
Andiamo in
Uruguay
Giovani
Raduno A.U.G. anno 2007
Raduno
Partenti Monastir
27
Dicembre 2007
Gruppi presenti:
Monastir, Ussana, Nuraminis (part – time), Nicastro; da Casa Tabor:
Maria; Don Mimmo.
Canto: Gianki combina guai!!!
D. Mimmo:
il raduno è qui a Monastir, anche se non ci sono partenti perché almeno
ci sono due rientrati e li ascolteremo. Poi c’è Maria che si è fermata n
Italia più del tempo “normale” per una permanente a causa
dell’intervento che ha subito; mi piacerebbe sentire la sua impressione
su questo periodo che ha passato qui. Prima ascoltiamo i rientrati, poi
Maria, poi i bilanci, poi se mi date un po’ di tempo, ho qualcosa da
dire, non è proprio quello che avevo pensato di dire, ma vi dirò anche
perché non è lo stesso.
Giancarlo:
l’esperienza è stata bellissima, dalla partenza per la Calabria
all’arrivo a Melo di notte. Subito non ho visto niente, poi pensavo di
sentire la puzza di merda la mattina dopo. Sono stato contento di avere
visto le due realtà. In Bolivia i bambini ti abbracciano, ti stringono,
tu non sai parlare e questo un po’ dispiace, poi piano piano ti abitui.
Mi sono dovuto arrangiare con la lingua e per altre cose, però alla fine
è andata bene.
La cosa più difficile è che tu vai in missione con le tue idee, i tuoi
pensieri e scopri che le cose non sono come tu pensi.
All’incontro diocesano a Camiri io, dopo avere bevuto una volta, ho
buttato il bicchiere nella spazzatura, una ragazza lo ha preso dalla
spazzatura e riutilizzato.
Alla fine tu non sai mai se agendo in un modo fai bene o fai male, c’è
stato qualche problema con Callisto, ma alla fine si è risolto. Il
battibecco è stato per motivi di lavoro, alla fine si è convenuto che
lui doveva lavorare e noi gli pagavamo le ore fatte. Con Leonilda pure
c’è stato qualche problema, non so se io ho sbagliato ad agire come ho
agito. Un po’ mi ha demotivato il fatto che il corso delle api con i
ragazzi non ha avuto il coinvolgimento necessario e che io mi aspettavo.
E’ difficile lavorare con questi ragazzi, hanno fatto seccare l’orto
finchè non hanno visto i soldi, vengono al gruppo giovani per farsi poi
il giro a Camiri in città, approfittano.
Sono come noi.
Forse per il corso ho sbagliato anche io a portare le dispense in
italiano,
poi Massimo doveva tradurle e loro prendevano
appunti. Se le portavo direttamente in spagnolo era diverso.
Il rientro in Italia è stato brutto, mi sono trovato spiazzato, mi
aspettavo più entusiasmo nel gruppo. E’ come se volessi qualcosa
qualcosa, ma non riesco ad averla. Anche nelle amicizie qualcosa è
cambiato. Mi avevano detto che mi trovavano un lavoretto.
D. Mimmo:
ma tu cosa vuoi?
Perchè è questo che ognuno deve capire per vivere
Giancarlo:
più entusiasmo in me; sto sperimentando più libertà nel gestirmi le mie
cose, ma … è un brutto periodo che sta durando troppo.
D. Mimmo:
chiariamo qualcosa.
PRIMO PROBLEMA: lavoro. Noi ci aspettiamo che i poveri lavorino, ma non
è così. I Guaranì sono stati abituati all’elemosina per secoli; fare
elemosina è il sistema per fare restare povere le persone, come è
successo in Italia con la creazione della Cassa per il Mezzogiorno che
non ha favorito lo sviluppo del Sud.
