Andiamo in Uruguay Giovani

 

Raduno A.U.G. anno 2006    

 Raduno partenti Monastir 27/12/2006 

Raduno dei gruppi

Casa Emmaus

02/07/2006

 

Presenti i gruppi di:

Monastir, Jacurso, Platania, Decollatura, Nicastro, Pianopoli; direttamente dalla missione: Maria, permanente in Bolivia, Aurora permanente in Italia  e  D. Mimmo

Canto: Ogni giorno partirò;

D. Mimmo: Il raduno è un momento di lavoro duro perché ci si stanca a stare seduti ad ascoltare, ma è un momento importante perché ci si incontra tutti, si discutono alcune cose e si decidono eventualmente alcune cose.

Voglio iniziare richiamando l’idea del raduno passato sulla

 

Consacrazione

a

Gesù

 

o l’AUG fa una svolta verso il Signore o è destinata a morire.

Da segnali che vedo, mi pare che il cambio di direzione non sia verso il Signore, ma verso altro.

Io, nel senso di ognuno di noi, devo dire che direzione voglio prendere, e poi agire di conseguenza, sennò sono solo chiacchiere.

Sto pensando a questo raduno da 2 anni, le immagini sono sempre le stesse, ma ora ho questa preoccupazione, della direzione che l’AUG prenderà.

Poi D. Mimmo distribuisce un bigliettino a tutti i presenti con su scritto: “un amico è qualcuno che vuole fare con me, per un momento, lo stesso cammino”.  Poi lo spiega: Quelli che hanno fatto con me un pezzo di strada, lungo o corto, sono restati amici, con qualcuno mi vedo oggi dopo 15 anni, ma se il tratto di strada fatto insieme è stato vero, l’amicizia resta; se non è stato vero, l’amicizia non c’è stata e non c’è.

Ve lo dico perché dopo questo raduno non so se continuerete a fare il cammino con me o se io lo continuerò con voi.

Le cose che andrò dicendo faranno da spartiacque per il cammino dell’AUG. Vorrei parlarvi dell’AUG come l’ho pensata io, non come è adesso, perché alcune cose non sono come le ho pensate io, hanno preso la loro strada ed io ci sono restato dentro.

Avrei potuto usare l’immagine di Gesù (il Vangelo di oggi è quello del “Talità kum” che vuol dire “Ragazza/o, io ti dico, alzati ”), Queste parole in bocca a Gesù hanno un significato vero, in bocca a me, a causa della mia poca fede, fanno ridere, così  ho preferito restare terra terra e  usare quest’altra immagine.

Segue l’apertura, piuttosto laboriosa e complicata, di un pacchetto, che da come è avvolto sembra proprio avvolto da Rosa, con la plastica con le bollicine, tanto nastro adesivo, ecc. Il pacchetto contiene D. Chichotte, ma senza Sancho Panza.

D. Mimmo: Io cercavo pure Sancho Panza, ma non l’ho trovato. Non lo fanno più ed io mi sono dato questa spiegazione: la nostra società è tutta Sancho Panza, perché vuole diventare governatore, potente, ricca, insegue l’idea della ricchezza, potenza e noi viviamo questa mentalità. “Realizzare la nostra vita”, che significa vivere come Bill Gates che ‘ l’uomo più ricco del mondo. Oggi si usa anche l’avventura di D. Chisciotte per i propri fini, come faceva Sancho Panza, ma i Sancho Panza di oggi non hanno la bontà e l’ingenuità di quello originale. La nostra società è così. E noi inseguiamo questo mito della ricchezza che farebbe “ realizzare la nostra vita ”.

Giancarlo (Monastir): ma Bill Gates ha donato le sue ricchezze ai poveri, l’hanno detto i giornali.

D. Mimmo: è tutto un imbroglio, ha fatto una fondazione, così non paga le tasse, ma non ha cambiato la sua vita, i giornali lo propagandano come un benefattore, ma è solo un imbroglio per farsi pubblicità.

E’ come  la nostra società. D. Chisciotte è come dovrebbe essere l’AUG: è un povero pazzo, si convince di essere un cavaliere errante che deve salvare le donzelle dai draghi ed è convinto che la società si può cambiare, perché lui è buono. E’ un’idea divertente, buona certamente, ma Sancho Panza cerca di convincerlo che non è possibile, che bisogna essere “ragionevoli”. Oggi  tutta la società è cosi, ragionevole; anche la Chiesa spesso ragiona così, impera la ragionevolezza e appena c’è qua

Io vedo l’AUG così,

come Don Chisciotte

Qualcuno che ha un’idea strana, “ Amate i vostri nemici, porgete l’altra guancia ”, o “ pensiamo ai più poveri, diamo il nostro tempo a loro, i lontani sono da curare come i vicini, la missione è importante per tutti per poter vivere anche qua in modo più pieno una Speranza e un Sogno ”,  lo isolano, oppure gli danno un piccolo spazio in cui nuotare e sopravvivere.

l’AUG è l’ultimo passo di un cammino per me fatto di battaglie contro i mulini a vento, senza mai sentire alcun invito alla ragionevolezza.

Dove non hanno accettato questa idea, sono andato via, dalla congregazione, da qualunque posto, ma senza mai rinunciare a questa idea. Noi siamo una cosa così piccola che non diamo fastidio a nessuno, non abbiamo nessun appiglio, nessun appoggio, se non la nostra idea di AVVENTURA che ricerca sempre nuove avventure.

La nostra è

Un’AVVENTURA D’AMORE, Un’AVVENTURA E...

Un SOGNO,

Un’AVVENTURA E...

Una SPERANZA,

Un’AVVENTURA E...

Un MONDO NUOVO.

poveri e hai la tentazione di lasciar tutto perchè tu ti aspetti riconoscenza e invece... eppure l’AVVENTURA continua si resta e si riprende il cammino

La storia di D. Chisciotte finisce quando riescono a prenderlo, a rinchiuderlo nella sicurezza della sua casa, senza dargli la possibilità di fare nuove avventure. Lì finirà l’AUG, se non ci facciamo prendere dall’Avventura del cambiare il mondo, se ci fermiamo sul “già facciamo abbastanza”, ci chiudiamo e moriamo.

Anche Gesù diceva “Andiamo, è l’ora della passione” mentre S. Pietro gli diceva: “fermati, non andare, non morire”. Lui ha accettato il calvario e... L’Avventura di

Gesù

continua dopo

2000 anni

Io non voglio essere ragionevole, voglio viverla tutta questa avventura, so che sarà un Calvario, nessuno ci crede più dopo quello che è successo e molti ci metteranno i bastoni tra le ruote. Hanno ragione a non credere, abbiamo tradito una idea, una immagine dell’AUG, come Pietro abbiamo rinnegato, ma... possiamo ancora chiedere perdono e riprendere il cammino nonostante la nostra debolezza e paura.

L’anno prossimo dovremmo fare i 10 anni.

 Interpreto i passi indietro che ci sono stati negli ultimi tempi come la possibilità di crescere, nella crescita c’è sempre un momento di morte; l’avventura deve andare avanti.

Se Betania e Casa Tabor dovessero diventare una palla al piede per l’AUG come Emmaus, preferisco chiuderle per fare vivere l’AUG.

L’Avventura continua

in continua ricerca,

perciò non vi meravigliate se io dovessi andarmene. Se l’AUG dovesse prendere altre strade che non sono questa continua ricerca , volontà di cambiare il mondo intero io sento che non è più il mio posto e allora andrò via.

Restare Aperti alla Speranza di cambiare il mondo è fare AUG, poi lo facciamo con le nostre piccole forze, con la nostra piccolezza e povertà, ma... guardiamo sempre un pò più in là a bisogni più grandi che aspettano aiuto.

Io così la voglio, in testa ce l’ho così, non voglio chiuderla nella sicurezza. Già le cose che abbiamo fatto sembrano pazzie agli occhi del mondo, perché le abbiamo fatte con gruppi di giovani, senza niente di certo, di grande alle spalle.

Ora facciamo 10 minuti di pausa, così parlottate tra voi di queste cose., possiamo discuterne e decidere.  

Ripresa: canto: El Amor;

D. Mimmo: ci sono interventi su quello che è stato detto prima?

Aurora: io sono d’accordo nel concepire l’AUG come un’avventura che non finisce mai, quando siamo partiti la prima volta, nel 1998 non sapevamo davvero niente, per non parlare di quando nell’agosto del 1998 si è scesi per fare i 3 mesi; una pazzia allo stato puro, senza sapere neanche dove si sarebbe andati a dormire; dobbiamo andare “oltre”, come dicevamo al raduno dell’anno scorso;

D. Mimmo: Attenzione però a prendere bene sul serio questa storia dell’” oltre ” ;  l’”oltre” può essere in avanti o indietro. L’”oltre”, l’anno scorso è stato detto da persone che adesso non ci sono più, quindi erano chiacchiere, e l’oltre è stato un andare indietro per loro. La parola una volta era una cosa seria, sulla parole si concludevano gli affari, ora è necessario andare dal notaio perché la parola abbia valore. Dobbiamo guardarci dentro e capire chi sono io. La parola deve essere una e non valere solo fino a quando conviene a me, deve essere vera, se no è una chiacchiera, quando non mi conviene più, me ne vado; se sono parole vere, uno ci muore sopra. Posso capire Lina, che è in gruppo da 1 mese, che decide e se ne va; ma chi è in gruppo da un anno, da due, ha fatto i 3mesi, o anche i due anni,  e poi se ne va in un FIAT, che parole vera è? La nostra società è così, ma poi non ci lamentiamo se viviamo male, se anche noi siamo così.

Rosy: con Felicia e Nathalie discutevamo di questo, dopo quello che è successo, la botta l’abbiamo presa, ma noi respiriamo un’aria bella, nuova, e vogliamo andare avanti con te, anche in Africa possiamo andare.

