un año de trabajo, pero no es tiempo perdido porque voy a hacer lo que quiero y aprovechar la oportunidad que me dan ustedes y el Padre Mimo para ir a misionar.

Susana: realmente se merece ir a Bolivia, se ha esforzado a pesar de todos los obstaculos y siempre ha dado lo mejor de ella. Es bueno que halla otra experiencia en el grupo es por esa razòn que debemos apollarla y ayudarla;

Ana: es una buena experiencia para ella y para nosotros.