Noi dobbiamo abituare le persone a guadagnarsi la vita. Con Callisto il
problema era questo. Mi rendo conto che per uno che parte per aiutare i
poveri trovarsi poi ad aiutare la gente a capire cosa significa
lavorare, a guadagnarsi la pagnotta e rinunciare a fare il padrone che
da con magnanimità da i suoi soldi dall’alto della sua bontà può essere
una specie di delusione, ma rende liberi i poveri per costruire il loro
futuro. E’ un lavoro molto duro quello educativo, ma è l’unico che
cambia veramente le situazioni di povertà. I merendero sono una
necessità per risolvere il problema fame nell’immediato, se muoiono di
fame non si può mica fare il lavoro educativo, ma non sono l’atto finale
e non ci si deve accontentare di questo bene, bisogna fare il lavoro più
duro, quello educativo.
SECONDO PROBLEMA:
noi giudichiamo la povertà e i poveri secondo i nostri canoni e la
nostra fantasia.
Giancarlo ha detto che inizialmente non ha visto la povertà in Uruguay,
poi ha aperto gli occhi e se ne è accorto.
Ma ancora qui tra noi c’è gente che pensa che in Uruguay non ci sia
povertà solo perchè non si vedono le capanne di fango, sono in blocchi e
magari belle pitturate di bianco, ma...dentro??? e in Uruguay non ti
fanno entrare volentieri nelle loro case
per cui... bisogna aprire gli occhi e il cuore per vedere certe cose.
Così come la gente non è abituata a dire grazie, specie in Uruguay, in
Bolivia un po’ di più lo dicono e noi ci aspettiamo il grazie
perchè...siamo buoni, abbiamo rinunciato a qualcosa per aiutarli e...il
grazie almeno ce lo aspettiamo, dove sta scritto?
Bisogna educare, esattamente come noi ci dobbiamo educare.
Non dimentichiamo che ci sono i poveri perchè ci sono i ricchi e noi
facciamo parte di questa seconda categoria, e forse educare la seconda
categoria è più difficile che educare la prima.
Dal punto di vista spirituale poi l’Uruguay è più povero della Bolivia e
questo crea maggiori problemi educativi.
Se uno torna dalla missione dicendo al proprio gruppo che non ha visto i
poveri, ma in missione non ne parla apertamente, crea grossi guai. In
Sardegna nel gruppo di Ussana è successo questo e il gruppo è morto.
Bisogna sempre dire apertamente le proprie impressioni senza chiusura.
Io dico sempre apertamente, almeno mi sforzo, quello che penso anche se
a volte faccio venire il mal di testa. Se uno dice può trovare risposte,
spiegazioni se no...
Francesca:
appena sono arrivata in missione la prima preoccupazione era adattarmi,
cosa che per il mio carattere chiuso era difficile. Poi
attraverso varie riunioni e lo stare con i bambini, mi sono aperta. E’
uscito più di quello che solitamente esce stando qua, dove senti che
devi essere accettata e per esserlo devi fare in un certo modo.
Tornata qua sento di essere cambiata, e ho meno vergogna nel dire alcune
cose e nell’essere in un certo modo.
In Uruguay è vero che non sai mai se sono vere le cose che ti dicono o
no. Poi capisci che a volte sei di troppo in alcune situazioni, perché
loro sono orgogliosi. Nonostante abbia parlato poco, credo di avere
creato alcuni legami, me ne sono accorta quando c’è stata la mia
despedida.
Ci sono stati dei momenti in cui ti domandi: chi te lo fa fare? Perché a
volte è difficile. Poi superi questi momenti pensando non al singolo ma
all’insieme, anche se l’ascolto delle singole persone è importante.
Al rientro per me è stato il contrario di Giancarlo; mi sono accorta che
era meglio rientrare prima di parlare e prendere in mano la mia vita.
Qui ci sono problemi, in missione per me non ce ne sono stati. Sto
cercando di riprendere i rapporti con il gruppo, parlare con le signore
che fanno l’adozione. Bisogna anche passare sui problemi passati e
ripartire. Certo la situazione del gruppo non era delle migliori, ma
bisogna ricrescere con il gruppo, non fare i saputelli perché rientrati.