D. Mimmo: il problema non è questo, è che vogliamo la sicurezza, Emmaus è morta perché abbiamo impostato male, volevamo una sicurezza per chi viveva qui e per chi vive in missione, attraverso l’agriturismo e questo ha portato alla morte. Betania e Ivo, se chi ci vive è disposto a perderle, vivono, se chi ci vive ne fa una questione di vita o di morte, sia Betania che Ivo moriranno. Anche loro possono diventare sicurezze. Se a parole diciamo una cosa, poi subito dopo il contrario,  e faccio il contrario, vuol dire che sono chiacchiere; se non si è disponibili a cambiare i propri schemi, programmi, allora sono chiacchiere. La parola dei permanenti vale, ma in misura diversa anche quella di chi è in gruppo da due anni o da un mese. I permanenti non sono dei mostri sacri, non esistono dei mostri sacri nell’AUG, noi li rendiamo sacri perché così la nostra parola vale di meno, buttiamo tutta la responsabilità sui mostri sacri e ce ne laviamo le mani, ma non è così. Nell’AUG tutti anche gli ultimi entrati, quelli che chiamiamo nuovi, hanno sempre diritto di parola e di decisione esattamente come tutti e si prendono le stesse responsabilità come tutti, forse di più visto che si trovano in pratica sulle spalle decisioni, scelte che altri prima di loro hanno fatto. Quindi tutti uguali nell’AUG, la differenza la fa di volta in volta ciò che decido, le scelte che faccio, il lavoro che dò, il tempo libero che dò, se dò tutto il mio tempo o parte, tre mesi, due anni...permanenza, ma è solo la differenza di chi tira la carretta.

La parola deve essere una, se mi cacciano da una porta me ne vado ad un’altra parte, e l’idea che ho da 35 anni la continuo a perseguire. Sono d’accordo con Rosy, che c’è una speranza, ma va perseguita.

Giancarlo:  l’AUG vive su un terreno di terremoti continui, non c’è pavimento e questo è il bello, senza pavimento. Da una morte può nascere qualcosa di nuovo, la tristezza per Emmaus chiusa l’ho vissuta soprattutto arrivando qui, in Sardegna l’abbiamo sentita di meno, ma ora basta pensare al passato, prendiamo il buono che c’è stato, per non fare gli stessi errori, dobbiamo andare avanti.

Rosy: ho l’idea della pianta che ogni tanto va potata per rigenerarsi, non la vedo sradicata l’AUG.

Maria:  bisogna stare attenti alla potatura che può anche essere dannifica, se viene fatta male.

D. Mimmo: la potatura, intesa come ragazzi che vanno via, è normale per i gruppi, che si formano sempre per ondate successive, ma per chi dice di avere scelto la permanenza, non va bene. E’ un passo indietro, perché loro dovevano essere le radici, evidentemente non c’erano, ma noi avevamo costruito tutto su queste radici. Loro vivevano qui, facendo ognuno le loro cose.

Rosy: ma la chiusura è solo della struttura, l’idea di Emmaus comunque resta (al mare).

D. Mimmo: certo che resta, come missione in Italia, per il momento è a casa mia, poi vedremo; ma chi ci vive, i permanenti, devono avere chiaro che non si vive per se stessi, ma per gli altri.

Maria: per me chiudere Emmaus è stato un colpo, la prima cosa che ho pensato, quando l’ho saputo è che non avevo più casa; per questo penso che io a Tabor non sono fissa, se dobbiamo chiudere per salvare qualcosa in Italia, io sono disposta. Io continuo a crederci in questa cosa, che sia dove sia la missione, siamo nelle mani di Dio che sempre ci ha aiutato. Oggi per me è così, se poi mi viene la “ciutia”, che ne so, siamo nelle mani di Dio.

D. Mimmo: se siamo nelle mani di Dio, siamo sicuri, il problema è che spesso usiamo Dio per fare i nostri interessi, e poi non prendiamocela  con Lui se diventiamo Mori. Dio ci lascia liberi, le scelte sono nostre, non possiamo prendercela con gli altri, dobbiamo avere il coraggio delle nostre scelte.

A “ ciutia ” cosa significa che alla fine non ci sono scelte definitive? e no... la permanenza è una scelta definitiva, se ti viene la “ ciutia ” te la fai passare. Chiedi aiuto per fartela passare, Dio è di enorme aiuto ecco perchè ho parlato della Consacrazione a Gesù perchè abbiamo bisogno di questo enorme aiuto contro le nostre “ ciutie ” che possono venirci sempre in qualsiasi momento. Purtroppo viviamo in una società dove tutto è variabile, momentaneo, consumistico, niente e definitivo, tutto è già pronto e organizzato per essere buttato e cominciando dai sacchetti di plastica piano piano stiamo arrivando a buttare l’uomo e la sua umanità.

Nathalie: Don Chisciotte è un eroe perché lui vede dei mostri, draghi da sconfiggere, e gli altri gli fanno il picchio che sono dei mulini a vento, che quella donna è una prostituta, ma lui non crede agli altri, per questo vive. Noi vediamo davvero dei dragoni da combattere, forse le persone che ora sono andate via pensavano che illusioni e la fatica li ha scoraggiati; noi dobbiamo sapere che sono dragoni e non mulini a vento, anche se gli altri ci continuano ripetere che sono mulini a vento.

D. Mimmo: i dragoni si camuffano bene, Bill Gates per esempio, che fa credere di essere un benefattore, non ha cambiato la sua vita, un altro industriale milanese invece, Marcello Candido, ad un certo punto ha davvero venduto tutto ed è partito per l’Africa dove è morto di malattia; Bill Gates è un dragone, non un mulino a vento.

Francesca Busu: c’è un collegamento tra il nostro campo e questo raduno, all’accoglienza parlavamo dell’AVVENTURA, abbiamo letto un brano di una montagna da scalare, dove si arriva ad una cima, ma poi subito dopo ce n’è un’altra. L’AUG è una montagna, che simboleggia le difficoltà, ci troviamo a scalarla, io ho la speranza di farcela, affrontiamo le difficoltà, più ce ne sono, più aumenta la nostra speranza. Le parole dette al raduno, se si imposta una vita sulla coerenza, non sono parole dette al vento.

D. Mimmo: che cosa intendi per coerenza?

Fratesca Busu: per la mia vita sono incoerente se non imposto la mia vita testimoniando quello che dico.

D. Mimmo: se il centro per la misura, resti sempre tu, domani potrai trovare costrizioni che ti faranno dire il contrario di quello che dici, o scegliere diversamente dalle parole dette.

Francesca: dipende se quando uno parla pensa o no, per me non sarà così.

Nathalie: fai un esempio pratico.

D. Mimmo: uno si accorge se è coerente o no, quando deve fare una scelta. Es. Francesca si innamora un mese prima della partenza, il ragazzo le dice che se parte lui la lascia. Francesca che fa?

Rosy: a suo tempo, mi era stato detto questo, io ho scelto di partire, perché per me era più importante l’AUG.

D. Mimmo: lo so; ma questo ognuno lo sceglie, l’importante è non coinvolgere gli altri in quello che uno dice e fa. Bisogna essere chiari su quello che si vuole, e prendersi le proprie responsabilità.

Giancarlo: esiste sempre un Io in rapporto al TU, e un TU rispetto a NOI.

Francesca:  ma se si fa un cammino insieme certe cose …..

D. Mimmo: io su Emmaus sono cascato dalle nuvole perché mi nascondevano la verità ed io li credevo perché mi fidavo.

Giancarlo: quando si vive in Comunità, bisogna parlare se uno ci sta male, o parla o se ne va. Loro non facevano comunità, erano 3 persone singole, eccetto la famiglia che era un’entità a due.

Nathalie: se uno non parla scoppia.

D. Mimmo: questo è il problema dell’AUG.

Francesca: in verità io ho notato un po’ di chiusura tra voi e noi, forse ci scriviamo poco, siamo in Regioni diverse, ma nessuno scrive gratis, aspettiamo sempre che ci sia la risposta.

Maria: infatti, a Karina, che sta facendo i tre mesi, non è arrivata una lettera dall’Italia, a me arrivano pochissime lettere, io non scriverò più a gratis, perché il francobollo oltretutto costa 1 Dollaro.

D. Mimmo: questo è il problema, sono contento che ne abbia parlato qualcun altro e non io, ma questo è il problema; quello che è successo ad Emmaus è per colpa della chiusura e quello che succederà in futuro sarà per colpa della chiusura o, se cambiamo modo di fare, per l’APERTURA. Se Decollatura si chiude muore; l’inizio è buono, siete qui al raduno, fate il campo, ma se in un gruppo nessuno si muove per andare ai campi, ai raduni, la cosa non funziona.

Dobbiamo riprendere le 3 A:

sulla prima A  -  Andare, siamo cresciuti,

sulla seconda A  -   Aprire, siamo frenati,

così facendo non arriveremo mai

alla terza A  -  Amare.

Se Maria decide di non scrivere più a gratis, entra anche lei nel giro della chiusura e non va bene. Dobbiamo programmare dei campi in cui ci si incontra tutti, è sbagliato fare un campo a giugno in Sardegna e invitare i gruppi, se subito dopo c’è il raduno e il campo di Emmaus. Una volta ad un raduno si era discusso proprio per programmare queste cose, ma poi non sempre si fa come si decide.

Nathalie: apertura significa fare entrare le persone nella mia vita, accettare anche le critiche che ci vengono fatte, anche se non le condividiamo.

D. Mimmo: la tentazione di chiusura c’è in tutti, ognuno pretende che l’altro sia aperto, perché << io sono già aperto>>; io corro questo pericolo, ma lo corriamo tutti, il peccato originale l’abbiamo tutti.

Massimo:  per me Don Chisciotte è sempre stato un cartone animato, un pazzo. Io ho fatto chiacchiere fino a questo momento; l’AUG è stata importantissima per me, ho capito tante cose, grazie anche a Giuseppe Colistra e ad altri; ho vissuto momenti bellissimi, insieme ad altri brutti, ma è stata importante. Ho parlato di permanenza, poi mi è venuta la “ciutia”, mi sono innamorato e la permanenza non la penso più.

D. Mimmo: tu non sei mai stato permanente perché io non te l’ho mai permesso, perché sono più furbo di te.

Massimo: perchè tu sapevi che io ho bisogno di una donna, non so se questo è volere di Dio, del diavolo, non so, ma è così. L’AUG non resta da parte per adesso, resto in gruppo.

D. Mimmo: questo si saprà domani, ora non lo puoi dire.

Massimo: può darsi che me ne andrò, no lo so, dipende tutto da me, da cosa scelgo.

D. Mimmo: quando l’IO prende il sopravvento, l’AUG muore. E’ giusto che l’IO vada per la sua strada, ma senza rompere le scatole a noi.