Calare l’entusiasmo e ripartire dal gruppo. Sarebbe stato più facile
appoggiarmi a Gianki, avevo tanti progetti, l’Università, lavorare in
gruppo, ma mi sono vista lasciata così, mi incacchio, grido, ma alla
fine se il gruppo deve morire è meglio che muoia. Certamente in Uruguay
la ricchezza è apparente, le persone devono fidarsi di te per farti
entrare nelle loro case. I bambini si sono affezionati, si sono
arrabbiati tanto che me ne sono venuta.
Bettina:
lo rifareste?
Francesca:
si, certo.
Giancarlo:
uscendo da questa situazione, sì, ora così no. Lì vivi in un altro modo,
ora è come se avessi un blocco.
Rosy:
lì è più facile, puoi vivere come sei, qui devi stare attento, a come
fai, a cosa dici, la società è falsa.
Nathalie:
fare l’AUG qui è più difficile, quando sei a Melo devi fare solo questo,
qui devi incastrare tante cose, l’Università, ecc.
Rosy:
dobbiamo essere sinceri, non è solo l’Università, ci sono anche altre
cose che ci piacciono e ci prendono. Ma non dobbiamo fare false promesse
alla gente, dire che torniamo in missione e poi non è vero.
D. Mimmo:
nessuno di voi ha parlato di “scelte”, ci avete girato intorno, ma avete
paura di fare scelte. Laura mi sta chiedendo di restare ancora in
missione, ma l’AUG non consente di restare in missione dopo i tre mesi,
il rientro è obbligatorio anche dopo i due anni.
Aurora: la scelta è qui in Italia, è più facile essere disponibile per
fare 6 mesi in missione o 2 anni ma non trovare l’ora di tempo libero
per andare in sede, scegliere il tempo libero ogni giorno.
D. Mimmo:
anche se la missione resta fondamentale per l’apertura. Ora un commento
lo faccio, lo diciamo sempre, ma è bene ripeterlo e questo vale per i 3
mesi, i due anni, i permanenti. Ci caschiamo lo stesso perché siamo
ricchi, siamo nati nella ricchezza e non possiamo farci niente. Ma ho
davanti alcuni esempi pratici che voglio farvi. Non dico che dobbiamo
mangiare e bere quello che mangiano i guarnì sennò ci ammaliamo subito,
però dobbiamo almeno sforzarci di non ostentare la nostra ricchezza.
Alla festa dei 10 anni dell’AUG che era certamente una situazione
particolare, abbiamo ostentato la nostra ricchezza in modo esagerato.
Dare la nostra macchina fotografica ai ragazzi di Melo, anche se del
gruppo, per fare le foto e dire che costa 400 €, o che la maglietta che
abbiamo addosso costa 200 € a loro che la maglietta manco ce l’hanno,
significa fargli sentire la nostra superiorità e la loro inferiorità. I
400 € della macchina fotografica, sono 4 mesi di stipendio di Angel, che
è assunto da noi e pagato regolarmente. Poi noi andiamo via, la macchina
fotografica ce la riportiamo e loro passano dalle stelle alle stalle.
Per farli uscire dalle stalle dobbiamo creare stabilità nel lavoro con
la vendita dei formaggi, la chacra e il miele in Bolivia. Anche io sono
stato distratto e non volendo ho fatto lo stesso errore: quando andavo a
Melo portavo sempre la cioccolata ai ragazzi, ma dopo la scenetta che ha
fatto David alla festa dei 10 anni non la porto più. Mi ha rappresentato
come il ricco che arriva in missione e si fa forte della cioccolata. La
frase “chocolate para todos” io l’ho letta così, forse David non l’ha
fatta con questo significato, ma io l’ho vissuta così.
Ora se anche Rosy vuol, dire qualcosa, visto che è stata lì 5 mesi, può
farlo.
Rosy:
con Francesca mi sono trovata bene, lei è un tipo che sta bene con
tutti, per me è stato un bene che c’era perché stare sempre solo con due
persone più grandi, a volte è difficile.