Rosy: se uno se ne vuole andare dall’AUG, che se ne vada, ma senza dare la colpa agli altri, all’AUG.

Giancarlo:  se uno se ne va, sono ….. suoi.

Massimo: io voglio essere chiaro, per adesso è così, il domani non lo so, se resto, se me ne vado, se parto.

D. Mimmo:  la nostra fortuna è che io non ti ho mai permesso di essere permanente; il discorso cambia quando uno è permanente, perché diventa radice e se poi la radice va per conto suo, il terreno frana. Tu non sei permanente, è da 1 anno che facciamo questo tira e molla, a metà giugno ho ricevuto una tua lettera in cui mi dicevi che l’AUG era più importante di ogni altra cosa; io programmo il raduno e altre cose, e due giorni prima del raduno mi dici il contrario: vuo dire che fino a questo momento erano solo chiacchiere. Da quando sei rientrato io ti avevo detto di non parlare di permanenza fino a quando non sarebbe stato tutto definito, ma tu ne hai parlato, hai disobbedito e così ti sei trovato a far chiacchiere. 

II Pausa.

Ripresa, ore 12,40. La fame inizia a farsi sentire, ma dobbiamo resistere.     

D. Mimmo:  se qualcuno ha da dire altro lo dica.

Nessuno interviene e D. Mimmo riprende.

Ognuno di noi è l’AUG, l’AUG non è un’entità astratta, siamo noi che la facciamo vivere, crescere o morire, la costruiamo noi. Ora io vi do un ricordino che ho preso in Bolivia. L’immagine è quella della barca, siamo tutti sulla stessa barca e suoniamo questa musica che è l’AUG.

Don Mimmo distribuisce a tutti i presenti un pupazzetto, ogni pupazzetto suona uno strumento diverso. E poi spiega:

Perché la cosa funzioni, ognuno deve suonare il suo strumento, non ce ne è uno giusto e uno sbagliato, ma dobbiamo ricordarci che siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo suonare al tempo giusto. Tutti gli strumenti sono necessari a questa banda di pazzi, anche quelli che apparentemente servono a poco.

Ma dobbiamo

suonare

al tempo giusto!

Perché se chi suona i piatti, per esempio, sbaglia, fa sbandare tutta la banda. Non pensiamo di poter fare a meno di uno strumento...

la diversità

è essenziale

nell’AUG.

Ognuno deve prendere il suo strumento, fare quello che sa fare, dobbiamo utilizzare le capacità che abbiamo, e collegarle tra di loro, farne un suono unico. Se siamo collegati, anche se manca uno strumento, gli altri  potranno supplire a tale mancanza. Dobbiamo riconoscere le diversità e unirle, coordinarle, altrimenti se ognuno suona per conto suo, succede il caos.

Per fare questo bisogna

sentirsi,

stare sulla stessa lunghezza d’onda. Uno strumento può anche stonare all’inizio, ma se resta nella banda, piano piano si affina.

Rosy: non c’è banda o orchestra senza direttore o barca senza capitano.

D. Mimmo: questo è chiaro, ma io adesso volevo sottolineare l’importanza che i musicisti si sentano fra loro,

si accettino nella diversità.

Non aspettiamo sempre il LA dagli altri, che poi magari arriverà, partiamo anche noi ogni tanto. 

Rosy: stiamo pensando che noi in sede quando cantiamo aspettiamo che Nathalie ci dia la nota, ma poi non capiamo quella che ci da e cantiamo lo stesso.

  PRANZO - FINALMENTE

Dopo il pranzo, alcuni giochi di movimento per digerire, poi alle 15,45 circa si riprende per il rush finale.

Prove dei canti per la S. Messa.

 Maria: ora dico qualcosa sulla Bolivia. In questo momento a Ivo ci sono Laura per i due anni e Karina del gruppo di Melo che sta finendo i tre mesi e il 4 luglio farà rientro in Uruguay e questa è una bellissima speranza per il gruppo di Melo.  Con loro due il lavoro è aumentato, diamo la merenda in tutte le comunità ogni volta che facciamo oratorio. Di mattina facciamo il pane e poi abbiamo iniziato la catechesi nelle comunità, ma al momento non ci sono catechisti locali, ed è tutto sulle nostre spalle. Gli adulti collaborano, hanno visto la concretezza del nostro lavoro. Ipati è una comunità, si può dire recuperata, perché prima era in mano agli Evangelisti che con i soldi l’avevano conquistata; facevano regali alla gente, ecc. Adesso con una presenza settimanale costante, la cappella si riempie di bambini e di gente, abbiamo amministrato tanti Sacramenti anche agli adulti. Il problema della salute in Bolivia è molto grave, Karina che è infermiera, in questi mesi si è fatta le ossa. L’infermeria è chiusa e allora abbiamo deciso di aprire una farmacia con le medicine che arrivano dall’Italia, per aiutare la gente come possiamo. Una cosa bella è stata che abbiamo fatto riparare un trattore che c’era e l’abbiamo messo a disposizione della gente, non chiedendo loro un compenso fisso, né alto, ma facendoci ripagare come possono; così quest’anno tutti hanno avuto il raccolto di mais e sono stati contenti. Ci facciamo pagare per un motivo educativo, per abituarli che le cose se le devono conquistare e che non tutto deve essere regalato. E’ lo stesso motivo per il quale le mamme vengono a fare il pane a turno e i bambini portano un pezzo di legna per accendere il fuoco per fare il latte.

D. Mimmo:  anche in Uruguay il lavoro è educativo, come del resto è qui in Italia, dove ci abituiamo ad uscire da noi stessi e pensare agli altri. Il sacco di granturco che la gente porta a Casa Tabor non ripaga assolutamente il lavoro fatto con il trattore, (ci vorrebbe tutto il raccolto), così come il mezzo sacco di patate dolci che portano i genitori che hanno i ragazzi all’Internado di Betania non ripaga neanche il costo del medico per i loro figli!!!; serve per farli diventare UOMINI, per valorizzare il lavoro, per farli sentire partecipi di quello  che si fa per loro e per i figli.

Quest’anno pensavamo di aprire l’Internado in Bolivia, ma sia perché forse non abbiamo spiegato bene la cosa alla gente, sia perché ci vuole personale e non ce n’è, non lo apriamo. Abbiamo pensato allora di fare un’altra cosa per dare lavoro alla gente e ai ragazzi:  ci impegniamo per aiutarli nella commercializzazione del miele che loro raccolgono nella foresta, dagli alberi e fare così anche con loro un lavoro educativo.

Nathalie e Rosy intanto pensano a quanto Bentelan servirà.

Poi D. Mimmo dice alcune cose pratiche per il futuro dell’AUG.

1)     E’ una cosa che serve per estendere l’AUG in Calabria; in Sardegna potrebbero tentare pure, qui è in forma ufficiale perché io sono il Direttore dell’Ufficio Missionario Diocesano e ho fatto la proposta all’MGM (Movimento Giovanile Missionario) che l’ha accettata. In realtà io speravo che dovessimo iniziare dall’anno prossimo, invece iniziamo da Settembre 2006. L’MGM non ha assolutamente idea di cosa sia l’animazione missionaria, pensano che si tratti di fare un canto o predicare nelle Messe e basta, invece si tratta di fare altro.in buona sostanza noi AUG andremo nelle Diocesi della Calabria che ci chiameranno per fare animazione missionaria,

presentando nello stesso tempo l’AUG; In fondo faremo quello che già facciamo nella Diocesi di Melo una giornata di animazione che chiamiamo Ragazzi Missionari dell’AUG, a noi serve per stabilire dei contatti da mantenere, per tentare di fare gruppi nuovi. Nelle giornate che faremo ci sarà bisogno della presenza dei gruppi, per tessere rapporti, parlare dell’AUG e presentarla come gruppo, movimento giovanile. Non escludo che qualche volta, per qualche grande occasione, qualcuno della Sardegna venga qui e che qualcuno di noi vada li. Ora si tratta di vedere che disponibilità c’è ad essere presenti almeno nelle giornate che faremo, tenendo presente che forse ci toccherà andare anche con sola una settimana di preavviso. Il gruppo di Jacurso, a cui avevo già accennato la cosa, mi aveva già dato la disponibilità e ora la conferma.

Decollatura, Platania, Pianopoli e Nicastro danno la loro disponibilità. Giuseppe di Nicastro dice che per lui non c’è nessun problema (basta che vada in giro!!! Ndr).

2) La seconda cosa è che io l’anno prossimo, nel 2007 andrò in Africa per vedere. Voglio andare per mantenere questa idea di avventura, lo so che non abbiamo soldi e persone, ma quello che mi preoccupa di più sono le persone. Per i soldi, ho visto che quando uno ci mette cuore, prima o poi arrivano, sono le persone che risolvono i problemi della missione. In Bolivia per 2 anni, più di sorrisi non abbiamo dato, ma la gente si è attaccata lo stesso. Quest’idea dell’MGM è anche per questo, per ampliare con il tempo le  forze umane dell’AUG. Quando abbiamo detto di SI alla Bolivia, non sapevo chi mandare, poi è uscita Maria, poi Laura. Cercherò un paese dove si parla portoghese, per la facilità di imparare la lingua.

Quindi l’Uganda è esclusa, per la tristitudine di Aurora!!! Pazienza.

STORIE dei Gruppi.

Lettura dell’ultimo anno di vita dei gruppi di Santa Clara (solo il comunicato della nascita appena avvenuta), Decollatura, Platania, Ussana (nuova nascita), Jacurso, Martirano, Melo, Nuraminis, Pianopoli, Monastir, Nicastro.

Commento alle storie:

Don Mimmo: è importante che dalla storia esca fuori non solo l’elenco delle attività del gruppo, ma la vita. Questo c’è un pochino solo nella storia del gruppo di Nicastro e di Pianopoli, ma devono uscire fuori i problemi, gli entusiasmi, le speranze.

Raccontare la storia, che non è solo un fatto economico, ma di ideali, sogni, speranze di riuscire a realizzarli o no.

Questo mondo tenta di convincerci che solo l’economia fa parte della storia, infatti che non fa economia, no fa storia e anche se un’intera tribù come quella dei Bororos sta scomparendo perché ha deciso di autodistruggersi, nessuno ne parla perché per l’economia mondiale non è importante.

Ma non ci stiamo anche noi autodistruggendo, pensando solo alle cose?

Io vi invito ancora una volta a scrivere bene la storia, se volete dividete l’aspetto economico dal resto, dalla vita, dalle emozioni.

Poi vi chiedo di scrivere la storia non a penna, per bene, o se la fate su computer, di consegnarmi il dischetto; sto mettendo tutti i comunicati dei raduni, dal 1998 in poi, comprese quindi le storie dei gruppi, sul sito e se non è scritta bene, sul sito si legge sbiadita. Poi, che il comunicato, una volta fatto, venga letto nelle riunioni dei gruppi, soprattutto nei gruppi dove non tutti sono presenti, altrimenti che li facciamo a fare?  Che senzo ha rispondere ad uno che ti chiede del raduno ...” bello, bello, ...mi è piaciuto... interessante...” e nient’altro, così in pratica del raduno non si parla e... i gruppi continuano la loro vita stagnante.

Il sito è già pronto, lo schema è quello, ma tutti possiamo cambiarlo, modificarlo, inserire cose, ecc.

   Lettura Bilanci

GRUPPO                      SOLDI CONSEGNATI

Santa Clara                     ————————————

Decollatura                     ————————————

Platania                  ————————————

Ussana                               €      98,20

Martirano                       €        170,00

Melo           U$   5.645,00 =  € 200,00

Jacurso                           €        685,00

Nuraminis                       €        421,35

Pianopoli                        €        120,00

Monastir                      €      2.503,58 

Nicastro                         €      2.552,00

Cassa Comune               €      2.375,00

TOTALE                       €      9.125,13

D. Mimmo: con questi soldi per la Bolivia non ci esce niente perché solo Betania spende € 1.500 al mese, vedete se vi potete inventare qualche altra cosa. Per la Bolivia possiamo solo Sperare nella Provvidenza.

Il 16 luglio a Nocera Marina, le Mamme Margherita consegnano i soldi e come ogni anno facciamo la Messa insieme. E’ importante essere presenti, fare qualche attività, bancarella, pesca, ecc. mettere i cartelloni, e cantare a Messa. Ora io devo scendere a celebrare, voi vi potete fermare altri 10 minuti e discutere di quello che resta da discutere.

Aurora: velocemente parliamo dei calendari; per chi non lo sapesse, sono ormai 4 anni che facciamo i calendari, servono principalmente per fare conoscere l’AUG alla gente perché con il calendario entriamo nelle case delle persone e ci “restiamo” per tutto l’anno; ovviamente è anche una bella occasione per guadagnare soldi, ma anche se non ne guadagniamo tanti, l’importante è darli e coprire le spese. I calendari, se le cose restano invariate, costano 1 € ciascuno, i gruppi li anticipano dalla cassa e danno i soldi a D. Mimmo. Quanto ne prendiamo?

Dopo varie consultazioni si stabiliscono queste quantità:

Monastir:                2000

Nuraminis               150

Ussana                    100

Decollatura             250

Nicastro                 1000

Jacurso                    250

Platania                    400

Pianopoli                 100

Martirano               100

TOTALE              4.350 Calendari

Fine del raduno, ci mettiamo nelle macchine e scendiamo pure noi a Messa a Sambiase

                         

 

Raduno

Partenti

Monastir

27/12/2006

Io mi adatto, tu ti adatti

Egli si adatta,

Noi ci adattiamo, voi vi  adattate,…. 

 

Essi sopportano !!!

Presenti: Massimo,Giorgia, Francesca Busu, Giancarlo, Efisia, Elisabetta, Sabrina, (Monastir) Alessandro (Ussana), Federico, Veronica, Mario (Nuraminis,) Rosa (Villa Betania), Felicia (Nicastro), Raffaele Esposito, Raffaele Perri (Platania), Don Mimmo;

CANTO: Due cuori nella nostra AUG

D. Mimmo: il raduno di oggi l’ho pensato in Uruguay durante quest’ultima visita alle missioni. Alcune cose che già pensavo si sono andate chiarendo vedendo la situazione e le necessità. Ne ho un po’ parlato con i permanenti là e l’ho definito 

E’ sul partente, su alcune caratteristiche del partente che aiuta a comprendere le 3 A  ( Andare - Aprire - Amare )

Se non riusciamo a comprenderle e a vivere le 3 A non diamo uno spazio di vita all’AUG.

 

In Uruguay sono stato spinto

a pensare a

quest’altra A,

che a mio parere le racchiude tutte, la riflessione è avvenuta sulla base di sollecitazioni e richieste arrivate mentre ero in Uruguay.

Si tratta di persone che non hanno iniziato l’AUG da giovani, che non hanno vissuto l’AUG, il gruppo, persone adulte che vorrebbero fare un’esperienza. Due di loro le ho conosciute in Uruguay, uno qua in Italia via E – Mail tramite l’MGM. E’ un ragazzo che ha ricevuto la nostra lettera dell’animazione giovanile per sbaglio, e vorrebbe fare un’esperienza in missione. Queste spinte si sono concentrate tutte in pochi giorni. Ad alcune, quelle uruguaye, non potevo dire di no.

In questo clima è nata l’idea di definire questa caratteristica, che diamo per scontata ma non l’abbiamo mai espressa a parole.

E’ una caratteristica che diamo per scontata per campi, gruppi, ma tanto scontata che non la viviamo.

Questa A lo ripeto, racchiude tutte le altre.

Mi è venuta in mente di notte, ma ero sveglissimo, mi sono addormentato solo dopo quando ho avuto la senzazione che una risposta era stata data a un problema con questa parolina...

 ADAPTARSE

-

ADATTARSI.

La caratteristica più importante di un partente è adattarsi, se non riesce ad adattarsi non può fare una buona esperienza.

Alla ragazza che vuole venire a fare l’esperienza ho detto: ti devi adattare, e per lei la comunità sarà come fare gruppo. In una comunità è un pò fare gruppo in modo concentrato. Ognuno quando immagina la missione la immagina a modo suo, ha le sue idee sulla missione.

Anche l’AUG ha le sue idee sulla missione, ha uno stile, uno Spirito e piano piano uno capisce lo stile, lo Spirito e lo confronta con le sue idee e... se si avvicina alle sue idee si ADATTA.

In fondo questa parola c’è già nella nostra vita quotidiana di gruppo, chi entra in gruppo, se non si adatta se ne va.

Bisogna dirla ed esprimerla questa parolina, che vale per i 3 mesi, i due anni, e i permanenti. Vale per tutti a cominciare dalla vita quotidiana in gruppo, è un continuo lavorio per adattarsi.

E’ difficile adattarsi, non è facile.

Ve lo dice uno che ne fa continua esperienza. Io mi devo adattare sempre: per esempio quando cerco i pantaloni, stringo la pancia, e cerco di adattarmi. Se sono troppo piccoli, non mi posso adattare. Deve essere qualcosa in cui ci si sta stretti sì, ma in cui ci puoi vivere, se non ci respiri, muori.

Uno deve poter vivere.

Questo significa adattarsi: è qualcosa che non è tanto comodo, ma ti fa vivere.

Come in missione la vita non è tanto comoda, anche in gruppo la vita non è tanto comoda, ti devi adattare agli altri.

Il partente deve essere uno che sa

 ADATTARSI.

Si impara questo sistema? O si nasce già imparati?

Forse un pochino anche si nasce, ma per il 99% si impara, nel tempo si può imparare.

L’uomo ha questa capacità di adattarsi. Nella storia l’uomo è riuscito a sopravvivere e progredire proprio perchè ha saputo ADATTARSI nei secoli.

Passa stadi di sofferenza enorme, ma poi ce la fa. (Chi non ce la fa muore).

Ho letto di alcuni Indi colombiani che hanno tentato di avvicinarsi alle città, ma non si sono adattati alla vita di città, stavano morendo e  se ne sono tornati nella foresta. Alcune volte uno non è capace di adattarsi e deve tornarsene al suo ambiente. La capacità di adattarsi è una grande forza che l’uomo ha, che non tutti gli animali hanno tant’è che alcune specie animali scompaiono a causa dei cambiamenti ambientali, a causa di questo anche noi potremmo scomparire se non ci rendiamo conto che stiamo combinando dei guai, ma questa resta sempre una capacità umana, no?

Noi sappiamo di averla, ma dobbiamo saperla fare funzionare, farla crescere, viverla.

Un partente che cambia completamente ambiente, visuale, deve avere questa capacità di adattarsi, altrimenti si perde.

Quando il partente nasce dai nostri gruppi, forse è più facile che si adatti, ma abbiamo anche esperienze di 3 mesi nostri, che non si sono adattati, non hanno saputo vedere la vita della missione, ma solo il negativo della comunità missionaria che essendo fatto di poveri uomini è piena di cose sbagliate immerse in un grande Sogno che vuole diventare Speranza. Così hanno fatto un’esperienza negativa lì e al rientro.

Bisogna lasciare a casa le proprie fantasie, ognuno ha il diritto di avere delle fantasie missionarie, ma poi arrivati sul posto bisogna saper confrontare le proprie idee con la missione, con gli altri, con la realtà.

Questo è ADAPTARSE

Queste esperienze negative, unite alla poca sincerità, hanno creato grossi danni al gruppo; il vecchio gruppo di Ussana è morto per questo, per la poca sincerità di Luca, che ufficialmente diceva che andava tutto bene, ma ai suoi compagni di gruppo diceva il contrario, e loro si sono formati un’idea negativa della missione. Non viviamo l’Aprire e siamo chiusi.

ADATTARSI:

non è sopportare,

se il mio adattarsi è sopportare, sbaglio.

Adattarsi non è farsi pestare sotto i piedi, non è ingoiare, non è stare fermi. Questa A la dobbiamo legare alle 3 A, sennò rischiamo di trasformarla  in sopportare.

Leghiamola alle tre A:

1) Andare avanti.

Chi si adatta riesce ad andare avanti con le idee, la fantasia, il pensiero, il sogno. Ho la capacità di andare oltre il momento che sto vivendo.

In Bolivia non posso accendere la luce, mi devo adattare. Se mi blocco e non vado avanti, rischio di non vivere più con serenità, con gioia, e di non accorgermi che si può vivere benissimo senza luce elettrica. ( I telefonini fino a 10 anni fa non c’erano, e si viveva benissimo senza, ora invece …) L’Andare avanti significa capire che non mi può bloccare quella situazione. Ho dei sogni, delle capacità, delle forze, delle Speranze che vanno oltre e posso realizzarle!