D. Mimmo:
la difficoltà in missione è vivere in comunità, accettarsi. Sono
contento che loro 4 abbiano trovato un equilibrio tra loro. Per esempio,
dire a Rosa che non deve andare in bici o a Cate che non deve mettere
il muso e isolarsi ogni tanto, con loro chiudiamo. E’ normale che ci
siano discussioni, ma l’importante è trovare un equilibrio.
Maria:
è la prima volta da quando sono in Bolivia, che sto in Italia un tempo
così lungo. Ho sentito molto la mancanza dei ragazzi e delle persone di
Ivo, ma questo pensiero mi ha fatto vivere bene questo periodo. E’ vero
che in missione uno può fare il pagliaccio con i bambini, e qui magari è
più difficile, ma la verità è che noi ci vergogniamo. Perché in missione
lo faccio e qui no? E’ vero che l’ambiente ti blocca, però dobbiamo pure
iniziare, non aspettare che siano gli altri. Siamo vecchi, stravecchi, e
questa cosa non la vogliamo fare, dobbiamo essere sinceri.
Rosy:
io con certe persone con le quali sto bene, dico alcune cose, ma con
altri non riesco, mi guardano e mi fanno cadere le braccia.
Don Mimmo:
lo so che è difficile, anche a me i confratelli mi guardano storto
quando dico certe cose, ma il missionario deve annunciare ovunque,
proprio a chi non conosce e non ne vuole sentire parlare. In Uruguay è
difficile, più che in Bolivia, ma allora che ci andiamo a fare in
missione? A portare solo cose? Chi impara ad essere missionario in
Uruguay, lo sarà dovunque. Se uno rinuncia a parlare in famiglia, poi
piano piano si chiude anche all’esterno. Siamo ridotti così perché non
annunciano più l’AUG, stiamo morendo perché ci stiamo auto distruggendo,
non annunciamo più l’AUG a nessuno.
Maria:
Simona a Nicastro mi ha raccontato che stavano dando calendari sul Corso
e con Aurora non volevano entrare in un negozio perché non lo
conoscevano ed erano convinti che non l’avrebbe preso. Invece sono
entrati e il proprietario ha deciso per un’adozione a distanza. Un
discorso analogo vale per quei signori di Montecarlo che ora sono grandi
benefattori.
Don Mimmo:
una cosa che mi piace io l’annuncio a tutti, anche a chi non vuole
sentire, perché io sono contento e la dico. La gioia che ho la devo
raccontare, esprimere, di gioia si scoppia, non può restare solo dentro,
senno mi muore dentro.
E’ vero che chi fa le domande, spesso ha già le risposte in testa, ma io
lo dico lo stesso quello che sento. Un prete, dopo due anni di chiusura
di Casa Emmaus, che in Calabria ha avuto ripercussioni pesantissime per
tutta l’AUG, che forse in Sardegna non avete neanche l’idea, mi ha detto
che sta rivalutando l’AUG, perché dice che dopo la scoppola che abbiamo
preso, pensava che scomparissimo e invece siamo ancora vivi.
Maria:
pensando a Tabor e soprattutto qui, ho capito quanto sia importante la
comunicazione tra di noi. Quando sono a Ivo è più difficile sapere
notizie, ma ho visto che la comunicazione tra noi non c’è neanche in
Italia. Mi sono chiesta io che ci sto a fare visto che non ho molti
contatti. Per fortuna ho imparato ad usare Internet e quindi qualcosa so
attraverso questo mostro. Sono rimasta scioccata che anche il volantino
del campo di Nicastro mi è arrivato via E – Mail. Non ho contatti,
neanche mi interesso a cosa fa Rosy, se Nuraminis c’è o no;
per questo penso che se andiamo avanti nonostante tutto questo,
è certamente per qualcun Altro.