In genere il partente si immagina

tutta un’altra cosa.

Rosa dopo i primi 3 mesi in Uruguay disse: “ io in Uruguay non tornerò mai più”, aveva una sua idea di missione che aveva cristallizzato. Lo stesso Massimo, già durante i 3 mesi aveva rifiutato l’idea della missione, poi ha superato

questo blocco. Laura dopo i 3 mesi ha avuto una lunga incubazione, prima di decidere per i due anni.         

Può capitare anche ai permanenti

non è scontato che il permanente sappia adattarsi.

Il permanente vive la sua vita lì e ogni giorno è chiamato a dire  di si, in ogni momento siamo chiamati a confermare il nostro Si, anche lui si deve ADATTARE, altrimenti lascia.

Immaginate un permanente che si ritrova tra i piedi un tre mesi che non conosce e che viene da un gruppo che non conosce, non dovrà adattarsi? Immaginate un permanente che deve cambiare un tipo di lavoro in missione o deve cambiare missione, non deve adattarsi?

Quella di andare avanti è una capacità forte di adattarsi. Tu sai superare quelle difficoltà del momento, e le scopri come una ricchezza che ti aiuta a vivere, quello che prima ti sembrava un ostacolo.

Queste sensazioni le ha anche il permanente, che in teoria ha fatto scelte definitive, ma non è vero, le deve fare ogni giorno le sue scelte definitive.

Io sono uomo e ho la capacità di andare avanti adattandomi.

Pensate al passaggio tra l’Era Glaciale e l’Era desertica.

E guardate che l’AUG in questo momento è proprio in un passaggio di questo tipo

2) Aggancio con Aprire:

quando uno si adatta veramente, ha il cuore aperto alla Gioia.

Non mi posso adattare lamentandomi, in realtà non mi sto adattando, sto vivendo una situazione che mi fa soffrire. La sopporto quella situazione, ma non mi sono adattato.

Devo essere contento, felice, mi sto adattando, ma sono felice, non triste.

Devo riuscire a vedere le cose

positive che ci sono nell’adattarsi,

intravedere

il FUTURO,

dobbiamo essere capaci di vedere il Futuro (Aprirsi).

IL FUTURO

E’ GIOIA.

La nostra società dice: il futuro è negativo, un disastro, tutto per la chiusura.

Siamo destinati alla fine, questo significa non vivere.

Gli Indi Bororo nel Mato Grosso, si stanno auto distruggendo. Sono stati avvicinati nel 1800 e chiusi in riserve. Il Mato Grosso era un’immensa foresta pluviale, ora è deserta, la foresta tropicale è distrutta; gli indi non hanno potuto cacciare, sono stati chiusi in riserve, hanno visto il futuro impossibile per la loro razza e si stanno auto distruggendo: rifiutano di fare figli. Le razze bororos sono in via d’estinzione, stanno morendo.

La nostra società vive chiusa in se stessa, e pensa che per migliorare la vita sia meglio non fare figli. Ma rifiutare la vita, può migliorare la qualità della vita?

Aprire il  cuore alla gioia è vitale per chi parte: intravedere che il futuro possa essere migliore, io posso operare, costruire un futuro migliore.

Queste sollecitazioni venute dall’esterno ad aprire l’AUG possono essere un segnale. Noi siamo stati sempre molto rigidi, di fronte ad esperienze esterne, ho sempre permesso solo ai familiari di andare in missione. Dobbiamo creare apertura tra noi anzitutto, sennò l’AUG muore.  La nostra società sta morendo, se noi non apriamo, moriamo.

Da queste spinte, venute anche dalle Suore, si sono chiarite in me queste idee- Apertura alla gioia di vivere, aprirsi a questa possibilità. Io devo vivere la mia vita di adattamento alla situazione, aprirsi alla gioia, guardando il futuro, per essere felice.

L’uomo deve essere felice,  i cristiani sono gioiosi, crediamo nella Resurrezione.

In missione io vado, faccio l’AUG perché mi diverto, non è tanto per fede o sarà anche per fede? Comunque se non provo gioia non la faccio.

Aprire il cuore alla gioia

=

mi sto adattando,

mi pesa, ma sono qui per essere felice, e so che andando avanti sarò felice. Supero il momento di difficoltà, di dolore, (croce) con la prospettiva della Resurrezione.

Dolore

=

chiusura,

e se mi chiudo vedo tutto con gli occhiali neri.

Vivere la Missione non è chiudersi, non è sopportare, non è essere infelice, aspettando  che finiscano i tre mesi, i due anni o la permanenza e già... posso anche lavorare perchè finisca la permanenza magari come sempre dando la colpa a qualcuno, no? Ma questo non lo posso fare  perché così rovino la mia vita e quella degli altri. Se il boccone è amaro, io cosa faccio per addolcirlo? Ecco è questo che devo domandarmi.

 

PICCOLA PAUSA PER RISCALDARSI

RIPRESA

3° aggancio con  AMARE.

Adattarsi nell’Amare. Dobbiamo stare attenti, capire. L’Adattarsi nell’Amare è Adattarsi ad amare donando la vita.

Io mi posso adattare nel dare niente.

La società ci insegna a pensare a noi stessi, a risolvere i nostri problemi: ci dice ad esempio: “ ci sono tanti poveri anche qui, perché andate lì, in America Latina? L’Amare così viene ristretto il più possibile. L’Amare concettualmente e praticamente limitato non è Amore.

L’AMORE non ha confini.

Aprire il  cuore alla gioia è vitale per chi parte: intravedere che il futuro possa essere migliore, io posso operare, costruire un futuro migliore.

Queste sollecitazioni venute dall’esterno ad aprire l’AUG possono essere un segnale. Noi siamo stati sempre molto rigidi, di fronte ad esperienze esterne, ho sempre permesso solo ai familiari di andare in missione. Dobbiamo creare apertura tra noi anzitutto, sennò l’AUG muore.  La nostra società sta morendo, se noi non apriamo, moriamo.

Da queste spinte, venute anche dalle Suore, si sono chiarite in me queste idee- Apertura alla gioia di vivere, aprirsi a questa possibilità. Io devo vivere la mia vita di adattamento alla situazione, aprirsi alla gioia, guardando il futuro, per essere felice.

L’uomo deve essere felice,  i cristiani sono gioiosi, crediamo nella Resurrezione.

In missione io vado, faccio l’AUG perché mi diverto, non è tanto per fede o sarà anche per fede? Comunque se non provo gioia non la faccio.

Aprire il cuore alla gioia

=

mi sto adattando,

mi pesa, ma sono qui per essere felice, e so che andando avanti sarò felice. Supero il momento di difficoltà, di dolore, (croce) con la prospettiva della Resurrezione.

Dolore

Se puoi fare solo una cosa e la fai, vuol dire che ti sei adattato ad Amare donando la vita.

Le prospettive cambiano se guardiamo all’Amare donando la vita. Metto la mia vita a disposizione e la metto a disposizione tutta, adattandomi.

Io a Rosa dico: “calmati, non puoi risolvere tutti i problemi, ti devi Adattare, donando la vita. Prospettiva di Amare donando la vita, ma la tua vita, quello che sei, quello che puoi, oggi è questo, magari è poco, ma fare di più potrebbe significare distruggere tutto.

Il poco che io faccio è importante, perché in questo momento è tutto.

Adattarsi con la prospettiva di Amare infinitamente è fare il poco che si può, con la prospettiva di donare la vita.

Alessandro di Ussana: il poco di quest’anno ci sarà l’anno prossimo? Se si, già sarà importante, lui è preoccupato, vuol dire che sta Amando. Se non si preoccupasse e si accontentasse, già sarebbe diverso.

La preoccupazione dice l’Amore, chi si accontenta non ama, chi ha una prospettiva ampia del dono della vita, che mi fa aumentare l’impegno, il mio donarmi per come sono e come posso e anche di più,

AMA.

 FINE PRIMA PARTE

Sabrina: è possibile fare approcci con l’esterno, per le esperienze .. ?

Padre Mimmo: ne parlo meglio più avanti, lo spiego, me le sono trovate queste situazioni.

Massimo: per me l’adattarsi è stato al rientro, la giungla è stata sia qua che là, adattarmi là è stato più semplice e spontaneo. Adattarsi è avere pazienza, ma qui sto sopportando il lavoro, dovuto a delle esigenze. Adattarsi con l’Amare: a me viene spontaneo, mi capita senza accorgermene, non ci penso prima, tutto viene normale, penso che se una cosa è fatta col cuore non è poi così sbagliata.

Padre Mimmo: cose fatte col cuore, con Amore, ma verso chi? Verso gli altri o verso me stesso? Se è verso me stesso, è egoismo. Es. : con Amore mi sento musica a casa mia e non mi accorgo che disturbo il vicino e la mamma. Quel mio Amare la musica mi rende chiuso al vicino, alla mamma, al nonno. Devo stare attento accertare se il mio amore è dono, è attenzione agli altri, o che cosa è? è egoismo? Mi adatto a donare, Amando la vita o no? C’è una possibilità di punto d’incontro se io faccio ciò che mi piace Amando gli altri. Stiamo attenti a non auto giustificarci. Es. io vorrei andare in missione, ma il mio Vescovo ha detto no. Io potrei andare, basterebbe che disobbedissi al mio Vescovo, e ce ne sono tanti altri che mi accoglierebbero. Pericolo: rivestire di missionarietà il mio far piacere a me stesso perché faccio i comodi miei.  … non è più un’attenzione agli altri, non è più dono amando la vita, non c’è il sacrificio, c’è la disobbedienza. I partenti dei 3 mesi devono convincere i genitori, i figli non possono disobbedire. Il mio Vescovo secondo me è egoista, ma io devo essere diverso, non devo essere egoista. Così ci auto giustifichiamo, se guardiamo ai comportamenti egoisti e facciamo lo stesso.

Il problema non sono gli altri, ma io, chiusura mia, egoismo mio.

Giorgia: il limite, il confine tra sopportarsi e adattarsi è lieve. Mi sembra facile a dirsi, ma difficile a farsi, come l’Aprire. Andare e amare è più facile.

P. Mimmo: chi non si apre, non ama.

Sabrina: ma si fa con il tempo, ci sono molti gradini, aprire è graduale.