La chiusura crea problemi anche nella comunità. Sono preoccupata per
questa situazione, ma la prima a non fare certe cose, sono io. In tutti
i comunicati c’è scritto sull’importanza di scriverci tra noi, ma non lo
facciamo. Ora mi sono resa conto che la cosa è grave; io non cerco te,
tu non cerchi, quindi …
D. Mimmo:
avevo detto che il raduno era a Monastir, ma poi non ho più avuto
notizie di Gianki e Bubu, tanto che mi sono chiesto: ci saranno ancora?
Di Nuraminis non sappiamo mai se c’è come gruppo o no, li vediamo solo
ai raduni perché vengono o mandano i bilanci, poi basta.
Maria:
in missione non arrivano lettere, a Laura solo dei sardi, a me solo di
Aurora e D. Mimmo. Spero proprio di riuscire a partire, di tornare in
Bolivia.
PAUSA Bagno
Ripresa. Consegna dei bilanci con relativi commenti. Solo il gruppo di
Platania e di Nicastro presentano dei commenti scritti al bilancio, come
era stato detto all’ultimo raduno.
Gruppo € consegnati
Monastir € 3.463,97
Nicastro € 2.344,60
Decollatura € 159,00
Platania € 768,00
Pianopoli € 230,00
Ussana € 535,00
Melo € 9,20 ($ 285)
Nuraminis € 255,00
Cassa comune € 1.955,00
TOTALE € 9.719,77
Dobbiamo inventarci cose nuove. Per darvi un’idea delle spese che si
sostengono in missione, vi dico che solo per la costruzione del
dormitorio alla chacra servono € 70.000,00, mentre per tutto il
complesso, compreso taller, casa dei missionari e cappella, ne servono
110.000. L’AUG non paga né il dormitorio, né ha pagato l’acquisto
della chacra. Arrivano altri fondi. La Bolivia va avanti quasi tutta con
il lavoro dell’azienda, Betania ancora no, anche se si sono fatti grossi
passi avanti con la vendita dei formaggi e ora si coprono le spese vive,
il latte, l’acqua, la luce, il compenso di Antonio, ma ancora non si
mantiene l’Internado. Quest’anno prenderemo 6 ragazzi nuovi di primo
anno, quando l’internado sarà a regime dovremo averne 50 – 60 ragazzi.
Ora costruiremo il dormitorio con la vendita di alcune proprietà mie
vendute quest’anno, ma poi basta anche per altri motivi che vi dirò.
Antonio Caceres a cui abbiamo insegnato un lavoro ci lascia perché si
apre un suo taller a casa sua e questo è già un primo risultato di
questi anni. Anche se dovessimo scomparire, un risultato almeno lo
abbiamo ottenuto. L’internado è l’intervento più serio e valido dal
punto di vista educativo perché insegna un’impostazione di vita.
PRANZO
Ripresa:
D. Mimmo:
per dirvi quello che ho da dirvi vi leggo questo passo del Vangelo della
4° Domenica di Avvento così vi dico anche quello che ho modificato. Mt,
1,18 – 24: “Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre
Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere
insieme si trovò in cinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo
sposo, che era giusto e non voleva ripudiarlo, decise di licenziarla in
segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco gli apparve in
sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide,
non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è
generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu
lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati
’’. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal
Signore per mezzo del profeta: Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un
figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi
dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del signore e
prese con sé la sua sposa ’’.
Sono tornato dall’Uruguay dopo il raduno straordinario e la festa dei 10
anni, convinto che qualcosa non andava. Tornato ora scopro che al raduno
non veniva nessuno, solo io e Aurora e Maria che sono permanenti. Sono
sicuro che se il raduno si faceva in Calabria, la situazione sarebbe
stata la stessa, perché della Sardegna non sarebbe venuto comunque
nessuno; è inutile che ora dite di no perché non ci credo. Che cosa ho
pensato allora? Vado via dall’AUG, l’AUG non ha più motivo di esistere
per me, è morta.
Io non intendo restare con una palla al piede che mi impedisce di vivere
un sogno e questa palla è l’AUG. L’AUG sta morendo e io non intendo
morire con l’AUG. Da quello che sento, Monastir non esiste come gruppo,
Nicastro non esiste, Nuraminis appare e scompare. L’AUG vivacchia.