P. Mimmo: certamente, è una crescita. E’ vero pure che uno può guardare la scala, o iniziare a salire, o sedersi ogni gradino.

Uno può stare fermo dicendo di stare in movimento.

Giorgia: al raduno scorso si parlava di Consacrazione, è rimasta difficile da capire. Ora mi sento nella stessa situazione, è difficile da capire. Adattarsi con il cuore aperto alla gioia, il confine è lieve, uno può pensare che si sta adattando, però sta sopportando. Mi capita di arrabbiarmi al momento, poi mi passa. Rimane difficile da capire, da vivere in gruppo e in missione.

P. Mimmo: è certo che è difficile, non bisogna cadere nel sopportare, almeno non in modo continuativo, non sempre, sarebbe un errore per me che sopporto, perché in fondo non ho un rapporto buono con le persone e per l’altro. Una vita così mi rovina il fegato, né va bene per l’altro, non gli ho mai detto che sbaglia, nessuno gli dice che è insopportabile, lui è in diritto di pensare che sta facendo bene. Sopportare una volta può essere un cammino verso l’adattarsi, ma una volta.

L’adattarsi è tutte le tre cose, non una sola. La sopportazione prima o poi scoppia, direttamente o indirettamente, presto o tardi. Bisogna evitare che scoppi, perché poi si è in ritardo, poi non si può cambiare niente, e la colpa è di chi ha sopportato, poi è troppo tardi, se non dico mai niente. Adattarsi è dirsi chiaro le cose. Che prospettiva ho: salvare il gruppo, salvare l’AUG, i permanenti, i poveri: se ho questa prospettiva, non sopporto, mi APRO, parlo, dico le cose chiare.

Francesca Busu (BUBU): se io sono aperta e il mio gruppo è chiuso, come si fa?

P. Mimmo: continuando a stare aperto, io devo essere aperto. Se tu sei chiuso non ci posso fare niente. Io continuo. La chiusura è destinata a morire.

Bubu: allora devi sopportare?

P. Mimmo: se tu ti sei aperta e vai avanti in realtà non sopporti perchè le cose le hai dette chiare, gli altri sanno cosa pensi e cosa fai, sanno anche che se stai sopportando è perchè vuoi bene e pensi al futuro, al futuro dei poveri, dell’AUG vuoi la salvezza dei poveri dell’AUG e... sopporti...così sembra, in realtà ti adatti e con la tua testimonianza di vita lavori perchè gli altri si rendano conto di quanto sia necessario aprirsi e donare. In coscienza, noi, se ci guardiamo dentro, la risposta ce l’abbiamo dentro: voglio fare i comodi miei o degli altri?

Se io vado avanti, resto aperto, Amo comunque... le cose cambiano.

L’Adattarsi è la A che collega le altre 3 A, le mette insieme.

Gianchi:  problema genitori figli, ci vuole responsabilità.

P. Mimmo:  i figli oggi non vogliono responsabilità, vogliono solo i soldi, quello che gli spetta. Un figlio sa che deve prendere la sua responsabilità: sei maggiorenne, vuoi fare la tua vita, allora vai via da casa, sbatti la testa al muro; l’educazione è responsabilità. Tu figlio, sei disposto a prenderti le tue responsabilità? O ti lamenti dei tuoi genitori e poi li sfrutti?

Alcune volte uno capisce che per il bene di cose superiori, un po’ può sopportare: in quel momento diventa adattarsi. Io sto sopportando una situazione pesante creatasi in Diocesi per il bene dell’AUG. Per tentare di salvare l’AUG devo restare là, non posso disubbidire al Vescovo. Ma la salvezza dell’AUG dipende anche da voi, non solo da me. Anche il sopportare, in una prospettiva lunga può diventare adattarsi.

Raffaele Esposito: in gruppo, se ci sono discussioni, invece di bisticciare e rischiare di non fare un’attività, se non sono d’accordo io sopporto per il bene del gruppo.                   

P. Mimmo: se questo avviene in un regime di apertura, va bene: io dico quello che penso, poi sopporto. Io dico quello che penso al Vescovo, lui lo sa, poi sopporto. Tu dici in gruppo che non sei d’accordo, poi l’altro decide se vuole restare o andare via; se c’è regime di libertà e di apertura, uno parla e aiuta a crescere. La sopportazione può essere utile e necessaria, ma sempre in regime di apertura. A un gruppo che non vuole vivere l’AUG io dico: vai via. Certo... io comunque...vado avanti, non mi blocco per il fatto che lui non vuole lavorare non significa che io non devo lavorare, se lui non vuole fare nessuna attività io posso sempre fare qualcosa, non dimentichiamo che comunque la vita dell’AUG è il lavoro e in particolare il lavoro nel tempo libero, per cui... nessuno mi può impedire di lavorare, solo può non lavorare lui. Lo stile di vita, lo spirito dell’AUG non è facile da vivere. Dobbiamo vivere da uomini.

Felicia: come facciamo ad accorgerci che siamo aperti in gruppo? Noi magari pensiamo che siamo aperti e non è vero.

P. Mimmo: ( ci pensa): lo possiamo sapere se non ci sentiamo sicuri di quello che facciamo e pensiamo, se non mi sento nel giusto, se accetto le critiche, il confronto, mi metto in discussione. Non vuol dire dare ragione ma mettersi in discussione, ascoltare, prendere del buono in quello che mi dicono. Per esempio, Giancarlo Nicotera mi pone domande, io lo ascolto, mi interrogo: perché non fate pubblicità? Se mi chiedono cambiamenti, mi interrogo. Penso che sia l’unico metodo quello di mettermi in discussione, di non chiudermi.  Rivolto al gruppo di Nicastro: quando io vi dico che forse D. Giancarlo forse tutti i torti non aveva, ma voi mi graffiate, non accettate di mettervi in discussione. Probabilmente lui non ne ha ragione, ma almeno mettetevi in ascolto, non state sempre a difendervi.

Alessandro: se uno nel gruppo non si sente pronto ad aprirsi, può prendersi un periodo di pausa?

Padre Mimmo: i periodi di pausa io li sconsiglio, in genere sono fughe, non risolvono il problema, uno ci resta nel gruppo. Io direi: affrontare il problema prima con se stessi e poi con gli altri. Uno dice: io non ci riesco, non sono capace, lo affronta, si fa aiutare. L’apertura è difficile per tutti gli uomini. L’unico sistema per essere aperti è allenarsi: chi non si allena si siede al primo gradino e si ferma. Scriversi è certamente un aiuto, è dirsi le cose e cercare aiuto, credo che scriversi sia importante anche per aiutare l’Apertura. Io preferisco le lettere, ma mi sto adattando agli E – Mail.

Rosa: adattarsi = servizio. Sopportare non va bene, ma neanche disubbidire; sono due eccessi.

E’ vero che è lieve il confine tra sopportare e adattarsi però stiamo attenti: a volte si devono fare cose che non ci piacciono, che non capiamo, ma bisogna farle. E’ sopportare? No, se entro nell’ottica del servizio, lo faccio perché è necessario, così da sopportare passo ad adattarmi.

Altro eccesso: per non sopportare disobbedisco, quello che non mi piace non lo faccio, perché non devo sopportare e quindi disobbedisco. NO: io dico come la penso, discuto, ma alla fine obbedisco al permanente, sennò faccio quello che voglio io.

P. Mimmo: è una sottolineatura importante, io la davo per scontata, ma la riprendiamo. Ci giochiamo tutto sull’aprire il cuore alla gioia.

 

Sopportare è stare zitto,

adattarsi è parlare, aprirsi.

Si tratta di capire la parola obbedienza: spesso si interpreta come fare una cosa che uno non vuole fare. L’obbedienza è una scelta che faccio, è un fidarsi, mi fido e obbedisco a quella persona, è una scelta che io faccio di seguire una persona. Se per me è importante l’AUG, io obbedisco. Per i partenti: uno che parte sa che va ad obbedire. Si fida di chi sta lì, perché c’è già da tempo, ha fatto un cammino.

I permanenti anche loro obbediscono. A chi? Alla gente, alle persone, ai bisogni, ascoltano consigli di chi è lì- Es. ONG - missionario: la ONG fa il suo progetto che non serve, il missionario ascolta la gente, aspetta un pò, ascolta...pensa...forse c’è qualcosa di buono anche lì, comunque non chiuderti, resta aperto. Il permanente obbedisce anche al tre mesi se ascolta, se guarda con Amore anche alle novità che un tre mesi può portare e non si chiude perchè...io sono il permanente, tutti dobbiamo obbedire e l’unico modo è non chiudersi ed ascoltare, poi ognuno con la sua responsabilità dovrà prendere decisioni e... allora ...obbedire è dare la mano, fidarsi e farsi condurre. Se avessi più fede e riuscissi, riuscissimo a Fidarci di Gesù a farci condurre a Lui, a dargli la mano, ad Obbedirgli ecco il senso profondo dell’altro raduno partenti sulla Consacrazione.

PAUSA PRANZO

                                                                                                                                                             

Ripresa: canti: Cada paso, Al partir, Symbolum, Ogni giorno partirò (Breve ricordo del Padre Daniele).

 

Padre Mimmo: ora parleremo un poco dei partenti.

E’ un problema che ci viene dalle ultime situazioni che abbiamo vissuto che hanno sottolineato le difficoltà che si possono incontrare in una famiglia che decida la permanenza, permanenza che comporta necessariamente, almeno in generale, il vivere in comunità e... questo comporta difficoltà: e allora il problema è come regolarci davanti ad una  eventuale formazione di una famiglia da parte dei permanenti; sottolineo che parliamo dei permanenti, non dei 3 mesi o dei 2 anni.

La famiglia che decide di essere permanente può essere di due specie:

1) la famiglia si forma in seno all’AUG: segue la trafila e arriva alla permanenza;

2) non è nata nell’AUG, magari ne faceva parte solo un membro.

 

I° caso:

potrebbe sembrare tutto naturale: hanno fatto tutte e due i tre mesi e i due anni da singoli. Abbiamo scoperto che non è così naturale, abbiamo sbattuto la testa lo stesso. Nei due casi è la stessa cosa: quando si costituisce una famiglia, le esperienze fatte da singoli sono diverse da quelle che poi si trova a fare la famiglia, perché come famiglia è tutto diverso. La famiglia già fa fatica da sola ad andare d’accordo, figuriamoci ad andare d’accordo come permanenti in una comunità di permanenti.

Perché si realizzi una permanenza ben fatta, la famiglia deve trovare un equilibrio interno. Senza questo equilibrio si corrono grossi pericoli.

Caso Giuseppe e Francesca; loro non avevano un equilibrio interno e alla lunga sono scoppiati (la sopportazione alla lunga scoppia) e hanno creato grossi danni all’AUG. Loro non se ne rendono conto come se non fosse successo niente. Da noi l’AUG è segnata a dito, per questo fatto di Emmaus, forse voi l’avete sentito di meno in Sardegna.

Nei due tipi di famiglia non c’è differenza. Ci vuole equilibrio interno.

Nell’eventualità ci dovesse essere un’altra famiglia di permanenti o di un permanente che si sposa che voglia essere famiglia permanente, prima deve trovare un equilibrio al suo interno e quindi fare un periodo di vita famigliare prima di decidere come vivere tutta la vita. Caso limite: una famiglia formata da due permanenti. Non c’è ora in vista, ma io penso a fra 10 – 20 anni.

Con Giuseppe e Francesca ci siamo trovati così: si sono sposati essendo già permanenti e tutti e due si sono trovati permanenti ad Emmaus. Ci sono alcune lettere mie che sconsigliavano a Francesca che loro andassero a vivere a Emmaus.

Determinazione:

una famiglia che si costituisce con due permanenti, deve trovare un suo equilibrio. Proprio per questo mi pare che sia utile che rifaccia la trafila come famiglia: 3 mesi, 2 anni ed eventualmente la permanenza. Comincia un cammino nuovo: sono due persone che devono formare una carne sola.

Fare questo cammino di ricerca dell’equilibrio famigliare all’interno di una Comunità come già permanenti causerebbe tensioni, farlo come tre mesi, due anni con periodi di ricerca eventualmente anche fuori dell’AUG ti mette alla prova, ti fa vedere le difficoltà di famiglia, ti fa decidere con più consapevolezza, con i piedi a terra e la visione chiara delle difficoltà.

Questo fatto delle famiglie è importante.

II° Caso:

Se questo vale per due che sono già permanenti, figuriamoci nel caso che uno non è dell’AUG. Si deve definire bene. Finchè sono 3 mesi e due anni si può lasciare correre, ma quando si tratta di permanenza è tutto più delicato. Una famiglia in una comunità la squilibra comunque, tanto più se non è equilibrata al suo interno.

Sorge il problema dei figli in missione, ma questo è un problema educativo dei genitori. E’ la scelta dei genitori che in qualche modo indirizza la vita dei figli. Questo avviene sempre in tutte le situazioni, chi lo dice che i figli siano contenti della scelta di vita egoistica dei propri genitori? eppure nessuno si sogna di mettere in discussione le scelte egoistiche di questa nostra società, doppio, triplo lavoro per mantenere “ il livello di vita “ ( comoda ) e nessun rapporto con i figli che rischiano di non essere per niente conosciuti e di non riconoscere i genitori.

Si è un problema educativo e di scelte.

Sabrina: il percorso tracciato mi sembra la strada più logica, perché non sei più solo, e entrambi devono rielaborare in modo comune la strada, le esperienze che hanno fatto da singoli.

P. Mimmo: è vero, cambia tutto, cambia il modo di rapportarsi, chi ha dubbi che li dica.

Felicia: e se dopo sposati, uno dei due vuole lasciare l’AUG che succede?

P. Mimmo: devono definirsi prima, ne devono parlare prima e cominciare il cammino di famiglia AUG insieme, se uno vuole lasciare, l’altro nel suo tempo libero può sempre continuare a fare AUG e credo che non ci dovrebbero essere problemi per chi decide di lasciare, ma questo sempre è da decidere insieme perché sennò c’è il rischio che si lasciano dopo, e con la società in cui ci troviamo dove ti si insegna che il desiderio del momento è quello che vale... beh! è un pericolo da tenere presente. Purtroppo oggi molte famiglie si rompono,  molti continuano a ragionare da singoli e niente li ferma: basta guardare a che fine fanno spesso i figli che diventano oggetto di scambio o di rappresaglia.

Comunque sono tutte decisioni personali, singole, in cui l’AUG non può influire per niente o quasi... si può influire solo con la tensione ideale d’Amore ai poveri, con la ricerca di Gesù che può sostenerti nelle difficoltà di questo mondo. E’ bene decidere prima, nel periodo del fidanzamento; una volta sposati, chi Ama di più alla fine deve dare la vita e rinunciare al suo modo di pensare. Io non voglio entrare nella scelta delle singole persone, cerco di non intrufolarmi, ma sulle cose dell’AUG Sì, se il comportamento può fare danni all’AUG, sì, divento rigido.

Giorgia: ma stiamo parlando di una famiglia che farebbe per esempio i 3 mesi a Melo, i 2 anni a Ivo e la permanenza in una casa che c’è già?

P. Mimmo: sì, comunque anche se vivesse sola in missione, avrebbe una vita comunitaria con i 3 mesi e con i due anni.

Massimo: un permanente che si fidanza, torna a casa sua?

Giancarlo: ma da sposati dove stanno?

D. Mimmo: si, torna a casa sua e da sposato vive a casa sua. Un permanente che ha deciso di fare il permanente, ha deciso per la sua vita. Quando decide di sposarsi smette di essere permanente e ricomincia da capo a casa sua. E questo semplicemente perchè non può aver deciso anche della vita dell’altro che prima non c’era e che in qualsiesi caso non era pensato come famiglia. Prende un’altra decisione, cambia la sua vita e se ne prende la responsabilità.

Queste cose che ho detto sono riferimenti certi, per il futuro, anche se ora non ci sono situazioni così. Dite queste cose a chi nell’AUG entra, e magari parte.

 

ALTRO ARGOMENTO:

linea da tenere in caso di richieste di esperienze veloci (15 giorni – 1 mese).

 

D.Mimmo: permettere a persone che non fanno parte del gruppo di fare un’esperienza che sarebbe un po’ turistica? Chi vive in gruppo, già entra in un cammino, chi è fuori non sa cosa vuol fare. Può darsi che gli passi subito la fantasia (è successo) o si rende conto della povertà e del lavoro in missione e ne vuole capire di più.

Ci sono due possibilità: vivere questo nel gruppo (in Italia è più facile) o diventa per lui gruppo una comunità missionaria, farebbe una “full immersion” = immersione completa. Vivi in maniera intensa, puoi in qualche modo capire cosa vuoi fare della tua vita. La comunità è il tuo gruppo. Se decidi che vuoi fare il cammino, la Comunità ti da il permesso, fai i tre mesi e i due anni in  missione (ma in un’altra casa, non dove hai vissuto “il gruppo”).

Domanda: ci apriamo a queste richieste di esterni?

La chiameremo “Vacanza Missionaria”o “Turismo Missionario”

Per esempio Giovanni Talarico era uno di questi: un aiuto esterno: dopo un breve periodo di permanenza a Betania, aveva deciso di lasciare l’azienda ai figli e andare in missione.

Sabrina: si, ma va organizzata bene. Regaliamo un’esperienza di vita a delle persone, è un’opportunità, varie persone chiedono.

Giancarlo: io sono d’accordo, però il periodo deve variare da 15 giorni a un mese.

Sabrina: varie persone chiedono, vorrebbero andare e adattarsi, sarebbe un lavoro in più per i permanenti.

P. Mimmo: è un lavoraccio quando vengono ragazzi che sono nell’AUG (i 3 mesi), figuriamoci per gli esterni. Ci vuole più attenzione verso queste persone, a volte siamo distratti anche verso i 3 mesi. Attenzione che non deve essere asfissiante ma lasciare lo spazio dell’errore.

Raffaele: questo discorso, vale solo per chi non è entrato in gruppo?

P. Mimmo: chi è già in gruppo fa i 3 mesi regolarmente; stiamo parlando di gente adulta, di 25-30 anni, non ragazzi. Gente che magari ha sempre sognato questa possibilità, ma non ha avuto la fortuna che abbiamo avuto noi di incontrare questa possibilità di vivere la missione in in gruppo da ragazzi. Per questo è  escluso chi fa parte del gruppo, chi è in gruppo deve fare il cammino; ha già tutte le possibilità di capire e scegliere facendo gruppo. Devono comunque passare da me o da qualche permanente, è necessario un contatto personale, ci vuole almeno un minimo di conoscenza.

Sabrina: e i fidanzati in questa esperienza sarebbero separati?

P. Mimmo: sì. Ne parliamo al raduno, se voi dite di no, io dico no.

Massimo: però non facciamo pubblicità, solo a chi ce lo chiede.

P. Mimmo: è chiaro, a loro la chiamerei “vacanza missionaria” perché capiscano che in 15 giorni non hanno conosciuto niente della missione.

Rosa: sì, ma con filtro e moderazione, sennò schiacciano i permanenti, la Comunità di Betania e quella di Ivo sono piccole.

P. Mimmo: a Betania il lavoro è molto, perché sono in due e aumenterà, il Merendero è stato affidato a Karina perché loro due non ce la facevano, avevano il dono della trilocazione per fare tutto quello che c’era da fare, non so proprio come facessero, ma si vede che quando uno vuole sono possibili anche i miracoli, la trilocazione ... appunto.

 

PAUSA

 

Ripresa:

Notizie dalle missioni.

D. Mimmo: la prima è bella. L’ASPE ha fatto domanda alla CEI per un finanziamento e abbiamo avuto risposta positiva; sono € 24.000,00 per l’Internado. Noi spendiamo molto di più di questo; fate i conti e vedete che l’AUG non mantiene le missioni: si dovrebbe muovere di più. Non ce l’aspettavamo questo aiuto, qualcosa andrà in Bolivia, visto che Betania ha questo aiuto possiamo fare qualcosina in più a Ivo.

-    Casa alla chacra, è piccola: i ragazzi di IV anno faranno delle esperienze brevi, ma ancora non vivranno lì.

-    Cominceremo a costruire la Cappella con i soldi della vendita di una mia casa. Ho deciso di fare la Cappella perché mi sembra più giusto così.

-    Dobbiamo sbloccare il problema della vendita formaggio; avviare la commercializzazione; entro giugno dovremo intravedere una possibilità altrimenti non possiamo prendere ragazzi per l’anno che viene.