Io a questo raduno avrei voluto dire che me ne andavo via dall’AUG
perché sento che voglio vivere un sogno, uno spirito.
C’è stata una grande novità nel cammino dell’AUG, questa novità si
chiama Volontari della Speranza.
I Volontari della Speranza non sono stati voluti da me, non sono stati
voluti da noi anzi... in qualche modo sono stati da me ostacolati,
ricordo che già Mons.
Vincenzo Rimedio mi aveva
proposto di stilare uno statuto per una associazione e che io mi defilai
dicendo che non ne ero capace, lo
stesso con Mons. Luigi Cantafora, poi... succede quello che è successo a
Casa Emmaus e... in questo momento difficile in cui in Calabria dove la
cosa è successa sembrava che l’AUG avesse pochi momenti di vita... io
l’ho vissuta questa situazione in modo direttissimo e tutto cadeva su di
me come responsabilità, chi l’ha vissuta in modo superficiale o da
lontano non può capire... notti e notti senza dormire
e... beh! è passata... comunque in questo
momento Mons. Luis del Castillo mi dice...se pensate di fare una
associazione io sono disponibile ad approvarla!
Ho tentato...ho tentato di defilarmi ancora una volta, ma a tutte le
obbiezioni che facevo Mons. Luis trovava la soluzione e così ho detto
si...vediamo...
Passa un anno e non se ne parla più...ogni tanto domando a Rosa... il
Vescovo ti ha detto qualcosa dell’Associazione? No! Parlane vediamo che
dice... niente si muove...
comincio a pensare...anche questa volta scampato pericolo.
Ma... arriviamo alla festa a Melo, al ritiro e qui... qui mentre si
parla del più e del meno il Vescovo mi dice allora l’associazione la
facciamo?
Sarebbe bello che io la potessi annunciare per il primo di Settembre
alla S. Messa dei 10 anni dell’AUG e io ancora una volta, ma Eccellenza
non c’è pronto niente, gli statuti non sono scritti e io parto il due
per la Bolivia... non ti preoccupare faremo tutto...questa la risposta
del Vescovo, cedo ancora, come dite voi... ma la Provvidenza arriva se
uno cede a Lei.
Primo Settembre 2007 Si celebra la S. Messa per festeggiare i 10 anni
dell’AUG, il Vescovo non parla per niente dell’Associazione,
ancora una volta penso... scampato pericolo...
ma arrivati in sacrestia il Vescovo mi dice Nulla Osta il 14 Settembre
firmo il decreto di approvazione
e ancora io, ma non c’è niente di pronto... io vado in Bolivia... non ti
preoccupare il Vicario Generale preparerà tutto tu solo controlla che lo
Spirito sia presente negli statuti, ti manderà tutto per meil e correggi
dove devi correggere...
insomma l’Associazione nasce per volontà di altri e sono convinto che ci
abbia messo lo zampino anche Gesù perchè non si spiega diversamente... a
questo punto... il cammino futuro a me sembra decisamente tracciato e
dalla Chiesa, da Gesù sono I Volontari della Speranza ecco perchè...Io
penso che se l’AUG muore, moriranno anche i Volontari della Speranza;
i Volontari della Speranza sono l’unico modo per vivere lo spirito
AUG. Se penso a come è nata questa cosa dei Volontari della Speranza,...
...sostanzialmente in 3 giorni. Mons Del Castillo me ne aveva parlato
l’anno scorso, ma poi tutto si era fermato. Il 30 Agosto di quest’anno
al ritiro Mons. Del Castillo annuncia che ci avrebbe approvato gli
statuti, io gli dico che il 2 Settembre partivo per la Bolivia, lui mi
dice che giorno 1 settembre alla Messa dei 10 anni lo avrebbe
annunciato, ma poi non lo ha fatto. Allora ho pensato: ha cambiato idea.