Il problema è che la commercializzazione si deve seguire, ci vuole uno che la faccia, che ci si metta dietro; che si capisca che si “deve fare”, non si può non fare altrimenti non creiamo lavoro ma continuiamo a dipendere dall’Italia; facciamo elemosina. Ho parlato chiaro con Rosa e Cate, in particolare con Rosa: “tu vuoi fare questo lavoro di vendere il formaggio che è prioritario rispetto al resto? Viene prima rispetto al Merendero, al gruppo giovani, al catechismo, all’Oratorio. “Rosa, tu lo vuoi fare?” “Si”. Ma sei sicura? “Si”, ora lo ripeti davanti a tutti.

         -        Discorso miele in Bolivia: immaginiamo questa attività per dare lavoro, non si può andare avanti solo con elemosina; in Bolivia pare che vada tutto bene, Laura scrive che è in Paradiso (Alessandro conferma),

A Betania la situazione è molto più impegnativa, d’altra parte si è impostato lavoro quando si era in quattro fissi e il lavoro è rimasto anche ora che sono due, ma non sono morti, spiega Rosa.

Rosa: quest’anno 2006 a Betania è stato piuttosto duro; siamo state in due. Nel 2007 saremo 3 – 4 e cercheremo di fare meglio e di iniziare a vendere il formaggio. L’Internado assorbe molto, una di noi sempre deve stare dietro ai ragazzi, se lo vogliamo fare bene. E poi c’è tutto il resto: taller, Merendero, catechesi. Abbiamo preso Karina al Merendero, Angel per la chacra, Antonio nel taller.

P. Mimmo: trabajo del corazon = lavoro del cuore. In Bolivia già lo attuiamo, c’è l’azienda del Vescovo, c’era già gente che ci lavorava e abbiamo continuato anche se chi ci lavorava ci rubava.

A Melo ci siamo trovati a doverlo fare, con Antonio nel Taller, Angel alla chacra, Karina al Merendero; dovrebbero prendere qualcuno in più per le vendite. “Trabajo de corazon”, diamo lavoro ma facciamo il discorso che lavorino stando attenti agli scopi, ai motivi per cui siamo lì. Lavorano in un’istituzione che guarda a chi è più povero. Noi non abbiamo la forza per seguire tutto ma è anche giusto dare spazio alla gente del posto. Con i fondi CEI possiamo dare qualcosa in Bolivia, l’anno scorso abbiamo dato qualcosa extra – AUG. I soldi dati in Bolivia sono serviti per migliorare per l’azienda e ora si vive di quello, bisognerebbe investire qualcosa in più adesso. A Melo ancora non ci riusciamo, con la vendita dei formaggi ci dovremmo arrivare. In Bolivia, gli operai dell’azienda sono solo lavoratori, ma non di cuore. A dire la verità anche a Melo è un pò così, non si è capito ancora il “Trabajo de corazon” però il discorso almeno si può fare perchè c’è Karina che ha fatto i tre mesi e un pò capisce quello che vogliamo intendere con “ tabajo de corazon”.

Rosa spiega che vuol dire lavoro del cuore: condivisione di scopi e ideali; questi 3 nominati non sono solo impiegati ma ragazzi che quasi sono come della Comunità, non ci vivono ma lavoriamo insieme, è un lavoro educativo, c’è molto confronto, Antonio è bravissimo con i ragazzi.

Parlano i partenti

Giancarlo: sono contento che finalmente è arrivato l’anno. C’è sempre l’euforia di partire, l’idea è rimasta costante. Ci sono stati periodi in cui non sono stato costante nel lavoro in gruppo, ma l’idea partenza è rimasta. In missione non si può non essere costanti, lì ci vuole massima serietà. Io stando lì penso che imparerò dai poveri, vado lì per loro. Penso che con tutti i vizi che ho, loro mi insegneranno a correggermi. Ho l’idea di partire con due valigie, 1 piena e 1 vuota. Per arrivare a partire devo prendere il diploma a luglio, quindi studiare. (n.d.r. Se non si diploma non parte).

Bubu: idea di partenza insieme a Giancarlo. Il desiderio di andare a toccare con mano quello che si sta facendo, ora si è concretizzato. L’idea c’era da prima, la partenza di Laura e la situazione di gruppo mi ha fatto pensare che ero più necessaria qui. Ma l’idea di partire cresceva e a un certo punto uno decide anche se ci sono problemi. La lontananza può fare crescere alcune persone che magari si adagiano contente di quello che ha detto il gruppo, però c’è un “ma”. A parere mio il gruppo dovrebbe essere più affiatato e dare più sostegno al partente. Il partente deve dare l’esempio ma a volte ti senti solo, ma so che altri l’hanno già provato; alla fine devi puntare sul tuo desiderio e coinvolgere gli altri, non aspettare l’appoggio loro ma devi appoggiare tu loro.

P. Mimmo: …

1) Il partente deve essere responsabile nei riguardi del gruppo e dell’AUG. Deve sapere che voglia o no, diventa un testimone: per la gente è lui l’AUG. Noi in Calabria viviamo o meglio subiamo tremendamente scelte sbagliate di permanenti (peggio). Tutti i preti mi prendono in giro. Un partente deve sapere questo e poi se combina guai la croce la porta chi resta. Tu (a Giancarlo) non puoi dire : se mi diplomo parto; ti devi diplomare. Lì, nell’impegno, si vede se parti per i comodi tuoi o per i poveri.

2) La partenza è utile al gruppo. Non si può dire: io sono utile al gruppo (è utile che parti). Quando è arrivato il momento della partenza, devi partire, è un bene per il gruppo che vada via. Il gruppo trova la forza per andare avanti, se c’è qualcosa e poi risorge; (esperienza a Monastir).

Nessuno è insostituibile altrimenti tutto viene incentrato su una persona, è una falsità di gruppo, non si deve creare il problema: chi resta? Es. caso di Rosy a Nicastro: sono 4, lei parte per una necessità, rimangono in tre.

IDEA: campo a Pasqua perché si incontrino i partenti.

Segue la lettura delle relazioni sui partenti

su Giancarlo.

Poi Efisia e Betti danno il parere a voce perché non l’hanno espresso in riunione.

Efisia: lo conosco poco, sono entrata da un mese, l’ho visto alle riunioni ma non sempre viene.

Giancarlo: non sono andato ad una riunione perché mi sono iscritto a calcio, poi il gruppo ha spostato la riunione.

P. Mimmo: non la spostate più e poi per questo motivo!! E in questa situazione! Uno è partente, si iscrive a calcio e lo antepone al gruppo!! Se si dice si a uno, poi se lo chiede un altro si sposta ogni momento. Vuoi fare i comodi tuoi o l’AUG? Uno si organizza e si adatta, chi non vuole trova una scusa e non va. La serietà delle cose si vede da questo, infatti lui non è andato lo stesso alla riunione. Voi non lo dovete più coprire.

Betti: non lo conosco, non mi sento di dire niente, se vuole può partire.

Su Bubu.

Efisia:  è una persona abbastanza decisa, ci ha pensato tanto, è quello che vuole; per lei è la sua vita.

Betti: mi baso sulla fiducia, è giusto che vada, sicuramente lo fa con il cuore. Mi ha aiutato in varie circostanza, anche extra AUG

COMMENTO

D. Mimmo: nessuno ha messo l’accento sull’importanza per il gruppo. Tutto si è puntato sul desiderio della persone, mentre le due cose vanno insieme. Un partente sempre ha un’importanza per il gruppo, sennò è un fatto personale. Sono stati fatti solo alcuni accenni sull’assenza. Per il gruppo è un’esperienza forte, anche il gruppo parte, si sente più legato alla missione. Laura è in missione: il gruppo deve avere un legame più forte. Il partente si deve rispecchiare nel gruppo e viceversa. Laura si sente sola. Se il rapporto con i 3 mesi sarà così, sarà nullo. Se il rapporto con Giancarlo e Bubu è solo di tipo personale, manca qualche cosa. Pongo una domanda: quanto per me, gruppo, è importante la partenza? Laura è del gruppo di Monastir? Almeno mandate qualche e – mail, anche se lei preferisce le lettere; almeno le legge e vede che la pensate.

PRESENTAZIONE   DEI BILANCI

 

Gruppo                                            Bilancio

Decollatura                                   €   462,80

Platania                                         € 1.000,00

Ussana                                             €   440,00

Nuraminis                                         €   295,00

Jacurso                                             €   353,00

Melo                                                 €     27,00 ( 817 $ Uruguayj)

Pianopoli                                          €   170,00

Monastir                                           € 4.686,35

Nicastro:                                           € 2.380,00

Cassa Comune                                  €   493,00

TOTALE                                      € 10.308,15   

D. Mimmo: non ho capito come sono andati i calendari. Il Calendario deve essere dato, a prescindere dalle spese. Non li lasciamo inutilizzati, buttati, regalateli piuttosto. E’importante che nel bilancio appaiano le date perché si vede il lavoro. Poi è utile riassumere, sommare. Quanto facciamo con i calendari? O con le pesche? O con la pasta?

Ho avuto l’impressione che nel periodo estivo in cui si è più liberi, tranne l’agosto pieno di Monastir, c’è un salto fino a settembre, a parte qualche attività piccola. Mettiamoci una mano sulla coscienza.

Dove sono i campi di lavoro?

Il campo è tipicamente AUG, incontro di gruppo, crea apertura, vanno segnati in modo specifico sui bilanci, è uno sforzo del gruppo per creare apertura e movimento, per fare crescere l’AUG.

Questo deve avere una segnalazione sui bilanci, quanti campi si sono fatti, contando anche i campi diciamo di gruppo o di gruppi vicini, di uno, due giorni; fa prendere coscienza al gruppo dello sforzo che fa per lavorare a prescindere dai soldi.

Se il gruppo di Nicastro, organizzasse dei campetti invitando i gruppi vicini, la gente porterebbe più indumenti, si aprirebbe l’AUG; una volta viene uno da Platania, poi da Decollatura o da Jacurso e se si vedono qualche ragazzo si può avvicinare. I campi diventano importanti per l’AUG non solo per i soldi. Il campo è utile perché ci incontriamo, smuove le acque.

FINE – DEO GRATIAS!        DEO GRATIAS!         DEO GRATIAS!