Invece finita la Messa, in sacrestia mi dice che ci avrebbe approvato,
ha dato ordine al Vicario Generale di predisporre tutta la parte
normativa degli statuti e poi al mio rientro dalla Bolivia, il 15
Settembre abbiamo firmato il tutto.
Ma tutto si è svolto dal 30 agosto al 1 settembre.
Quando io lo racconto, i preti non ci credono, ma è così che sono andati
i fatti.
Io vedevo un’AUG asfittica e con voglia di morire, ho vissuto in modo
molto pesante la preparazione della festa dei 10 anni in Italia, mi sono
sentito dire che era troppo impegnativa, che non ce la facevamo, ecc. e
la fine come una liberazione; ne ho parlato ad una messa del secondo
lunedì a Novembre e ho detto che chi non ci vuole stare in un AUG viva,
che se ne vada. Ora non ho il coraggio di dare altre idee per fare
vivere l’AUG perché mi sento dire che è troppo, che non c’è tempo, che
c’è pure questo da organizzare, ecc.
Io in un AUG così non ci sto.
Rosa ha fatto la domanda per entrare nei Volontari della Speranza e la
sua domanda è stata accettata.
Per questo ho parlato con lei di questa idea di andare via dall’AUG così
moribonda e lei era d’accordo con me...
...se dobbiamo andarcene andiamocene.
Al mio rientro ho detto a Rosy che ero arrabbiato, che al campo di
Nicastro non sarei venuto, che era chiaro che lei doveva venire al
raduno, perché è al raduno che si decidono le cose dell’AUG.
Alessandrino:
ma qualcuno potrebbe avere dei problemi economici e non poter venire al
raduno.
D. Mimmo:
i problemi economici non sono reali perché per venire in Sardegna ci
vogliono al massimo 240 EURO per noi calabresi, per voi che siete
residenti di meno; in un anno ci sono 365 giorni, mettendo da parte 1
EURO al giorno il biglietto è pagato abbondantemente. Comunque dopo
avere parlato con Rosy, parlo con Nathalie, con molto nervosismo, le
dico chiaro che io me andavo, Nathalie si mette a piangere e non mi
risponde. Io nella notte faccio un sogno che ora vi racconto.
Ho un bambino in braccio e devo salire da una scala a chiocciola che si
fa sempre più stretta, pericolante, con tante giravolte ed io con molta
fatica cerco di proteggere questo bimbo e giungo finalmente alla fine
della scala in una stanza dove c’è tanta gente che mi aspetta. Appena
arrivo poso il bambino e dico ai presenti che è urgente riparare la
scala perché è molto pericolante. Andiamo tutti a vedere questa scala e
aggiustarla e dopo improvvisamente mi viene in mente il bambino lasciato
là. Torno nella stanza e non lo trovo più.
Fine del sogno, mi sveglio.
Interpretazione: il bambino è l’AUG, che sto curando da anni anche
attraverso grosse difficoltà, voltafaccia...
ma per la preoccupazione di fare riparare la scala e di mettere tutto a
posto, rischio di perderlo. Quindi forse non è il caso che io posi il
bambino (L’AUG) al raduno di Dicembre. Aspetto ancora un pò e...poi
deciderò il da farsi, dopo questo pò.
Il futuro dello spirito dell’AUG è nei Volontari della Speranza, ma i
Volontari della Speranza non sono per tutti, solo per alcuni; è una
vocazione personale in cui non c’è solo il desiderio di impegnarsi per i
poveri, ma molto di più.
Per questo ci vuole la domanda per farne parte.
Quindi l’AUG non può trasformarsi automaticamente in Volontari della
Speranza, perché non è per tutti quelli che fanno parte dei gruppi e ne
possono fare parte anche persone che non sono dell’AUG.
Lo spirito dell’AUG resta anche se l’AUG muore.
Le due cose, AUG e Volontari della Speranza, possono aiutarsi a vicenda,
ma non sono interdipendenti nella pratica, solo nello spirito.
L’AUG o vive della sua forza, della sua voglia di vivere, o muore, non
può aspettare che sempre io dica o faccia. Io aspettavo che qualcuno
dicesse che il raduno di giugno lo facesse un gruppo, ma nessuno lo ha
detto.
Rosy e Nathalie
insorgono violentemente perché il gruppo di Nicastro ha deciso di farlo
ma loro non hanno trovato il momento opportuno per dirlo e stavano
aspettando di poterlo annunciare.
Don Mimmo:
aspettate sempre che io dica e non prendete mai l’iniziativa. L’AUG è
seduta, non in movimento, deve alzarsi e partire. Noi facciamo finta che
a Monastir ci sia il gruppo (dico Monastir che è quello che consegna più
soldi) ma anche degli altri si può dire lo stesso, ma alla riunione
Giancarlo non va ed è appena rientrato dalla missione.
Rosy:
io penso che in questo periodo ci siano stati dei malintesi, pensavo ad
un’altra AUG. Io l’ho sempre intesa come una famiglia e non sono
d’accordo che se un genitore vede qualcosa che non va, se ne va e
abbandona i figli. L’AUG ancora è troppo giovane per crescere da sola.
Don Mimmo:
se avete un’altra idea di AUG, chiaritevela. Io voglio fare il genitore
serio che aiuta i figli a crescere e a vivere come uomini. E’ da tempo
che dico che me ne vado perché l’AUG non ascolta da anni i miei
consigli, le mie spinte per vivere ed io non voglio più starci, io
voglio vivere, fare il papà serio che aiuta le persone. Se i figli
vogliono fare una strada diversa da quella che indica il papà lo
facciano e vadano per quella strada, ma non si può essere bambini
all’infinito...anche se purtroppo è lo stile educativo di questi anni
2000.
Sabrina:
io capisco a livello umano la sua posizione; in gruppo almeno a Monastir,
io vedo un’incapacità a fare alcune cose perché sempre pensiamo: chissà
cosa pensa D. Mimmo se facciamo così e magari non andiamo oltre. C’è una
dipendenza da lei.
D. Mimmo:
questo conferma la mia ipotesi, è meglio che me ne vada.
Rosy:
ma se l’AUG è nata per una persona, Emmaus pure, ora che noi siamo in
più a chiederti di restare, te ne vai?
D. Mimmo:
è per questo che ho raccontato il sogno.
L’atteggiamento missionario è quello di rischiare, di osare anche
sbagliando e senza avere la certezza di un esito buono. Voi a Monastir
ho l’impressione che mi usiate per non rischiare, con la scusa che
chissà io che penso, vi bloccate. Dobbiamo rischiare, a Monastir siete
lontani, io vengo a sapere quello che fate dopo 6 mesi, quindi le mie
gridate le sentite dopo, quando già avete fatto le cose da un pezzo. In
più tante volte a Monastir e in altri gruppi si è fatto diversamente da
come io pensavo su cose concrete e...devo dire che alcune volte si è
fatto bene... penso per esempio al torneo di calcio a Monastir mentre
c’era ancora il torneo a Ussana io non ero tanto d’accordo perchè
pensavo che era troppo difficile, mi sbagliavo quando si vuole veramente
fare si può.
Aurora:
a me non pare che tu ci blocchi, noi che siamo vicinissimi a te facciamo
quello che vogliamo e certe volte neanche te ne accorgi. (Ridendo) Non
sai che stavamo per fare a casa tua mentre non c’eri, avevamo già
spostato mobili, televisione e stavano per venire Antonio Passero e i
suoi amici!!!; ti ha salvato lo sciopero dei TIR perché Antonio è
rimasto bloccato!!!
Alessandrino:
ma se lei se ne va, l’AUG non ce la farà a vivere!
D. Mimmo:
allora è vero che già è morta.
Pensateci!
Nathalie:
noi dobbiamo preoccuparci del futuro, D. Mimmo non è eterno. E ora
l’annuncio ufficiale: il gruppo di Nicastro farà il raduno di giugno.
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